UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA SECONDARIA 1°

Insegnamento scientifico in continuità nel 1° Ciclo di istruzione  di Anna Marra Barone

Le innovazioni  introdotte nella scuola di base

 

Una scuola profondamente rinnovata, quale quella dell’autonomia, che si sta trasformando irreversibilmente da luogo dell’insegnamento a luogo dell’apprendimento, impone prioritariamente riorganizzazioni didattiche e metodologiche con l’indicazione dei traguardi irrinunciabili e dei contenuti essenziali, pone la necessità di elevare i livelli qualitativi dell’istruzione e, soprattutto, richiede lo sviluppo della cultura dell’autovalutazione e il consolidamento della cultura “del lavorare insieme” Un aspetto innovativo forte del processo di autonomia è l’idea di “reti di scuole” -art.7 del DPR 275/99- anche sotto forma di cooperazione, da cui possono trarre benefici tutti gli istituti consorziati. L’accordo di rete può riguardare attività didattiche, di ricerca e sperimentazione, di formazione e aggiornamento, di acquisto di beni e  di servizi, di gestione in comune di risorse (anche umane), di servizi amministrativi, di strumenti, di attrezzature  ecc..

Con la riforma Moratti, che nell’anno scolastico 2004/2005 ha coinvolto tutte le classi della scuola primaria e le prime classi della scuola secondaria di I grado ponendo alla base della nuova scuola la centralità di tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo e prevedendo una organizzazione flessibile e dinamica fondata soprattutto sulle relazioni interpersonali,  vengono potenziati e valorizzati tutti gli elementi innovativi introdotti nella scuola con la legge Bassanini e viene posta particolare attenzione ai problemi riguardanti la personalizzazione dei percorsi formativi degli alunni.

Si è proceduto, innanzitutto, alla definizione dei punti contemplati nell’art.8 e nell’art.13 del DPR 275/99 (obiettivi generali del processo formativo, obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni, obiettivi formativi, discipline e attività cosituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale,  orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli, indirizzi generali circa la valutazione degli alunni,ecc.), ma nel contempo si è avuto cura   di valorizzare in modo particolare il ruolo delle famiglie per la scelta delle attività facoltative, la collegialità docente che viene rinforzata dalla  istituzione del docente coordinatore-tutor e dalla centralità educativa dell’alunno, la continuità verticale ed orizzontale, la centralità dell’insegnamento dell’italiano e della matematica e il potenziamento dell’insegnamento delle scienze unitamente all’introduzione di nuovi contenuti di insegnamento (lingue straniere, informatica e tecnologia per tutti), il superamento della rigidità della classe e la valorizzazione del lavoro per gruppi e della didattica progettuale e laboratoriale.Inoltre, è stato definito il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente al termine del primo ciclo di istruzione (6-14 anni) ed è stato introdotto il Portfolio delle competenze personali dell’alunno.

 

Il Profilo come bussola-guida per un processo formativo continuo

Al fine di elaborare percorsi curricolari verticali nella scuola di base, intendendo per“scuola di base” sia l’unità indivisibile della prima formazione che include la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di 1 grado, sia “il carattere di fondamento della prima educazione rispetto a qualunque acquisizione successiva”(M.Laeng)(2), occorre innanzitutto chiedersi che cosa un alunno dovrebbe sapere e saper fare al termine del ciclo di base che, con la riforma Moratti, corrisponde al primo ciclo di istruzione (6-14 anni).

