RIFORMA DELLA SCUOLA

SCUOLA DELL’INFANZIA SCUOLA PRIMARIA SCUOLA SECONDARIA di Umberto Tenuta
La scuola dell’infanzia è la vera scuola primaria

Tertium non datur: o la scuola dell'infanzia è una scuola sul piano formale (primo segmento del sistema scolastico) o non lo è.

Se è una scuola, è la prima scuola, sul piano formale, e come tale dovrebbe essere denominata scuola primaria.

Scuola primaria, perché prima scuola sul piano temporale, ma prima scuola sul piano formale anche in virtù dell'incidenza, fondante, essenziale, decisiva, nel processo di formazione della personalità.

Sappiamo che il bambino vive sin dalla nascita esperienze formative molteplici nei vari contesti formativi in cui cresce e che possono essere definiti anch’essi scuole, come il Comenio faceva quando parlava della “scuola del grembo materno”.

Ma sul piano formale, la scuola dell’infanzia si pone come la prima scuola e perciò le spetta la denominazione di scuola primaria.

Scuola primaria, in quanto prima scuola,scuola basilare, fondamento del sistema scolastico formale complessivo.

Se si vogliono chiamare le cose con il loro nome e non creare confusioni ingiustificate e inopportune, occorre dare alla scuola dell'infanzia il nome di scuola primaria.

In seguito, dopo la scuola dell'infanzia (prima scuola, e quindi scuola primaria), viene la scuola elementare, che non è scuola primaria e ma è la seconda scuola, e perciò le spetta il nome di scuola secondaria.

Se non si vuole disconoscere il carattere di scuola alla scuola dell'infanzia e svilirla nel ruolo anacronistico di istituzione della mera socializzazione, che poi non si sa che cosa sia, ma la si vuole riconoscere nel suo ruolo effettivamente svolto di scuola, allora scuola primaria è la scuola dell'infanzia e scuola secondaria è la scuola elementare.

Da questa logica, stringente, oggettiva, chiara, non si sfugge.

Non cambierà il ruolo della scuola dell'infanzia, definita appropriatamente scuola primaria, che continuerà a perseguire i suoi obiettivi specifici, con le sue metodologie specifiche, attraverso un’organizzazione educativa e didattica specifica.

E nulla perderà la scuola elementare, conseguentemente definita scuola secondaria, anzi si supererà definitivamente l'equivoco del suo retaggio storico di scuola degli elementi di sapere per i figli del popolo, di scuola popolare, di scuola per coloro che non avrebbero proseguito negli studi ed ai quali occorreva assicurare gli elementi del sapere, fermo restando che la vera scuola, il primo segmento del sistema scolastico complessivo, era la scuola secondaria di primo grado o scuola media.

Perché la scuola media debba essere definita scuola secondaria non si capisce: secondaria rispetto a quale scuola primaria, atteso che la scuola elementare non era considerata scuola primaria, anche perché era estranea al sistema formativo complessivo?

Quale significato avesse il termine secondario non si capisce, anzi poteva e potrebbe risultare riduttivo, perché indicante una scuola seconda rispetto ad unascuola primaria, che peraltro non esisteva.

Evidentemente, le parole non rispettano il loro significato letterale, ma si caricano di significati sul piano socioculturale, e così è stato perla scuola secondaria, in cui l’aggettivo "secondaria" o la "secondarietà" è stata assunta e viene assunta come vessillo di una qualità, di un ruolo, di una importanza fondamentale, “primaria”, si direbbe.

 

Era e sarebbe il caso di restituire alle parole il loro esatto significato e chiamare scuola terziaria la scuola secondaria: scuola terziaria di primo e scuola terziaria di secondo grado, se ancora si ha la pretesa di mantenere collegata la scuola media con quelle successive, e non si pensa invece di collegarla alla scuola che la precede (scuola secondaria), nel nome di quella continuità educativa che pure viene invocata, sottolineata, giustamente enfatizzata.

Scuolaterziaria in fondo potrebbe risultare una denominazione lusinghiera per chi è così attento alle terminologie, come appaiono gli operatori della scuola che oggi viene definita scuola secondaria: il 3 viene dopo il 2 e dopo l’1: e poi il 3 è un numero perfetto!

Perciò, scuola terziaria, scuoladi grado superiore alla scuola primaria (scuola dell’infanzia) ed alla scuola secondaria (scuola elementare).

Dovrebbe lusingare la dismissione della secondarietà, che è sminuimento, depauperamento, subalternità.

Meglio scuola terziaria, senza nemmeno di primo grado, lasciando alla scuola successiva (scuola superiore) la denominazione di scuola quaternaria.

Tutti capirebbero:

· la prima scuola sul piano formale è la scuola dell'infanzia che perciòsi chiama scuola primaria;

· la seconda scuola è la scuola elementare che perciòsi chiama scuola secondaria;

· la terza scuola è l'attuale scuola media che conseguentemente si chiama scuola terziaria;

· la quarta scuola è l'attuale scuola secondaria di secondo grado o scuola superiore che logicamente non può non chiamarsi scuola quaternaria o scuola terziaria superiore.

