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RIFORMA DELLA SCUOLA

CULTURE (LE DUE)
di Anna Marra Barone
(1)

Aspetti conoscitivi complementari di una unica realtà (1)
Cultura umanistica e/o scientifica?

Mi è capitato spesso, soprattutto nel passato, di sentir parlare di due culture, ed in genere poco della cultura scientifica e molto di quella umanistica. E con l’espressione di “discipline umanistiche” si volevano intendere, in genere, alcune discipline colte e raffinate a cui veniva attribuito il carattere privilegiato di “Cultura” da contrapporre alle “discipline scientifiche” alle quali veniva invece attribuito un ruolo del tutto secondario di istruzione di tipo esclusivamente professionale e tecnico.
In realtà, le predette due culture, umanistica e scientifica, debbono considerarsi piuttosto due aspetti della realta’ umana che pur nelle differenti espressioni e’ e rimane unica. Una cosa è certa, che la diffusione dei concetti scientifici fondamentali e’ ancora molto scarsa nella scuola e non credo che si possa ridurre il problema ad una scarsa qualita’ della didattica, ma piuttosto allo scarso valore che il senso comune attribuisce ancora al sapere scientifico.
Senza naturalmente voler polemizzare, mi capita spesso di constatare che l’ ignorare il concetto di “entropia” o di “metabolismo” o di “omeostasi” da parte di un cultore di discipline umanistiche viene considerato meno grave che l’ ignorare il nome di un’opera di un grande autore greco o di una poesia di un famoso poeta italiano da parte di un uomo di scienza.
Al riguardo, ho letto recentemente che nel periodo immediatamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale cominciò ad affermarsi pian piano l’idea che anche la cultura scientifica avrebbe dovuto entrare a far parte del patrimonio culturale di tutti i cittadini.. Pertanto, proprio per conferire agli studi scientifici la stessa dignità che da tempo veniva riservata agli studi umanistico-letterari,. fu coniato il termine di “Umanesimo scientifico”. E, sempre a tal fine, furono prodotte riviste scientifiche a carattere divulgativo (rivolte soprattutto ai giovani) che intendevano perseguire lo scopo di presentare le discipline scientifiche sotto l’aspetto più culturale che prettamente tecnicistico.
Ma per svariati motivi ( il prevalere dell’idealismo crociano, la forte eredità lasciata dalla cultura classica, la pressione della Chiesa cattolica poco propensa ad accettare i progressi della scienza) una cultura diversa e più ampia dell’unica cultura accettata che era quella umanistica.non riusciva ad affermarsi. Nel frattempo, però, andavano affermandosi gradualmente alcune ricerche scientifiche particolarmente significative e si cominciava a discutere anche sul piano scientifico di temi che per tradizione venivano studiati solo sul piano filosofico ( i concetti di spazio/tempo, continuità e discontinuità, determinismo e probabilismo ecc.) per cui una realtà culturale così rilevante non poteva essere più ignorata in quanto offriva al grosso pubblico una nuova immagine della Scienza, meno legata agli aspetti tecnocratici e più vicina al meditare filosofico. Si cominciò così a parlare di due culture, l’umanistica e la scientifica, che da alcuni venivano considerate contrapposte, da altri complementari e da pochi altri ancora come componenti di un’unica cultura intrinsecamente inscindibile.
“La cultura è il sistema di idee vive che ogni epoca possiede. Meglio: il sistema di idee a partire dalle quali vive ogni epoca” ammette il filosofo spagnolo Josè Ortega Y Gasset (J.O.Y. Gasset , “Mision de la Universidad”, 1930, in “Obras Completas”). La cultura, pertanto, non coincide né con la scienza, né con le humanae litterae, in quanto esiste solo la “cultura” che è propria di ogni uomo il quale è capace di crearsi una immagine del mondo circostante nei suoi diversi aspetti sostituendo gli “oggetti reali” con “oggetti mentali”. D’altra parte, non è corretto parlare di cultura matematica, fisica, letteraria, storico- filosofica, in quanto si tratta piuttosto di “erudizioni” in campi specifici e circostanziati e solo una parte di esse può essere riconosciuta come “cultura”.
A conclusione di quanto sopra detto, se nei tempi passati si intendeva per “cultura” solo quella umanistica, oggi appare del tutto anacronistico dare a tale termine lo stesso significato. Anzi, per l’enorme progresso e l’affermata validità delle ricerche scientifiche, l’uomo contemporaneo potrebbe alle “humanae litterae” sostituire a ragione le “humanae scientiae” in considerazione anche del successo delle nuove tecnologie informatiche che ripropongono un nuovo Rinascimento centrato non più sul culto dei classici antichi ma piuttosto sul nuovo culto delle scienze matematiche.

