RIFORMA DELLA SCUOLA

 

Piano di Studio Personalizzato: significato e funzioni di  Anna Marra Barone

Concetto di Piano di Studio Personalizzato

 

Nelle Indicazioni nazionali, per quanto riguarda il Piano di Studio Personalizzato, si legge:  “L’insieme delle Unità di apprendimento effettivamente realizzate, con le eventuali differenziazioni che si fossero rese opportune per singoli alunni, dà origine al piano di studio personalizzato che resta a disposizione delle famiglie e da cui si ricava la documentazione utile per la composizione del Portfolio delle competenze individuali”. Il che sta a significare che il PSP non è costituito dall’insieme delle UA così come sono state progettate, ma piuttosto come le stesse sono state concretamente realizzate dai docenti in relazione al contesto specifico, in quanto  possono anche aver subìto modifiche e variazioni rispetto al progetto iniziale per   adeguare l’intervento didattico all’evolversi delle situazioni di apprendimento.

Nelle stesse Indicazioni, però, si fa presente  che “l’ispirazione culturale-pedagogica, i collegamenti con gli enti territitoriali e l’unità anche didattico-organizzativa dei Piani di Studio Personalizzati elaborati dai gruppi docenti si evincono dal Piano dell’Offerta Formativa di istituto”, il che mette chiaramente in evidenza che i  PSP devono essere coerenti con le scelte del POF e che devono essere tracciati, in linea di massima, prima  della realizzazione  delle Unità di apprendimento progettate. Inoltre, in “Vincoli e Risorse” al primo capoverso delle Indicazioni nazionali per i PSP sia della scuola primaria che di quella secoindaria di I grado, si legge  che “ La scuola ..........cointribuisce alla realizzazione del Profilo educativo, culturale e professionale previsto per lo studente a conclusione del primo ciclo, collocando i Piani di Studio Personalizzati, che sono stati redatti per concretizzare in situazione gli obiettivi specifici di apprendimento, all’interno del Piano dell’Offerta Formativa di ogni istituzione scolastica”.

Del  resto, il termine “piano”, quale si evince dalle scienze psico-socio-pedagogiche nel suo significato di progetto e/o programma, appare, in linea generale, meno rigido del termine “pianificare” in quanto può riferirsi anche “allo sforzo di individuare tempi, modi, mezzi necessari all’attuazione di un progetto (ad esempio educativo) che tenga conto sia degli elementi per così dire oggettivi, sia di quelli soggettivi. In questo senso, si può dire che un “ piano” non è mai inteso (o non dovrebbe esserlo) come definitivo, ma come sempre suscettibile di cambiamenti e revisioni”(da “Dizionario di pedagogia”-P. Bertolini-Zanichelli, 1996).( quanto prima indicato dovrebbe valere anche per quanto riguarda il Piano dell’Offerta formativa).

“Il concetto di Piano di Studio Personalizzato è legato ad una visione pedagogica che, a partire dalla centralità della persona e dalla unicità dei suoi bisogni formativi, considera la diversificazione dei percorsi come condizione imprescindibile per la piena attuazione del diritto allo studio, per la rimozione dei condizionamenti e per il successo formativo” (Raccomandazioni  per la comprensione e l’attuazione dei documenti nazionali della riforma-dal sito: www.cisem.it).

Normalmente, per Piano di studi personale si intende il documento ufficiale redatto da uno studente universitario sulla base di un ordinamento dell’università che, in base agli indirizzi offerti, presenta corsi di studio obbligatori, altri facoltativi, altri opzionali. Lo studente, autonomamente o con la guida di un tutor, costruisce il suo percorso di studi universitari all’interno dei vincoli ordinamentali ma anche alla luce  delle prospettive professionali, degli interessi ed esigenze personali ed altro.  Nel predetto Piano, dunque,  vi è una forte componente di selezione personale e di progettualità soggettiva circa il percorso di studio da intraprendere.

 

Le scelte delle famiglie e i  bisogni degli alunni

Con i Piani  Personalizzati delle Attività educative introdotti nella scuola dell’Infanzia e i Piani di Studio Personalizzati introdotti nella scuola primaria e secondaria con la riforma Moratti,   ai docenti si richiede, sul piano professionale, di procedere dal “particolare personale al generale culturale” nel rispetto dei vincoli nazionali e  avendo cura di coinvolgere responsabilmente alunni e genitori. I docenti, cioè, nel progettare il Piano dell’offerta formativa, devono aver cura di  tenere in grande considerazione  le caratteristiche personali di ciascun alunno (contesto socio-familiare, stili e ritmi di apprendimento, attitudini, interessi ecc,) e le scelte educative delle famiglie. “Il risultato dovrebbe essere la costruzione sempre più mirata di Piani di Studio Personalizzati” sia nella progettazione e nello svolgimento (cfr. Unità di apprendimento), sia nella verifica (cfr. Portfolio delle competenze)”.

Il “cuore” della riforma Moratti risiede proprio nella scelta dei Piani di Studio Personalizzati che prevedono una organizzazione della didattica funzionale alla promozione di occasioni di apprendimento diversificate per tutti e tali da trasformare le capacità di ciascuno nelle  competenze personali. Poiché non si tratta più di piani di studio disciplinari (programmi), ma di piani di studio personalizzati, il perno organizzativo non risiederà più nelle discipline ma nelle esigenze e caratteristiche personali dei singoli alunni.

