RIFORMA DELLA SCUOLA

PLURALITA’ DEI DOCENTI NELLA SCUOLA PRIMARIA
di Umberto Tenuta

Recita l'articolo 4, comma 3, Legge 30 ottobre 2008, n. 169: <<1. Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastichedella scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più' ampia articolazione del tempo-scuola>>.

Prima obiezione
La disposizione del docente unico contraddice la realtà di fatto.
Atteso che la scuola continua e integra il processo formativo già avviato nella famiglia e nel sistema formativo integrato, si verifica che il bambino, fino a sei anni. ha goduto nella famiglia del rapporto formativo con due o più persone, a seconda che abbia solo i genitori o altri familiari e che abbia frequentato gli asilo-nido.
Inoltre, il bambino che arriva alla scuola primaria ha quasi certamente frequentato la scuola dell’infanzia, nella quale ha avuto almeno due docenti.
Ancora, il bambino ha certamente avuto la possibilità di godere del rapporto formativo con altre persone, appartenenti ad altre agenzie formative, quali la chiesa, le ludoteche ecc.
Tante figure educative hanno agito sul bambino che arriva alla prima classe della scuola primaria ove, sulla base di argomentazioni inconsistenti, si troverà certamente ad avvertire il disagio di avere un solo docente!

SECONDA OBIEZIONE

Il docente unico dovrebbe favorire l'unitarietà del processo formativo, ma di questa unitarietà ci si ricorda dopo sei anni dalla nascita del bambino!
Si fa crescere e formare il bambino da almeno due genitori; gli si fa frequentare una scuola dell'infanzia con almeno due docenti; gli si lascia frequentare altre agenzie formative che offrono una pluralità di figure docenti.
Ed ora, all'improvviso, nella scuola primaria nasce il problema della unitarietà educativa o formativa e si prevede la figura del docente unico!
Ma si dimentica la continuità educativa che impone una coerenza formativa fra le diverse agenzie formative precedenti (famiglia, chiesa, asili nido, scuola dell'infanzia ecc.).

TERZA OBIEZIONE

Il docente unico assicurerebbe l'unitarietà formativa!
E chi lo garantisce!
Chi garantisce che il docente unico attui il collegamento (interdisciplinarità, transdisciplinarità, ologrammaticità) tra la Lingua italiana, la Matematica, le Scienze ecc.? E chi garantisce che i diversi docenti che si succedono nelle cinque classi della scuola primaria curino la continuità educativa tra di loro, con le famiglie, col sistema formativo integrato ecc.?

QUARTA OBIEZIONE

Il docente unico tuttologo!
Fiumi di inchiostro sono stati versati nei primi anni '80 per dimostrare che nessun docente può essere tuttologo così come oggi non lo è nessun professionista in nessun campo.
Solo nella scuola primaria si verificherebbe il miracolo del docente tuttologo!
Forse qualcuno ricorda ancora la scuola elementare, la scuola degli elementi del sapere, la scuola delle nozioncine, per la quale poteva bastare un docente tuttologo.
Sappiamo che quanto più il bambino è piccolo tanto più approfondite debbono essere le conoscenze e le competenze dei docenti per renderle a lui accessibili.
Ma questo è argomento così ovvio che dovrebbe risultare estremamente banale richiamarlo.

QUINTA OBIEZIONE

Chi garantisce all'alunno della scuola primaria la "fortuna" del docente, non solo competente, ma anche didatticamente preparato in tutte le discipline?
Come oggi è possibile essere adeguatamente preparati in tutte le discipline?
Non lo si richiede in nessuna istituzione: solo nella scuola!

CONCLUSIONE
Solo la pluralità dei docenti garantisce agli alunni la continuità con la pluralità delle figure educative delle precedenti istituzioni formative, assieme alle competenze approfondite delle singole discipline di cui soprattutto la sua giovane età ha bisogno.
Non solo, ma la pluralità dei docenti gli garantisce una maggiore possibilità di incontrare il docente a lui più confacente.
Perché condannare l’alunno della scuola primaria al docente unico, tuttologo, monarca assoluto?
Forse si è tenuto presente il criterio del risparmio.
Certamente nel modulo dei tre docenti, più un insegnante di religione e un insegnate di lingua straniera, vi era uno sperpero: a fronte delle 60 ore di lezioni necessarie erano disponibili 76 ore di docenza (moltiplicate le 22 ore di docenza per ognuno dei tre docenti del modulo si hanno 66 ore disponibili, alle quali occorre aggiungere le 4 ore del docente di religione e le 6 ore del docente di lingua straniera, per un totale di 76 ore.
Ma chi impone che il modulo non sia più articolato e aperto a più di due classi?
Il Ministero della pubblica istruzione dovrebbe assegnare tante ore di docenza quante ne occorrono per un orario giornaliero che può essere di 40, 30, 35, 24... ore per ogni classe. Non sono le ore che contano e quindi non è detto che la scuola debba essere a tempo pieno, a tempo lungo, a tempo normale. Al limite potrebbero bastare le vecchie 24 ore di funzionamento della scuola primaria di un tempo.
Inoltre, si tenga presente che vanno garantite le ore settimanali della programmazione da portare almeno a quattro.
Comunque, non è questo il problema.
Il problema è che il docente unico, tuttologo, è contro ogni logica: anche nella scuola primaria non vi può essere un solo docente tuttologo!
Il Ministero dalla pubblica istruzione comprenda le ragioni che abbiamo accennato. Ce lo auguriamo tutti.
Ma non è necessario che le comprenda.
Esistono strumenti normativi che consentono di attuare la pluralità dei docenti anche ferma restando la disposizione del docente unico.
Basta fare ricorso alla normativa sull’autonomia di cui alle D.P.R. 275/1999:

Art. 4 (Autonomia didattica)
1. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.
2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:
a) l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività;
b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui;
c) l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, anche in relazione agli alunni in situazione di handicap secondo quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104;
d) l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;
e) l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari.
3. Nell'ambito dell'autonomia didattica possono essere programmati, anche sulla base degli interessi manifestati dagli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché insegnamenti in lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali.
4. Nell'esercizio della autonomia didattica le istituzioni scolastiche assicurano comunque la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli enti locali in materia di interventi integrati a norma dell'articolo 139, comma 2, lett. b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. ……………

Art. 5 (Autonomia organizzativa)
1. Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell'offerta formativa.
…….
4. In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono essere diversificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel piano dell'offerta formativa.

Se l’Autonomia di cui al D.P.R. 275/1999 ha un significato, essa lo ha soprattutto nell’organizzazione del lavoro dei docenti.
Assegnato un docente per ogni classe, stabilito un orario di 24 ore settimanali, l’utilizzazione dell’attività docente viene poi deliberata dagli organi collegiali della scuola, in modo che essa risponda nel modo miglioreall’esigenza di assicurare il successo formativo a tutti i singoli alunni, alunni in situazione di handicapacità compresi, valorizzando le specifiche competenze di cui ogni docente è portatore e tenendo presente che il docente tuttologo non esiste se non nei decreti-legge, ma non nella realtà, come testimonia il lavoro di gruppo di esperti diversi in ogni campo, tranne che nella Riforma Gelmini, la quale non è detto che debba essere applicata pedissequamente come nel vecchio ordinamento burocratico, ma secondo lo spirito e la lettera del Regolamento dell’autonomia scolastica.

6 luglio 2009