UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA PRIMARIA |
L’integrazione del tema con una molteplicità di composizioni anche ipermediali
L’apprendimento linguistico occupa un posto di primaria importanza nell’attività educativa e didattica, soprattutto nell'ambito della scuola elementare.
Quest’attività didattica ancora non emerge abbastanza nella scuola dell'infanzia, dove si è più attenti agli aspetti che comunemente vengono definiti della socializzazione e che peraltro non si sa in che cosa consistano: si ha l'impressione che nella scuola dell'infanzia si vada un po' a tentoni, si brancoli tra un campo di esperienza non sempre ben definito e l'altro, ma senza focalizzare bene l'attenzione su precisi obiettivi formativi, come pure il testo degli Orientamenti del 1991 richiede nel momento in cui parla di interventi “intenzionali e programmatici”.
Le scuole dell'infanzia dovrebbero precisare meglio il quadro degli obiettivi formativi da perseguite relativamente ai diversi campi di esperienza, compreso quello della lingua italiana (“I discorsi e le parole”).
Si rilevi che alla lingua è stato dedicato un apposito campo di esperienza, separandolo da quello degli altri media. Forse questa separazione dagli altri campi di esperienza, in particolare dai Media, può costituire un rischio, ma sta ad evidenziare e a sottolineare l'importanza della lingua, soprattutto lingua italiana, anche se oggi ci si affaccia alla lingua straniera.
Tuttavia, è soprattutto nella scuola elementare che emerge tutta l'importanza della lingua italiana, che viene posta appositamente come prima disciplina.
Poi questo primato scema nella scuola media ove cominciano ad imporsi le altre discipline e si riduce notevolmente nella scuola secondaria superiore ove le altre discipline si impongono ancora di più.
Tuttavia, noi sosteniamo il primato dell’apprendimento linguistico, articolato in lingua orale (parlare), lingua scritta (scrivere e leggere) e riflettere (riflessione linguistica).
Abbiamo già accennato alla lingua orale (parlare), che dovrebbe primeggiare.
SCRIVERE
Ora vogliamo soffermarci sullo scrivere.
Per farlo ci serviamo di un commento alle indicazioni DIDATTICHE dei Programmi didattici del 1985.
Al riguardo, innanzitutto una precisazione.
Nei Programmi didattici del 1985 si evidenzia l’importanza del codice verbale ma si precisa che ciò non deve portare a “trascurare altri tipi di codici (grafico, pittorico, plastico, ritmico-musicale, mimico-gestuale, ecc.) che non sono alternativi al codice verbale, ma complementari ad esso”.
Purtroppo molto spesso quest’avvertenza viene dimenticata anche se, sull'onda dell'azione del Lombardo-Radice, si fa largo spazio al disegno nei compiti scritti degli alunni: ma si tratta di disegni decorativi più che integrativi e complementari. Non si dice “come si vede dal disegno”, ma il disegno è messo lì a rappresentare graficamente quanto già scritto.
Ora si parla di ipermedia.
Il testo scritto degli alunni dovrebbe essere anche un ipermedia, riportando, assieme alla scrittura, le immagini, i suoni e la musica. La forte consapevolezza della complementarietà dovrebbe portare a promuovere lo sviluppo del linguaggio motorio, gestuale, mimico, musicale, pittorico ecc. I bambini dovrebbero apprendere ad esprimere pensieri, sentimenti ed emozioni con i mezzi espressivi più diversi (grafico, pittorico, musicale, coreografico ecc.).
Dalle indicazioni dei Programmi didattici del 1985 emerge un’esigenza fondamentale.
Innanzitutto, lo scrivere deve rispondere ad una esigenza effettivamente avvertita: l'alunno deve sentire il bisogno di scrivere. Non deve scrivere sotto ordinazione: si assegna un argomento (tema) e poi occorre spremersi le meningi per trovare qualcosa da dire!
Poiché, come dicono i Programmi didattici, non sempre le motivazioni sono presenti nei singoli alunni, occorre che il docente sappia farle nascere.
Al riguardo, si pone una questione fondamentale.
