PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

STRATEGIE SCOLASTICHE
di Giuseppe Lagrasta
(1)

Le strategie decisionali applicate nelle istituzioni scolastiche
La realtà scolastica odierna, per la sua continua evoluzione e complessità, richiede comunque, una riflessione vigile sulle dinamiche decisionale e di problem solving, che caratterizzano il comportamento organizzativo degli operatori scolastici, soprattutto per quanto attiene al ruolo della leadership educativa.
La decisione svolge una parte fondamentale di ogni processo organizzativo e si ripercuote sull’assetto dell’organizzazione, sulle energie poste in essere e sulla nuova realtà che si definisce nel contesto.Vi è dunque un forte intreccio tra il prendere una decisione e i fattori che caratterizzano il comportamento organizzativo.
Esaminando le basi di un processo decisionale si nota soprattutto il rischi di incorrere nelle trappole implicite, e quindi appare utile chiedersi se sia più o meno necessario “determinare una decisione” oppure attendere che la situazione si chiarisca da sé.
A fronte di una situazione che richiede una decisione è significativo analizzare la situazione organizzativa riscontrata e “notare se si sono verificate altre situazioni similari”, oppure “considerare i costi” da affrontare ove si dovesse percorrere un processo decisionale.
In quanto “processo decisionale” risulta determinante interrogarsi sul comportamento organizzativo mantenuto dagli operatori scolastici prendendo atto sia dei tempi utili alla decisione sia dei tempi considerati in previsione della tempestività dell’azione.
Prendiamo in esame, in sintesi, quali sono le dimensioni dei processi decisionali che caratterizzano la vita organizzativa della scuola, presentando una rassegna relativa sia ai contesti che ai tempi e agli ambienti interessati.

Fig. n. 1 - Le dimensioni dei processi decisionali nella scuola


Fonte: nostra elaborazione

Analizzare il contesto scolastico in cui è maturata la risoluzione acquisita richiede di:

Quando parliamo di effetti collaterali, ci preoccupiamo di denominare tutti quegli effetti indesiderati che una decisione erronea potrebbe causare. Comunque, potendo definire alcuni aspetti fondamentali si sottolinea che, in prima istanza, è evidente, che si devono analizzare i fattori prioritari che interagiscono sulla dimensione decisionale; in seconda istanza, vanno verificati gli aspetti concernenti alla comunicazione interpersonale, alla comunicazione nei gruppi di lavoro e alla gestione delle variabili inerenti al cambiamento organizzativo.
La terza istanza da vagliare attiene alla dimensione degli effetti che promuove il cambiamento e alle relative azioni che mutano le persone. Si deve fare in modo che gli operatori scolastici continuino ad intervenire con nuove modalità (cambiamento e flessibilità di pensiero), fermo restando che il comportamento organizzativo va ridisegnato alla luce di una cultura che cambia.
Il processo decisionale richiede, inoltre, un nuovo e diverso orientamento da parte degli operatori; in questa fase delicata, la leadership non deve abbandonare la bussola, ma seguire, passo passo, l’iter facendo leva sia sulle emozioni (per rinforzare le sinergie) sia sulla grammatica dei valori (per imparare ed apprendere a condividere).

Il processo decisionale risulta essere completo nella sua interna collocazione nel momento in cui si rinforza e richiama alcune competenze sottese al sensemaking. Lo stesso ècosì definito:

Le istituzioni scolastiche fondano l’approccio al processo decisionale coinvolgendo lo staff di progetto e i collaboratori che affiancano il dirigente scolastico. Nel clima di perdurata collaborazione e di continuo apprendimento organizzativo, si ritiene opportuno, sia dal punto di vista organizzativo che psicologico fornire agli operatori della scuola la declinazione precipua che affianca il sensemaking così da essere maggiormente predisposti quando si trovano a prendere delle decisioni strategiche.
Se il sensemaking è fondato sulla costruzione dell’identità produce senso e significato in contesti ben adeguati, favorendo così l’attuazione di precise interpretazioni degli eventi provocati, nella sua dimensione di continuità e di proattività si fonda su informazioni selezionate ed è centrato sulle valenze pragmatiche.
Tutto promuove l’implementazione di buone pratiche ritenendo, consentendo la valutazione pratica e razionale del succedersi degli eventi, delle situazioni e dei problemi, soprattutto in ambito scolastico, dove il sensemaking affiancato all’enactement (nella vita organizzativa le persone spesso creano parte dell’ambiente che affrontano), profonde una armonia continua tra il fare e il saper fare, tra il pensato e l’agito, tra il progettato, il realizzato e il conseguito.

