RIFORMA DELLA SCUOLA

TUTOR PREVALENTE O COORDINATORE? Di Umberto Tenuta
In una scuola democratica non c’è posto per un docente tutor prevalente ma è auspicabile un docente coordinatore

 

 

Abbiamo affrontato i discorsi sulle Unità di apprendimento, sui Piani di studio personalizzati, sui Portfoli ed anche sul Tutor.

Riteniamo opportuno ritornare sulla figura del tutor! 

Figura controversa, che Letizia Moratti avrebbe potuto evitare, risparmiandosi la tempesta di critiche, fondate o infondate, che le sono piovute addosso. 

A  norma dell'articolo 8 del Regolamento dell'autonomia scolastica di cui D.P.R. 275/1999 al MIUR spetta soltanto il compito di stabilire quali sono gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici di apprendimento. Invece l’organizzazione e le metodologie educative e didattiche sono competenze che spettano ai docenti, nel momento in cui il D.P.R. 275/1999  introduce nelle scuole l'istituto dell'autonomia e la L. 53/2003  lo riconferma pienamente. 

Al più, il Ministro avrebbe potuto fare delle raccomandazioni, ma non introdurre questi istituti giuridici nelle indicazioni nazionali. 

Il D.lvo  n. 59 del 19.2.2004 è una norma  giuridica di pari valore del D.P.R. 275/1999, e come tale può modificarlo, ma mai intaccare la filosofia complessiva dell'autonomia scolastica riconfermata dalla Legge di delega  53/2003. 

Il Ministro non può dire: da oggi in poi l'autonomia non esiste più, il D.P.R. 275/1999  è abrogato, perché questo non è stato detto nella legge 53/2003. 

Pertanto, anche se legittimo, l’istituto del tutor e gli interventi sul piano metodologico-didattico (Unità di apprendimento, Piano di studio personalizzato, Portfoli) risultano contraddittori con la legge 53/2003 che l'autonomia recepisce ed esalta, per cui si potrebbe addirittura sollevare la questione di legittimità costituzionale.

Ma lasciamo stare le questioni giuridiche!

Entriamo nel merito. 

Occorre distinguere due aspetti del tutor: la prevalenza del suo orario nelle prime tre classi della scuola primaria e la sua funzione. 

 

Preminenza dell'orario del tutor nelle prime tre classi della scuola primaria 

La preminenza dell'orario del tutor nelle prime tre classi della scuola primaria è illogica e inopportuna. Innanzitutto, perché viene dopo la parità dei due docenti della scuola dell'infanzia. Dai due anni e mezzo ai cinque anni e mezzo, i bambini hanno due docenti con pari orario: arrivano alla scuola primaria e si ritrovano con la preminenza di un docente.

Quale logica c’è? 

E poi, stante la tanto giustamente decantata e decretata continuità educativa tra scuola  e famiglia, quale continuità esiste tra le prime tre classi della scuola primaria  con l'insegnante prevalente e la funzione educativa svolta dalla famiglia con mamma e papà paritari? 

Ma quello che conta di più è la problematica psicologica. 

Davvero i bambini hanno bisogno di una figura di riferimento predominante, di un modello di identificazione imposto? 

Ricordi di vecchi tempi, da tutti ritenuti superati, ritornano!

In una società democratica, i bambini hanno bisogno di vivere in un clima democratico sin dalla nascita, a cominciare dalla famiglia ove non esiste più il padre padrone!

La Riforma Moratti impone un docente  preminente a cinque anni e mezzo, dopo l'esperienza della parità dei genitori e della parità dei due docenti della scuola dell'infanzia. 

Anche questi sono ricordi di un passato che eravamo convinti fosse stato abbondantemente dimenticato! 

Abbia il Ministro il coraggio di abrogare l'istituto del docente prevalente e di affermare che tutti i docenti hanno pari diritti, pari doveri e pari orari sin dalla scuola dell'infanzia. 

 

La figura del docente tutor 

Brutto il termine: tutor evoca ricordi di altri tempi e di ruoli autoritari. 

Non era migliore il termine coordinatore? 

Sì, di un coordinatore si aveva bisogno! 

Forse il Ministro è stato fuorviato da questa esigenza, dall'esigenza di un coordinatore, che nella scuola non esisteva perché non era previsto nell'ordinamento, né  della scuola secondaria, né della scuola dell'infanzia, né della scuola elementare di cui alla legge 148/1990, nel momento in cui i si è introdotta la pluralità dei docenti.

La pluralità dei docenti di cui alla legge 148/1990 è nata da una riconosciuta esigenza: anche nella scuola primaria bisognava andare oltre la figura del docente tuttologo.

Nessuno oggi può essere tuttologo.

Chi afferma e pretende di essere tuttologo compie una beffa che si traduce in un danno enorme nella scuola.

Non c'è campo dell'attività umana in cui oggi non si riconosca l'esigenza di specifiche, approfondite, elevate competenze, a cominciare dai genitori e dalla scuola dell'infanzia. 

