VARIA

PENISOLA SORRENTINA
Con Dante sulla Via Minerva

L’imponente promontorio montuoso della penisola sorrentina, con un paesaggio aspro e tormentato a pareti alte e scoscese di roccia calcarea, rupi aggettanti, canaloni selvaggi, minuscole cale ciottolose e nascoste, trova in Meta il primo paese della Piana e nella Punta della Campanella l’ultimo bastione di “termine”.
Religione e mito nella penisola sorrentina rivelano un punto di contatto in un elemento di grande forza: il mare (la cosa non stupisce, date le caratteristiche morfologiche del territorio).
E i marinai hanno avuto, da sempre, una grande venerazione verso deità femminili: un lungo percorso devozionale ci conduce da Minerva alla Madonna del Lauro.
La Punta della Campanella viene identificata, già da fonti antiche, come il luogo dove sorgeva il Tempio di Athena, uno dei santuari più famosi della costa tirrenica, edificato, secondo Strabone, dallo stesso Ulisse.
Nel culto di Minerva, che regalò ai mortali l’arte di costruire le imbarcazioni, era presente la cerimonia della libagione: quando le navi, nelle bocche di Capri, passavano davanti al santuario della dea, vino puro veniva versato in mare e le vele ammainate in segno di devozione.
“L’orizzonte culturale nel quale si inserisce il culto di Athena di Punta della Campanella è un orizzonte che integra terra e acqua, litorale e mare aperto in rapporto alle esigenze ideali della navigazione. Il culto può legittimamente considerarsi rivolto al patrocinio dell’accesso marittimo del Golfo sin dall’età arcaica. Athena del resto è effettivamente idonea a sovrintendere alla navigazione quanto ad abilità pratica ed intelligente, tecnica sagace della rotta e del passaggio. Il rapporto privilegiato intrattenuto dalla dea con il fondatore mitico del suo santuario sorrentino, Odisseo, è indicativo in tal senso”.
La Basilica di Santa Maria del Lauro, in Meta, fu edificata su di un tempio di Minerva, in una zona disabitata e ricca di piante di olivo, albero sacro alla dea pagana.
L’ingresso al Piano è stato sempre vigilato da un luogo di culto: in antico da un tempio, in epoca cristiana da una chiesa, quella, appunto, della Madonna del Lauro.
Il culto della Vergine, da qualcuno ritenuto elemento coagulante per i vari casali del terziere, si diffuse molto rapidamente, in special modo fra gli uomini di mare, che la elessero a loro protettrice.
I naviganti metesi, per assicurarsi la protezione della Madonna, ne portavano sulla nave un’effige, davanti alla quale ardeva una lampada votiva, alimentata, dal capitano in persona, con purissimo olio d’oliva.
La Madonna faceva parte dell’equipaggio dei bastimenti e, in quanto membro effettivo del personale, partecipava agli utili del nolo.
L’antica tradizione della libagione votiva si ritrova ancora oggi, in forme diverse, nei fischi di saluto che vengono dalle navi in transito lungo il litorale sorrentino.
Abbiamo, con un percorso devozionale, idealmente avvicinato la Basilica di Santa Maria del Lauro al tempio di Minerva; esiste, però, una via Minerva che materialmente collega Meta con la Punta della Campanella.
“Importante unico antico asse di collegamento tra Sorrento e Stabia e tutto l’entroterra campano, questa via attraversa tutta la penisola fino al suo lembo estremo, il promontorio di Punta della Campanella, dove si ergeva ilTempio di Minerva, che ha dato il nome alla strada stessa.
Non è difficile individuarne il tracciato, un valido aiuto ci è dato dalla toponomastica dei luoghi, Meta è il primo paese della piana, venendo da Stabia e il suo nome potrebbe indicare la fine del tratto travagliato dei monti, la frazione Termini come luogo d’arrivo prima di affrontare la discesa fino al Santuario, della quale [discesa] sono ancora visibili tratti del selciato romano” (da R. Fiorentino).
Una via, dunque, lungo la quale possiamo vedere il mito greco-romano in compagnia della devozione mariana.
Perché non ripercorrerla in compagnia di Dante? Egli, che nella Commedia ha coniugato la cultura classica con quella cattolica, può aiutarci a comprendere le radici più profonde della nostra storia locale.

OBIETTIVO

Il progetto si propone di portare Dante fuori delle aule scolastiche, lontano dalla “costrizione” dello studio, perché possa diventare una forma di spettacolo fruibile da tutti. La grande arte, perché lasci un segno nelle menti e nei cuori, può, e deve, scendere nelle piazze, entrare nelle case e nelle chiese, contestualizzarsi nella cultura locale.

8 maggio 2007

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