UNITA' DI APPRENDIMENTO: SCUOLA PRIMARIA |
Il cielo rubato di Patrizia Govoni Come i docenti possono stimolare la fantasia degli alunni e guidarli nel racconto scritto
Come dove perché nasce "Il cielo rubato "??? Questo testo è il prodotto libero, individuale, di alunni di classe terza, nato al termine di un percorso interdisciplinare (geografia, immagine, lingua) che parte dalle mappe: mappe libere, completamenti, costruzione di mappe su reticolo.
Prosegue con la ricerca di mappe, la lettura delle stesse, lo studio di cos'è una mappa: la mappa di Cento ed esempi di mappe diverse e anche lontane nel tempo. Tra le mappe "trovate", quella celeste affascina i bambini in modo particolare.
Così li stimoliamo con la lettura di una leggenda accattivante sulla mappa celeste.
Ne segue il disegno, libero, fantastico (ma non troppo in alcuni casi), con splendidi percorsi tra le stelle costruiti con matite dorate, fili argentati o semplici fili di lana.
Il lavoro prosegue con la lettura di due articoli tratti da un quotidiano sull'inquinamento luminoso nelle grandi città!!! A questo punto, dopo una "mappa" degli articoli letti e un sunto collettivo dell'argomento.…..nasce il testo "Il cielo rubato".
Questi racconti sono diventati poi un “libro” nuovo della classe, tutto disegnato dai bambini…..
A voi la lettura gradevolissima dei nostri racconti!!!!!!
CI HANNO RUBATO IL CIELO
Un giorno strano, era sera, le persone non videro le stelle.
Erano in ritardo? No.
Erano state rubate? No.
Erano scese sulla terra? Sì, perché lassù si annoiavano e non stavano comode, per questo erano scese sulla terra.
Un giorno un bambino con tanti soldi era al mare che scavava scavava e scavava. Arrivò sera, e solo allora vide una roccia di "ferro" e "acciaio" lì vicino che era molto pesante. A un certo punto la roccia metallica aprì gli occhi luminosi, si spaventò e scappò via.
Il bambino non sapeva perché la roccia era scappata e ritornò a casa o meglio alla villa, pensieroso.
Il bambino pensò subito a una cosa cattiva ma se ne andò a letto.
Il giorno dopo, ritornò al mare e ricercò la roccia che per lui era una stella.
Infatti lo era! -Le ho trovate!! urlò il bambino, e subito con una corda "zap" prese tutte quelle che trovò, senza pietà.
Povere stelline adesso chi poteva salvarle ?
I genitori delle stelle erano furiosi, erano dei tori. Andarono dal ragazzo arrabbiate nere invece che gialle...il bambino non aveva mai visto così tante stelle e decise di catturarne altre.
Ma il padre glielo vietò, anzi gli disse di restituirle ai loro genitori che così ritornarono nello spazio con le loro stelline, felici.
Era pericoloso rimanere lì.
Tutti i pianeti, il sole e anche gli abitanti del pianeta terra ritornarono contenti.
A casa del bambino,invece,i genitori rimasero molto arrabbiati con lui e si fecero promettere che non avrebbe mai più catturato stelle.
IL NOSTRO SPLENDIDO CIELO DOV'È?
Un giorno d'inverno, in orbita, un mostriciattolo stellare, però molto gentile, si sdraiò sul cielo.
Credeva che le stelle fossero un materasso di pizzicotti luminosi e dolci e invece il cielo era una coperta calda e scura.
Il povero mostriciattolo ingenuo si sdraiò e si mise a dormire.
Russò russò russò, ad un certo punto le stelle e il cielo si accorsero del mostro e brontolarono: -Ehi, guarda che non siamo un letto, siamo un volto spettacolare.
Il mostriciattolo replicò gentilmente: -Scusate, non lo sapevo.
Le stelle lo perdonarono e anche il cielo.
