RIFORMA DELLA SCUOLA

 

Sistema di Istruzione e Formazione di Anna Marra Barone

Norme di riferimento e aspetti innovativi

 

       Le innovazioni in atto

La legge 59/97 sull’autonomia scolastica e il successivo regolamento attuativo (DPR 275/99) hanno introdotto nelle istituzioni scolastiche la flessibilità come strategia portante per assicurare il successo formativo a tutti gli alunni, determinando così il passaggio da un modello organizzativo rigido a un modello progettuale, dalla centralità della classe alla centralità del gruppo, dal tempo settimanale rigido al monte ore annuo/ciclo, dalla didattica direttiva alla didattica interattiva, dall’insegnamento all’apprendimento, dal curricolo rigido al curricolo personalizzato, dai contenuti agli obiettivi specifici di apprendimento relativi a competenze.

Con la riforma Moratti viene posta alla base della nuova scuola la centralità non solo del soggetto che apprende ma anche di tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo, prevedendo una organizzazione flessibile e dinamica fondata soprattutto sulle relazioni interpersonali, e vengono potenziati e valorizzati tutti gli elementi innovativi introdotti nella scuola con la legge sull’autonomia, e in particolare: 1)il ruolo delle famiglie; 2)la collegialità docente che viene rafforzata con l’istituzione del docente coordinatore-tutor; 3)la continuità verticale ed orizzontale; 4)la centralità dell’insegnamento dell’italiano e della matematica e il potenziamento dell’insegnamento scientifico; 5)l’introduzione di nuovi contenuti di insegnamento (lingue straniere, informatica e tecnologia per tutti);6)l’istituzione dei “laboratori” e valorizzazione della didattica progettuale e laboratoriale; 7) la trasversalità disciplinare.

Tra le principali innovazioni introdotte nella scuola con la riforma Moratti si annoverano il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente, il Piano di studio personalizzato, il Portfolio, i Laboratori, la figura del Tutor.

Il quadro normativo di riferimento:

o         Legge n. 59/97- art.21 (Legge Bassanini) che ha attribuito l’autonomia a tutte le istituzioni scolastiche.

o         Decreto Legislativo 31 Marzo 1998, n 112: Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli Enti locali, in attuazione del Capo I della legge n.59/97.

o         Legge costituzionale 18 Ottobre 2001,n.3: Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.248 del 24 Ottobre 2001).

o         D.P.R.275/99: Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche.

o         Legge n.53 del 28 Marzo 2003: Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale (legge Moratti).

o         D.Lgs. 19 febbraio 2004, n.59: Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’art.1 della legge 28 marzo 2003, n.53. Con il predetto Decreto ha preso il via la riforma nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e nelle prime classi della scuola secondaria di I grado.

o         Circolare Ministeriale 5 marzo 2004, n.29 avente per oggetto: Decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59- Indicazioni e istruzioni (circolare applicativa del Decreto 59/2004).

o         Circolare n.85 del 3 Dicembre 2004, avente per oggetto “Indicazioni per la valutazione degli alunni e per la certificazione delle competenze nella scuola primaria e nella scuola secondaria di I grado.

L’art. 4 del DPR 275/99 , relativo all’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche, conferisce alle stesse la responsabilità di individuare le modalità e i criteri di valutazione degli alunni che prima erano di competenza del MPI.

L’art.8 del DPR 275/99 attribuisce al Ministro dell’istruzione il compito di definire gli indirizzi generali sulla valutazione degli alunni e il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi.

L’art. 10, comma 3 del DPR 275/99 prevede l’adozione da parte del Ministero dell’istruzione, di nuovi modelli di certificazione riguardanti conoscenze, competenze, abilità acquisie e crediti formativi riconoscibili.

Con la Circolare n.85/2004 si precisa che quanto disposto dagli articoli sopra citati del

DPR 275/99 deve essere integrato e contestualizzato con quanto sancito dagli articoli 8 e 11 del Decreto legislativo n.59 del 19 Febbraio 2004, relativi, rispettivamente, alla scuola primaria e alla scuola secondaria di I grado, che dispongono che siano affidate alla competenza dei docenti dell’equipe pedagogica ( docenti responsabili delle attività educative e didattiche previste dai piani di studio) le seguenti operazioni:

o         la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del comportamento degli alunni;

o         la valutazione dei periodi biennali ai fini del periodo successivo;

o         l’eventuale non ammissione alla classe successiva all’interno del periodo biennale;

o         la certificazione delle competenze acquisite dall’alunno;

o         l’accertamento della validità dell’anno scolastico per gli alunni della scuola secondaria di I grado, in relazione al numero delle frequenze delle attività didattiche (non inferiori ai tre quarti del monte ore annuo personalizzato).