Tenendo presenti le indicazioni fornite dal Profilo educativo, culturale e professionale dello studente  che, come si legge nelle Raccomandazioni costituisce “la bussola e l’orizzonte di senso per la determinazione sia degli obiettivi generali del processo formativo sia degli obiettivi specifici di apprendimento a riguardo dei diversi periodi didattici che caratterizzano i gradi scolastici di ogni ciclo”, l’alunno, alla fine del I ciclo di istruzione, dovrebbe:

1) aver maturato la propria identità e autonomia dimostrando di essere capace di operare scelte personali e di saper assumersi le proprie responsabilità;

2)saper interagire con gli altri dimostrandosi disponibile all’ascolto, alla critica, al dialogo e alla collaborazione per meglio orientare le propie scelte;

3)essere in grado di orientarsi e di pensare al proprio futuro tenendo conto del percorso svolto e collaborando con la scuola e con la famiglia anche ai fini della compilazione del Portfolio;

4)padroneggiare gli strumenti culturali utilizzando tutte le conoscenze e le abilità acquisite per affrontare in maniera del tutto personale le diverse situazioni problematiche che incontrerà nella vita e per essere l’uomo e il cittadino che la società si aspetta che egli sia in questa fase del suo processo di crescita.

Per quanto riguarda le scienze, le abilità operative  fanno riferimento alle fasi fondamentali della ricerca scientifica, che diventano via via più complesse a mano a mano che si passa dalla scuola primaria alla scuola secondaria di I grado. Il ragazzo, al termine del I ciclo di istruzione:

“- osserva la realtà per riconoscervi, anche tramite l’impiego di appositi strumenti tecnici, relazioni tra oggetti o grandezze, regolarità, differenze, invarianze o modificazioni nel tempo e nello spazio;

- giunge alla descrizione-rappresentazione di fenomeni anche complessi in molteplici modi: disegno,  descrizione orale e scritta, simboli,  tabelle, diagrammi grafici, semplici simulazioni;

-individua grandezze significative relative ai singoli fenomeni e processi e identifica le unità di misura opportune;

-effettua misurazioni di grandezze comuni usando correttamente gli strumenti;

-esplora e comprende gli elementi tipici di un ambiente naturale ed umano inteso come sistema ecologico;

-sviluppa atteggiamenti di curiosità, attenzione e rispetto della realtà naturale, di riflessione  sulle proprie esperienze, di interesse per i problemi e l’indagine scientifica;

-è consapevole che la comprensione dei concetti scientifici necessita di definizioni operative che si possono ottenere soltanto con la ricerca e con esperienze documentate e rinnovate nel tempo;

-comprende che i concetti e le teorie scientifiche non sono definitive, ma in continuo sviluppo, al fine di cogliere aspetti sempre nuovi, diversi e più complessi della realtà.”

Per quanto riguarda le conoscenze, i temi scelti, pur avendo un chiaro riferimento disciplinare, hanno comunque, nella scuola primaria e secondaria di I grado, un  carattere preminentemente trasversale. Il ragazzo, al termine del I ciclo di istruzione:

“-conosce l’universo animale e il mondo vegetale nelle loro molteplici sfaccettature;

-conosce la geografia fisica della Terra e il significato dei principali fenomeni che la riguardano;

-ha coscienza dell’immensità del cosmo”.

 Per quanto riguarda la Convivenza civile, il ragazzo

-è consapevole, grazie alla maturazione della propria identità e delle competenze culturali, di essere titolare di diritti ma anche di essere soggetto a doveri ai fini della convivenza civile e, pertanto, si comporta di conseguenza nei confronti di se stesso e degli altri.

Per raggiungere i predetti traguardi al termine del I ciclo di istruzione, occorre che i docenti, appartenenti ai livelli di scolarità coinvolti, condividano la progettazione di un percorso formativo che si sviluppi in verticale a partire dalla scuola dell’infanzia, così come  già sancito del resto dalla legge n.148/90.

“La continuità nasce dall’esigenza primaria di garantire il diritto dell’alunno ad un percorso formativo organico e completo che mira a promuovere uno sviluppo articolato e multidimensionale del soggetto, il quale, pur nei cambiamenti evolutivi e nelle diverse istituzioni scolastiche, costruisce così la sua particolare identità” (CM.339/92 in attuazione della legge 148/90). Continuità del processo educativo non vuol dire né uniformità né assenza di discontinuità, ma sviluppo coerente di un percorso formativo dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di I grado in cui vengono potenziate e valorizzate le competenze che l’alunno ha già maturato e che utilizzerà in contesti diversi. Apprendere è un processo di integrazione più che di acquisizione di conoscenze: apprendere significa integrare elementi nuovi (conoscenze, abilità, atteggiamenti) nel tessuto di esperienze e di conoscenze già posseduto dal soggetto, ed è proprio questo processo di integrazione che assicura la continuità.

