RIFORMA DELLA SCUOLA

LA CENTRALITA' DEGLI STUDENTI
di Umberto Tenuta

Centralità degli studenti e Piani di studio personalizzati

Si è detto e si è scritto che il docente è un professionista riflessivo[i]: non più un funzionario esecutivo dello Stato che applica i programmi didattici, gli ordinamenti amministrativi, le indicazioni cogenti sul piano educativo e didattico.
Non so se a tutti piace. Forse a qualcuno potrebbe risultare più comodo non riflettere e assumere un ruolo esecutivo: tutto è previsto, a me l'agevole compito di eseguire. Se pure largamente accettato nella realtà concreta della realtà della scuola, questo ruolo esecutivo è stato largamente contestato, anche per evitare l'avvilimento professionale ed economico del ruolo docente.
Rivendichiamo perciò con forza il ruolo di professionista riflessivo del docente e come tale lo invitiamo a riflettere sull’attuale intricata situazione che sta vivendo la scuola italiana, tra riforme che si susseguono l'una l'altra sul piano dell'organizzazione educativa e didattica, delle finalità formative e dell'ordinamento scolastico.

La finalità della scuola

In tale prospettiva, assumiamo come punto di partenza il compito che la scuola deve assolvere. Perché nasce la scuola? Non sempre c’è stata. La scuola di massa è un’istituzione recente. Qualcuno la fa risalire alla Riforma protestante[ii], altri alla Rivoluzione fracese e alla nascita degli stati nazionali nel secolo XIX. Ad esempio, la scuola statale italiana nasce con la legge Casati del 1859 che poi viene estesa al neonato Stato italiano nel 1861. Nasce con il compito di formare gli italiani: nasce come scuola di Stato e come scuola dell'obbligo. Non nasce come scuola del diritto all'educazione, che è diritto di ogni persona umana alla sua autorealizzazione, alla sua umanizzazione, a divenire persona umana. Scrive Kant che <<La bestia è già resa perfetta dall'istinto... L'uomo invece... non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire... La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell'umanità. Una generazione educa l'altra... L'uomo può diventare tale solo con l'educazione>>[iii]. Oggi più che mai sappiamo che uomo non si nasce ma si diventa solo attraverso l'educazione: le conoscenze, le capacità e gli atteggiamenti che caratterizzano la persona umana non sono innati ma si acquisiscono solo attraverso l'educazione e quindi l'educazione è il diritto di ogni cucciolo d'uomo alla sua umanità. Sappiamo peraltro che la personalità si struttura[iv] soprattutto nei primissimi anni di vita[v] e che essa è dovuta in gran parte all'azione educativa e didattica svolta dai genitori e dalla società educante tutta. Ma ciò che conta è che l'educazione, attuata nella famiglia, nella società educante e nella scuola, è un diritto della persona umana: è un diritto dello studente.
La società e lo Stato hanno interesse a che ogni persona umana possa esercitare il suo diritto ad umanizzarsi, a diventare uomo, cittadino e lavoratore. In tal senso la Costituzione repubblicana del 1948 afferma che la repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana[vi] e che è dovere e diritto dei genitori educare e istruire i propri figli[vii].
Lo Stato non ha il diritto di educare, di formare, di istruire i cittadini, ma solo il dovere di rimuovere gli ostacoli che si frappongono all'esercizio di questo diritto. Occorre che lo Stato rimuova gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo della persona umana.
L'espressione <<pieno sviluppo>> è certamente infelice, inesatta dal punto di vista scientifico, perché non si tratta di sviluppo, di un mero venir fuori, ma di un processo di formazione di cui protagonista principale è il soggetto, il giovane, lo studente.
Tuttavia, l'espressione <<rimuovere gli ostacoli>> è pienamente valida e significativa. Occorre creare le condizioni perché si attui la piena formazione della personalità di ogni cucciolo d'uomo: piena formazione, cioè formazione massimale, formazione integrale e formazione originale.
Non è lo Stato che deve formare, ma è il giovane che deve svilupparsi (formarsi), secondo le sue esigenze, le sue scelte, le sue predilezioni.
Oggi questa centralità dell'alunno viene riconosciuta ed affermata sul piano giuridico, a cominciare dallo Statuto degli studenti e soprattutto dal Regolamento dell'autonomia scolastica[viii].
Una lettura attenta dello Statuto degli studenti, cui purtroppo non è stato dedicata sufficiente attenzione, e dello stesso Regolamento dell'autonomia scolastica, che non sempre è stato interpretato nel suo più identico significato, perché solo di rado la flessibilità è stata letta come personalizzazione educativa e didattica[ix], porterebbe a vedere la fondatezza dell'istituto della personalizzazione educativa che nella riforma Moratti si esprime con gli istituti dei Piani di studio personalizzati e della scuola paritaria.