Di che cosa scrivono gli alunni? Sembra che nella scuola esista una dicotomia tra la Lingua italiana e le altre discipline, in particolare le discipline contenutistiche, quali le Scienze, la Geografia, la Storia ecc. I contenuti dei temi non fanno quasi mai riferimento a tali discipline. Eppure la Lingua non ha contenuti sui propri, se si eccettua il mondo della fantasia e dell'immaginazione, costituito dalle fiabe, dai racconti, dai romanzi, dalle poesie ecc.
Generalmente, a volte, si fa riferimento alle esperienze degli alunni con temi del tipo: descrivete una passeggiata, le vacanze, una gita ecc. Ma come la mettiamo se l'alunno non ha fatto la passeggiata, non è stato in vacanza, non ha effettuato la gita, non ha la zia in America cui scrivere una lettera ecc.?
C'è invece il vasto campo delle esperienze geografiche: gli alunni hanno studiato i fiumi, i laghi ed i mari della propria regione. I docenti ne hanno favorito la conoscenza non tanto attraverso la descrizione scritta e orale, quanto attraverso l’esplorazione diretta o, in mancanza, attraverso la presentazione di fotografie, di immagini, di filmati audio e videoregistrati. Gli alunni hanno di che dire.
Lo stesso discorso vale per le Scienze (Botanica, Zoologia, Fisica ecc.), per la Storia ecc.
Si dirà che in questo modo non si coltiva la fantasia. Ma che cos'è la fantasia se non la rielaborazione delle immagini? L’ippogrifo non poteva essere pensato se al poeta mancavano le immagini del cavallo e dell’aquila.
E poi si tenga presente che tra i contenuti da valorizzare ci sono le letture degli alunni: fiabe, racconti, romanzi da esporre, personaggi e vicende da prendere in considerazione ecc.
Quello che importa è anche la descrizione degli eventi più comuni, quali quelli della vita della classe, la descrizione delle proprie vicende e delle vicende del proprio mondo di vita extrascolastico, la descrizione delle osservazioni geografiche, degli esperimenti scientifici, della semplice soluzione dei problemi aritmetici, magari attraverso il lavoro di gruppo, discutendo e descrivendo le varie ipotesi formulate, le osservazioni e le operazioni eseguite ecc.
Vi sono anche le descrizioni dei racconti, frutto di immaginazione e di fantasia, alle quali gli alunni possono essere avviati sin dalle prime classi.
Infine, vi è la poesia: l’alunno poeta!
Il Lombardo-Radice lo ha esaltato. Forse troppo. Ma si tratta di una lezione troppo presto dimenticata. Solo da qualche tempo l'attenzione è rivolta anche all'alunno poeta.
La poesia ha diritto di cittadinanza nella scuola. Non solo nel senso del suo studio, che purtroppo molto spesso è curato solo nella forma dello studio a memoria, del commento, perfino della traduzione in prosa: le poesie tradotte in prosa!
Molto spesso l’approccio alle poesie si riduce al commento ed alla ricerca dei termini ignoti, come se “i bei vermigli fiori” possano essere tradotti in “fiori rossi”!
Le INDICAZIONI DIDATTICHE dei Programmi didattici del 1985 sono fondamentali, ineludibili.
Niente più temi in classe dunque?
Sembra una rivoluzione!
Forse bisogna farla! Quando occorrono, anche le rivoluzioni vanno fatte!
D'altra parte, non siamo beneficiari di una rivoluzione (moto di rivoluzione della terra intorno al sole!) che ci regala l'alternarsi delle quattro stagioni, con i rigori dell'inferno, la fioritura primaverile, i bagni estivi, i tramonti autunnali? E ancora, le quattro stagioni di Vivaldi!
Se necessaria, questa rivoluzione facciamola!
Niente più temi in classe. L'aveva fatto, con il testo libero, il Freinet. I Programmi didattici sono più generosi. Offrono tante altre possibilità alternative. Ad una condizione: che lo scrivere nasca sempre da una motivazione, perfino dall'utilità!
Forse nella nostra esperienza quotidiana scriviamo quasi sempre sulla base di un’utilità.
Se poi ci prende l'estro e avvertiamo l’esigenza di scrivere quello che “ditta dentro”, allora possiamo anche scrivere racconti, fiabe e poesie: noi e i nostri alunni!