Diventarono buoni amici e giocarono e scherzarono.
Un giorno però le stelle e il cielo gli fecero vedere l'Orsa Maggiore, le Pleiadi, la Via Lattea, il Sole.....
Il mostriciattolo capì subito come erano belle e importanti le stelle, e disse: -Vorrei tanto essere una stella!
Il cielo ad un certo punto lo chiamò dicendogli: -Vieni, come ti chiami?
-Mi chiamo Cassiopea -rispose.
Le stelle, meravigliate, dissero:
-Ma tu sei una stella!
-Sì, ma un mago cattivo, Smog, mi ha trasformato in mostro.
Il cielo e le stelle, arrabbiate, chiamarono in aiuto i bambini con lettere e aeroplani, con telegrammi di aiuto.
I ragazzi generosi aiutarono le stelle catturando Smog e sigillandolo in una grossa bombola e così Cassiopea ridiventò una stella.
Smog sparì, la stella contenta si alzò in cielo e risalutò felice le sue amiche perché era ritornata finalmente da loro.
Fu la stella più luminosa perché era stata aiutata dolcemente dai bimbi e dalle sue compagne del cielo.
Le nostre stelle sono sparite
Un giorno un omaccio vestito di nero porta le nostre care stelle in un pianeta lontano ma molto lontano che si chiama Marte.
Le nostre stelle sono disperate perché non sentono più i nostri pensieri che le chiamano.
Intanto l'omaccio viaggia nell'universo con le nostre e care stelle.
Appena l' omaccio arriva sul pianeta, mette le stelle nel cielo di Marte. Il cielo di Marte è tutto rosso, pieno di nuvole di fumo, con dei grossi pipistrelli.
Ora l' omaccio è contentissimo delle stelle che lo illuminano, ma le stelle non sono contente, anzi, sono tristi.
Le nostre stelle ci chiamano ma noi non le sentiamo perché non sono più vicine a noi.
L'omaccio se la sta spassando, ma le stelle non se la stanno spassando.
I bambini sentono la mancanza delle luminose stelle molto preziose per noi.
Le stelle pensano a tutti noi e finalmente riusciamo a sentire i loro lamenti.
L' omaccio sta pensando: -Ora sono loro a essere senza stelle e impareranno.
Mentre noi stiamo pensando ad alta voce:-Le nostre stelle sono in pericolo -, l' omaccio vestito di nero sta guardando le stelle su un morbido letto pieno di nuvole bianche.
Chissà quando le nostre stelle scapperanno da quel pianeta caldo caldo e pieno di nuvoloni grigi??
Il cielo rubato
Le stelle sono tristi perché lassù nel cielo ai bimbi regalavano palloncini e potevano vederli felici che le salutavano e le contavano. Ora però sono sempre rinchiuse in una casa dalla quale non escono mai.
I bimbi si annoiano, non si divertono più a contarle perché non ci sono più nel cielo. Pensano e ripensano, vorrebbero escogitare un piano ma non ci riescono perché sono molto tristi. Intanto, mentre l'Omino Grigio vuole andare a prendere un po' di stoffa blu ed esce dalla casa in fondo al paese di campagna dove abita, un paese con tante stelle (siamo nell' anno 2999!), i bimbi gironzolano di lì e dalla finestra vedono un luccichio.
È la finestra della casa dell'Omino Grigio!!
Aprono la porta e... le stelle! Che felicità: hanno ritrovato le loro amiche!!!
Andromeda, Cassiopea, Ariete, Capricorno, Bilancia, Toro, Sagittario... le loro costellazioni preferite e tante altre… ci sono tutte!
Quando stanno però per liberarle definitivamente, a sessanta metri, sta arrivando l'Omino Grigio!
I bimbi e le stelle se la danno a gambe!
I bimbi decidono di riportare le stelle nel cielo con una piccola astronave.