Fig. n. 2 - Gli elementi fondamentali per prendere decisioni a scuola (Metodologia DAS)

Problematiche scolastiche

Esplorazioni

Soluzioni a medio termine

Obiettivi

Strategie

Tattiche

Soluzioni a più canali risolutivi

Individuazione delle soluzioni più o meno a rischio

Applicazione di una soluzione maggiormente considerata

Esiti delle decisioni

Conseguenze pratiche

Cambiamento e apprendimento organizzativo

In cerca di orizzonti trasparenti

La partecipazione emotiva

La responsabilità della decisione

Variabili incerte

Instabilità

Problematicità

Conoscenza dei livelli di incertezza

Valutazione del rischio

Proazione alledecisioni

Decisioni e connessioni

Reti di problemi reti di decisioni

Continuità e responsabilità nelle decisioni

Fonte: nostra elaborazione

Le problematiche connesse alla vita scolastiche sono molteplici e di diversa natura sostanziale, in quanto, l’ambiente complesso matura la sua specificità nella complessità e nell’entropia; le decisioni strategiche devono far fronte a questi due fattori favorendo l’osmosi tra il progettato e ciò che si vuole realizzare. D’altronde le esplorazioni sistemiche garantiscono l’elaborazione di un insieme di variabili tese ad incrementare gli elementi che favoriscono una decisione appropriata. Tuttavia le esplorazioni garantiscono, a loro volta, delle decisioni chedevono supportare sia le decisioni a breve che delle decisioni definitive.
In alcuni casi le decisioni, prese step by step garantiscono una soluzione di continuità nell’affrontare il problema de - significando gli aspetti problematici e le variabili troppo interdipendenti da altri assetti organizzativi.
Occorre valutare, altresì, gli obiettivi che si perseguono in merito alla decisione intrapresa, in primo luogo, per verificare le strategie e le tattiche da applicare, in secondo luogo, per garantire esiti positivi rispetto sia alla decisioni che alle conseguenze che si potrebbero verificare in sede di nuovo assetto organizzativo, e in terzo luogo, valutare, prima di decidere risultati governabili, partecipazione e responsabilità nelle decisioni intraprese.
Infatti, in un clima di instabilità, le variabili che conducono alla presa in carico di una decisione, sono ad alto livello problematico e occorre, quindi, riconoscere quali sono i livelli di incertezza che si possono addurre, valutandone, da un lato, il rischio, e dall’altro, la proattività nel prendersi carico degli eventi ulteriormente verificabili.
A fronte di dinamiche così complesse occorre, peraltro, considerare le connessioni casuali che potrebbero favorire l’entropia e individuare dei reticoli o sottoinsiemi di problemi prima di accedere ad una decisione definitiva.

I contesti operativi decisionali
Le decisioni che generalmente si prendono sono strettamente collegate ai contesti di operatività né possono essere disgiunte dalle strutture e dalle sinergie poste in essere in una determinata scuola.
L’inconsapevolezza, spesso, dovrebbe motivare ad essere più riflessivi nel dominare determinate occasioni di cambiamento o di innovazione, volte, peraltro a significare il miglioramento della qualità del servizio. Infatti, saper decidere in ambito scolastico vuol dire contare sulla maturità gestionale e condurre le relative azioni in un sistema integrato che non è né scisso né diviso dalle persone che lo abitano: gli studenti e le studentesse, i dirigenti e i docenti, il personale Ata e gli operatori che si configurano quali attori esperti esterni all’istituzione – scuola. Sostenere azioni di apprendimento che siano finalizzate a contribuire alle decisioni migliori per la scuola, sono possibili, a un patto, però: considerare l’atto decisionale tenendo conto:

Osserviamo come nella figura n. 3, gli ambiti sistemici della scuola sono sinottici e al tempo stesso sistemici, e quindi, le variabili che incidono sul modello di decisione sono molteplici e tra loro collegate.