Questo, se si vuole rimanere nell'ambito dei numeri e, in particolare, dei numeri ordinali, che esprimono graduatorie!

Se poi invece le graduatorie non piacciono più, non sono più di moda, anche perché antidemocratiche, allora si abbia il coraggio di essere coerenti fino in fondo.

Alla scuola dell'infanzia si è tolta la denominazione di scuola materna, denominazione carica di significati suggestivi, non solo perché comeniana e agazziana, ma anche perché più vicina allo spirito della scuola familiare, alla scuola materna che oggi dovrebbe lusingare, attese le affermazioni femministe, ma soprattutto preso atto del grande ruolo educativo svolto della madre, che i grandi Pedagogisti di ieri hanno sempre giustamente esaltato, così come quelli di oggi.

Era così naturale che la prima scuola fosse chiamata scuola materna, in omaggio alle madri, educatrici nate che, tra gli altri, il Pestalozzi ha cantato, non tanto nel Canto del cigno o in Come Geltrude istruisce i suoi figli, quanto nel meraviglioso volume Madre e figli[i].

Ma tant'è: la scuola materna è diventata scuola dell'infanzia.

Piace il nuovo nome, anche se resta il problema della denominazione degli asili nido, che certamente asili non sono!

Comunque, scuola dell'infanzia la scuola materna, la prima scuola, la scuola primaria.

E allora scuola della fanciullezza la scuola elementare, scuola dell'adolescenza la scuola media e scuola della giovinezza la scuola secondaria superiore!

Questo non per anglofilia, ma per una esigenza di logica che nella scuola non dovrebbe mai venir meno.

L'ultima soluzione, la più incongrua, la più inopportuna, è quella attuale, contraddittoria, incoerente, contraria ad ogni logica di continuità:

a) scuola dell'infanzia la scuola primaria, che peraltro dovrebbe essere definita scuola della seconda infanzia;

b) scuola primaria: è una vera contraddizione, un falso ideologico, un'usurpazione nei confronti della scuola dell’infanzia che è la verascuola primaria;

c) scuola secondariadi primo grado: un’aggettivazione incomprensibile, atteso che finora non è esistita una scuola primaria!

Perché le persone, in particolare quelle istruite ed educate, quali indubbiamente sono i docenti, dovrebbero essere così legate ai nominalismi non si riesce a comprendere e soprattutto non si riesce a far comprendere a quanti provengono da tradizioni culturali diverse, come oggi sempre più si verifica in un contesto di globalizzazione.

Ma tant'è, le cose restano così, perché la Logica non sembra proprio che sia di casa nella scuola, in cui la si dovrebbe insegnare!

Quello che abbiamo detto non va perciò considerato un messaggio al Ministro Letizia Moratti, che forse lo condividerà, ma non lo potrà realizzare.

Tuttavia, poiché la Riforma in atto non può consentirsi di lasciar vivere una così palese contraddizione nelle denominazioni delle istituzioni scolastiche, che peraltro ha poi precise ripercussioni sui ruoli che le singole scuole sono chiamate a svolgere, si propone una soluzione indolore per tutti.

Così come esiste una scuola secondaria di primo grado ed una scuola secondaria di secondo grado, si crei una scuola primaria di primo grado (scuola dell’infanzia) ed una scuola primaria di secondo grado (scuola elementare).

La scuola dell’infanzia si vedrà finalmente riconosciuto il suo indiscutibile, oggettivo, conclamato ruolo di prima scuola del sistema scolastico formale, a prescindere dall’istituto dell’obbligo scolastico, che ormai è un anacronismo, stante la maturazione del concetto di diritto all’educazione che ormai si è realizzato e che, tra l’altro, vede la stessa scuola dell’infanzia frequentata dalla quasi totalità degli aventi titolo.

Per la scuola dell’infanzia la denominazione di scuola primaria contribuirà formalmente a farle riconoscere il suo ruolo fondamentale, essenziale, basilare che essa svolge nel << rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>(art. 3 Cost.) cui è chiamato il sistema scolastico complessivo, durante tutto il corso dell’età evolutiva e soprattutto nei primi tre anni di vita dei bambini.

 

Ecco, in sintesi, a quali denominazioni delle istituzioni scolastiche porta una logica chiara, motivata, oggettiva:

· scuola primaria di primo grado (l’attuale scuola dell’infanzia)

· scuola primaria di secondo grado (l’attuale scuola elementare)

· scuola secondaria di primo grado (l’attuale scuola media)

· scuola secondaria di secondo grado (l’attuale scuola secondaria di secondo grado).

Non realizzare una tale ridefinizione delle scuole significa voler mantenere incomprensibilmente l’attuale denominazione illogica del sistema scolastico.

[i] PESTALOZZI, E. Il canto del cigno, La Nuova Italia, Firenze, 1935; PESTALOZZI E., Come Geltrude istruisce i suoi figli, La Nuova Italia, Firenze, 1929; PESTALOZZI E., Madre e figlio, La Nuova Italia, Firenze, 1951.