Nessuno può essere più tuttologo! 

Chi aspira ad essere tuttologo sceglie la strada dell'incompetenza. 

E la scuola ha bisogno di elevate competenze sin dalla scuola dell'infanzia, di competenze specifiche nei diversi campi di esperienza: nell'educazione musicale, nell'educazione linguistica, nell’educazione matematica, nell'educazione scientifica, nell'educazione motoria, nell'educazione espressiva... 

 Solo chi ha profonda conoscenza degli specifici campi della cultura può predisporre un'offerta formativa che non sia generica, approssimativa e forse anche non aggiornata. 

Il docente tuttologo  è un ricordo della scuola degli elementi del sapere, dell’abbecedario e del sussidiario: un docente che sa tutto e che perciò non sa niente, un docente che insegna tutto e perciò non sa insegnare niente (anzi peggio, insegna concetti approssimativi se non errati!). 

Allora, no al docente tuttologo: no al tutor prevalente nelle prime tre classi della scuola primaria.

No, al docente prevalente, e non solo perché incoerente con una scuola autonoma e democratica, ma anche perché non rispondente alle esigenze formative dei bambini.

A parere dello scrivente, sono infondate proprio quelle motivazioni che vengono addotte a favore del docente prevalente: i bambini non hanno bisogno di una figura prevalente e predominante, imposta, ma questa figura se la debbono semmai scegliere, come avviene nella vita, e ancora meglio comporre prendendo quanto di più rispondente alle loro esigenze  riscontrano nei diversi docenti con i quali vengono a contatto.

Sembrava definitivamente tramontata la concezione di un docente che plasma, modella, si pone come punto unico di identificazione.

La bambina di seconda classe diceva nel 1989 allo scrivente: a me piacciono le tre docenti, perché di Angela mi piace la dolcezza delle porgere, di Filomena la voce che incanta quando ci legge le fiabe, di Maria la compostezza e l'eleganza della sua persona! 

Diamo più fiducia ai nostri bambini, facciamoli crescere, anche evitando di imporre loro figure prevalenti, predominanti, primeggianti, perché liberi si diventa attraverso l'esercizio della libertà.

E, infine, si pensi alla mortificazione degli altri docenti e al disagio dello stesso docente prevalente nei confronti dei colleghi

 

 Il docente coordinatore

Ma l'esigenza di un docente coordinatore esisteva. 

I guasti dei due docenti della scuola dell'infanzia, dei tre docenti della scuola primaria e dei tanti docenti della scuola secondaria risalgono forse soprattutto all'assenza di un docente coordinatore.

 Soprattutto nella scuola secondaria, i diversi docenti si ignorano: il docente di matematica ignora quello che fa il docente di lingua, quasi che la matematica non sia un linguaggio e che la logica matematica non sia anche la logica linguistica; il docente di storia ignora quello che fa il docente di filosofia, quasi che la filosofia non nasca nella storia ecc.  

Anche nella scuola primaria è mancato il coordinamento dei tre e più docenti: il docente di matematica, il docente di lingua, il docente dell’area antropologica… spesso se ne sono andati ognuno per conto proprio, anche nelle due ore della programmazione. A volte si sono creati contrasti che hanno chiamato in causa anche i genitori, i quali comunque, quali educatori saggi per nascita, hanno avvertito l'incongruenza di un docente a righe che usciva dall'aula mente entrava l'insegnante a quadretti o l’insegnante del quadernone, sovente ignorando l'uno l'azione educativa e didattica svolta dall'altro. 

È  capitato allo scrivente, nella sua attività ispettiva, di rimanere nella stessa classe nella prima ora, quando il docente di Storia spiegava la nascita di Gesù, argomento indiscusso del suo programma; poi entrava l’insegnante di Lingua italiana che doveva presentare la poesia sul Natale e riteneva di dover esporre la storia della nascita di Gesù; infine arrivava il docente di Religione cattolica, il cui compito specifico era indiscutibilmente quello di esporre la nascita di Gesù. Lo scrivente e gli alunni si sono sentiti tre storie della nascita di Gesù, evidentemente l'una diversa dall'altra, qualcuna più suggestiva dell'altra, ma sempre lo stesso argomento, che alla fine non poteva non risultare noioso. 

Questo per quanto riguarda i contenuti. 

Ma le questioni più gravi erano e sono quelle metodologico-didattiche. 

C'è il docente che favorisce il lavoro di ricerca degli alunni (unità di apprendimento), ma c'è il docente che rimane ancora legato alla lezione frontale, collettiva, espositiva, verbale o intuitiva che sia.

C'è il docente direttivo e il docente non direttivo, anzi permissivo. 

C'è il docente che si preoccupa di creare le motivazioni, prima che di insegnare e di fare apprendere, ma c’è  il docente che ignora quest’esigenza.

Tot capita tot sententiae. 

