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DISLESSIA (LA) TRA RIFORME E RIMOZIONE di Umberto Landi
Esiste ancora la dislessia ?
La dislessia tra riforme e rimozione
Oppure: Esiste ancora la dislessia ?
Non so se le riflessioni che seguono possano rientrare in una delle tante – e tutte interessanti – rubriche in cui si articola questa Rivista alla quale auguro i migliori successi a servizio della scuola italiana ossia delle persone che vi lavorano e degli alunni che la frequentano.
Quando il Direttore, il collega Tenuta che con tenacia appassionata l’ha messa su, me ne ha parlato ha sempre manifestato il suo desiderio di ospitare soprattutto ‘esperienze didattiche’.
Le mie semplici riflessioni non sono tali ma vorrebbero suscitare l’arrivo su queste pagine di esperienze didattiche relative ad un problema che esiste ed è diffuso ( le statistiche nazionali dicono che il numero dei dislessici, tra la popolazione scolastica, è piuttosto consistente) ma di cui negli ultimi tempi si sente parlare molto meno.
Una ventina di anni fa, nella prima metà degli anni ottanta, se ne parlò parecchio non solo sulle più comuni riviste scolastiche ma anche su Psicologia contemporanea e su Psicologia e scuola che in quegli anni andavano affermandosi come strumenti di divulgazione scientifica e di formazione per i docenti e i dirigenti scolastici più sensibili.
L’avvio al dibattito era stato dato da un articolo di Roberto Eynard, all’epoca direttore didattico e studioso di problematiche psicopedagogiche, che parafrasando il titolo di uno studio di Mucchielli – Bourcier (1), a metà degli anni settanta aveva lanciato l’allarme: La dislessia malattia del XX secolo. (2).
L’attenzione degli operatori scolastici fu calamitata anche dalla pubblicazione di una sorta di J’accuse contro la scuola, di cui si parlò molto in quegli anni, opera di un ‘non addetto ai lavori’ che con i problemi della dislessia ( e forse anche con altre difficoltà) si era trovato a combattere in qualità di genitore, in circostanze familiari particolari. (3)
Anche la diffusione di alcuni studi sulla psicomotricità, sullo schema corporeo, sui processi di lateralizzazione e di coordinazione oculo-manuale, ecc. in quegli anni contribuì a tenere accesa l’attenzione su alcuni disturbi dell’apprendimento e su difficoltà ed errori di lettura che venivano accomunati sotto il termine, in voga, dislessia. Anche nel Circolo dove lavoravo come direttore didattico furono organizzati incontri di riflessione operativa su tali problematiche. Indubbiamente ci fu una certa attenzione diffusa ma anche una, quasi inevitabile, approssimazione sulle molteplici difficoltà di lettura e, più in generale, sui disturbi dell’apprendimento.
Fu perciò quanto mai propizio un intervento di Meazzini e Soresi su Psicologia contemporanea (4), dal taglio piuttosto critico: Dislessia: malattia del secolo o lapsus ? I due studiosi mettevano in guardia dalla tentazione di diagnosi facili che avrebbero potuto fare più male che bene agli alunni che incontravano difficoltà di apprendimento del leggere e scrivere e agli insegnanti impegnati a far fronte a tali difficoltà, senza trascurare attese ed ansie delle famiglie, preoccupate anche per le conseguenze che tali disturbi dell’apprendimento potrebbero avere su altri aspetti del processo di formazione della personalità.
E lo stesso Meazzini ( che intanto andava svolgendo anche una intensa attività di ‘aggiornamento’ sugli errori di lettura ), sempre in quel periodo, pubblica alcune proposte operative per identificare, rilevare e trattare gli errori di lettura nella scuola elementare. (5)
Circa venti anni dopo ( nello scorso mese di ottobre) mi è capitato di ritrovarmi di nuovo alle prese con la dislessia. Invitato a partecipare – in qualità di ispettore tecnico – ad un interessante convegno internazionale, organizzato dal dr. Giovanni Guazzo, psicologo impegnato in attività di riabilitazione e di educazione delle persone con difficoltà di apprendimento. (6)
La ‘relazione magistrale’ ( la dislessia nella scuola dell’obbligo: aspetti clinici, psicologici ed educativo-riabilitativi) era tenuta, dal prof. Meazzini cui hanno fatto seguito esperti di vari settori. Nel mio breve intervento, in mancanza di dati sistematici di osservazione, ho dichiarato che nella scuola elementare ‘ se ne parli meno’ e talvolta non se ne parla affatto. Vuol dire che si è raggiunto un livello di ‘consapevolezza e di competenza professionale e tecnico operativo’ tale da non dar luogo ad un livello di ‘routinizzazione’ positiva ( Damiano) che non richiede più momenti di confronto, di riflessione e di approfondimento ? Potrebbe essere.
Ma l’esperienza diretta ( per quanto è dato ancora ai ‘dirigenti tecnici’ - così si chiamano oggi gli ispettori - di entrare nelle aule e di conoscere i problemi, più veri e sostanziali, come quelli dell’apprendere e dell’insegnare a chi incontra difficoltà di apprendimento) mi fa pensare anche altro. Forse il turbinio di sollecitazioni che investono i docenti da tutte le parti ( riforme, innovazioni istituzionali, miriade di progetti ecc.) non consentono più agli stessi docenti di dedicare tutto il tempo necessario per capire e trattare problemi di fondo, sempre presenti come il caso della ‘dislessia’ per evitare che gli stessi vengano ridotti a momenti di etichettatura ( anche di questo si è occupato Meazzini) se non addirittura ‘rimossi’ dal campo di attenzione professionale; o comunque vengano trattati in momenti marginali.