I Documenti nazionali:

1.         Il Profilo Educativo, Culturale e Professionale (PECUP)

Esplicita ciò che ogni studente, alla fine del I e del II ciclo deve sapere (conoscenze) e saper fare (abilità) per essere l’uomo e il cittadino che la società si aspetta che sia a 14 anni e a 18-19 anni. Costituisce “la bussola” per la determinazione sia degli obiettivi generali del processo formativo, sia degli obiettivi specifici di apprendimento dettati dalle Indicazioni nazionali per i PSP in relazione ai vari periodi didattici. Si articola in tre nuclei portanti (Identità, Strumenti culturali e Convivenza civile) e, di fatto, contiene la mappa delle competenze attese al termine del I e del II ciclo, per cui potrebbe costituire il punto di partenza per l’elaborazione del Piano di Studio Personalizzato.

Per raggiungere i traguardi posti al termine del I ciclo di istruzione, occorre che i docenti, appartenenti ai livelli di scolarità coinvolti, condividano la progettazione di un percorso formativo che si sviluppi in verticale a partire dalla scuola dell’infanzia (così come già sancito del resto dalla legge n.148/90), e che il PECUP, con la sua struttura e le sue articolazioni, trovi espressione nel POF in termini di mete formative di istituto anche se con evidenti connotazioni e sottolineature locali.

2.         Le Indicazioni Nazionali per i PSP della scuola primaria e secondaria di I grado ( di cui agli allegati B e C facenti parte integrante del Decreto leg.vo 19 Febbraio 2004, n.59) Sostituiscono i vecchi programmi della scuola elementare e media ed esplicitano i livelli essenziali di prestazione da assicurare a tutti i cittadini per il godimento dei diritti sociali e civili, tra cui il diritto all’istruzione e formazione (art.2 della Legge n.53/2003 e art. 117, p.m della L. Costituzionale n.3/2001) .Prevedono la progettazione di una serie di Unità di apprendimento alla cui base viene posta l’unità della persona, della cultura e dell’educazione, e che mirano alla personalizzazione dei Piani di Studio.

3.         Le Raccomandazioni per l’attuazione dei PSP

 Le Raccomandazioni, a differenza delle Indicazioni, non sono prescrittive ma soltanto orientative in quanto intendono offrire alle scuole e ai docenti solo alcuni chiarimenti, suggerimenti ed ipotesi di lavoro per la elaborazione delle Unità di apprendimento e dei Piani di Studio Personalizzati ( sono disponibili, allo stato attuale, solo per la scuola primaria).

Nelle Raccomandazioni, per esempio, si affronta il problema cruciale del lessico pedagogico in quanto si riconosce che molto spesso nella scuola vengono usati termini ed espressioni linguistiche (soprattutto nel campo della valutazione) che vengono interpretate in maniera diversa, il che impedisce non solo la comunicazione e il dialogo tra i docenti, ma genera soprattutto equivoci ed ambiguità sull’oggetto in discussione. D’altro canto, l'accresciuta responsabilità del corpo docente e di tutto il personale della scuola a seguito dell’attribuzione dell’autonomia, richiede la collegialità operativa e decisionale fondata sul continuo dialogo e sulla condivisione delle scelte e delle decisioni prese, per cui, ai fini della comunicazione, che è una delle caratteristiche fondamentali di una organizzazione, per prima cosa è necessaria la condivisione del lessico pedagogico. E poiché sia nel disegno di legge delega che nelle Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati ricorrono termini soggetti ad interpretazioni diverse, si è ritenuto opportuno indicare, nelle Raccomandazioni, le definizioni di alcuni vocaboli particolarmente significativi.

Se ne indicano alcuni, in forma sintetica, in quanto legati al tema delle competenze:

-Capacità: Per capacità si intende una potenzialità e una propensione dell' essere umano a fare, pensare, agire in un certo modo. Riguarda ciò che una persona può fare, pensare e agire, senza per questo avere già trasformato questa sua possibilità ( poter essere) in una sua realtà ( essere).