Il termine “personalizzazione significa trovare e assicurare le condizioni organizzative, professionali ed umane perché i processi di “individualizzazione” non siano mai decisi da altri, magari in maniera burocratica, ma sempre ragionati, conosciuti e scelti da ogni studente, insieme alla sua faniglia, come un arricchimento di sé e come una condizione per integrarli in un personale progetto di vita. .............Lo studente e la sua famiglia, in altri termini, sono ritenuti diretti co-protagonisti, co-operatori e co-negoziatori della propria maturazione e del proprio destino”(G. Bertagna- “Al servizio della personalizzazione”- sito:www.cisem.it)

“I Piani di Studio Personalizzati, nel rispetto dell’autonomia delle Istituzioni scolastiche, contengono un nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchia la cultura, la tradizione e l’identità nazionale, e prevedono una quota riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali” (L. 53/2003- art.2-comma 1,f).  Si fa presente, inoltre, che proprio ai fini della personalizzazione dell’offerta formativa, in “Vincoli e risorse” delle Indicazioni nazionali, sia per la scuola  primaria che per la scuola secondaria di I grado, si precisa che ogni istituzione scolastica, su richiesta delle famiglie, mette a disposizione dei ragazzi e delle famiglie una offerta opzionale facoltativa aggiuntiva fino a 99 ore annue (scuola primaria) e fino a 198 ore annue (scuola secondaria di I grado).

                  

Linee guida per la elaborazione dei PSP

In via schematica si può affermare che il PSP:

1) è un documento interno alla scuola che viene  elaborato dall’equipe pedagogica coordinata dal tutor;

 2) è una raccolta organizzata di Unità di apprendimento ognuna delle quali ruota intorno a uno o più obiettivi formativi integrati;

3) presuppone la centralità e il protagonismo dell’alunno e la partecipazione cooperativa soprattutto della famiglia;

4) prevede percorsi diversificati, in relazione alle esigenze di apprendimento e di formazione di ciascun allievo, da attuarsi mediante attività di classe e di laboratorio.

Nella costruzione di un  PSP si possono  individuare  tre fasi operative principali:

1) elaborazione di  un Piano di Studio di massima (traccia di pianificazione che indichi le modalità di perseguimento delle mete del PECUP);

2) individuazione degli apprendimenti unitari da promuovere ( numero di UA fattibili in un dato periodo, sequenza e   contemporaneità tra UA, aspetti organizzativi quali la gestione dei laboratori, gli  incontri di equipe, i tempi delle verifiche (bimestrale e/o quadrimestrale), ecc.

3) progettazione delle Unità di apprendimento previste con  specificazione degli obiettivi formativi e delle conoscenze/abilità da acquisire e verificare durante il percorso didattico.

      Si riporta quì di seguito una ipotesi di griglia-guida per la costruzione del PSP:

!) L’equipe pedagogica, coordinata dal tutor, deve, preliminarmente, conoscere il complesso delle offerte formative contenute nel POF, il PECUP, gli obiettivi generali del processo formativo e gli obiettivi specifici di apprendimento che devono essere trasformati in obiettivi formativi, adatti e significativi, generalmente, per il gruppo classe.

Procede, quindi,  all’ analisi della situazione di partenza  del gruppo classe e raccoglie in una scheda riassuntiva  tutte le informazioni possibili sui livelli di sviluppo e di apprendimento  degli alunni (capacità possedute e competenze  maturate nel periodo scolastico precedente, ritmi e stili di apprendimento, relazionalità, motivazioni, atteggiamenti, inclinazioni, interessi  ecc.).

 Sceglie, infine, all’interno del progetto educativo previsto dal PECUP,  le finalità e gli obiettivi educativi considerati prioritari in base alla situazione di partenza  del gruppo classe e concretamente perseguibili nel corso dell’anno scolastico.

2) Ogni docente indica gli obiettivi specifici di apprendimento della propria disciplina  scegliendoli tra gli O.S.A. di cui alle Indicazioni Nazionali  ed evidenziandone l’eventuale nesso con gli obiettivi educativi comuni scelti dall’equipe. Gli OSA saranno numerati per individuarli in rapporto alle singole discipline e ai corrispondenti obiettivi formativi (distinguendo quelli relativi alle conoscenze da quelli relativi alle abilità),  e contestualizzati in rapporto al gruppo classe e/o al singolo alunno. Gli OSA, definiti in relazione agli standard di apprendimento degli alunni, costituiscono gli Obiettivi Formativi della programmazione didattica annuale del singolo docente e andranno trascritti nel “Giornale dell’insegnante”.

3) L’equipe pedagogica avanza una previsione circa il numero di UA e le tipologie di UA (obbligatorie, facoltative, interdisciplinari, disciplinari ecc.) che andranno a mano a mano a comporre il PSP la cui costruzione si completa nel corso dell’anno scolastico.

4) Il tutor, in quanto coordinatore, partecipa ai genitori le proposte elaborate dall’equipe  in cui, sulla base dei vincoli stabiliti nel POF, sono indicati, in linea generale, gli orari delle attività, l’organizzazione degli alunni in gruppi di tipologie diverse, la quantità e la durata dei progetti opzionali/facoltativi scelti dagli alunni  con l’obbligo di frequenza ecc, e comunica loro gli OSA  che sono stati individuati per i percorsi di apprendimento  e che, attraverso le UA, si trasformeranno in competenze personali degli alunni.

5) Ogni docente di classe o docente responsabile di Laboratorio   (a volte insieme e a volte singolarmente) progetterà  una serie appropriata di Unità di apprendimento che si inseriscono nel quadro  generale già tracciato ma che  verranno definite nei dettagli, arricchendosi e/o  modificandosi in itinere, durante la fase attuativa.in base alle caratteristiche degli allievi e all’evolversi del contesto e del gruppo-classe (per questo motivo le UA possono essere documentate solo a posteriori).

La raccolta ordinata delle UA, con la specificazione delle variazioni e degli adattamenti apportati in itinere, va a costituire il Piano di Studio Personalizzato di ciascun alunno.

21 marzo 2005