È uno dei bimbi che si chiama Silvestro che deve riportare tutte le stelle e le costellazioni al loro posto.
Il giorno seguente, Silvestro parte sull'astronave, il cielo è buio perché il sole è attaccato all'astronave: l'ha legato con una corda metallizzata.
Ecco il conto alla rovescia: 10-9-8-7-6-5-4-3-2-1-0...pronti al decollo... via! Partito!!
Dopo dodici ore, Silvestro ritorna a riprendere altre stelle... e via ancora!
L' Omino Grigio, quando se ne accorge... è troppo tardi, non ha più stelle in casa sua.
Dopo aver finito, Silvestro, guardando dalla finestra dice: -Sono fiero di me! Ho riportato le stelle e le Pleiadi in cielo, e il sole al suo posto!
Ora i bimbi sono felici e le stelle pure perché a loro arrivano altri bei palloncini e vedono di nuovo i bambini felici che giocano e mandano ancora i loro pensieri felici.
L' Omino Grigio le vorrebbe riprendere ma non ha più la sua navicella spaziale.
Tutti sono felici! Le stelle ringraziano ancora Silvestro e tutti i bambini.
Il cielo rubato
Nel 2000 un bambino che desiderava avere le stelle vicino a sé, scrisse una poesia su di loro.
Lui abitava in campagna e lì il cielo era splendido.
Finito di scrivere, guardò le stelle che a mano a mano sparivano dal cielo e venivano sul foglio.
Alcune le staccò dal foglio e le mise al posto delle lampadine per fare più luce.
Le stelle facevano tantissima luce e la luna faceva da cestino.
La mamma si alzò e vide tante stelle, era contenta, sapeva che era stato Erik, detto il Grande, che poi era suo figlio, perché lui desiderava tanto avere le stelle. Così Erik le aveva, ma tutti gli altri non le avevano più. I bambini piangevano, le mamme erano disperate e senza stelle non c'era più piacere.
Era felice Erik: con le stelle ci giocava ed era divertentissimo.
Non pensava agli altri perché stava così bene con le stelle e si divertiva tanto che tutto il resto se lo dimenticava.
Con le stelle faceva tante forme diverse, le metteva insieme, vicine, non sparse e formava le costellazioni.
Ma la gente era disperata, provò ad andarle a cercarle... non le trovò.
Così, tutti dispiaciuti, ritornarono alla propria casa.
Erik uscì di casa che era notte, era molto felice; invece della sua torcia usava una stella che faceva molta più luce.
Quando tornò a casa però, la mamma gli spiegò che il cielo senza più stelle era rovinato e che tutti erano rattristati.
Erik non capì e volle tenere le stelle perché con loro era contento. Giocavano e si divertivano insieme, le stelle e Erik.
La mamma allora glielo rispiegò che non poteva tenerle e questa volta Erik capì. Cancellò la poesia e le stelle scomparvero.
Tornarono in cielo e il bambino le guardò dal basso in alto, era un po' dispiaciuto ma così la gente tornò serena e le stelle rimasero in cielo per sempre a risplendere per tutti, non solo per Erik.
Che brutto! Il cielo è scomparso!
Tutto è iniziato nelle grandi città. Che brutto quel cielo nero senza stelle! Non si vede più niente!
La mia ipotesi è questa: un grande cacciatore che le odiava, con una macchina speciale a forma di biscotto e con un grande sacco è andato a catturarle tutte!
Le stelle poverine urlavano con la loro vocina da stelline innocenti ma nessuno le poteva sentire!
Il cacciatore allora prese anche dei pezzettoni di cielo nero e partì a tutta velocità verso il luogo dove abitava.
Quando arrivò, la sua casa era spettrale da far paura!
Le stelline piangevano disperate ma il grande cacciatore prese il pezzo di cielo e le avvolse come degli involtini!
