HomePage

UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA PRIMARIA

LEGGERE OBIETTIVI E METODOLOGIE di Umberto Tenuta
L’insegnante testimonia il suo amore per la lettura e personalizza le letture dei singoli alunni

L'uomo parla.

Oggi si ritiene che l’umanizzazione sia cominciata con la parola, quando l'uomo ha cominciato a parlare in un territoriosperduto dell'Africa. Dalì, l'uomo parlante si è mosso verso nord, all’esplorazione del mondo, conquistando territori immensi e spiazzando via le popolazioni che li abitavano e che non possedevano l'uso della parola. In diverse decine di millenni l'uomo è vissuto, si è affermato, è diventato potente con la forza della parola, creando la sua cultura, il suo sapere, le sue conoscenze che gli hanno consentito di dominare gli altri esseri viventi e la natura, piegandola ai suoi bisogni.

Poi, in un lungo e graduale processo storico, l'uomo ha inventato la scrittura.

Prima la scrittura pittografica (i graffiti delle grotte), poi gli ideogrammi, infine la scrittura alfabetica, non scoperta, ma diffusa dai Fenici nell'area del Mediterraneo.

Parlare non bastava. La cultura orale non era più sufficiente. Occorreva un nuovo strumento: la scrittura.

Il bambino ripercorre questo cammino. Quandonasce non sa parlare. Non sa parlare nel senso che non sa esprimersi con la parola, anche se comunque esprime i suoi bisogni, se non altro con il pianto.

Ad uno/due anni impara a parlare.

A tre anni è già un essere parlante: possiede un vocabolario abbastanza consistente, sa strutturare le parole nella frase. Dice: Maria mangia la mela. E non dice:la mela mangia Maria!

Già a questa età, o anche prima, comincia a imparare a leggere.

A quattro, cinque, massimo sei anni, sa leggere.

Un tempo l'apprendimento del leggere avveniva con maggiore sistematicità. Si arrivava a sei anni e non si sapeva leggere. A sei anni si andava scuola e si imparava a leggere e a scrivere, tutti assieme, più o meno negli stessi tempi.

Ora, l'apprendimento del leggere avviene in forme più differenziate, diversificate, personalizzate e quindi i bambini che arrivano alla prima elementare in gran parte sanno già leggere, se addirittura non sono passati direttamente in seconda elementare.

Comunque, il metodo dell’apprendimento del leggere meriterebbe di essere preso in maggiore considerazione.

Nel rinviare ad altro intervento il discorso sull’apprendimento del leggere e dello scrivere, in questa sede intendiamo soffermarci sulla lettura.

E evidentemente, il metodo della apprendimento del leggere non è indipendente dal problema della lettura, non tanto perché la capacità di leggere condiziona la lettura, quanto perché quello che conta maggiormente è l'atteggiamento che i bambini maturano nei confronti della lettura.

Al riguardo, rinviamo alla pagina dei Programmi per la scuola elementare del 1985 (1), nella quale si sottolinea con forza l'importanza della motivazione a leggere che i docenti dovrebbero favorire nei propri alunni, soprattutto testimoniando la loro consuetudine con la lettura (“L'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere”).

Al riguardo, intendiamo fare alcune considerazioni.

Lascuola non dovrebbe essere considerata tanto come la sede del leggere quanto come il contesto educativo che favorisce l'acquisizione della capacitàdi leggere e soprattutto l'amore per la lettura.

Scriveva tempo fa Maria Luisa Altieri Biagi che se un docente di quarta o quinta elementare dichiarasse di non essere riuscito a fare acquisire agli alunni tutte le conoscenze previste dei Programmi didattici, ma fosse riuscito a far nascere la passione della lettura, questo docente avrebbe assolto almeno al 70% del suo compito.

Siamo pienamente d'accordo, anche se riteniamo che questo atteggiamento positivo il docente dovrebbe farlo nascere nei confronti di tutte le discipline: atteggiamenti positivi nei confronti della Matematica (“Si favorirà così la formazione di un atteggiamento positivo verso la matematica, intesa sia come valido strumento e di interpretazione cri­tica della realtà, sia come affascinante attività del pensiero umano”)(Programmi didattici del 1985); atteggiamenti positivi nei confronti delle Scienze (“sviluppo di atteggiamenti di base nei confronti del mondo, come la tendenza a porre proprie domande, o a coglierle nel discorso degli altri come motivazione all'osservazione e alla scoperta”) (Ivi) ecc.

Stiamo scrivendo insistentemente che gli obiettivi che la scuola deve far perseguire sono costituiti, non solo dalle conoscenze essenziali, ma anche dalle capacità e soprattutto dagli atteggiameni (2).

In questa sede, ci soffermiamo sull'atteggiamento positivo nei confronti del leggere.

Come si fa nascere l'amore della lettura?

È un problema che viene da lontano, che comincia dall'atteggiamento dei genitori nei confronti della lettura.

Siamo profondamente convinti che le basi della personalità si costruiscono nei primi tre anni di vita e che quindi fondamentali siano gli atteggiamenti dei genitori, oltre che le loro competenze.

È opportuno che genitori raccontino e leggano fiabe ai bambini anche piccoli, prima del loro ingresso nella scuola dell'infanzia.

Ma la scuola dell'infanzia è ancora in tempo anche per svolgere una funzione di decondizionamento socio-culturale se i campi di esperienza vengono presi sul serio.

Nel campo di esperienza “I discorsi e le parole” si parla di ascoltare fiabe, filastrocche, poesie e racconti (“ascoltare fiabe, filastrocche, poesie e racconti”) e ancora di familiarizzare i bambini con i libri e di lettura dell'adulto (“familiarizzazione con i libri, la lettura dell’adulto, la conversazione e la formulazione di ipotesi sui contenuti dei testi letti... un ambiente ricco di fonti di informazione e di immagini, capace di stimolare anche la curiosità per la lingua ed i modi di scriverla”).