Fig. n. 3 – Gli ambiti trasversali di intervento e ricerca - azione

La scuola (metodologia e didattica, insegnamento – apprendimento, risorse umane e strutturali, assetto organizzativo, comportamento insegnante e comportamento amministrativo)

Gli enti locali

Le agenzie formative

Le associazioni di volontariato

La formazione professionale

Le organizzazioni produttive

Il mondo degli adulti

Le associazioni dei genitori

Fonte: nostra elaborazione.

In effetti, ci troviamo di fronte a situazioni tra loro complementari che non sempre trovano le adeguate sinergie per interagire; alla scuola spetta il compito di tentare la costruzione di un reticolo integrato teso a favorire l’organizzazione inter – reticolare.
Il sistema che opera in tal senso, si ritrova a prendere delle decisioni negli ambiti inter – organizzativi in cui si trova ad operare. Il sistema formativo integrato pone alla scuola degli aut aut organizzativi e anche delle decisioni importanti per collaborare nelle reti organizzative. Non è opportuno elaborare un modello unico di connessioni legate alledecisioni, in quanto si favorirebbe:

Fig. n. 4 - Contesti operativi trasversali e azioni decisionali (3)

Contesti operativi

Progettualità sistemica

Azioni decisionali

Le istituzioni

La progettazione integrata

Il sistema formativo integrato

La scuola

 

 

L’istituzione scolastica integra gli eventi formativi mediante il P.O.F., la formazione continua degli operatori, il lavoro sistemico per la risoluzione di problemi organizzativi, strutturali, procedurali e valorizza le risorse umane.

La progettazione integrata prevede:
- La metodologia della ricerca-azione
- La metodologia del lavoro di rete
- Il metodo di clinica della formazione
- La didattica trasversale e disciplinare
- La didattica modulare
- La valutazione.

Si considerano gli oggetti sperimentali investigati nei processi, nei risultati, nelle procedure, negli obiettivi conseguiti.
Si considera il grado di elevata integrazione progettuale con la comunità sociale, politica ed economica.
Si valutano gli scambi interattivi di informazioni inerenti gli aspetti tecnici traducibili e generalizzabili in altri contesti.

La famiglia

La famiglia assolve le sue funzioni irrinunciabili per soddisfare i bisogni primari, fisici, psico-affettivi dei suoi membri.
Partecipa in modo interattivo alla vita sociale, scolastica dei suoi membri.
La famiglia educa, supporta, aiuta e partecipa al mondo della scuola da protagonisti.

Cooperazione nella risoluzione di problemi dei suoi membri;
motivazione a integrarsi nel sociale;
partecipazione alla vita istituzionale;
negoziazione delle soglie conflittuali che si producono all’interno; progettazione di crescita culturale, economica per il benessere psico-fisico dei suoi membri.

La famiglia potenzia in termini culturali la rete integrata per l’educazione dei suoi membri, crea una rete sistemica di valori per la promozione di stili di vita adeguati;
stimola relazioni sociali soddisfacenti, per i suoi membri.

Gli adulti

Gli adulti (come membri di un nucleo familiare e come cittadini attivi) devono contestualizzare e problematizzare gli eventi, per poter crescere eaffermare i diritti di una adultità in continuo apprendimento e cambiamento.

Gli adulti partecipano alla progettazione integrata intervenendo nelle attività della vita economica, produttiva, sociale e formativa. Partecipano motivati alla costruzione di una vita libera, civile e democratica considerando i bisogni di formazione delle società attuali(le giovani generazioni).

Gli adulti riconsiderano la reale possibilità di rientrare in formazione in qualsiasi stadio della vita;
riconsiderano gli eventi professionalie autobiografici; valutano le possibilità di partecipare a percorsi di formazione per sviluppare l’apprendimento continuo e interpretare il cambiamento.

Le agenzie formative

Le agenzie formative integrano le azioni di intervento con le istituzioni del territorio riservandosi l’autonomia disciplinare e interdisciplinare; intervengono su temi formativi integrati e sviluppano processi di formazione innovativi e flessibili.

La progettazione integrata privilegia le variabili relative agli obiettivi, ai processi, ai saperi di insegnamento e agli oggetti didattici;
insiste sugli aspetti soggettivi e intersoggettivi legati ai processi di formazione;
evita rigidità curricolari e apre all’imprevedibilità connessa alla formazione delle persone tenendo sotto controllo lo spontaneismo e l’estemporaneità.

