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DOCENTE OSPEDALIERO
di Anna Moretti
Il docente ospedaliero è colui o colei che deve avere la capacità di trarre dalle proprie esperienze stimoli sempre nuovi per impedire delle rotture irreparabili che si potrebbero creare tra il mondo esterno ed interno all’ospedale. Il docente deve imparare ad usare i momenti più idonei per poter instaurare con il proprio alunno un rapporto educativo basato su una relazione veramente empatica. Quando il docente ospedaliero andrà ad organizzare i tempi educativi, è importante che si ponga come osservatore attento delle capacità sensoriali, psicofisiche e di apprendimento del bambino, che sappia sedersi accanto ed ascoltarlo, facendogli descrivere la realtà da cui proviene, per cercare di trovare una serie di agganci per le attività che svolgerà in futuro. In una fase successiva, il docente cercherà di scoprire gli interessi del bambino, quali che essi siano, di natura ludica, oppure musicale, pittorica, sportiva.
Se da una parte il docente deve essere attento all’apprendimento del bambino in ospedale, dall’altra deve rispettare le condizioni fisiche e psicologiche del bambino, senza sottovalutare la sua età, il suo desiderio di sentirsi capace di eseguire i compiti.
Spesso dalle attività ludiche si possono attingere orientamenti per realizzare percorsi di apprendimento (unità di apprendimento) che risultino adeguati alle condizioni di ospedalizzazione, nelle quali le capacità di concentrazione e attenzione risultano più labili.
È importante sottolineare i tanti tipi di linguaggi; per esempio Vygotskij sottolinea il linguaggio del bambino come funzione psichica complessa che si sviluppa nel bambino nell’interazione con l’ambiente nel quale vive ed è funzione interpsichica perché permette di regolare dall’interno i propri processi cognitivi e il comportamento.
L’attività educativa e quella ludica diventano mezzi di comunicazione e relazione molto importanti quando l’insegnante offre al bambino il piacere di giocare e di apprendere, offrendogli la possibilità di poter esprimere sentimenti, emozioni, pensieri, capacità. Il docente ospedaliero, consapevole del contesto, deve usufruire di un semplice stimolo educativo trasformandolo in momento di apprendimento.
In ospedale, le attività di apprendimento, assieme al gioco, devono rappresentare per il bambino strumenti di potenziamento delle sue capacità di pensare e di fare. Un atteggiamento rispettoso e mai svalutativo dovrebbe confermare l’identità del bambino che deve essere:
È importante sottolineare che, anche i genitori subiscono l’ospedalizzazione alla pari del figlio. Essere lontani l’uno dall’altro, essere distanti da casa e forse dagli altri figli; dover sopportare la preoccupazione, il loro ruolo di controllo e responsabilità della vita del proprio figlio malato, li conduce in un vortice di ansia che non può essere risolto solo allontanandoli dal reparto, ma devono essere aiutati attraverso una adeguata sensibilizzazione alle regole dell’ospedale e, se è possibile, debbono poter usufruire di una preparazione psicologica da parte del personale sanitario.
In queste situazioni di marcato stress, i bambini attuano dei meccanismi di difesa che possono sembrare negativi, ma sono essenziali in quanto li aiutano a superare le difficoltà legate allo stato di malattia e di ospedalizzazione.
Purtroppo queste situazioni diventano pericolose se il bambino perde il contatto con la realtà, trovandosi a dover gestire condizioni difficili che in alcuni casi diventano vere fissazioni.
È compito importante del docente ospedaliero riconoscere i meccanismi difensivi di base, in maniera tale da capire“dove il bambino si trova”, qual è il suo riferimento mentale, così da poter costruire, in coerenza con il suo sistema di conoscenze ed emozioni, un percorso pedagogico ed educativo che gli consenta di riprendere a crescere.
23 aprile 2007
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