RIFORMA DELLA SCUOLA

LA RIFORMA MORATTI: COSA CAMBIA di Enzo Fresolone

Presentazione dei punti più salienti della Riforma.

 

Oltre la semplice elencazione delle novità, uno dei modi per meglio comprendere la riforma Moratti è il confronto tra ciò che era e ciò che sarà, sì che ognuno possa, poi, criticamente vagliare le innovazioni, purché non si lasci inquinare da pregiudizi ideologici.

Quella che segue è, pertanto, una rappresentazione sintetica, per quanto possibile imparziale, che ha come unico punto di riferimento la legislazione sinora prodotta, a partire, ovviamente, dalla 53/2003, appunto, la legge che riforma il sistema scolastico italiano.

 

Cosa cambia, dunque?

 

a)         Cambia l’ideale teleologico! Nel 1888 era la formazione dello strumento testa, nel ‘23 la formazione del proprio “io”, nel ’55 dell’intelligenza e del carattere, nell’ ’85 dell’ uomo e del cittadino. Col senno di poi, queste “formazioni” ci appaiono parziali, se non unilaterali, decisamente inficiate da una ideologia, incapaci di cogliere la molteplicità e la complessità dell’essere umano che dovrebbe essere considerato – diciamo oggi – in quanto persona ovvero in quanto sostanza dotata di singolare libertà ed identità, di coscienza e di intenzionalità. Ecco, allora, a fronte degli “ismi” che l’hanno ispirato (positivismo, idealismo, personalismo, costituzionalismo), prevale oggi l’ideale teleologico della crescita e della valorizzazione della persona umana, una sorta di novello umanesimo senza qualificazioni ma che si può tingere – e qui la responsabilità è del docente – di intellettualismo o di fideismo.

 

b)         Cambiano i cicli scolastici ! Sulla scia del Piaget, nel ’55 il legislatore introduce i “cicli”, corrispondenti alle fasi evolutive dell’infanzia. Dopo Piaget, Bruner dice che tutto può essere insegnato a qualsiasi età purché si trovi il modo di commisurarlo alle possibilità di comprensione del soggetto che apprende, tant’è che già nell’ ’85 si dischiude la possibilità di organizzare il percorso metodologico-didattico su scansioni diverse. Intanto, istanze sociali inducono alla elevazione dell’età cronologica per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, commiste ad esigenze di qualificazione professionale in uno con gli orientamenti della comunità europea. La riforma Moratti aggancia la ciclicità (I ciclo di 8 anni e II ciclo di 5 anni) al diritto-dovere all’istruzione ed alla formazione.

 

 

c)         Cambia la durata dell’obbligo scolastico! L’art. 34 della Costituzione (1948) lo fissa “per almeno otto anni” e, con la Legge 1859/62, istitutiva della scuola media unica e obbligatoria, sino al conseguimento della licenza di scuola media. Introdotto il principio del diritto-dovere all’istruzione ed alla formazione, che inizia con l’iscrizione alla prima classe della scuola primaria, la Legge 53/2003 assicura l’obbligo alla frequenza per almeno 12 anni o, comunque, sino al 18° anno di età ovvero sino al conseguimento di una qualifica professionale. Si giustifica così anche il nuovo nominalismo ove quel “diritto all’istruzione ed alla formazione”, nel mentre va a ribadire il tradizionale obbligo scolastico (all’istruzione), ridefinisce l’obbligo della formazione professionale, già espresso dall’art. 68 della legge n. 144/1999.

Il diritto soggettivo dell’ obbligo coincide, dunque, con l’istruzione e la formazione, nell’ambito del II ciclo (sistema dei licei) con il conseguimento del diploma liceale o con un titolo di qualifica professionale.

Il Miur assicura l’assolvimento di tale diritto-dovere con l ’anagrafe nazionale, coordinando anche le funzioni ed i servizi territoriali in materia di orientamento, informazione e tutorato.

All’interno del sistema dei licei, lo studente può cambiare indirizzo nonché passare dal sistema dei licei al sistema della formazione professionale (di competenza regionale).

 

d)         Cambia il ruolo della famiglia. L’apertura alle componenti sociali per la gestione democratica della scuola (decreti delegati del 1974) s’era risolta, per le famiglie, con un fallimento pressoché totale per la mancanza di un potere decisionale. La legge Moratti “riconosce le scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori” e conferisce a questi l’esclusivo potere di chiedere per i propri figli-allievi :

- l’iscrizione anticipata, - la frequenza del tempo pieno, ¾ il supplemento di 3 ore, oltre le 27 settimanali obbligatorie, per insegnamenti facoltativi¾ le 3 ore dell’ I.R.C., già, peraltro, vigenti.