Perché dico questo ? Nei gironi scorsi, quale componente dell’osservatorio regionale costituito per fornire consulenza e assistenza alle scuole impegnate nella ‘sperimentazione della riforma degli ordinamenti’ avviata dal Ministro Moratti, ho incontrato un gruppo di docenti impegnato in modo ammirevole nel tentativo di costruire un lessico condiviso e procedure didattiche praticabili, muovendosi con comprensibile difficoltà in un terreno accidentato in cui si accostavano, si confrontavano e si scontravano termini, concetti, orientamenti, proposte operative riconducibili ai Programmi del 1985, alla pubblicistica scolastica, alle Indicazioni e alle Raccomandazioni elaborate dal prof. Bertagna e inviate a tutte le scuole ammesse alla sperimentazione della riforma degli ordinamenti. Gli sforzi di comprensione e condivisione erano pari al disagio evidente in quasi tutti, nonostante l’impegno notevole e una certa professionalità..
Dopo un intensa e analitica riflessione su alcuni aspetti delle Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola primaria, nel gruppo si è profilato un possibile, difficile, approdo verso una intesa sulle ‘linee di programmazione comune e condivisa’ relative allalingua italiana nella classe prima. A quel punto qualcuno ha ricordato che tutto quello che si stava definendo deve servire a personalizzare i percorsi e gli interventi formativi da documentare, nei modi opportuni, nel Portfolio, come dicono le citate Indicazioni.
C’è stato un momento di sconcerto e di sconforto. E’ riapparso l’alunno: quale alunno ? non l’alunno ‘astratto’ ( ‘medio-normale’) ma l’alunno singolo e diverso, visto che questa scuola vorrebbe essere per ciascuno e per tutti e tutti hanno diritto ad un’offerta formativa efficace e ‘ su misura’. In quel momento, forse per la recente partecipazione al Convegno, mi è tornata in mente la questione della dislessia, anche perché tra gli alunni in difficoltà di apprendimento ci sono innanzitutto quelli che presentano difficoltà di lettura e scrittura o altri modi dell’apprendimento. E mi chiedevo se gli insegnanti trovano ancora il tempo e le risorse per parlarne in modo adeguato.
L’avviso che il tempo per la programmazione era finito è apparso come un sollievo e una momentanea liberazione per i docenti che avevano lavorato con impegno a elaborare criteri organizzativi condivisibili e avevano diritto a ‘respirare’ ed allentare la tensione. Ma i problemi didattici e psicopedagogici restano.
E gli insegnanti non se ne sono dimenticati o ‘liberati’. Anzi sono sicuro che, soprattutto i più capaci e più sensibili, nel faticoso tentativo di mediare tra esperienze e competenze personali, indicazioni ministeriali e sollecitazioni varie esterne, affrontano, gestiscono e risolvono problemi seri e impegnativi anche su questo fronte ‘storico’ e sempre attuale della scuola: insegnare a leggere e scrivere. Purtroppo, forse, trovano meno tempo e minori occasioni per parlarne. E molto spesso non trovano più la disponibilità dei loro dirigenti a cercare insieme ipotesi di soluzione perchè troppo presi dalle infinite incombenze della dirigenza, dell’autonomia, dell’organizzazione generale. E’ forse proprio questo il nodo: l’organizzativo assorbe tanto tempo ed energie da lasciare alla didattica e alla riflessione sull’azione didattica e sull’interazione educativa quello che resta del tempo e delle energie umane e professionali.
Il fatto che ci siano diversi siti internet ( ad iniziativa di Associazioni professionali o di famiglie) dedicati a queste problematiche è chiaramente un segno che il problema esiste ( si parla di percentuali nazionali che raggiungono il 5% della popolazione) e investe fortemente famiglie e scuola.)
Spero che queste considerazioni, quasi casuali, lungi dal voler esprimere un giudizio sul lavoro degli insegnati e sul funzionamento delle scuole, servano a suscitare la presentazione di esperienze, problemi operativi, tentativi di soluzioni, risultati intorno ad una problematica, sempre attuale e bisognosa ancora di ‘definizione’, che va sotto il nome di dislessia.
Se, come mi auguro, questo accadrà, dovrebbe esserne contento anche il Direttore della Rivista che giustamente auspica riflessioni e documentazioni su esperienze realizzate o in atto.
Note:
(1) Mucchielli – Bourcier : La dislexie maladie du siècle,E.S.F., Paris, 1974. In quegli anni, soprattutto in Francia, si ebbe una notevolissima produzione scientifica e divulgativa su queste problematiche; nel 1972 M. Lobrot aveva pubblicato, pure presso E.S.F.,: Troubles de la langue écrite et remèdes; l’anno dopo Tomatis. A. aveva stampato, sempre presso le E.S.F., la seconda edizione di Education et dislexie.
(2) R. Eynard – La dislessia malattia del secolo, in Psicologia contemporanea,n.13, 1976, gennaio –febbraio
(3) Cfr. Ugo Pirro – Mio figlio non sa leggere, un’opera che ebbe una certa fortuna ma che esprimeva una posizione acrimoniosa e a senso unico contro la scuola e le insegnanti cui il figlio era stato affidato.
(4) Meazzini P. – Soresi S.: La dislessia: malattia del secolo o lapsus, Psic. cont.,n.57, maggio – giugno 1983
(5) Meazzini P. : La lettura e i suoi errori- Identificazione e registrazione degli errori, Psicologia e scuola, n.14, aprile – maggio 1983; la lettura orale: come si interviene sugli errori, n.15 della stessa rivista.
(6) Il Convegno su “ I disturbi dell’aprendimento: lettura, scrittura, calcolo e linguaggio” si è tenuto a Cicciano (NA) nei giorni 25-26-27 ottobre scorso ed è stato organizzato dall’IRFID ( Istituto per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle disabilità).
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