Ma il tormento del tema, del foglio di carta bianca che non ci dà “carta bianca”, nemmeno di scrivere in versi, abbandoniamolo!
È drammatico, ma aboliamolo.
Il che non significa che nelle nostre scuole non si scriverà più.
Ma significa che lo scrivere dovrà essere sempre motivato, come ogni attività di apprendimento, e che tra i compiti, tra i tanti compiti dei docenti, vi è anche quello di creare le motivazioni alla scrittura: non basta più entrare in aula e dettare una traccia di tema.
La motivazione è il primo impegno dei docenti. Lo ha scritto tre secoli fa Gian Giacomo Rousseau e Bruner lo ha ribadito, assieme a tanti altri psicopedagogisti.
Occorre creare nella scuola situazioni che favoriscano il linguaggio verbale (parlare) e occorre creare motivazioni alla lettura, facendo nascere negli alunni il piacere del leggere.
Ma occorre anche far nascere il piacere della scrittura!
Non si tratta motivare l'esecuzione di determinate composizioni scritte, ma di far nascere la gioia e il gusto dello scrivere.
Stiamo insistendo su una tripartizione degli obiettivi formativi in conoscenze, capacità ed atteggiamenti, sostenendo che il primo obiettivo della scuola è costituito dalla formazione degli atteggiamenti(1).
Peraltro, questa esigenza è dettata dalla prospettiva dell'educazione permanente: se occorre continuare ad apprendere per tutta la vita, ciò che maggiormente importa è la capacità di imparare, ma prima ancora di questa occorre la motivazione, il bisogno, il desiderio di imparare.
Allo stesso modo, importa il bisogno di scrivere, un atteggiamento positivo nei confronti della scrittura, delle varie forme della scrittura, atteggiamento che la scuola deve coltivare, a cominciare dalla scuola dell'infanzia, dove lo scrivere avviene ancora nella forma dell'espressione mimica, gestuale, plastica, grafico-pittorica, attività che occorre coltivare con molto impegno, in forma intenzionale e programmatica, secondo un preciso progetto formativo.
Poi, nella scuola elementare, i bambini imparano la scrittura alfabetica: una scrittura che apre orizzonti nuovi, da sperimentare, da gestire, da vivere, da scoprire.
Alla gioia del leggere si deve accompagnare la gioia dello scrivere.
Parliamo della scrittura alfabetica, che oggi può essere realizzata anche con le tecnologie informatiche, da introdurre sin dalle prime classi della scuola elementare, utilizzando programmi di grafica e software per la costruzione di ipermedia, del tipo Creative Writer, ma che ogni WP oggi rende disponibili.
Forse la scrittura digitali, e anche anche la dettatura digitale, oggi aprono orizzonti nuovi, estremamente suggestivi.
Ma ciò che importa è il gusto e la gioia dello scrivere, che non è lo scrivere per lo scrivere, ma si riassume forse meglio nel termine composizione.
Se lo scrivere in se stesso può rimanere a livello della registrazione, della notazione, dell'elencazione, la composizione invece implica una progettualità, una riflessione, un pensiero che fa ordine nelle idee, che progetta un percorso. Comunque comporre (cum, porre) significa mettere insieme, porre le idee una di seguito l'altra, secondo un ordine, una certa logica, una precisa intenzionalità. Occorre sapere perché e per chi si scrive, ma occorre sapere come si scrive, come si deve scrivere.
Per i docenti si impone l'approfondimento della problematica. Non si può affrontare la didattica della lingua italiana, come del resto quella di ogni altra disciplina, senza un approfondimento della relativa problematica, utilizzando la più aggiornata bibliografia sull’argomento, magari attraverso la costruzione di un apposito gruppo di studio nell'ambito della stessa scuola e/o di una rete di scuole, che auspicabilmente comprenda scuole di diverso ordine, dalla scuola dell'infanzia alle scuole secondarie.
La rivista digitale della didattica (www.rivistadidattica.com) è disponibile a effettuare la pubblicazione delle risultanze di un tale impegno, perché si attui un proficuo scambio di opinioni tra gruppi diversi, di contesti diversi, di culture diverse.
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