Costituisce parte integrante del processo formativo anche l’orientamento che coincide col processo stesso di formazione della persona nella sua interezza lungo un ampio arco di tempo, a partire dalla scuola dell’infanzia, e richiede interventi pedagogici intenzionali, sistematici, precoci ma nel contempo continui, capaci di individuare e potenziare le particolari caratteristiche, attitudini e vocazioni di ciascun alunno, concetto che è messo bene in risalto nella legge Moratti (L.53/2003).

 

     Come procedere sul piano operativo

Collegati al Profilo educativo, ma calati nella realtà specifica del grado di scuola cui si riferiscono, gli obiettivi specifici di apprendimento prescrivono le conoscenze ( il sapere)  e le abilità ( il saper fare) che le scuole e i docenti devono saper trasformare, mediante la individuazione degli obiettivi formativi adatti per i singoli allievi e la progettazione di opportune unità di apprendimento, in competenze personali degli alunni, a partire dalle loro capacità. I predetti obiettivi sono elencati per discipline e per “educazione alla Convivenza civile”.

Lo studio delle Scienze, fin dalla scuola dell’infanzia, ha come scopo, attraverso l’esplorazione sistematica del mondo sensibile, la conoscenza “ragionata” del mondo naturale e delle leggi che lo governano e lo sviluppo di uno spirito critico unitamente alla capacità di formulare il pensiero in modo sempre più chiaro (saper conoscere e riconoscere i fatti, porre domande in termini di cause ed effetti, esprimere le conclusioni con parole adeguate). E questo perché,  sia la comprensione del mondo che ci circonda, sia la partecipazione consapevole alla vita della società odierna, richiedono ai giovani di oggi il possesso di alcuni concetti chiave e la capacità di fare ricorso a certi schemi fondamentali di ragionamento.

Nell’insegnamento scientifico bisogna saper mediare sempre tra due esigenze diverse, una di formazione e l’altra di informazione, importanti entrambe, il che presenta però una certa difficoltà quando l’insegnamento è rivolto agli alunni dei primi livelli scolastici con attitudini personali diverse e  provenienti a volte da ambienti socio-culturali non omogenei. L’insegnante, sulla base di quanto prescritto nelle Indicazioni nazionali, dovrà saper costruire un percorso efficace che sia nel contempo coerente con i fini dell’insegnamento, con la sua mentalità personale e con il contesto scolastico in cui si trova ad operare. Naturalmente, avrà cura di non presentare la scienza come una “dottrina” e a tal fine può risultare utile l’accostamento alla storia della scienza per far cogliere agli alunni il processo con cui si è accresciuta la “conoscenza” nel tempo.

Le Indicazioni nazionali suggeriscono tematiche che fanno capo al mondo vivente (biologia, ecologia, etologia), al mondo dei materiali (chimica, geologia), al mondo dei movimenti e delle forze (fisica, astronomia), a seconda del punto di vista che si sceglie per lo studio del mondo sensibile. Attorno alle predette tematiche il docente potrà organizzare percorsi formativi che possono essere svolti a vari livelli in quanto programmati con la gradualità necessaria per trattare e discutere gli argomenti di studio in modo adeguato all’età e alla capacità di comprensione degli alunni. Naturalmente, i diversi modi di interrogare il mondo sensibile, che corrispondono alle singole discipline, saranno acquisiti gradualmente dagli alunni in termini via via più precisi e in maniera sempre più approfondita e completa.

