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VARIA |
primi giorni di scuola di Virginia Mariani
Difficoltà in classi numerose
Provate a immaginare quella situazione nella quale intuite che le cose stiano così ma in cuor vostro desiderate ardentemente che così non sia… e, soprattutto, che questa resti solo e soltanto una sensazione che non trovi mai verbalizzazione alcuna.
Fatto?
Ecco, io non avrei mai voluto sentirmi dire “… e, professorè, lei è buona, non dà punizioni e noi perciò ci comportiamo male!”
Tralasciando che qualcuno/a ancora mi chiama maestra e, naturalmente, non si rivolge con il lei ma con un fin troppo spontaneo tu, questo è stato l’enunciato più denso di significati estrinseci e intriseci che mi sia mai stato, letteralmente, lanciato da un bambino di prima media inferiore.
Colpita fragorosamente nel momento in cui ho appreso che le prime che mi sono state assegnate sono di ben 28 alunni/e ciascuna; affondata tristemente quando ho provato a immaginare le programmazioni, i percorsi personalizzati, i giudizi, i portfoli, le schede… da pensare e compilare.
Colpita impietosamente nel rendermi conto che almeno 5 alunni/e per classe necessitano di guida costante poiché stentano ancora a “leggere scrivere e far di conto”; affondata rovinosamente nel costatare che non potrò farlo perché a questo si aggiunge il fatto che in entrambe la classi c’è un almeno un alunno che ha urgente necessità del sostegno o, meglio, di un costante supporto psicologico.
Colpita, infine, e affondata nella deprimente consapevolezza che il mio insegnamento non potrà essere di buona qualità, che dovrò abbandonare (ma continuo a sperare soltanto per il momento!) la ‘mia’ didattica incentrata sulle conversazioni a tema, sull’ascolto, sulle animazioni e i giochi in gruppo, sull’approfondimento personale... il tutto intriso di consapevole e libera partecipazione.
Ho capito che pretendo troppo da bambini/e di 11 anni (compostezza, ascolto, indipendenza, responsabilità…) e anche da me (semplicemente uno dei momenti della loro giornata e della loro formazione).
Ho capito pure che l’incipit non c’entra nulla con il resto (sto dando già segni di squilibrio? Quanto il successo formativo dei/lle alunni/e corrisponde a un esaurimento collettivo dei/lle docenti?) e che se non so essere severa come si dovrebbe non è colpa del Ministero dell’Istruzione, o del Governo, che si autocelebra, autossolve, autoderesponsabilizza, autodepenalizza (e sì: sono proprio segni di squilibrio!)… facendo dire ai telegiornali che il nuovo anno scolastico è iniziato senza problemi e che, fra le altre cose, a scuola c’è un computer ogni 10 alunni/e (noi ne abbiamo una ventina per una popolazione di circa 600 utenti e grazie a un progetto europeo svolto durante il precedente governo).
Comunque, dopo appena un mese di lezione già non ho più voce… e paradossalmente, a questo punto, spero soltanto fuor di metafora!
P.S. Nel frattempo, su La Repubblica di Bari del 13.10.05, ho appreso che il 60% dei/lle docenti dà le dimissioni prima di giungere al massimo della pensione. Dirigenti e personale ATA no.