Le agenzie formative integrano le innovazioni di processo e di sistema (trasferibili e traducibili) di altri contesti educativi come arricchimento culturale e organizzativo. Ritengono necessario fare un lavoro educativo integrato con le altre agenzie finalizzandole ad un’erogazione del servizio di qualità.

Le istituzioni

La progettazione integrata

Il sistema formativo integrato reticolare

Gli enti locali

Gli enti locali svolgono un ruolo determinante nel migliorare il sistema vitale dei cittadini; gli operatori devono possedere competenze di mediazione, negoziazione e integrazione con gli altri settori della formazione integrata; in questa prospettiva riconoscono l’utilità di possedere competenze relazionali, comunicative e organizzative per preparare un piano di risposte formative adeguato alle esigenze e ai fabbisogni dei cittadini.

Gli enti locali attuano progettualità integrate finalizzate all’integrazione di sistema tenendo conto che:
Gli interventi formativi sono espressione di problemi locali e globali;
I temi devono essere integrati con le altre risposte formative delle altre agenzie;
Gli interventi (a carattere modulare) devono integrarsi con l’educazione formale, non formale e informale;
La progettazione deve essere partecipata, condivisa e integrata con le altre “realtà” della comunità educante.

Gli enti locali devono considerare fondamentali:
L’approccio di rete e il lavoro sociale come concetti base da trasformare in obiettivi operativi;
L’apertura al territorio per la risoluzione di problematiche sociali complesse;
La sensibilizzazione alla partecipazione per operare interventi di supporto integrato al fine di migliorare la qualità di vita (minori, disabili, adulti in difficoltà) dei cittadini.

L’associazionismo

Le associazioni devono soddisfare una domanda diffusa di beni e servizi a valenza sociale in una prospettiva di integrazione attiva, operativa e partecipata; è necessario che l’integrazione degli interventi tenga conto di tutelare i diritti di cittadinanza a rischio; è necessario organizzare il tempo libero in modo da sviluppare una grammatica valoriale e sociale che contribuisca all’integrazione e all’inclusione culturale e sociale.

L’attività di progettazione si sostanzia di processi diversificati che si connubiano con le altre attività espletate dalle agenzie istituzionali indirizzando gli interventi verso persone in difficoltà.
La progettualità deve considerare:
Il potenziamento del servizio offerto;
L’interazione tra i soggetti istituzionali del contesto reale;
La valutazione come momento positivo e costruttivo;
La chiarificazione tra azioni intraprese e obiettivi programmati.

La progettazione delle associazioni connaturata al sistema formativo integrato deve considerare i seguenti processi:
Analisi del problema;
Scelta delle priorità;
Definizione degli obiettivi;
Definizione della modularitàoperativa e sua attuazione;
Verifica dei risultati;
Ripresa del ciclo progettuale sistemico.

Le associazioni devono soddisfare una domanda diffusa di beni e servizi a valenza sociale in una prospettiva di integrazione attiva, operativa e partecipata; è necessario che l’integrazione degli interventi tenga conto di tutelare i diritti di cittadinanza a rischio; è necessario organizzare il tempo libero in modo da sviluppare una grammatica valoriale e sociale che contribuisca all’integrazione e all’inclusione culturale e sociale.

L’attività di progettazione si sostanzia di processi diversificati che si connubiano con le altre attività espletate dalle agenzie istituzionali indirizzando gli interventi verso persone in difficoltà.
La progettualità deve considerare:
Il potenziamento del servizio offerto;
L’interazione tra i soggetti istituzionali del contesto reale;
La valutazione come momento positivo e costruttivo;
La chiarificazione tra azioni intraprese e obiettivi programmati.

La progettazione delle associazioni connaturata al sistema formativo integrato deve considerare i seguenti processi:
Analisi del problema;
Scelta delle priorità;
Definizione degli obiettivi;
Definizione della modularitàoperativa e sua attuazione;
Verifica dei risultati;
Ripresa del ciclo progettuale sistemico.