Le stelle poverine soffrivano perché si erano già abituate a tutte quelle casine viste dall'alto e a tutti quei bambini che di sera facevano passeggiate e lì, dentro a quel lenzuolo pesante che quasi quasi sembrava petrolio, si sentivano soffocare.
Intanto il cacciatore contento contento diceva: -I bambini non dormiranno! Avranno una paura terribile e... a loro mancheranno le stelle, quelle lucine nel cielo ormai scomparse… ah ah ah.
Ma un bambino di nome Stellino le osservava sempre con il suo "telescopione" (così lo aveva chiamato) che era una sua invenzione fatta con milioni e milioni di lenti che Stellino aveva schiacciato e poi collegato a dei fili elettrici e a delle pile.
In questo modo poteva vederle da vicino.
Così una sera vide anche la casa del cacciatore e disse: -Ho capito ! Lassù c'è un grande cacciatore ed è lì che sono nascoste le stelle!
Voglio partire domani e costruirò un'altra invenzione.
Si chiamerà "La catapulta spaziale"
Così quella sera, senza far rumore, con del legno costruì una catapulta con un cucchiaio gigantesco a cui applicò dei pulsanti elettronici.
Quando ebbe finito, Stellino si mise sotto le coperte, dormì dormì e dormì (era sabato), poi venne sera.
Si alzò e, pronto, andò in giardino, naturalmente il cielo non era stellato ma sarebbe stato stellato se il cacciatore non si fosse preso le stelle.
Insomma Stellino era deciso a partire, si mise sul cucchiaio e PIUUU... spinse il pulsante!
Era partito per lo spazio e a un certo punto vide la casa del cacciatore.
Entrò con molta prudenza... SFF... c'è mancato poco, il cacciatore sta dormendo!
Stellino sentì il pianto delle stelline e prese il sacco.
Il cacciatore intanto si era svegliato ma Stellino scese in tempo e rimase sospeso nell'aria, liberò le stelle una ad una e il cielo diventò stellato più che mai. Le stelle dissero in coro:
-Ci hai salvato la vita, nostro eroe! Potrai rimanere quassù per sempre!
Stellino, rosso come un pomodoro, rispose:
-N n n no, non posso, ma sarei potuto restare se...
Ormai stava arrivando il giorno e le stelle dissero:
-ADDIO ADDIO, NON DIMENTICARCI MAI.
Il sole era arrivato, Stellino corse a letto, sotto le coperte, appena in tempo, perché la mamma aveva aperto la porta chiamando: -tesoro è ora di alzarsi !
-No mamma, sono stanco.
-E va bene, ho capito, ti lascerò dormire!
Intanto Stellino pensava: -È stato un sogno o realtà??
Ci hanno rubato il cielo
Era una bella giornata, all’improvviso il cielo sparì e si arrotolò in un buio scuro.
La gente allora usò la luce artificiale.
Arrivò sera, era una bellissima serata ma, ad un certo punto si spensero le stelle e la gente si preoccupò.
Arrivò giorno ma era buio e tutti i cittadini, con le lanterne, andavano in giro, le macchine tenevano i fari accesi e tutti in casa tenevano le finestre aperte ma anche le lampadine accese.
La gente si domandava cos’era successo; ragazzi, bimbi, anziani, giovani e vecchi organizzarono una riunione.
Ognuno disse la sua idea, ma decisero di votare per quella degli anziani.
Intanto, ogni giorno, si faceva sempre più buio e la gente doveva usare l’orologio per sapere se era giorno o notte.
Un brutto giorno si fermò il buio e la gente era sempre più preoccupata; gridavano tutti:
-Come faremo senza cielo, come faremo?
Un bambino si ricordò dell’idea degli anziani, allora chiamò tutti i bambini, e così avvisarono tutta la città.
Si misero al lavoro e dopo un attimo,”Ritrovatutto” era pronta: tic toc tac tic zzzzz sfram sfram… le misero l’antenna parabolica, le ruote, la guida, il sedile e altri elementi speciali come binocoli, bussole, armi, da mangiare e bere e perfino un radar.