La personalizzazione educativa e didattica

Innanzitutto i Piani di studio personalizzati: la personalizzazione dei processi formativi.
Non più lo Stato educatore che decide del destino formativo dei giovani, come purtroppo avveniva nella scuola di Stato e soprattutto quando l'orientamento statalistico è stato dominante, come nelle dittature di destra e di sinistra che hanno dominato la vita di molte nazioni nel secolo XX: lo Stato stabilisce le mete educative, i metodi di insegnamento, l'organizzazione scolastica. I docenti hanno un ruolo esecutivo e gli alunni sono destinatari di un programma formativo: la loro formazione è decisa dallo Stato ed essi non possono esprimere le loro esigenze, le loro predilezioni, fino al punto che negli esami di terza media i docenti indicano i corsi di studio da intraprendere nelle scuole superiori.
Se l'educazione è un diritto della persona umana, anzi delle persone umane, nella loro rivendicata e riconosciuta autonomia, sono le persone che debbono operare le loro scelte formative.
È in tal senso ;che si afferma la centralità degli studenti i cui genitori hanno il dovere ed il diritto di educarli e di istruirli, nell'esercizio della patria potestà, fino a quando essi non diventano capaci di decidere da soli.
Certo, risulta difficile comprendere ed accettare questo cambiamento di prospettiva: da una scuola che lo Stato organizzava in modo uniforme ed imponeva ai suoi utenti ed ai suoi operatori, stabilendo non solo le finalità, le modalità organizzative e le impostazioni metodologico-didattiche, ad una scuola del diritto all'educazione che si pone come sistema educativo al servizio delle persone.
Eppure, se si riconosce l'inaccettabilità di ogni forma di statalismo e soprattutto se si riconosce il valore e la dignità della persona umana, la scuola non può non configurarsi come un servizio alla persona, riconosciuta nel suo diritto di decidere del suo destino umano.;
Riconoscere la centralità dello studente significa personalizzare l'organizzazione e l'impostazione educativa e didattica della scuola, fondandola sui Piani di studio personalizzati, che personalizzati sono sia negli obiettivi formativi che nelle strategie educative e didattiche[x].
Anche se è discorso che viene da lontano, perché già affermato nei Programmi didattici del 1955, sancito nella Legge 517 del 1977 e disciplinato nel Regolamento dell'autonomia scolastica, la personalizzazione educativa e didattica costituisce forse l'aspetto più significativo della Riforma Moratti. Al centro della scuola stanno gli studenti. E quindi i Piani di studio personalizzati, di cui lo stesso Piano dell'offerta formativa rappresenta un’integrazione.

Non si parte dai Programmi didattici per arrivare alla loro personalizzazione, ma si parte dai Piani di studio personalizzati per arrivare alla loro sintesi, alla loro integrazione nel Piano dell'offerta formativa. Resta ancora una Quota nazionale degli obiettivi formativi, a garanzia della formazione del cittadino e del lavoratore, oltre che dell'uomo, ma poi esiste una Quota riservata alle singole istituzioni scolastiche che dovrebbe essere ancora più consistente, relativamente al riconoscimento ed alla valorizzazione delle diversità[xi] in termini di personalizzazione educativa e didattica.
Ancora, il processo dell'autonomia delle scuola non è pervenuto al suo pieno dispiegamento, che si attuerà quando lo Stato lascerà alle istituzioni scolastiche la responsabilità di rispondere alle esigenze formative manifestate dai singoli alunni, verificando soltanto che comunque sia assicurata la formazione dell'uomo, del cittadino e del lavoratore. Nell'attuale momento spetta alle scuole valorizzare al massimo l'autonomia riconosciuta col Regolamento di cui al D.P.R, 275/1999, procedendo alla piena personalizzazione dei percorsi formativi e della stessa organizzazione educativa e didattica delle scuole.
In tal senso la Quota degli obiettivi formativi riservata alle singole istituzioni scolastiche dovrebbe essere incrementata e dovrebbe essere utilizzata solo per la personalizzazione dei Piani di studio personalizzati dei singoli alunni. Ma è in tal senso che anche l'organizzazione educativa e didattica e la conseguente utilizzazione dei docenti dovrebbero essere lasciate alle singole istituzioni scolastiche, che dovrebbero poter procedere alla migliore utilizzazione delle risorse materiali e professionali disponibili nelle istituzioni scolastiche, a prescindere da ogni criterio di carattere uniforme per tutto il territorio nazionale. D'altra parte, il Regolamento dell'autonomia scolastica riconosce alle istituzioni scolastiche il diritto di utilizzare flessibilmente i docenti (<<Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio... In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono essere diversificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel piano dell'offerta formativa>>) (Art. 5).

