RIFORMA DELLA SCUOLA

AIMC DI SALERNO: SEMINARIO DEI MAESTRI CATTOLICI DEL 19 APRILE 2008
QUALE SCUOLA PER IL MEZZOGIORNO ?
di Ambrogio Ietto

(Pubblicato su ‘Il Nuovo Salernitano’ di Sabato 19 Aprile 2008)

Introdotto da Mariangela Prioreschi, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, si svolge oggi, presso la storica scuola ‘Vicinanza’ della città, il Seminario interregionale di studi, organizzato dalla stessa AIMC, sul tema: ‘Scuola: risorsa per lo sviluppo del Mezzogiorno’. Delegati delle regioni meridionali, in rappresentanza dei soci del benemerito gruppo professionale fondato nel 1944 da Carlo Carretto e Maria Badaloni, si confronteranno, a pochi giorni dalla consultazione elettorale, su una questione che assume sempre più carattere di rilevante importanza: la possibilità – necessità di riconoscere al sistema scolastico una funzione trainante per lo sviluppo civile ed economico della nostra aera territoriale e, quindi, dell’intero Paese.
La riflessione non potrà non muovere dall’analisi di una serie di fattori assolutamente negativi che, al momento, frenano ogni prospettiva di miglioramento delle generali condizioni di vita: forte tasso di disoccupazione giovanile e, in particolare, di laureati e di diplomati, conseguente ripresa dei flussi migratori dei giovani migliori e più audaci verso le aree produttive del Nord, presenza piuttosto invasiva della malavita organizzata, risultati scolastici gravemente deludenti degli studenti quindicenni campani, pugliesi, calabresi e siciliani nelle competenze scientifico - matematiche e nella lettura, marcato condizionamento delle aggregazioni politico – amministrative nella gestione delle poche e rare opportunità di lavoro, degrado ambientale, diffuso senso di sfiducia verso le istituzioni.
In linea teorica la scuola non può non considerarsi risorsa preziosa per rimuovere gli antichi, consolidati ostacoli che, dall’unità d’Italia ad oggi, non è stato possibile rimuovere per dare all’area meridionale del Paese, felicemente benedetta da Dio e da madre natura dal punto di vista paesaggistico, storico, archeologico ed artistico, serie prospettive di sviluppo. In sede pratico – operativa, però, nonostante non manchino entusiasmo e competenze nella maggioranza degli operatori del settore, le istituzioni scolastiche incontrano non poche difficoltà nel portare avanti un progetto formativo idoneo ad assicurare a tutta l’utenza un ruolo di cittadinanza attiva e di responsabilità.
Lo strumento dell’autonomia, riconosciuto anche dal dettato costituzionale, risulterebbe in sé funzionale ad un’offerta formativa rispondente alle esigenze particolari del territorio e al vissuto esistenziale dei ragazzi. In realtà la ricorrente indisponibilità da parte degli enti autarchici, del mondo produttivo e mercantile e del volontariato autentico a sostenere l’impegno e lo sforzo delle istituzioni educative, determina di fatto una condizione di isolamento e, quindi, di scarsa incidenza sul processo di costruzione dell’identità dei giovani.
Manca in sostanza un forte patto sociale per la scuola. La didattica che oggi può attivamente coinvolgere i ragazzi è quella del fare e dell’agire e dell’educare istruendo. La sua applicazione, però, richiede ambienti flessibili, laboratori, spazi che rendano gradevole l’apprendere. Alle carenze strutturali, cui dovrebbero provvedere i comuni e le amministrazioni provinciali, si aggiunge spesso l’impreparazione dei docenti ancora fermamente legati ad un’impostazione verbalistica e trasmissiva dei saperi.
Il contratto di lavoro recentemente siglato dalle organizzazioni sindacali prevede, purtroppo, soltanto il diritto dei docenti alla formazione continua e non anche il dovere. Nel corso del corrente anno scolastico solo in Campania si spendono circa 98 milioni di euro per i Programmi Operativi Nazionali finanziati dai Fondi Strutturali Europei al fine di migliorare la qualità dell’azione formativa e valorizzare il sistema di istruzione.
Di risorse più o meno simili per entità si avvantaggiano anche Calabria, Puglia e Sicilia fino al 2013. Non si è certi, nonostante un attento monitoraggio della complessa operazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, della positiva, produttiva utilizzazione di questi consistenti finanziamenti. Se si escludono gli interventi strutturali di competenza degli enti locali, per il resto, le singole scuole autonome non hanno bisogno di ulteriori risorse finanziarie. Necessitano soltanto di essere sostenute da una forte tensione collaborativa da parte delle famiglie degli allievi, delle istituzioni e dei corpi intermedi presenti sul territorio per dare vita a fruttuose esperienze di partnariato.
Per il resto legislatore e sindacati di categoria sono chiamati a convenire su intese che, rivedendo parzialmente il quadro normativo, determinino condizioni favorevoli per introdurre finalmente essenziali criteri meritocratici all’interno del sistema scuola.
Se alla prossima rilevazione Ocse dovessimo trovarci dinanzi arisultati analoghi a quelli dell’anno scorso, nonostante il forte sostegno economico dell’Europa, per la scuola, per i suoi operatori e per le pubbliche istituzioni del Mezzogiorno non ci sarebbero più alibi.

(21 aprile 2008)