RIFORMA DELLA SCUOLA


RIFORMA DELLA scuola: Diversivi di Umberto Tenuta
Successo formativo degli alunni e aggiornamento degli operatori scolastici sono i veri problemi della Riforma della scuola

Sembrava che Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al DPR 275/1999 avesse finalmente richiamato l'attenzione di tutti, operatori scolastici e non, sui problemi essenziali della scuola.

Dando finalmente attuazione all'articolo 3 (1) della Costituzione, alla scuola viene per la prima volta assegnato il compito specifico di garantire il successo formativo e di garantirlo a tutti gli alunni.

A tal fine, il Regolamento della autonomia scolastica impegnava le scuole al miglioramento dei processi di insegnamento/apprendimento anche attraverso l'utilizzazione delle tecnologie educative innovative, comprese quelle multimediali.

Riconoscendo che il successo formativo può essere assicurato solo da un’organizzazione educativa e didattica personalizzata e che non esistono modelli organizzativi e strategie didattiche validi in assoluto, prevedeva la flessibilità organizzativa e l'impegno di ricerca e sperimentazione dei docenti.

A scanso di equivoci, superando la tradizionale impostazione nozionistica della scuola, figlia dell'Illuminismo cartesiano, fondata sui lumi della ragione e quindi sulla preminenza dei saperi (nozionismo enciclopedico), il Regolamento dell'autonomia enfatizza il ruolo formativo della scuola, anche come risposta alle nuove esigenze poste da una società in rapida trasformazione e globalizzata, che ha bisogno di uomini aperti all'innovazione e capaci di affrontarla anche attraverso la valorizzazione della loro intelligenza emotiva (2).

Il quadro dell'innovazione della scuola sembrava ben disegnato e le riforme di struttura avrebbero dovuto soltanto creare le condizioni per realizzarla: un’organizzazione educativa e didattica funzionale al pieno sviluppo della persona umana, intesa come massimale, integrale e originale formazione della personalità, nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni.

Questo l'impegno della nuova scuola a cui tutto doveva essere funzionale e subordinato.

Invece, come avviene ormai da trent'anni a questa parte, la centralità dell'impegno formativo della scuola è stata dimenticata e l’attenzione è stata rivolta ad altre questioni, soprattutto ai problemi del docente prevalente, del tempo scuola ecc.

Per quanto riguarda il docente prevalente diciamo che il problema è mal posto, perché il Regolamento dell'autonomia riconosce alle scuole il diritto di stabilire le modalità di impiego dei docenti: lo Stato deve solo assicurare un organico che copre il monte orario e poi le scuole debbono valorizzare le specifiche competenze dei singoli docenti nelle forme organizzative che meglio ritengono opportune nell'ambito della flessibilità complessiva dell'organizzazione scolastica.

Stabilisce infatti l’art. 5 del Regolamento dell’autonomia scolastica che<<Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio... In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono essere diversificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel piano dell'offerta formativa>> (3).

Inveceil MIUR si è impegnato in una diatriba che finisce con il distogliere l'attenzione dai problemi essenziali della scuola.

Occorreva che, riconosciuto il primario impegno della scuola di garantire il successo formativo e di garantirlo a tutti i singoli alunni, il MIUR si preoccupasse delle condizioni che potessero assicurare il successo formativo e che risiedono soprattutto nella formazione e nell'aggiornamento degli operatori scolastici.

Non è che questo problema non sia stato affrontato, ma ancora una volta secondo le logiche centralistiche, quali in fondo sono anche quelle della formazione a distanza.

Occorreva invece rispettare pienamente il Regolamento dell'autonomia scolastica e semmai favorire la costituzione di reti di scuole (4): l’aggiornamento sarà realizzato solo quando le singole istituzioni scolastiche se ne faranno direttamente carico, avvertendone l'esigenza, perché consapevoli del loro impegno di garantire il successo formativo e di garantirlo a tutti i singoli alunni attraverso il miglioramento dei processi di insegnamento e di apprendimento (5).

Al MIUR spetta il compito di creare le condizioni perché le singole istituzioni scolastiche avvertano pienamente la responsabilità di garantire il successo formativo ai singoli alunni.

Solo se si avverte questa responsabilità, gli operatori scolastici tutti, dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, si impegneranno a migliorare le loro competenze professionali.

Si tratta di legare, non solo l'avanzamento di carriera, ma la stessa permanenza nella scuola, al possesso delle capacità di svolgere il proprio impegno professionale.

La scuola è un servizio formativo e gli operatori scolastici possono operare in essa solo se sono capaci di svolgerlo secondo criteri di efficacia e di efficienza.

Doveva essere questo il significato profondo della scuola dell'autonomia.

Non un apparato organizzativo, didattico e amministrativo, fine a se stesso, ma un servizio reso ai cittadini, che esalta e valorizza il possesso delle specifiche competenze professionali degli operatori scolastici.

Invece altre logiche sembrano continuare a prevalere, logiche che non giovano certamente a garantire il successo formativo ai singoli alunni e che anche per questo non giovano nemmeno alla valorizzazione del ruolo che i singoli operatori scolastici sono chiamati a svolgere.

Continuare a separare i problemi della qualità della scuola, in termini di efficacia e di efficienza, da quelli della professionalità degli operatori scolastici significa attardarsi in logiche di altri tempi, che non hanno più possibilità di sopravvivenza nel nuovo contesto culturale, al quale peraltro è pienamente funzionale l’istituto della scuola paritaria che trova fondamento nell'articolo 30 della Costituzione repubblicana, nel momento in cui riconosce ai genitori il dovere e il diritto di educare ed istruire i propri figli (6).

Allo Stato incombe solo il dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno a sviluppo della persona umana.

Non si può accettare che lo Stato che si arroghi il diritto esclusivo di educare ed istruire i propri cittadini.

Il riconoscimento dei diritti della persona umana, che sono innanzitutto diritti di libertà, passa attraverso l'autonomia delle istituzioni scolastiche e l'istituto delle scuole paritarie.

La democrazia è ripudio di ogni forma di statalismo, compresa quella dello Stato educatore, come peraltro testimoniano le tristi vicende degli statalismi di destra e di sinistra che l'umanità ha tristemente sperimentato nella prima metà del XX secolo e dei quali tutti vorremmo la certezza di esserci finalmente liberati anche attraverso la creazione di un sistema scolastico pluralistico, libero e democratico.

 

NOTE

1) “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(art. 3 Cost.).

2) GOLEMAN D., Lavorare con l’intelligenza emotiva, come inventare un nuovo rapporto con il lavoro, RIZZOLI, MILANO, 2000.

3) TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003.

4) TENUTA U., Una rete per l’aggiornamento, in METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/(ORGANIZZAZIONE); ; TENUTA U., Reti per l’aggiornamento (FORMANET), in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, III, pp.419ss.

5) TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM

6)“è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” (Art. 30, Cost.)