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DISAGIO DEGLI STUDENTI: UN' ORGANIZZAZIONE
EDUCATIVAA E DIDATTICO PER PREVENIRE IL DISAGIO GIOVANILE
di Maria Rosaria Tenuta (1)
La scuola è spesso il luogo in cui il
disagio si rivela e, a volte, si incrementa o, addirittura,
si produce.
Siccome il compito della scuola - della scuola per la formazione
di base, ma anche di quella successiva - si pone sempre più in
una prospettiva formativa, in essa il problema del disagio giovanile
non può essere eluso.
Al riguardo, è appena il caso di evidenziare che il problema
del disagio giovanile non potrebbe essere eluso nemmeno in
una scuola in cui l'attenzione venisse rivolta esclusivamente all'acquisizione
delle conoscenze disciplinari.
Infatti, non si può non prendere atto che oggi le ricerche in
campo cognitivo pongono sempre più l'accento sulla profonda interazione
tra dimensione cognitiva e dimensione affettiva della personalità,
per cui l’alunno non può non essere considerato come persona
nella sua interezza.
Nel momento in cui la personalità viene sempre più considerata
in una prospettiva olistica, bisogna prendere atto che non ci sono solo
ragioni di ordine sociale che inducono a rivolgere l'attenzione alla
formazione complessiva della personalità, in quanto nessuna scuola
può adempiere alla formazione cognitiva se non si cura anche della
formazione affettiva, sociale, morale...
In effetti, il disagio va evitato e combattuto, non solo nella scuola per
la formazione di base, ma anche in una scuola che volesse essere
attenta solo alla formazione cognitiva...
Occorre operare perché in tutti gli uomini di scuola maturi la consapevolezza
che la scuola non si curi solo dei saperi: non potrebbe farlo anche
se ad essa dovessero interessare solo questi.
La scuola deve prendersi cura della formazione cognitiva, ma anche della
formazione fisica, affettiva, sociale...
La scuola non può non mirare a quello che la Costituzione chiama
il pieno sviluppo della persona umana2,
la formazione integrale della personalità di ogni giovane
Questo è il compito precipuo della scuola per la formazione di base,
ma anche di ogni altra scuola, come peraltro testimonia la pressante
domanda di educazione che viene dai Progetti educativi ministeriali
Una volta assunta questa consapevolezza, essa deve tradursi in un concreto
impegno operativo.
Come?
Può risultare opportuna una considerazione.
Noi sappiamo che i processi apprenditivi e formativi cominciano sin dalla
nascita, ed anche prima:
Se fa sentire l’apprendimento scolastico come strumento di
crescita, di autorealizzazione, la scuola non
si pone più come luogo in cui il disagio si produce, ma anzi si pone
come luogo in cui il disagio viene prevenuto prima che combattuto.
Il problema del disagio, quindi, si pone sia sul piano disciplinare che
sul piano propriamente metodologico in quanto occorre:
Innanzitutto, occorre individuare obiettivi
disciplinari che possano assumere valenza non solo culturale ma
anche formativa.
La formazione delle capacità e degli atteggiamenti si
attua attraverso gli apprendimenti disciplinari, i quali
perciò vanno scelti anche in tale prospettiva.
Poi, se la scuola vuole combattere il disagio giovanile, deve combattere
l’insuccesso, che è sempre, non solo insuccesso
scolastico, ma anche insuccesso personale: la dispersione
- la mortalità scolastica - è mortalità di umanità
che non si sviluppa, che non si attua, e quindi che non approda alla vita,
che muore.
Ma per combattere l’insuccesso scolastico occorre affinare le metodologie
e le tecnologie didattiche:
In particolare, occorre trasformare la scuola da luogo di insegnamento
a luogo di apprendimento, ad ambiente di apprendimento educativo.
E, quindi, occorre rivolgere l’attenzione alle strategie didattiche:
3 Ibuka M., A un anno si pattina, a tre si legge, e si suona il violino, Armando, Roma, 1984.
4 Mazzetti R. (a cura di) , Scoperta dell'infanzia e nuove prospettive dello sviluppo dell'uomo, Edizioni Beta, Salerno, 1970.
5< In merito cfr.: SELVA P., Gioia di imparare; TENUTA U., Gioia di imparare, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
6 In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995; CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche,Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
8< In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992
17 ottobre 2008