 

In tale prospettiva, il MIUR avrebbe potuto evitare la grande diatriba intorno alla funzione del docente prevalente, lasciando alle scuole la responsabilità di decidere in merito all'impiego dei docenti secondo le loro specifiche competenze, con l'unica preoccupazione di assicurare la migliore efficacia ed efficienza dell’organizzazione educativa e didattica, tenendo presente la sola esigenza di garantire il successo formativo dei singoli alunni, inteso come piena formazione della personalità nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni. Diritto l'educazione, centralità degli studenti, personalizzazione educativa possono essere assunti solo dalla scuola che sia veramente autonoma nella gestione della sua organizzazione educativa e didattica e della sua importazione formativa, sia essa la scuola organizzata dallo Stato, sia essa la scuola paritaria. Riconoscere il diritto all'educazione e conseguentemente la centralità degli studenti significa lasciare alle istituzioni scolastiche la piena responsabilità anche della loro organizzazione educativa e didattica, con l'unico vincolo che questa risponda ai criteri della qualità, che si esprimono attraverso l'efficacia e l'efficienza di ogni loro aspetto organizzativo e di ogni loro strategia educativa e didattica.
Su queste esigenze sono chiamati a riflettere i Docenti, i Dirigenti, i Responsabili dell'amministrazione scolastica, lo stesso Legislatore, se finalmente si vuole dare significato al riconoscimento della persona umana, che nella scuola si esprime nella libertà degli studenti di scegliere la scuola che meglio sappia rispondere alle loro esigenze formative e nella libertà degli operatori delle istituzioni scolastiche di darsi l'organizzazione che meglio possa rispondere alla domanda formativa dei loro utenti. Forse, su questo piano, il dialogo tra gli opposti orientamenti potrebbe essere più facilmente realizzato e le intese raggiunte più agevolmente, nell'interesse primario dei giovani cui tutti hanno il dovere di garantire le migliori condizioni per il pieno esercizio del loro diritto all'educazione, che è diritto al successo formativo costituzionalmente protetto (<<pieno sviluppo della persona umana>>).
In fondo, la scuola è un servizio: un servizio inteso a garantire ad ogni alunno il successo formativo.
Nella scuola dovrebbe essere preminente, se non esclusivo, il diritto degli alunni alla piena formazione della loro personalità, che è poi interesse anche dello Stato garantire, perché successo formativo, piena formazione della personalità, autorealizzazione significano insieme formazione dell’uomo, del cittadino e del lavoratore.

 


[i] Schon D.A., Il professionista riflesso: per una nuova epistemologia della pratica professionale, Dedalo, Bari, 1993.

[ii] CATALFAMO G., Le origini dell’educazione popolare, La Scuola, Brescia, 1964.

[iii] KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp.25-27.

[iv] Ledoux; scrive che <<Tu sei le tue sinapsi…I nostri geni possono condizionare la maniera in cui ci comportiamo, ma i sistemi di gran lunga responsabili di ciò che facciamo e di come lo facciamo sono plasmati dall’apprendimento>>( LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002).

[v] In merito cfr.:; Mazzetti R. (a cura di), Scoperta dell’infanzia e nuove prospettive dello sviluppo dell’uomo, Edizioni Beta, Salerno, 1970; MONTESSORI M., La scoperta dell’infanzia, Grazanti, Milano, 2000.

[vi] <<.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>(art. 3 Cost.).

[vii] <<è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimoni>> (Art. 30, Cost.)

[viii] TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM

[ix] TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003.

[x] TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998.

[xi] <<Le istituzioni scolastiche… riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo>>(Art. 4, Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999).

 

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