È  come se nell'ospedale, ogni medico si curasse i suoi organi: il cardiologo bada al cuore, lo pneumologo ai polmoni, il gastroenterologo allo stomaco, il neurologo al sistema nervoso...  dello stesso malato, ignorandosi vicendevolmente.

Ma nell'ospedale questo non avviene più. 

Nella scuola ancora qualche volta sì, avviene. 

E allora è legittima l'esigenza del coordinatore, di un coordinatore democratico, alla pari, che si preoccupa della continuità educativa orizzontale: al di dentro della scuola, prima che della scuola con l'extrascuola.

Nella scuola  c'è bisogno di un docente coordinatore, designato dal dirigente scolastico o meglio ancora autonomamente individuato dal gruppo dei docenti che operano con gli stessi gruppi di alunni. 

La democrazia, per essere tale, non può non permeare ogni aspetto della vita della scuola, istituzione educativa per antonomasia, se è vero che la democrazia è educazione[1]. 

Diversamente dovremmo pensare anche a un dirigente scolastico autoritario. 

Dirigente scolastico autoritario, tutor autoritario, docenti autoritari: non è più questa la scuola dell'autonomia e della crescita della libertà! 

Ma, qualcuno dirà, dura lex, sed lex. 

Certamente, almeno fino a quanto non sarà abrogata, come sarà abrogata, perché è incoerente con una società democratica!

La scuola è luogo di educazione democratica prima che luogo dell'istruzione, e come tale non sopporta i veleni dell'autoritarismo. 

E, allora, se ad un uomo che per cinquant'anni ha operato nella scuola ¾anche in tempi in cui la democrazia non vi era di casa, perché la democrazia nella scuola è stata introdotta solo dai decreti delegati del 1974¾ è concesso esprimere il suo parere, questo parere è che non si faccia buon viso a cattivo gioco, ma si interpretino al meglio le norme  di cui al D.lvo  n. 59 del 19.2.2004:

·              <<un docente coordinatore dell’équipe pedagogica che lavora nel plesso (o in più plessi a livello territoriale se nel proprio vi sono meno di tre sezioni) allo scopo di promuovere l’armonia e l’unità della progettazione didattica e organizzativa delle diverse attività educative, in costante rapporto con le famiglie, con il territorio e con il dirigente (la scelta di tale docente si esercita secondo le norme regolamentari e contrattuali)>>[2];

·              <<Il Portfolio delle competenze individuali della Scuola Primaria è compilato ed aggiornato dal docente coordinatore-tutor, in collaborazione con tutti i docenti che si fanno carico dell’educazione e degli apprendimenti di ciascun allievo, sentendo i genitori e gli stessi allievi, chiamati ad essere sempre protagonisti consapevoli della propria crescita>>[3]

Un docente tutor come coordinatore, primus inter pares, secondo una logica democratica.

Diversamente, la Riforma Moratti diventa espressione di una impostazione schizofrenica che alla democrazia del laissez faire degli ultimi trent'anni sostituisce la scuola autoritaria antecedente ai decreti delegati del 1974.

Ma la storia, seppure con i suoi vichiani corsi e ricorsi, insegna che indietro non si può tornare.

Ma, se nella scuola dell’infanzia  e dalla quarta classe in poi della scuola primaria, non esistono problemi perché i docenti tutor si configurano come docenti coordinatori, come si fa a superare la disposizione normativa del docente prevalente nelle prime tre classi della scuola primaria? 

Altrove[4], abbiamo sostenuto che la L. 53/2003 ed D.lvo  n. 59 del 19.2.2004 non abrogano il D.P.R. 275/1999  e quindi l'autonomia organizzativa e metodologico didattica. Gli organi collegiali della scuola possono legittimamente dare attuazione all'istituto della flessibilità organizzativa di cui all'articolo 4 e 5 del DPR 275 e realizzare un'utilizzazione paritaria dei docenti:

·              <<A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune>> (Art. 4);

·              <<In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono essere diversificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel piano dell'offerta formativa>> (Art. 5);

Peraltro si potrebbe anche fare ricorso alla norma che riconosce le scelte di gruppi minoritari di docenti (Il POF <<comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità>> (Art. 3).

 Fino a quando il MIUR manterrà in vita la norma del docente prevalente, le scuole potranno avvalersi della loro riconosciuta e indiscutibile autonomia per realizzare la parità degli orari dei docenti anche nelle prime tre classi della scuola primaria, non dando attuazione alla figura del docente prevalente.

E ciò nel pieno rispetto della normativa vigente, che non è solo quella del D.lvo  n. 59 del 19.2.2004, ma anche e soprattutto quella del Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999.


4 novembre 2004


[1] Dewey J., Democrazia ed educazione, La Nuova Italia, Firenze 1974.

[2] INDICAZIONI NAZIONALI per la Scuola dell’infanzia.

[3] INDICAZIONI NAZIONALI per la Scuola Primaria.

[4] TENUTA U., Piani di studio personalizzati: contraddizioni e soluzioni, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com