UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA SECONDARIA 2°

tecnologie E didattica di Emilio Polverino

 Nuove tecnologie, nuova didattica: “Pensieri e … percorsi”

 

Scendevo da scuola dopo una mattinata di intenso ma proficuo lavoro. I miei pensieri andavano a quelle ore trascorse con i ragazzi nell’aula multimediale. Almeno un’ora (su tre) settimanale di laboratorio: la matematica studiata con le nuove tecnologie e la fisica a livello sperimentale diventano per molti occasione di apprendimento rapido ed intuitivo, capace di far superare le difficoltà che si incontrano in una normale lezione in classe o nella lettura dei testi. L’occhio vuole la sua parte e ciò che si riesce a vedere è certamente più comprensibile ed interpretabile di quanto si possa immaginare.

 

E quel giorno, ai ragazzi di terza C avevo fatto rappresentare, con Derive, diverse funzioni, in particolare quelle omografiche, quale y = [(2x-3)/(x+5)]. I ragazzi, guidati, osservando il grafico avevano compreso abbastanza bene l’andamento della funzione ed erano in grado di determinarne il dominio, l’asintoto verticale, le intersezioni con gli assi, la positività e la negatività. Quando si è trattato di valutarne l’andamento per valori molto grandi di x, li ho semplicemente guidati nel calcolo approssimato, con Excel, dando alla x valori sempre più grandi. È a questo punto che un ragazzo ha detto: “Prof, il risultato si avvicina sempre di più a due”. “Bravo - gli dico - hai determinato l’andamento della funzione all’infinito”. E subito: “Ciò che avete dedotto si scrive così:

   = 2

 

e si legge: Il limite per x che tende all’infinito della funzione è uguale a 2”.

 

Ovviamente, nessun riferimento al significato matematico di limite, argomento del quinto anno, o ai teoremi o alle regole; mi è sembrato giusto introdurlo per consentire ai ragazzi di leggere meglio il grafico della funzione e di comprendere il significato di quel simbolo che essi trovano sui libri di fisica, già in terza, nello studio della cinematica.

Quindi, subito una rapida esercitazione, invitando i ragazzi a calcolare qualche limite di funzione razionale fratta, in modo semplice, dando alla x un valore molto grande (es. 1010), trascurando gli altri termini e semplificando. E poi qualche limite per x finito. Risultato finale: più che buono!

 

E non mi sono, allora, perso d’animo nel chiedere loro di rappresentare, sempre con Derive, le funzioni sinx e cosx. Guardando i grafici hanno subito capito che: “le due funzioni hanno valore massimo 1 e valore minimo –1”. Ma cosa sono quelle funzioni? Via allora alla definizione di seno e coseno di un angolo, come rapporto tra i cateti e l’ipotenusa nei triangoli rettangoli, e poi al calcolo del loro valore in casi particolari, quali a 0, 30, 45, 60, 90, 180, 270, 360 gradi e alle trasformazioni gradi/radianti con le proporzioni.

 

Ma come, si parla di trigonometria in terza quando è un argomento di quarta?

Lungi da me tutto ciò! Mi fermo alle prime nozioni, l’approfondimento al prossimo anno. Ho cercato solo, utilizzando Derive, di avvicinare i ragazzi ad elementi utili per la comprensione di vari argomenti di matematica e di fisica, anche al terzo anno: il coefficiente angolare della retta; il calcolo delle forze su di un corpo lungo un piano inclinato; le operazioni tra vettori, prodotto scalare e prodotto vettoriale; il calcolo del lavoro e del momento; insomma tanti argomenti per i quali vale la pena spendere qualche lezione di trigonometria per meglio affrontarli e comprenderli.

Siamo lungo un percorso, una strada che porta all’obiettivo con delle fermate occasionali. Rientra in una normale programmazione basata sull’insegnamento per l’apprendimento, nel nostro caso utilizzando le nuove tecnologie.

 

È come far parlare i bambini, durante la crescita, senza fargli studiare regole di grammatica o il significato delle parole, far scrivere loro parole e numeri senza conoscerne il significato; o far applicare nella scuola media il teorema di Pitagora senza averlo dimostrato, utilizzando nuovi metodi di apprendimento.

È come portare i ragazzi in gita in una grande città su un programma già definito di visita ai musei. E durante il percorso si incontrano altre cose interessanti sulle quali si dà almeno un minimo di spiegazione, se volete per soddisfare la loro curiosità, rimandando alla visita successiva ogni ulteriore approfondimento, ricorrendo eventualmente anche ad Internet.

È come entrare in un negozio di televisori e soffermarsi su un TV LCD o al Plasma. Si daranno solo alcune informazioni per comprenderne il funzionamento, senza entrare troppo nel merito delle sue caratteristiche fisiche e tecnologiche.

È come parlare di un computer con CPU da 1,6 GHz e con RAM da 256 MB senza saper cosa vogliono dire quelle caratteristiche e senza entrare nel merito dell’elettronica del computer. Si darà, però, almeno un minimo di informazione per far acquisire ai ragazzi competenze adeguate per l’acquisto di un computer. E ciò vale anche per una fotocamera o per una telecamera digitale.

È come andare a scuola guida e imparare a far partire la macchina operando opportunamente sui pedali e sulla leva del cambio, senza chiedere troppe spiegazioni sugli ingranaggi: un minimo di informazione sarà sufficiente per comprenderne il funzionamento.

 

Questo è il “percorso” che fa procedere verso l’obiettivo! Le fermate non guastano. Anzi!

Lo sviluppo dei nostri ragazzi sta nella nostra capacità a saper cogliere le occasioni per stimolarli e spingerli, con nuove proposte, in avventure sempre più interessanti ed entusiasmanti, in vista dell’obiettivo finale; ed in questo si potrà e dovrà approfittare anche della potenzialità delle nuove tecnologie e di software adeguati per affrontare situazioni non semplici che, altrimenti, resterebbero, almeno provvisoriamente, senza soluzione.

Personalmente sono molto soddisfatto dei risultati, checché se ne possa dire!

 

Intanto, mentre tanto pensavo, giungevo in Piazza S. Francesco, dove scorgevo, sul limite del marciapiede, il Nostro Preside, Nicola Scarsi, in attesa della figlia all’uscita della scuola. Avvicinatomi, gli esplicitavo i miei strani pensieri, quasi a chiedergli conforto. Più che conforto, riscontravo nelle sue considerazioni una convergenza di idee, che ulteriormente rafforzava le mie convinzioni.

 

Salerno, Gennaio 2005

       Prof. Emilio Polverino

Docente di Matematica e fisica

Liceo scientifico “Da Procida”

                        Salerno