 

e)         Cambia il rapporto scuola-mondo del lavoro. Una delle dialettiche che ha dominato gli ultimi decenni è la mancanza di modalità e strumenti per stabilire una fattiva interazione tra le istituzioni formative e professionali e la più ampia comunità sociale, ivi compreso il mondo del lavoro. Troppo distante per essere interpellato e sempre più lontano dalle esigenze dei cittadini, lo Stato con la legge costituzionale n. 3/2001 accorcia le distanze e riscrive il Titolo V della Costituzione trasferendo agli Enti locali funzioni e compiti amministrativi, prima unicamente gestiti dal potere centrale. La legge 53/2003 valorizza la normativa vigente e delinea una rete relazionale che intreccia competenze professionali e impegno educativo, rispondendo alla domanda di una società in movimento verso sistemi sempre più qualificati, specie in senso tecnologico (si pensi all’introduzione sin dalla scuola primaria delle nuove discipline, l’informatica e la lingua inglese, e ai collegamenti in rete o on line tra i diversi istituti scolastici e non) . Prima ignorate o ritenute poco funzionali, si attivano collaborazioni e responsabilità operative tra una molteplicità di soggetti, i cui processi sono nello stesso tempo formativi, come nella scuola, e produttivi, come nel mondo del lavoro, sussidiando ed ampliando, così, l’offerta che trova concreta espressione già nell’articolazione dell’orario scolastico ripartito in tre quote : una quota alla Scuola, una quota alla Regione, una quota all’I.R.C., a seconda delle richieste dei singoli genitori. In tale contesto, è possibile acquisire competenze spendibili nel mercato del lavoro, la cui formazione si svolge dai !5 ai 18 anni attraverso l’ alternanza di studio e lavoro. Si tratta, in effetti, di acquisire crediti formativi partecipando ad esperienze formative collegate al mondo del lavoro, comprensive di interventi di orientamento nel rispetto di tendenze, attitudini, interessi e vocazioni personali. Si realizza, insomma, quella sempre invocata correlazione tra formazione culturale e sviluppo sociale ed economico del territorio.

 Promotrice è l’istituzione scolastica che può stipulare convenzioni, nel limite delle disponibilità finanziarie, con agenzie ed enti deputati espressamente alla formazione professionale, prevedendo orari, esperienze, piani di studio, assistenza e guida, valutazione e certificazione dei percorsi formativi nonché eventuali corsi integrativi, sempre nel rispetto dell’alternanza scuola-lavoro.

Sono, in definitiva, due sistemi di formazione che procedono nell’ambito del II ciclo sino al compimento del 18° anno di età ovvero sino al conseguimento di una qualifica professionale.

 

f)           Cambiano i piani di studi. I Programmi didattici del ’55 avevano introdotto la nozione di “individualizzazione”, mutuata dalla metodologia dell’attivismo (si pensi a Washburne de Piano del Winnetka, alla Parkhust del Piano Dalton, al Dottrens della Tecnica delle schede…), una metodologia, questa, che è stata essenzialmente utilizzata per i soggetti disabili.

L’ulteriore evoluzione psico-pedagogica, anche sulla scorta di un umanesimo non confessionale, ha accreditato il più ampio concetto di persona, comprensivo di una molteplicità e complessità psico-fisica che supera il determinismo ed il naturalismo insiti nella nozione di “individualizzazione”.

La legge 53/2003 fa proprio il concetto della “integralità educativa” non soltanto nella dimensione teleologica (crescita e valorizzazione della persona umana) bensì anche lungo gli itinerari metodologici e didattici, sìcché a cominciare dagli “Obiettivi specifici di apprendimento” - che assicurano l’unità del sistema educativo nazionale¾ e passando attraverso gli “Obiettivi formativi personalizzati- che promuovono competenze personali - si giunge alla costituzione di “Piani di studio personalizzati”, elaborati dal gruppo docente, che si pongono anche come documentazione che “rende conto” delle scelte metodologiche fatte, a disposizione delle famiglie.

Da questi “piani”, l’insegnante tutor trae quanto può essere ritenuto valido nella composizione del “portfolio delle competenze individuali”, articolato in due sezioni : valutazione e orientamento. Il Portaolio accompagna l’allievo dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di I grado.

 

Contrariamente al passato, quando, stabilita la finalità – qualunque essa fosse – se ne dimenticava il perseguimento lungo l’ulteriore sviluppo dei Programmi didattici, la riforma in atto non soltanto fa continuo riferimento alla dimensione spirituale della persona umana (formazione morale e spirituale, anche ispirata ai principi della Costituzione, e sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea) ma ne traduce il senso anche in termini metodologici e didattici, specie là dove propone i “piani personalizzati” che, in quanto tali, contribuiscono, appunto, alla crescita ed alla valorizzazione della persona umana. Non soltanto una nuova architettura, dunque, del sistema formativo nazionale bensì anche una più ampia ispirazione teleologica che va a ribadire ed a impregnare:

-         l’autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche;

-         la professionalità dei docenti e la loro contitolarità;

-         la partecipazione dei genitori alle scelte di studio e di formazione dei propri figli;

-         la funzione tutoriale di coordinamento, orientamento, relazione, documentazione;

-         la centralità del fanciullo nei processi di insegnamento-apprendimento;

-         la flessibilità operativa dei vari soggetti formativi;

-         la convivenza civile ed i vari aspetti educazionali della persona umana;

-         il modello scolastico collegato e rapportato al territorio ed al mondo del lavoro, secondo quote orarie ripartite, con l’ampliamento dell’offerta formativa;

-         la verifica e la valutazione del sistema nazionale.

(2004.06.15)  

21 giugno 2004