La macchina cominciò a muoversi, con un consigliere del sindaco alla guida.
Arrivò un giorno che non serviva a niente neppure l’orologio, perché il giorno era buio come la notte, quindi non si capiva niente.
La macchina Ritrovatutto stava girando per tutta la città ma quel radar speciale non aveva ancora trovato niente delle stelle e del cielo.
Il sindaco allora mandò un radar anche nello spazio.
Nello spazio il radar trovò qualcosa ma non era il cielo e neanche le stelle.
Sullo spazio c’è una leggenda: “la leggenda del guardiano dell’universo”. In verità il guardiano delle stelle si era stancato di badare sempre a loro e quindi aveva spento le stelle, il cielo lo aveva messo in cantina e allora il cielo disse: -Ormai non servo più a niente!
Le stelle ormai vecchie si domandarono perché erano spente.
Il guardiano delle stelle andò sulla terra a dire agli umani perché aveva arrotolato il cielo e spento le stelle.
Così cominciò:
-Ho messo via il cielo e spento le stelle perché sono stanco di fare il guardiano.
Allora, subito, un ragazzo disse:
-Lo farò io il guardiano.
E così fu.
Da quel giorno si visse finalmente col cielo e con le stelle, tornate finalmente al loro posto.
Il cielo rubato
Le stelle non hanno più felicità e gioia, cadono una a una perché non stanno più in cielo, allora scendono giù fino a terra.
Sapete dove sono le stelle?
Giù giù giù giù fino a terra.
Quando l’uomo scende giù, cerca le stelle ma non le trova….
Cerca cerca cerca cerca e trova un buco e l’uomo dice:
-Che caldo che fa, ma… cosa sono quelle? Le stelle! Che fortuna… Ma siete attaccate!
Le stelle rispondono:
-Siamo troppe.
Ma come posso fare ? - Dice l’uomo - le stelle bruciano, allora vado a prendere i guanti.
-E a una a una le mandò in cielo.
E tutte le stelle fanno brillare il cielo e così gli abitanti vedono le stelle, e così è finita la storia.
Chi ha rubato le stelle?
Per me le stelle le ha rubate un folletto…. non qualcuno di cattivo, ma un piccolo folletto innocente che, stufo di dormire con la luce accesa, l’ ha spenta senza sapere che per noi le stelle erano importanti.
Questo folletto porta un buffo cappellino. È un folletto birichino, ma… forse non è stato lui….
Insomma.. ci sono fate… gnomi… orchi…
A proposito di orchi… no… per me è stato un folletto innocente, portava con sé una fame da lupi. Forse… passeggiava nel cielo come un sonnambulo perché con la luce accesa non riusciva a dormire.
Lui allora mangiò le stelle e con il cielo fece una lunga coperta.
-Almeno una notte dormire in pace! -Disse lui.
Almeno una notte, perché c’erano ancora da eliminare delle costellazioni e un pianeta.
La notte seguente, il folletto toccò con la sua mano la Via Lattea e la sfiorò; così la Via Lattea si sbiadì.
Poi scese le scale e andò al primo piano dove si trovava Mercurio, il pianeta più luminoso e più vicino alla Terra.
Lui lo pitturò del colore del cielo, ecco perché adesso Mercurio non si vede!
Dopo salì le scale fino al sesto piano dove si trovava Cassiopea,le tirò del pepe; così lei: -ETCIU', ETCIU', ETCIU'! Si mise a starnutire.
Non smetteva più, ma a un certo punto… si spense e scomparve.
La notte seguente, il folletto scese di un piano, dove si trovava l’Orsa Minore. Ne staccò metà e la schiacciò.
Salì poi all’ultimo piano e tolse alcune Pleiadi, così io ora ne vedo soltanto TRE!!!
