RIFORMA DELLA SCUOLA

DOCENTI ED ALUNNI
di Umberto Tenuta

Commento al seguente articolo del sociologo Francesco Alberoni:
<<L’insegnante troppo amico spegne la creatività dell’allievo di Francesco Alberoni
Finiti gli esami di maturità, per preparare il prossimo anno scolastico parliamo di pedagogia. Uno dei maggiori errori della pedagogia contemporanea è stato quello di ridurre la differenza fra chi insegna e chi apprende, immaginando che l’insegnante debba comportarsi come un amico che assiste lo studente mentre cerca la soluzione da solo. Non deve dargli e richiedergli nozioni, non deve insegnargli un metodo, non deve dargli regole.
L’esperienza invece ci ha mostrato che i migliori risultati educativi si ottengono quando l’insegnante resta fino in fondo insegnante, che trasmette con rigore il suo metodo, il suo amore per la scienza, il suo sapere. Questo non significa che debba essere autoritario e dispotico. Anzi dovrà essere affettivamente vicino al suo allievo, dialogare con lui, ma restando un adulto con la sua esperienza e rappresentare una guida, un modello. Non ci si può aspettare che l’allievo diventi tanto più creativo quanto più viene lasciato solo. È l’insegnante che lo deve aiutare ad accendere la sua creatività. Ma non con giochi e formulette, ma con l’esempio, con una lezione creativa. Un tempo il professore universitario in aula esponeva le sue teorie, le sue scoperte, polemizzava con i suoi avversari scientifici e, in tal modo, coinvolgeva gli studenti nella sua ricerca e nelle sue battaglie.
Essi si sentivano parte di una «scuola» di cui egli era il «maestro». È così che in filosofia c’erano gli allievi di Croce o di Gentile, in medicina di Golgi o di Valdoni, in fisica di Fermi o di Amaldi. Poi potevano criticare, combattere il maestro, ma prima si impadronivano della sua forza e del suo metodo. Maestro ed allievo contribuiscono entrambi al successo educativo e nella stessa misura. Quando lo studente è avido di sapere, il maestro dà il meglio da se stesso. Facendo lezione non si ripete, inventa, pensa ad alta voce, argomenta in modo intenso, convincente. Lo studente lo percepisce e viene coinvolto nel processo. Succede come in teatro dove il bravo attore compie meraviglie quando si confronta con un pubblico attento, competente ed esigente. Ho l’impressione che nella scuola odierna e soprattutto nell’università, dove i corsi sono frantumati in moduli e gli esami fatti con test al computer, venga sempre più trascurato questo
aspetto umano del processo formativo. Il risultato sono dei docenti indifferenti e lontani, e degli studenti deboli ed insicuri.
(14 luglio 2008)>>