L’unità della cultura nella formazione integrale dell’uomo
“La società diventa sempre più esigente in fatto di qualità e di livello di preparazione culturale dei giovani..La loro formazione dovrà, pertanto, essere il più possibile generale e flessibile e dovrà fondarsi sull'unità del sapere, senza distinzione tra cultura umanistica e cultura scientifica. (da: Anna Marra Barone- “ Per un nuovo umanesimo: insegnamento scientifico e formazione integrale dell’uomo”-1990-Didattica delle Scienze- n.147).
Ma quali sono le coordinate culturali che costituiscono il quadro di riferimento per lo sviluppo di un progetto educativo di base? Qual è la funzione delle discipline di studio, e in particolare delle discipline scientifiche? Che cosa insegnare ai giovani, oggi? E soprattutto, chiedersi: “Chi sono i giovani di oggi e di che cosa hanno bisogno per affrontare il futuro? Sono domande queste che i docenti, quali responsabili della formazione dei giovani, dovrebbero porsi continuamente soprattutto perché i problemi della società cambiano continuamente e con grandissima velocità e di conseguenza vengono a modificarsi di continuo i termini stessi del problema educativo.
Le risposte al riguardo possono essere varie, ma tutte dovrebbero esprimere questo concetto fondamentale: i docenti, in quanto educatori, hanno il dovere di fornire, attraverso le scienze, la storia, la filosofia, la letteratura e tutte le altre forme di conoscenza, gli strumenti di base per comprendere la realtà che ci circonda e che si va facendo sempre più complessa e mondializzata ed in cui gli aspetti naturali, alle cui manifestazioni la vita dell'uomo è intimamente legata, sono sempre più soverchiati da quelli artificiali. 1 problemi della società, è vero, cambiano continuamente, ma gli educatori, con la loro sensibilità, dovrebbero essere sempre pronti a cogliere il significato di questi cambiamenti e preparare il giovane ad affrontarli, mirando allo sviluppo di quella «autonomia di giudizio» e quella “capacità di scelte consapevoli” che dovrebbero costituire gli obiettivi educativi di tutte le discipline.
«Nella loro differenziata specificità» veniva sottolineato nei programmi della scuola media del '79 «le discipline sono strumenti ed occasione per uno sviluppo unitario ma articolato e ricco di funzioni, di conoscenze, di capacità ed orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili ed in grado di compiere scelte». E ancora più avanti si leggeva: «I vari insegnamenti esprimono modi diversi di articolazione del sapere, di accostamento alla realtà, di conquista, sistemazione e trasformazione di essa, e a tal fine utilizzano specifici linguaggi che convergono verso un unico obiettivo educativo: lo sviluppo della persona nella quale si realizza l'unità del sapere».
Finalità educativa della scuola è dunque la formazione integrale dell'uomo, attraverso lo sviluppo della sua personalità in tutte le direzioni (intellettive, creative, operative, religiosa, sociale, affettiva, ecc.). In un tale progetto educativo la scienza, al pari della poesia, dell'arte, della musica, della filosofia ecc., è una componente essenziale della formazione dell'uomo, in quanto espressione della sua esigenza di conoscere la natura nella sua genesi e nel suo sviluppo, in una tensione conoscitiva che comprende momenti speculativi e momenti operativi.
La scienza, dunque, intesa come modo peculiare di organizzarsi come sapere, come struttura di conoscenze, come interpretazione di aspetti particolari della realtà, rientra a pieno titolo nell'unica cultura umanistica che è quella dell'uomo globale e che ricompone nell'unità del sapere tutte le dimensioni del suo essere.
Non si tratta di creare «un ponte» tra cultura umanistica (intesa nella concezione tradizionale) e cultura scientifica, ma di promuovere un «nuovo umanesimo», avente le caratteristiche della globalità e della integralità, in cui le discipline tradizionalmente umanistiche e le discipline scientifiche siano viste come aspetti conoscitivi complementari di una unica realtà (in questa visione, la contrapposizione tra le due culture viene superata in nome dell'unità dell'uomo).
Come affermava il prof. Dalla Porta, ordinario di astrofisica teorica alla Scuola internazionale Superiore di studi avanzati di Trieste, le due conoscenze, quella scientifica e quella metafisica, pur operando con metodi diversi su realtà diverse, possono trovare la loro integrazione nella ragione dell'uomo: quindi è dentro l'uomo che si deve ricercare l'unificazione delle due modalità conoscitive, indicate dal prof. Dalla Porta «esperienze interne» ed«esperienze esterne».
L'obiettivo di un discorso educativo appare quindi ben delineato: il problema della formazione dell'uomo diventa il problema della sua formazione integrale, in una visione complessiva in cui tutte le dimensioni abbiano la loro specifica rilevanza e quindi sia loro riconosciuto un ruolo fondamentale per la maturazione dell'uomo adulto.
Oggi, poi, si sente più che mai 1'esigenza di recuperare il senso dell'unità del sapere perché si è ormai consapevoli che la scienza e la tecnica in questi ultimi 50 anni sono giunte ad una svolta tale da mettere in serio pericolo la libertà dell'uomo e la sua stessa esistenza. Nel momento attuale, un ricongiungimento della scienza con l'etica appare inevitabile se l'uomo non vuole andare incontro alla completa distruzione di se stesso.