Adesso il cielo è buio e cupo. Sembra che le stelle abbiano traslocato.
Hanno portato con loro il cielo…
A proposito di cielo… anche la luna se ne è andata, avrà sentito arrivare nel suo regno il folletto.
Lui non bada mai a far silenzio!
Un giorno il folletto si accorse che non aveva eliminato una costellazione, non aveva eliminato l’Orsa Maggiore. La cercò, la cercò ma non la trovò… dove si era cacciata??
Il folletto voleva eliminare tutte le costellazioni e anche i pianeti.
A un certo punto, il folletto si stancò e cadde in un sonno profondo.
Allora l’Orsa Maggiore uscì dal suo nascondiglio, prese tutte le costellazioni, le portò all’ultimo piano e le illuminò.
Quindi toccò Mercurio e anche esso si illuminò.
Abbracciò le Pleiadi che divennero splendide.
Poi, alla sorella minore, l’Orsa Minore, ridiede la sua metà (così adesso si vede a meraviglia!).
Alla Via Lattea diede un bacio: -SMAC! SMAC!
Si riprese e alla fine tirò dell'acqua a Cassiopea che si illuminò di nuovo, smettendo così di starnutire.
Adesso le stelle si vedono tutte molto bene e il folletto ha imparato la lezione.
Questa storia può far capire a cosa serve un AMICO!!!
Ci hanno rubato il cielo
Un bambino che viveva in campagna credeva che le stelle fossero di formaggio, infatti ogni volta che le disegnava le faceva con qualche buchetto.
Per lui disegnare le stelle con qualche buchetto voleva dire disegnare le stelle fatte di formaggio con i buchi.
Una sera il bambino osservò bene bene le stelle, vide che non erano fatte di formaggio con i buchi e si mise a piangere finché gli venne un’idea. La sua idea era quella di andare in cielo e rubare tutte le stelle con un grosso pentolone.
Un giorno, il bimbo chiese al papà se lo aiutava a costruire il grosso pentolone e un grosso carrello per portarlo.
Il papà rispose di sì e iniziarono la costruzione.
Si fece notte, era tutto pronto per andare in cielo.
Il bambino partì con il pentolone per il cielo, e, quando arrivò, prese le stelle una ad una. Quando tornò a casa, aveva tutto il pentolone pieno di stelle che brillavano. Le sparse per tutti gli appartamenti della città e, da quel giorno, nessuno usò più la luce artificiale, ma la luce naturale. Durante la notte, però, le stelle dovevano ritornare in cielo per illuminare tutto il mondo.
Da quella notte le stelle non vollero più tornare in quella città perché si erano stancate di fare su e giù tra terra e cielo; cioè si erano stancate di stare, la mattina, in tutti gli appartamenti di quella città e la sera nel cielo.
IL CIELO RUBATO
Un giorno, il 23 febbraio, ad un architetto venne in mente di fare una città di stelle, allora si mise a pensare come prenderle; pensò pensò e gli venne in mente di andare nello spazio con un razzo e un retino e così fece.
Andò sullo spazio e le prese tutte, poi andò dove non c'era niente, iniziò a fare il cemento, poi stella per stella le attaccò.
Quando venne notte, la gente non vedeva più le stelle però pensava che arrivassero la notte dopo.
L'architetto, il giorno dopo, andò a finire il suo lavoro e provò se tutto andava per il meglio.
Alla sera la gente disse:
-Stasera le stelle non si vedono perché ci sono le nuvole.
Il giorno dopo, l'architetto inaugurò questa città di stelle e la chiamò STELLA.
Tutta la gente comprò subito tutte le nuove case e i negozi di stelle.
Ma il primo giorno che dal cielo cominciarono a piovere lacrime, perché il cielo non aveva più le sue stelle, la gente si bagnò tutta anche dentro casa perché le case avevano i buchi, là...tra stella e stella.
Allora la gente andò dall'architetto e gli chiese di aggiustare le case e poi ridargliele.