Peraltro, si fa riferimento alla organizzazione di opportuni spazi (“È anche importante l’organizzazione di angoli disposti in modo da favorire la conversazione, la libera consultazione di albi, libri, giornali ed immagini, l’ascolto ed il racconto di storie al registratore…”).

Forsesi poteva dire di più e meglio in ordine all'approccio dei bambini alla lettura che anche nella scuola dell'infanzia deve occupare un posto di primaria importanza e che pertanto richiede da parte di docenti una maggiore attenzione attraverso il racconto e la lettura quotidiana di fiabe, racconti storie, oltre che con la creazione di angoli attrezzati che favoriscano la manipolazione di albi, di libri, di testi illustrati, scritti magari su tabelloni.

Questo approccio va continuato nella scuola elementare.

Abbiamo più volte scritto che il vantaggio del metodo globale o naturale dell’apprendimento del leggere consiste forse soprattutto nel fatto che i bambini comprendono quello che leggono già prima di avere compreso il simbolismo della lettura.

Se è vero, come afferma Bruner, che nella scuola le motivazioni su cui fare affidamento debbono essere soprattutto, se non esclusivamente, le motivazioni intrinseche, e tra queste egli annovera, non solo la curiosità, il bisogno di competenza e di reciprocanza, ma anche il bisogno di identificazione(3), i bambini debbono avere nei docenti il loro modello di identificazione come lettori: a scuola debbono leggere non solo e non tanto gli alunni, quanto i docenti; ma i docenti debbono leggere con amore, con passione, con entusiasmo, con trasporto, in modo da contagiare gli alunni, da coinvolgerli in questa loro passione e così motivarli a leggere, forse anche e soprattutto a casa.

Evidentemente, il libro di testo non basta, e così come è spesso strutturato può risultare controproducente se non è accompagnato dalla biblioteca di classe. Ogni scuola, ogni classe, deve avere la sua biblioteca, ricca, ben fornita, aggiornata con i libri più belli che il mercato offre.

Siamo personalmente patiti del computer, ne auspichiamo l'ingresso in tutte le aule, e non solo nei laboratori, ma diciamo francamente che non si possonoe non si debbono investire tutte le risorse finanziarie nell'acquisto dei PC. Occorronoanche e innanzitutto i materiali concreti, comuni e strutturati, e occorrono i libri.

In ordine ai libri, però, si impongono due avvertenze.

Innanzitutto, è necessario che i docenti siano innamorati della lettura, perché solo così possono testimoniare la loro consuetudine alla lettura e offrirsi come modelli di identificazione agli alunni.

Poi, occorre che nelle scuole vi sia almeno un docente esperto, bibliofilo, più che bibliotecario, che si mantiene costantemente aggiornato sulle pubblicazioni, che predispone schede di lettura nelle quali siano indicati non sono i libri ma anche l'età ed i livelli di accessibilità.

Il più grosso errore che si possa commettere nell'approccio dei bambini alla lettura è quello di offrire loro pagine e libri inadeguati alle loro capacità di lettura, oltre che ai loro interessi.

Direbbe Claparède(4) che si scelgono su misura le scarpe e i vestiti, ma si debbono scegliere su misura anche le letture dei singoli alunni. Non si possono offrire a tutti gli alunni della classe gli stessi libri: occorre saperli scegliere per ciascun alunno.

Il docente legge, come se raccontasse, incantando gli alunni!

La scuola deve essere fornita di ottimi libri, per tutte le classi, a cominciare dalla prima.

Ildiscorso dei Programmi del 1985 sulle biblioteche della scuola e della classe è quanto mai opportuno.

Ilpiano di diffusione delle biblioteche promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato secondo noi un’occasione perduta. Prima che al territorio, occorreva pensare alle singole scuole, alle singole classi.

Ciò non significa che ogni classe debba avere la sua biblioteca, che sarebbe un dispendio di risorse, ma la biblioteca della scuola o delle scuole in rete deve essere attrezzata in modo che le singole scolaresche, anzi i singoli alunni, possano accedere in ogni momento ai libri più adeguati alle loro capacità di lettura ed ai loro interessi.

L'editoria per l'infanzia offre ottimi libri, ma le scuole debbono essere messe nella condizione di acquistarli.

Infine, un ultimo suggerimento non vogliamo risparmiare al cortese lettore.

Oggii sistemi informatici consentono di predisporre schede di lettura abbondantemente e adeguatamente illustrate a colori: pagine a colori in buste di cellofan che circolano tra gli alunni, anche di prima elementare!

Avremovinto la scommessa della lettura quando in tutti gli alunni sarànato l'amore della lettura (“Ma la lettura va intesa e sollecitata anche come emozione immediata e bisogno-piacere inesauribile, come scoperta di un libro che stimola la ricerca di altri libri”)(Documento dei saggi sui saperi essenziali).

Mal'avremmo vinta quando gli alunni non leggeranno solo fiabe, racconti, romanzi, ma anche libri avvincenti di di Storia, di Geografia, di Scienze ecc.

E leggeranno anche libri di Poesia.

Comediceva il personaggio del Molière, la scrittura può essere in prosa e in versi. Anche la Poesia deve avere pieno diritto di cittadinanza nelle letture degli alunni (e dei docenti!).

NOTE

1) Nella rubrica Documenti e norme della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
2) In merito cfr.: CRESSON, E.,Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.
3) Cfr. Bruner, Motivazione, nella rubrica Documenti e norme di RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
4) CLAPARÈDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972. 

HomePage