-Competenza: Le competenze indicano quello che siamo effettivamente in grado di fare, pensare e agire, adesso, nell'unità della nostra persona, dinanzi all'unità complessa dei problemi e delle situazioni di un certo tipo che siamo chiamati ad affrontare e risolvere in un determinato contesto.

-Conoscenze e abilità: Le conoscenze sono il prodotto dell'attività teoretica dell'uomo; riguardano, quindi, il sapere, quello teoretico e quello pratico. Le abilità, invece, sono la condizione e il prodotto della razionalità tecnica dell'uomo e si riferiscono, quindi, al saper fare ( non solo al fare, ma anche al sapere le ragioni e le procedure di questo fare).

-Obiettivi specifici di apprendimento (OSA): indicano le conoscenze ( il sapere) e le abilità

( il saper fare) che i docenti devono organizzare in attività educative e didattiche ( Unità di apprendimento) per la promozione concreta delle competenze individuali finali degli allievi a partire dalle loro capacità. Essi sono ordinati per discipline e per " educazioni”.

Nella scuola, le capacità personali degli allievi, grazie proprio alla mediazione delle conoscenze e delle abilità, che sono dunque strumenti e non fini, si trasformano in competenze personali dell’alunno.

-Obiettivi formativi: i docenti sono tenuti a trasformare il quadro tracciato dal Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP), nonché gli obiettivi generali del processo formativo e gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli allievi, in obiettivi formativi, cioè in obiettivi di apprendimento effettivamente adatti alla maturazione dei singoli allievi e per loro sicuramente significativi ( gli obiettivi formativi non sono altro che gli OSA contestualizzati).

I documenti di scuola :

 1. Il Piano dell’Offerta Formativa (POF)

 E’ “ il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle Istituzioni scolastiche” (art.3 del DPR.275/99). Il POF, tenendo conto del PECUP e delle Indicazioni Nazionali da un lato e del contesto territoriale e della realtà concreta degli allievi dall’altro, traccia le linee e le condizioni a cui le scuole e i singoli docenti devono attenersi per elaborare i Piani di studio personalizzati.

Ogni istituzione scolastica redige il proprio POF nel modo e nella forma che ritiene più opportuna e che riflette, indubbiamente, il rapporto che l’istituzione ha saputo instaurare con gli studenti, le famiglie, gli Enti territoriali.

 Il POF, in genere,contiene:

a) presentazione e dati identificativi della scuola;

b) qualità dell’offerta formativa. (criteri e strategie comuni per l’attuazione del PECUP e delle Indicazioni Nazionali; progetti finalizzati all’Educazione alla Convivenza civile; modalità organizzazative dei Laboratori; criteri per la formazione di gruppi omogenei e/o eterogenei di alunni, ecc.)

c) potenziamento dell’offerta formativa (accoglienza, continuità, orientamento, sviluppo, potenziamento e recupero degli apprendimenti ecc.;

 d) criteri, strumenti e modalità condivise per la valutazione degli apprendimenti e dei comportamenti, per l’autovalutazione di istituto, per la lettura e l’interpretazione delle competenze certificate nel portfolio da altre scuole ecc.

 e) aspetti organizzativi e risorse strumentali e professionali.

2.               I Piani di Studio Personalizzati

I PSP nelle Indicazioni nazionali sono definiti come ”l’insieme delle Unità di apprendimento effettivamente realizzate, con le eventuali differenziazioni che si fossero rese opportune per singoli alunni”. Nelle stesse Indicazioni si fa presente anche che “l’ispirazione culturale-pedagogica, i collegamenti con gli enti territitoriali e l’unità anche didattico-organizzativa dei Piani di Studio Personalizzati elaborati dai gruppi docenti si evincono dal Piano dell’Offerta Formativa di istituto”, il che mette chiaramente in evidenza che i PSP devono essere coerenti con le scelte del POF e che vanno tracciati, in linea di massima, prima di dare il via all’attuazione delle Unità di apprendimento progettate.

I PSP rimangono a disposizione delle famiglie ed offrono spunti e materiali per la compilazione del Portfolio.

3 Il portfolio delle competenze individuali

E’ un Documento di scuola del tutto innovativo in quanto consente sia di superare, per la struttura che ha e la funzione assegnatagli, schede e documenti finora utilizzati per la valutazione e l’orientamento, sia di realizzare il principio della personalizzazione in maniera più coerente ed efficace degli strumenti di valutazione e di orientamento usati fino ad ora. Nel campo scolastico ed educativo si riscontrano numerose definizioni di “portfolio”.

 

 21 marzo 2005