L'architetto ci provò ma non ci riuscì, allora tutti gli chiesero di liberare le stelle e restituire i soldi.
Così fece.
Prima le liberò e poi restituì i soldi alla gente che da quel momento fu felice perché tornava a vedere le stelle... e l'architetto tutte le sere contava le stelle per sapere se c'erano tutte.
IL CIELO RUBATO
Una notte, una bambina aveva chiesto alla mamma se poteva prendersi la Via Lattea per fare una coroncina, e, per fare una collana, tutte le stelle.
Tutte le stelle erano tante, allora la mamma si mise al lavoro: prese una rete e ne catturò cento alla volta.
La bambina era felice, andò a scuola e i suoi compagni e la maestra la guardarono con occhi fissi.
Da quel giorno andò a scuola con… scarpe, orecchini... insomma con tutto il corpo pieno di stelle, anche della Via Lattea e pezzetti di pianeti.
Si dette poi un soprannome, si chiamò Planetaria.
Questo nome era molto carino, e da quel giorno fu così che la chiamarono Planetaria.
Lei fu contentissima e contenti erano anche i pianeti, le stelle e la via Lattea.
Certe volte, la mattina, le stelle si tuffavano in mezzo al latte, i pianeti stavano sopra i biscotti che per loro erano come la spiaggia, la via Lattea intorno al bicchiere.
Così il cielo rimase per sempre spoglio come un albero d'inverno.
Chi ha rubato le stelle?
Gli anni passavano bene e i bambini ogni sera guardavano le stelle, qualcuno col telescopio per esplorare meglio e schivare lo smog, e qualcuno no, perché preferiva vederle di persona.
Invece ai vecchi tempi, di notte, c'era un cielo scuro e le stelle si vedevano benissimo scintillare e brillare nel cielo e si vedevano senza telescopio.
Bè, così era la vita prima, ora torniamo a noi.
Un brutto giorno la luna si ingelosì di tante compagne che brillavano come lei, la sua sola soddisfazione era stata quando nel 1969 i primi uomini erano sbarcati su di lei.
Ma dopo quel fatto, i bambini guardavano solo le stelle.
Eppure la luna pensava che solo lei era la più bella del cielo; di giorno il sole le poteva andare bene ma di notte oltre a lei c'erano le stelle. Voleva essere solitaria nella notte come il sole di giorno.
Allora si prese tutta la luce per sé e neanche una stellina brillava nel cielo. Così le stelle, arrabbiate, caddero come se fossero spugne inzuppate, come se la luce fosse una colla che le teneva attaccate e senza quella le stelle cadevano leggere nel cielo, fino ad arrivare a terra, lasciando così sola la luna.
La luna infatti dopo un po' di "notti" si sentiva sola e così cercava di mandare segnali alle stelle che ormai se ne fregavano e esploravano la terra: per loro era molto più bella di quando la vedevano dall' alto e potevano vedere come era fatto il giorno.
La luna pensò che si era sbagliata sul fatto di rimanere da sola e così pianse, pianse e pianse ancora, fino al punto di diventare sbiadita e giallino sabbia.
Le nuvole che vagavano di notte la consolarono dicendole: -Non piangere e pensa a non ingiallire, perché altrimenti di notte non ci sarà più nessuno a dare luce.
Ma la luna testarda non le ascoltò e continuò a piangere.
Le stelle intenerite decisero di risalire, ma non avevano la luce, così la luna gliela mandò e risalirono in fila indiana.
Allora lei promise di non fare mai più una cosa del genere, così le stelle, tutte insieme, formarono una scritta attorno alla luna, dove si poteva leggere:
-È proprio bella la lunaaa!!
Così i bambini, quando guardavano il cielo, si ricordavano della luna, e da allora in poi guardarono anche lei, insieme alle stelle.
LA LUNA FU CONTENTISSIMA!!
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