 Ma “il tener conto delle differenze tra discipline” si legge nelle Raccomandazioni per la scuola primaria “ non dovrebbe indurre gli allievi a perdere di vista il fatto che la scienza ha una sua unità perché le varie discipline sono come riflettori di diversi colori che mettono in luce aspetti differenti di un’unica realtà, il mondo sensibile appunto, nelle sue regolarità e nelle sue leggi”. Pertanto, nel suo lavoro il docente dovrà tener conto, da un lato, delle caratteristiche epistemologiche delle singole discipline e, dall’altro, dell’unitarietà del sapere scientifico e dovrà inoltre adeguare il tutto al quadro psicologico dei suoi alunni (interessi, attitudini, ritmi e stili di apprendimento) e al quadro socio-culturale di provenienza degli stessi. A tal fine, nel contesto di una classe, il docente può far ricorso alle varie forme di flessibilità organizzativa consentite dal DPR 275/99 e dalla legge Moratti  che, istituzionalizzando i Laboratori, prevede la possibilità di suddividere il gruppo/classe in gruppi  di livello, di  compito o elettivi, in relazione agli interessi personali, alle attitudini, ai tempi di assimilazione o alla necessità di recupero, sviluppo o approfondimento degli apprendimenti da parte degli alunni.

Le Indicazioni nazionali offrono ai docenti i materiali concettuali di base ma tocca all’insegnante procedere alla progettazione delle Unità di apprendimento, tenendo ben presente la situazione concreta del gruppo classe, il tempo disponibile da dedicare alle scienze, la preparazione scientifica personale.

Il percorso didattico verticale deve mirare a trasformare gradualmente la curiosità naturale dei fanciulli in una esplorazione via via più sistematica che consenta di comprendere, nei limiti dettati dall’età e a partire da situazioni problematiche adeguate alle capacità di ricezione degli alunni, oggetti e fenomeni naturali attraverso l’analisi degli stessi (osservazione e descrizione) fino alla individuazione di relazioni esistenti tra i molteplici aspetti dei fenomeni osservati (interpretazione). Questo percorso, che corrisponde al modo stesso di procedere della scienza (osservazione e descrizione, raccolta e analisi dei dati, ipotesi esplicativa e sua verifica, spiegazione nel quadro di leggi o regole generali) esige punti di vista diversi, capacità di argomentazione logica e uso appropriato di termini specifici. E’ chiaro che la comprensione e l’acquisizione di queste conoscenze e abilità non deve costituire una forzatura rispetto al contenuto di esperienza del mondo degli allievi, per cui l’insegnamento delle scienze deve integrarsi sempre in maniera equilibrata con gli altri insegnamenti  e deve vedere ogni alunno ben motivato e coinvolto attivamente nella costruzione del proprio apprendimento, sia nei momenti di particolare interesse e curiosità, sia nei momenti più duri e faticosi.

 

12 maggio 2005

Bibliografia

[1] A,Marra Barone, Autonomia e organizzazione:il valore della collegialità,Scuola e Didattica,

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[2] M. Laeng, in A. Marra Barone, Formazione scientifica e scuola di base - Ed.La Scuola, Brescia, 1987, p. 5.

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[4] J.S.Bruner, Verso una teoria dell’istruzione, Armando, Roma, 1978, p.114.

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[6]  J.J.Schwab, P.F.Brandwein, L’insegnamento della scienza, Armando, Roma, 1965.

[7] A.Marra Barone, L’uomo e la salute,Ed.La Scuola, Brescia, 1993.

[8] A.Marra Barone, La didattica delle Scienze Naturali in continuità nella scuola dell’autonomia,

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[9] A. Marra Barone, Le potenzialità formative e culturali delle discipline scientifiche, Didattica

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[10] A. Marra Barone, Per un nuovo umanesimo: insegnamento scientifico e formazione integrale

dell’uomo, Didattica delle Scienze, Ed.La Scuola, 1990, n.147.

[11] A. Marra Barone, Il punto di vista ecologico: riflessioni in chiave didattica, Didattica delle

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[12] A. Marra Barone, Le competenze nel quadro delle Indicazioni Nazionali,Scuola e Didattica,

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[13 ]  A.Marra Barone, Lavorare per progetti: un modo nuovo di organizzare l’attività scolastica,

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