Le organizzazioni produttive

Le organizzazioni produttive devono considerare la formazione concreta degli operatori passando dalla trasmissione dei saperi alla elaborazione delle esperienze, è opportuno considerare l’analisi dei bisogni per migliorare le performance dei laboratori di conoscenza; devono considerarsi i bisogni dell’organizzazione e i bisogni delle persone; si considera prioritaria la valorizzazione delle risorse umane.

La progettazione formativa delle organizzazioni produttive deve tener conto dei seguenti aspetti:
L’orientamento alla ricerca-azione e alla clinica dellaformazione;
I modelli di riferimento per fare formazione e apprendimento continuo per il cambiamento;
Le procedure formative per fare un lavoro educativo sulla comunicazione interna/esterna all’organizzazione.

Il sistema produttivo per analizzare una efficace intrapresa formativa del suo personale deve considerare prioritari:
I tavoli di lavoro per la rilevazione delle figure professionali richieste;
I momenti di scambio di informazioni;
La cultura organizzativa come valore aggiunto.

Fonte: nostra elaborazione

I contesti indicati nella fig. n 4 sono tra loro integrati e le decisioni, quando si dovessero assumere, devono esaminare la maggior parte delle variabili coinvolte. Tuttavia, a fronte, di una forte sinergia tra gli ambiti sottolineati, assume una pregnanza fondamentale, il ruolo della leadership educativa, disseminata di responsabilità e di consapevolezze per affrontare il rischio e le incertezze sottese alla presa di decisione.
Il dover decidere, in questi casi, si conferma strategia importante per offrire delle linee guida tese a promuovere il vantaggio competitivo in azione. Esploriamo ora le opzioni strategiche e le influenze di contesto che consentono di avviare un continuo dialogo fra i clienti interni (i docenti e il personale Ata) e i clienti esterni(studenti, genitori e agenzie formative).

Fig. n. 5 - Le influenze sulle decisioni e il vantaggio competitivo nella scuola - Le azioni

Orientamento allo studente e ai suoi bisogni di formazione

Comunicazione interna/esterna

Coinvolgimento del personale

Valorizzazione del risorse umane

Approccio per processi

Regolazione de sistema per la gestione dell’organizzazione

Intese per la realizzazione di eventi significativi per la verifica e l’analisi di dati concreti

Interazioni della scuola con l’ambiente circostante

Fonte: nostra elaborazione.

Le relazioni esistenti tra questi fattori sono evidenti e si caratterizzano per la loro specificità che scaturisce dagli studi relativi al management scolastico orientato e partecipato.
La scuola quindi, si trova quotidianamente a dover prendere decisioni sempre che il dirigente scolastico procrastini la presa in carico degli eventi decisionali.
La scuola quindi nell’avviare un processo decisionale efficace ed efficiente deve osservare le otto caratteristiche elencate nella figura seguente.

Fig. n. 6 – Le caratteristiche delle decisioni nel contesto scolastico

Focalizzare l’attenzione su ciò che si ritiene fondamentale;

Rispettare i nessi logici e le coerenze interne degli eventi;

Applicare sia le variabili soggettive che quelle oggettive che interferiscono prepotentemente con le decisioni da effettuare;

Valorizzare una quantità di fattori fondamentali per affrontare la soluzione del problema;

Raccogliere informazioni ed elementi strategici fondamentali;

Associare le diverse opinioni informate e definire la scelta da operare;

Validare le ipotesi selezionate;

Sviluppare azioni appropriate di brain – storming.

Fonte: nostra elaborazione

Si sente comunque la necessità di ribadire la pregnanza del ruolo che assume il dirigente scolastico, quale professionista riflessivo impegnato nel corso dell’azione. Sotto questo aspetto, tenendo conto che il professionista deve riflettere nel corso dell’azione si ritiene comunque fondamentale usufruire di tale metodologia, esplorando:

Si vogliono sottolineare non tanto le implicazioni afferenti al disegno organizzativo interno delle istituzioni scolastiche quanto quello dei nodi (articolazioni degli eventi formativi e organizzativi) della reticolarità integrata che sono sottoposti a eventi stressogeninel momento in cui si richiede di decidere.
Formuliamo alcune ipotesi in merito alla riflessione nel corso dell’azione di un dirigente impegnato sul versante della decisione e del comportamento organizzativo, considerando che è opportuno:

Gli ambienti scolastici e le strategie decisionali
La scuola è un ambiente complesso e articolato e basta entrare in questa dinamica per percepire le difficoltà che sussistono quando occorre prendere una decisione. Tuttavia occorre considerare le implicazioni organizzative che tutto ciò comporta sia sul piano dello snellimento delle attività che sul piano della flessibilità e della economicità dei tempi. Questa dimensione richiede di analizzare sia quali sono gli attori decisionali che gli spazi in cui si producono richieste di decisioni organizzative. Elenchiamo nella fig. n. 7 gli elementi significativi che costituiscono la mappa per prendere decisioni e assumersi responsabilità nell’organizzazione scolastica.