La vera essenza della scienza: educare ad una mentalità scientifica
Come sottolineato nelle pagine precedenti, la scienza ha ancora una scarsissima risonanza sul piano culturale nonostante l'enorme rilevanza che sia la scienza che la tecnica hanno avuto ed hanno ancora nella società odierna per quanto riguarda lo sviluppo economico, le condizioni sociali, il livello di vita quotidiana ecc. Il che si verifica soprattutto perché nella cultura dominante regna ancora una falsa immagine della scienza, che a volte viene concepita come una specie di «magia nera» e a volte come una «forza» che esiste ed agisce al di fuori dell’uomo. «Perché la valorizzazione culturale della scienza possa effettuarsi » affermava il prof. Evandro Agazzi, ordinario di filosofia delle scienze presso l'Università di Genova e di Friburgo, «è necessario che l'attenzione dell'uomo contemporaneo si sposti dai contenuti della scienza (i quali lo hanno fin troppo abbagliato e sedotto in quanto conoscenze "efficaci", preludio alle applicazioni tecniche capaci di cambiare il volto della natura ed il tenore della vita di ognuno) alla struttura “noetica” della scienza, ossia al suo modo peculiare di organizzarsi come tipo di sapere (cioè di conoscenze "pure", intese in primo luogo come un tentativo di comprendere, ricostruire, interpretare un certo livello di realtà...)”
«La scienza non è un corpo di informazioni sul mondo» afferma Scwab «ma un modo di apprendere di più sul mondo..... e con il gusto della creatività» [4]. La totale assenza di questa immagine della scienza non solo ha contribuito a creare una frattura tra scienza e umanesimo, ma ha fatto sì che si sia prodotto anche un enorme divario tra la scienza come è e la scienza come viene insegnata. Le conclusioni della ricerca scientifica, infatti, vengono sempre presentate nella scuola, a tutti i livelli, come fatti già verificati. «La conoscenza scientifica» afferma ancora Scwab «deve essere impartita alla luce dell'indagine che l'ha prodotta» [5]. «Ai fini della scienza i fatti non possono essere più trattati come dati a sé stanti» [6] in quanto dipendono dalle ipotesi che organizzano e controllano le operazioni di chi è impegnato nel processo di conoscenza. «La conoscenza scientifica si fonda non sui fatti, ma sui fatti selezionati e la selezione di questi si fonda sul principio concettuale che dirige la ricerca» [7] (in questo senso la teoria viene prima dei fatti). Inoltre, la conoscenza acquisita mediante una indagine non è sempre conoscenza dei fatti, ma interpretazione di essi alla luce sempre della concezione teorica che guida l'indagine stessa.