Certamente il sociologo Francesco Alberoni fotografa la situazione di incertezza, l'equivoco ed anche la confusione che oggi regnano nella scuola, ove il con il cambiare di ogni governo, cambiano anche i curriculi ed i modelli organizzativi della scuola.
Nella confusione che regna pure i docenti sono disorientati ed anch’essi sono il frutto di una formazione professionale praticamente inesistente.
Tuttavia, alcune espressioni utilizzate autorevolmente da Alberoni possono contribuire a creare incertezze.
Cominciamo con l'espressione <<L’esperienza invece ci ha mostrato che i migliori risultati educativi si ottengono quando l’insegnante resta fino in fondo insegnante, che trasmettecon rigore il suo metodo, il suo amore per la scienza, il suo sapere>>.
Si tratta di un'espressione che potrebbe indurre a ritenere ancora valida, come si evince dal testo successivo, la figura del docente che insegna, che fa lezione. Ora sappiamo che insegnare, dal latino <<in-signo>> ha sempre significato “imprimere nella mente", fare lezioneex cattedra, anche se oggi magari con l'uso delle tecnologie più moderne, quali i videoproiettori e l'utilizzo di programmi quale Power Point.
Questa è una scuola che dovrebbe essere tramontata e sostituita dalla scuola delle unità di apprendimento (1), ove il docente progetta le attività di apprendimento degli alunni e segue il loro impegno di scoperta, di invenzione, di costruzione dei concetti (2). Non è il docente che imprime le conoscenze nella mente degli alunni, ma gli alunni che le costruiscono, con la guida costante, intelligente, discreta del docente, che fa evitare gli errori e aiuta gli alunni nel loro impegno di acquisizione, non solo di conoscenze e di capacità, ma soprattutto di atteggiamenti (3).
Comincia l’opera del docente con il creare le motivazioni dei singoli alunni. Come scrive il Ferrari, <<invece di iniziare la trattazione di un argomento con una serie di definizioni, di teoremi e di corollari, si parte da problemi la cui… risoluzione porta alla scoperta di un concetto o allo sviluppo di una teoria>> (4).
Prosegue poi con il creare l'ambiente di apprendimento.
Certamente, è fondamentale l'aiuto che il docente offre agli alunni nella costruzione dei concetti opportunamente progettati in modo da evitare apprendimenti disorganici, episodici, frammentari, come oggi spesso si verifica nella scuola, ove regnano sovrani i famigerati progetti educativi più diversi, più vari e perciò disorganici, che certamente non portano gli alunni al possesso dei linguaggi, dei metodi di indagine e dei quadri disciplinari fondamentali delle singole discipline.
Se è vero che le discipline sono gli strumenti che gli uomini hanno inventato per conoscere e comprendere il mondo dalle più diverse angolazioni, oggi la scuola viene meno al suo compito fondamentale che è appunto l'alfabetizzazione culturale, intesa appunto come possesso dei linguaggi, dei metodi di indagine ed anche dei quadri disciplinari, dei saperi essenziali, delle strutture delle discipline.
Ma il frammentarismo didattico non si combatte con il docente che <<fa lezione, pensa ad alta voce, argomenta in modo intenso, convincente>>.
Il rischio è che gli alunni non vengano "coinvolti", ma "assistano” al discorso del docente e lo facciano proprio, lo assumano acriticamente, come verbummagistri.
Il modello di scuola che continua a imperare è quello del docente che fa lezione e degli alunni che ascoltano più o meno passivamente facendo proprie le idee del docente.
Quel che la psicopedagogia moderna è andata proponendo, pervenendo alle unità di apprendimento della riforma di cui alla L. 53/2003, à la centralità degli alunni e non già quella del docente.
Certamente, come nelle Case dei bambini della Montessori, il docente ha un ruolo essenziale, che non è quello di offrire le conoscenze già bell'e fatte, ma è quello di aiutare gli alunni a costruirle, soprattutto perché la scuola non deve mirare solo a far acquisire conoscenze, ma anche a far maturare capacità e soprattutto atteggiamenti.
E le capacità e gli atteggiamenti maturano attraverso l'impegno di scoperta, ricostruzione, reinvenzione delle conoscenze, non attraverso la loro assunzione dal docente.
Opportunamente Alberoni afferma che l'alunno viene <<coinvolto nel processo>>.
È questo coinvolgimento, anzi questo protagonismo, che il docente deve agevolare.
E questo, sia nelle scuole pre-universitarie , sia soprattutto nelle università, ove la situazione è forse peggiore di quella accennata dall’Alberoni.
Evidentemente, il problema va ricondotto alla formazione che i docenti si fanno, appunto, all'università.
L’Alberoni ha chiuso il suo discorso con l'università ma non ha accennato all'inesistenza più che all'inadeguatezza dell'aggiornamento dei docenti, oggi affidate alle agenzie di formazione che il ministero autorizza, non riconoscendo alle scuole l'autonomia prevista dal D.P.R. 275/1999.
Evidentemente, i docenti sono quelli che li fa essere la loro formazione iniziale, oggi così carente, e il loro aggiornamento, praticamente inesistente, malgrado i corsi delle agenzie autorizzate dal ministero della pubblica istruzione e soprattutto malgrado lo sperpero del denaro dei PON che meglio potevano essere spesi in un sistema di formazione autonomamente gestito dalle scuole attraverso la costituzione di reti di aggiornamento (5).

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(1) In merito cfr.:TENUTA U.,Unità di apprendimento, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(2) In merito cfr.: TENUTA U., Concettualizzare: costruire concetti; TENUTA U., Concettualizzazione - Dall’insegnamento all’apprendimento, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(3) In merito cfr. anche: CRESSON, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
(4) FERRARI M., L'educazione matematica dai 13 ai 18 anni, in L'educazione Matematica, C.R.S.E.M., Cagliari, Suppl. I, 1980, p. 45.
(5) In merito cfr.: TENUTA U., Aggiornamento dei docenti in rete;TENUTA U., in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com

16 luglio 2008