RIFORMA DELLA SCUOLA

 

 

Lettre  à  tous  ceux  qui  aiment  l’ècole di Umberto Landi

Considerazioni sul processo di riforma

 

       E’ questo il titolo di un ‘petit livre’ con il quale il Ministro francese dell’educazione, Luc Ferry, insieme con Xavier Darcos e Caludie Haigneré, delegati rispettivamente per l’insegnamento scolastico e per la ricerca e le nuove tecnologie, hanno aperto un dibattito ‘ avec les principaux acteurs et le partnaires del l’Ecole… pour expliquer les réformes en cours’ ossia  le dieci priorità individuate dallo stesso Ministro, tra maggio e settembre dello scorso anno, per riorganizzare il sistema educativo d'oltralpe, e indirizzarlo verso obiettivi di efficacia e di qualità.

 

      La ‘lettre’ è stata concepita come un modo e un mezzo per presentare principi e ragioni della politica scolastica e per aprire un dibattito al quale potessero partecipare tutti quelli che hanno a cuore i problemi della scuola e della formazione delle nuove generazioni per riceverne critiche, suggerimenti e proposte utili per correggere e arricchire le ipotesi di riforme scolastiche. Il primo elemento che colpisce è proprio la destinazione erga omnes, il rivolgersi  non solo alle persone di scuola o agli addetti ai lavori perché la scuola è un bene di tutti, un bene indisponibile come si usava dire una volta.

 

      Mentre in questi giorni partono i   “piani regionali di informazione e formazione sulla riforma”,  secondo linee-guida elaborate a livello centrale, e  da più parti affiorano preoccupazioni, più o meno fondate, sulla possibilità di ragionare e riflettere in modo approfondito e aperto sulla ‘riforma Moratti’ prima di provare ad attuarla, viene da pensare a questa interessante iniziativa del governo francese. E in molti sorge spontaneo il timore che nel nostro caso si rischia di perdere un’occasione preziosa per realizzare una iniziativa analoga o che la stessa possa realizzarsi a livelli poco significativi, poco più che rituali.

 

     E per la verità, i timori non sembrano infondati. Si sa che anche da noi - insieme col piano di informazione e formazione per dirigenti e docenti – partirà una campagna di pubblicizzazione che sarà effettuata con tutti i mezzi di comunicazione sociale. Ma una cosa è informare per sollecitare e ricevere critiche e proposte un’altra è informare a  cose già definite e stabilite. E da più parti, all’interno della scuola, viene espresso il timore che non ci saranno tempi adeguati per confrontarsi, interpretare e capire, visto che comunque a settembre, probabilmente sotto forma di ‘sperimentazione generalizzata’, la riforma dovrebbe avviarsi in tutte le classi prime

( e seconde ?) oltre che nella scuola dell’infanzia, per la quale si attendono riscontri  e conferme. 

 

      E quanto è successo fino ad oggi avvalora certi timori. Un anno fa, proprio in questo periodo, dopo l’approvazione del disegno di legge di riforma della scuola da parte del Consiglio dei Ministri, furono indette delle Conferenze di servizio per i dirigenti scolastici ai quali furono illustrate le linee fondamentali del provvedimento adottato dal governo. E si svilupparono anche momenti di confronto e di dibattito ma, in genere,  non furono formalizzate le riflessioni dei partecipanti perché ciò – si fece notare -  non era esplicitamente richiesto dal MIUR che aveva voluto tali incontri.

 

     E’ noto che poi, con D.M. del 18 settembre u.s. n. 100 è stata avviata una sperimentazione in ambito nazionale ( prevista dal Regolamento dell’autonomia) in circa 250 scuole – dell’infanzia ed elementari sparse in tutta Italia - che è andata avanti con difficoltà ( anche per i ritardi nella partenza) e alcune resistenze, facendo peraltro registrate un diffuso impegno dei docenti e dirigenti coinvolti. Di tale iniziativa sono noti alcuni risultati in itinere e si attende la fine dell’anno scolastico per fare un primo bilancio delle innovazioni suggerite dalle Indicazioni nazionali e dalle  Raccomandazioni’ specialmente per quanto riguarda alcuni aspetti nodali: Piani personalizzati; portfolio; tutor; didattica laboratoriale; anticipo della frequenza ecc.

 

   E nelle riflessioni che saranno fatte a partire da settembre prossimo conviene certamente tener conto – come è detto anche nelle ‘Linee guida’ - di quanto è emerso nelle scuole che hanno cercato di ‘sperimentare’ la riforma.

