UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA PRIMARIA

INSEGNARE MATEMATICA AD ALUNNI STRANIERI NELLA SCUOLA PRIMARIA
di Isa Malavasi

Questo è il diario di bordo di un laboratorio di sostegno di matematica, rivolto a bambini stranieri di classe seconda.

In questo laboratorio insegnante ed alunni utilizzano l’italiano, lingua seconda, per lo studio di un’altra disciplina. Gli obiettivi di questo lavoro sono concreti, il materiale è autentico ed anche le attività proposte, la lingua seconda non è il fine ma il mezzo. Gli allievi spostano così la loro attenzione dalla lingua al contenuto della disciplina, si dimenticano di stare imparando una lingua che non è la loro e questo nefacilital’acquisizione(“rule of forgetting” di Krashen).
Gli alunni coinvolti in questa attività sono cinque, tutti provenienti da paesi differenti. Questi bambini hanno evidenziato difficoltà nell’esecuzione delle consegne loro affidate e nel problem solving. Insieme alla insegnanti di classe, dopo aver analizzato la situazione, si avanza l’ipotesi che tali difficoltà possano dipendere più che altro dalle scarse competenze linguistiche. Ecco quindi che si decide di attivare un laboratorio che, proponendo situazioni matematiche, porti gli alunni alla conoscenza e alla padronanza del linguaggio specifico della disciplina, in modo da poter riverificare le loro competenze una volta rimosso l’ostacolo della comprensione delle consegne o delle situazioni problematiche proposte.

Situazione di partenza

All’inizio del lavoro, in fase di contratto educativo/didattico, si discute insieme delle difficoltà che ogni partecipante al gruppo incontra quando deve eseguire un compito di matematica.
Gli studenti non conoscono la terminologia specifica della disciplina: quanti in tutto? quanti ne restano? risolvi…. rappresenta….calcola….precedente, successivo….crescente, decrescente ecc.
Non comprendono il concetto di stima: esempio ─quante sono, secondo te, le fragole nel cestino? (si mostra loro un’immagine per breve tempo)─ gli alunni pensano di dover dare una risposta esatta e perdono tempo cercandodi contare.

Materiale utilizzato

Il materiale utilizzato durante le attività di laboratorio ècondiviso da insegnante e studenti, esso si compone di oggetti di uso comune (colori, cartoncino, bottoni ecc), di giochi strutturati (memory,snakes and ladders), di tavola pitagorica, di linea dei numeri, di lavagna, di testi in possesso dell’insegnante (per gli esercizi graduati, per i giochi logici).

Monte ore destinato al laboratorio

15 ore diversamente distribuite, l’insegnante dedica agli incontri 1h e 30 minuti di media.

 Ruolo dell’insegnantetitolare del laboratorio

L’insegnante è regista, coordinatore, facilitatore. Deve saper intervenire quando necessario, saper dare sicurezza, incoraggiare, ma anche saper sparire e diventare solo osservatore quando il gruppo opera autonomamente, rispettandone le dinamiche ma anche sorvegliando che le regole vengano osservate.Tutti i componenti del gruppo, pur ricoprendo ruoli differenti, devono avere le stesse opportunità.

Attività svolte

1° incontro:

Dopo aver analizzato la situazione di partenza (vedi sopra), l’insegnante propone i seguenti esercizi:

Queste attività sonoeseguite prima fisicamente dagli alunni che si mettono in fila dal più alto al più basso, decidono chi precede e chi segue ecc.
Al termine dell’incontro si traccia sulla lavagna uno spidergram con tutto il lessico appreso quel giorno, gli alunni ricopiano il lavoro collettivo sul loro quaderno e leggono coralmente più volte le parole nuove.

2° incontro:

Uso di materiale strutturato:

3° incontro:

4° incontro:

5° incontro:

6° incontro:

Queste attività di gruppo sono altamente socializzanti, aiutano gli alunni a condividere le situazioni problematiche, a superare il loro timore di non sapere, a trovare forza nello stare insieme.

7° incontro:

Attività prima collettive poi individuali, da poco autonome a sempre più autonome.

8 incontro:

9° incontro:

Grande soddisfazione degli alunni che si accorgono di ricordare un po’ meglio alcune tabelline.

10° incontro:

Gli alunni schierano sul tavolo oggetti di uso comune e operano, prima uno per volta, accettando l’aiuto del gruppo, poi individualmente; rappresentano poi sul quaderno il lavoro fatto. Tutti insieme si decide di relazionare, con una frase o due, prima alla lavagna e poi sul quaderno, l’esperienza vissuta insieme nel corso del laboratorio di matematica.

 Punto di forza di questa proposta

Non dare per scontato che questi studenti non sappiano nulla di matematica”. Anzi partire dal presupposto che ci siano conoscenze e capacità da valorizzare, fornendo, in questo caso, strumenti linguistici adeguati.

 Verifica finale

Insieme alle insegnantidi classeriproponiamo esercizi e problemi simili a quelli che tanto mettevano in difficoltà gli alunni all’inizio. Il fatto di comprendere ora il lessico specifico della disciplina, certamente migliora la situazione di questi alunni, il loro stato d’animo è più sereno e il numero degli errori si riduce.

Considerazioni conclusive

Il clima del laboratorio è di grande serenità. Gli alunnipartecipano con buona volontà a tutte le attivitàproposte. Si dimostrano molto ben disposti sia nei confronti dell’insegnante che nei confronti del lavoro da svolgere. Gli studenti cercano sempre, nonostante le difficoltà linguistiche, di motivare le loro scelte e di spiegare il ragionamento che li porta alla soluzione dei quesiti proposti (sia che la soluzione sia esatta, sia che risulti errata). Ogni incontro terminacon la richiesta di conoscere la data dell’appuntamento successivo e anticipazioni sulle attività che si svolgeranno.
Di solito, nei nostri laboratori,si svolge attività di insegnamento di italiano agli stranieri. Questa volta ho progettato e realizzato un percorso in cui l’italiano funge da lingua veicolare per l’apprendimento di un’altra disciplina.
Questa esperienza è stata per me breve, certamente non risolutiva per gli alunni, ma senz’altro per tutti positiva.

BIBLIOGRAFIA

Balboni, Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, UTET, Torino, 2002
Terrel-Krashen, The natural approach: language acquisition in the classroom, PHE,London, 1983

16 novembre 2009