Sotto il profilo pedagogico, emerge la necessità da un lato che la scienza venga insegnata come scienza, ponendo una maggiore attenzione alle problematiche di ordine metodologico ed epistemologico, dall'altro, che le discipline umanistiche non trascurino la trattazione dei temi di riflessione proposti dalla ricerca scientifica. «Accogliendo alcuni modi di pensare tipici della mentalità scientifica» afferma ancora il prof. Agazzi «non solo si faciliterà la comprensione del mondo della scienza da parte della cultura, ma si offrirà al mondo della cultura un mezzo per ovviare a certi limiti di formazione intellettuale che oggi si riflettono assai spesso in sterilità della cultura: alludiamo con ciò a quella persistente attitudine "retorica" o "dialettica" che presume di risolvere i problemi in base ai semplici dibattiti sulle idee, o in forza delle sole stringenti argomentazioni, avendo ben scarsa sensibilità circa il fatto che le premesse delle argomentazioni siano ben fondate o che le loro conseguenze siano in sufficiente accordo con i fatti» [8].
Compito fondamentale, quindi, dell' educazione scientifica è quello di educare ad una «mentalità autenticamente “scientifica” perché solo così essa assolverà al suo compito umanistico che è quello di promuovere la formazione integrale dell'uomo. Al fine di consentire l’acquisizione dei saperi e delle competenze per il pieno sviluppo della persona in tutte le dimensioni, per l’esercizio dei diritti di cittadinanza e per favorire il successo formativo e prevenire e contrastare la dispersione scolastica, l’istruzione obbligatoria è stata innalzata a 16 anni (DPR 139/2007). Le competenze di base (indicate nell’Asse scientifico-tecnologico) che si richiedono allo studente a conclusione dell’obbligo scolastico, dovrebbero essere le seguenti:
- osservare, descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e artificiale e riconoscere nelle sue varie forme i concetti di sistema e di complessità;
- analizzare qualitativamente e quantitativamente fenomeni legati alle trasformazioni di energia a partire dall’esperienza;
- essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel contesto culturale e sociale in cui vengono applicate..

Bibliografia
[1] Mialaret G., Introduzione alla pedagogia,Armando Editore, Roma, 1970, p. 91.
[2] Bruner J. S., Verso una teoria dell'istruzione,Armando, Roma, 1978, p. 114.
[3] Lepre L. (a cura di), Educazione scientifica e nuovo umanesimo, UCIIM, Roma, 1988, pp. 40-41.
[4] Scwab J. J. e P. F. Brandwein, L'insegnamento della scienza, Armando, Roma, 1965,p. 145.
[5] Scwab J. J. ed altri, La struttura della conoscenza e il curricolo, La Nuova Italia, Firenze,1971, p. 27.
[6]. Scwab J. J e P. F. Brandwein, op. cit., p.35.
[7] Scwab J. J. e P. F. Brandwein, op. cit., p.37.
[8] Lepre L. (a cura di), op. cit., p. 52.

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(1)
Relazione (leggermente modificata) rispetto a quella tenuta in occasione delle Celebrazioni del 60° Anniversario dell’Istituto Magistrale “Regina Margherita” di Salerno.
(1) Già Dirigente superiore per i servizi ispettivi del Ministro della pubblica istruzione.

16 luglio 2008

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