 

    Ma quello che più conta è cercare di capire in quale quadro ci si potrà muovere nei prossimi mesi. In attesa di decreti legislativi e provvedimenti di competenza ministeriale e nella speranza che il MIUR voglia assicurare un ulteriore tempo di riflessione e/o di ‘sperimentazione’, anziché stare a lamentarsi e dolersi sulle difficoltà e sui tempi non congrui per conoscere, riflettere e capire  la riforma in corso, la cosa più responsabile e opportuna che possono fare docenti e dirigenti, all’interno delle istituzioni scolastiche e anche in momenti associativi ecc. , è quella di non porsi in atteggiamenti aprioristici di chiusura/rifiuto o di accettazione/entusiasmo ma di cercare bensì di cogliere – nell’intricato processo di riforme che va avanti da alcuni anni – gli aspetti veramente innovativi e i fattori di continuità senza perdere di vista gli spazi di autonomia riconosciuti e praticabili e le possibilità di interpretazione critica e pluralistica del quadro normativo che va profilandosi. Conviene anche cercare di prestare attenzione ai principi e agli obiettivi generali senza farsi abbagliare o fuorviare da aspetti contingenti o secondari che attengono tutt’al più a questioni organizzative da definire nei contesti operativi utilizzando non solo l’autonomia didattica e organizzativa ma anche quella, purtroppo sottovalutata da più parti, di ricerca, sperimentazione e sviluppo.   Anche in questa occasione, l’atteggiamento più congruo, ed auspicabile, dovrebbe essere quello del ‘professionista riflessivo’ in situazione, attento alle ‘condizioni’ per operare ma non disponibile a forme di ‘fuga dalla realtà’.

 

          Conviene anche non attardarsi in atteggiamenti di nostalgia e rimpianto per ‘riforme elaborate e mancate’ quale quella dei due ministri del precedente governo non solo perché qualche aspetto  non marginale di esse è passato nella riforma Moratti/Bertagna ma anche perché – sia detto con equità e rispetto per tutti – alcune forme di consultazione svolte in quel periodo sulle ‘bozze di riforma’ ancorchè lunghe non sembra siano state fino in fondo veramente aperte. Se si vuole fare riferimento ad un processo intenso e disteso di interazione tra ‘decisore politico’ e addetti ai lavori bisogna andare con la mente al processo di elaborazione degli Orientamenti  per la scuola materna - emanati a giugno del 1991 – preceduti da una fase di consultazione durante la quale la Commissione ministeriale ( che operava dal 1989) sollecitò momenti organizzzati di riflessione che produssero  migliaia di ‘schede’ di considerazioni e proposte da parte di collegi dei docenti, gruppi, associazioni ecc. Intanto in questi dodici anni è mutato fortemente il quadro politico-istituzionale.

 

      Concludendo, ritengo che la prima cosa da fare – da tutti gli interessati al processo di attuazione della riforma e ‘da tutti quelli che amano la scuola’ è quella di leggere e cercare di capire i documenti normativi fondamentali e, in subordine gli ‘atti’ e documenti  di rango inferiore (Indicazioni, raccomandazioni e commenti vari).

 

      Gli addetti ai lavori – dirigenti scolastici e docenti – hanno una opportunità e un dovere in più: cercare di collocare le ipotesi di riforma in una dinamica processuale che ha il suo sfondo nel quadro ordinamentale dell’autonomia e si sostanzia nelle buone pratiche organizzative e didattiche in atto nei diversi contesti che sono la vera realtà della scuola.

 

  Anche se è un dato storico che ad ogni cambio di quadro politico-istituzionale emerge la volontà di riformare la scuola nel suo insieme,  nessun riformatore può presumere che si possa cambiare la scuola ‘per decreto’. Ricerche a livello internazionale hanno dimostrato ampiamente che i processi di cambiamento e innovazione hanno successo vero solo laddove c’è autonomia, condivisione, impegno consapevole e responsabile.

     Tra l’azione di ‘indirizzo’ propria del potere centrale, oggi più che in passato, c’è spazio – e direi diritto/dovere – per un processo di interpretazione pluralistica  e di elaborazione culturale senza il quale un disegno riformatore per quanto ben pensato non può sortire effetti significativi, considerata  la peculiarità e la complessità dei servizi scolastico-formativi. Tale processo  riguarda tutta una serie di soggetti e non solamente gli addetti ai lavori.

      Ma il ruolo e la responsabilità di docenti e dirigenti scolastici non sono surrogabili. E c’è da augurarsi che i diretti interessati non vogliano espropriarsene per nessuna ragione, anche perché il processo di riforma non è affatto concluso e nella definizione dei successivi momenti legislativi la voce di chi fa scuola – specialmente se espressa in modi organizzati e credibili – può avere un suo peso, nella speranza che dopo aver ‘blindato l’iter parlamentare non si voglia fare altrettanto per il processo di informazione/riflessione. Non servirebbe a niente e a nessuno.