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LIM ─ LAVAGNE INTERATTIVE LUMINOSE: TRE PASSI INDIETRO di Umberto Tenuta

Le decantate LIM rappresentano la negazione delle unità di apprendimento, dell’autonomia delle scuole e della libertà di insegnamento

La lettura, in questa stessa rubrica, dell’analogo saggio sulle LIM di Maria Antonietta Crea sembra dare la sensazione di un rinnovamento tecnologico che finalmente il Ministero della PI si accinge a fare sul serio, perché le LIM le comprerà e le invierà direttamente alle scuole il Ministero della PI.
Ma che ha utilizzato le LIM o semplicemente ne legge le caratteristiche si rende conto che sta per essere compiuto un passo indietro nella didattica estremamente significativo rispetto alla UNITÀ DI APPRENDIMENTO introdotte dalla Moratti, già Ministro della PI dello stesso schieramento della Gelmini.
Semplicemente, si può dire che le LIM servono per fare lezioni e le UNITÀ DI APPRENDIMENTO per trasformare la scuola in luogo di apprendimento personalizzato utilizzando le metodologie più avanzate della ricerca psicopedagogica e del movimento di rinnovamento della scuola degli ultimi due secoli, muovendo dalla concezione pedagogica dell’età moderna che si può far iniziare almeno dal Rousseau.
Le UNITÀ DI APPRENDIMENTO pongono al centro del processo di apprendimento l’alunno con tutte le sue caratteristiche, realizzando effettivamente la personalizzazione educativa, per cui, nella scuola c’è posto, non solo per il riconoscimento, ma anche per la valorizzazione della diversità, così come prescrive il REGOLAMENTO DELL’AUTONOMIA SCOLASTICA di cui al D.P.R. 275/1999. Inoltre con le UNITÀ DI APPRENDIMENTO si supera finalmente la concezione trasmissiva dell’insegnamento e si fa spazio alla concezione dell’apprendimento come costruzione dei concetti, secondo la teoria del costruttivismo cognitivistico, che oggi rappresenta la teoria più accreditata dell’insegnamento/apprendimento, espressione opportunamente utilizzata nell’art.1 del D.P.R. 275/1999.

Rispettando le caratteristiche personali dei singoli alunni, le UNITÀ DI APPRENDIMENTO rendono possibile la personalizzazione educativa, superando l’individualizzazione dell’insegnamento: nelle UNITÀ DI APPRENDIMENTO sono personalizzati non solo i percorsi apprenditivi, come nell’individualizzazionedell’insegnamento, ma anche gli obiettivi formativi (<<adatti e significativi>>).
Con la personalizzazione educativa resa possibile dalle UNITÀ DI APPRENDIMENTO si realizza una scuola a misura dei singoli alunni, tutti diversamente abili: non si pone più il problema degli alunni che fino a ieri venivano definiti alunni in situazione di handicap.
Si costituiscono gruppi di alunni in base ai loro livelli di formazione e di apprendimento, ai loro ritmi ed ai loro stili di apprendimento, alle loro motivazioni. Si dà spazio a tutti gli alunni, quali che siano le loro caratteristiche, compresi gli alunni dotati, ai quali purtroppo mai si pensa.
Ma se è vero, come è vero, che l’insegnamento non consiste nella trasmissione delle conoscenze, ma nella loro costruzione da parte dei singoli alunni. Ed ancora, se oggi i metodi giustamente decantati sono il Problem solving ed il Cooperative learning, questi possono essere realizzati solo con le unità di apprendimento. Le LIM renderanno solo apparentementemeno noiose le lezioni, ma restano sempre espositive, così come lo sono gli ipertesti e gli ipermedia.
La scuola ha bisogno dei PC, ma dei PC per apprendere, non per fare lezioni.
Ed oggi, i PC sono alla portata di tutte le scuole con i kit mobili: 13 notebook su un carrello che si sposta di aula in aula. Con i ventimila euro delle LIM si potevano acquistare kit mobili per moltissime scuole.
Ma sorvolando sugli aspetti didattici e soprattutto educativi delle LIM, resta ancora due problemi sui quali non si può sorvolare: la libertà d’ insegnamento e l’autonomia delle scuole di cui al D.P.R. 275/1999.
Innanzitutto, la libertà di insegnamento comporta che siano i docenti a scegliere gli strumenti didattici adeguati al loro modo di fare scuola. Non può il Ministero imporre determinati strumenti didattici.
E poi, l’acquisto degli strumenti didattici spetta alle scuole In virtù della loro autonomia, possono fare le scelte che ritengono più adeguate alle loro esigenze. Non si era mai verificato che fosse il Ministero a comprare ed inviare alle scuole i sussidi didattici.
Continuando di questo passo, fra poco avremo i libri di testo ministeriali inviati direttamente alle scuole.
Che cosa resta dell’autonomia?
È un interrogativo allarmante.
D’altra parte, c’è l’esperienza dei PSTD, estremamente significativa.
Oggi l’esperienza dei laboratori informatici deve ritenersi superata dal “banco a due piazze”, reso possibiledai costi irrisori dei notebook, a condizione che i PC vengano utilizzati, non dai docenti, come le LIM, ma dagli alunni, con adeguato corredo di oggetti virtuali, per apprendere, per costruire i concetti e, in tal modo per far acquisire, non solo conoscenze, ma anche capacità e atteggiamenti: il sapere, il saper fare ed il saper essere della Cresson.
In merito, è appena il caso di precisare che il problema più rilevante della scuola non sono tanto le riforme quanto la formazione dei Dirigenti e dei docenti, che lo spreco dei fondi per i PON certamente non sta risolvendo, se non altro perché non può risolverlo: nessuna scuola può organizzare un corso di aggiornamento per i docenti di lettere, un corso di aggiornamento per i docenti di matematica ecc.
Si rendono necessarie le reti di scuole, secondo il modello che era stato avviato in provincia di Salerno.

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(1) Fierli, coordinatore del Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, ha aperto INFORSCUOLA '99, volendo ribadire così anche l’attualità della Circolare 282 dell’aprile 97, applicativa del PSTD…>> (http://www.iwn.it/vecchiosito/a99n02/Argentiero.htm).
(2) <<L’affidare direttamente alle singole scuole i fondi stanziati con il Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche è stata una scelta forte, che ha anticipato la legge sull’autonomia. Con questa tesi l’ispettore Fierli, coordinatore del Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, ha aperto INFORSCUOLA '99, volendo ribadire così anche l’attualità della Circolare 282 dell’aprile 97, applicativa del PSTD…>> (http://www.iwn.it/vecchiosito/a99n02/Argentiero.htm).
(3) In merito cfr.: Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
(4) In merito cfr. TENUTA U.,Aggiornamento, problema irrisolto, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com; TENUTA U.,Una rete per l'aggiornamento dei docenti condizione essenziale per realizzare la scuola dell’autonomia, in http://www.edscuola.com/archivio/didattica/reagg.html

10 novembre 2008