Fig. n. 7 - Gli attori e gli ambiti decisionali

Attori

Spazi Decisionali

Dirigente Scolastico - Collegio dei docenti - Consiglio di circolo o d’istituto - Genitori - Studenti(se scuole secondarie supeiori)

Organizzazione della Metodologia e della didattica – Ruolo decisionale trasversale del comportamento insegnante - Libertà d’insegnamento

Dirigente scolastico - Staff collaboratori – RSU – Direttore dei servizi generali e amministrativi

Assetto Organizzativo e valorizzazione delle risorse umane (docenti – personale ATA)

Dirigente scolastico – Vicario - Staff collaboratori

Assetto organizzativo nell’informazione e nella comunicazione organizzativa

Partecipazione delle principali componenti (Consiglio di istituto e/o di circolo stabiliscono gli indirizzi generali, Collegio dei docenti elabora il piano, Consiglio di istituto e/o di circolo adotta il piano, il dirigente scolastico rende pubblico il Pof.

Organizzazione e gestione del piano dell’offerta formativa (Attività curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa)

Fonte: nostra elaborazione

La definizione degli attori e degli ambiti consente di affrontare una situazione complessa, sapendo comunque di riflettere su ognuno di essi e anche sui ruoli e sulle responsabilità che confluiscono nella mappa decisionale. Quindi è opportuno lavorare bene insieme (lavoro di gruppo e miglioramento delle posizioni dei collaboratori di staff) per operare una scelta giusta e significativa, tenendo conto che al centro di tale elaborazione deve esserci sempre lo studente e la studentessa con i loro problemi e con i loro bisogni di formazione e di orientamento personale e professionale.

Fig. n. 8- Gli otto elementi per realizzare un efficace processo decisionale

Individuazione del problema

Definizione degli obiettivi prioritari

Scelta delle possibili condizioni di scelta

Ricerca di condivisione nella scelta e nella risoluzione del problema

Destabilizzazione decisionale

Affronto dell’incognita “rischio”

Definizione di possibili conseguenze

Decisioni integrate e plurali

Fonte: nostra elaborazione

Nell’individuare il problema specifico su cui decidere consente di recepire i margini di errore che si verificano in determinate condizioni e con determinati problemi da risolvere. Specificando in modo congruo il termine del problema sarà possibile determinare gli obiettivi e la relativa conseguenza che ricade sugli altri elementi.
Infatti, la presa di decisioni è anche subordinata alle possibili condizioni che si verificano nel momento in cui si decide di scegliere e alle relative conseguenze; tale tipo di valutazione consentiràdi individuare quelle che meglio corrispondono agli obiettivi precedentemente stabiliti. L’aspetto fondamentale di questa mappa, a questo punto della decisione, riguarda principalmente le variabili conseguenti al rischio che si corre e ai livelli di incertezza che tale scelta potrebbe comportare. Rimane ferma comunque l’ipotesi rispetto alla declinazione riguardante la fig. n. 8 che tali scelte vanno sempre contestualizzate nella prospettiva di ritrovare le variabili che non consentono né una scelta immatura e affrettata né una declinazione delle responsabilità, per esempio una delega, quando in questo caso, come il contesto organizzativo della scuola, la responsabilità riguarda tutti, indistintamente.
Applicando questo sistema di variabili a quello organizzativo della scuola possiamo diminuire la soglia di complessità decisionale esplorando le diverse contaminazioni che consentono di pervenire a determinate soluzioni organiche.
Tuttavia, è innegabile, che riflettere prima di prendere una decisione è importantema recepire che alla base di una decisione corretta vi è sempre una analisi congrua del problema da risolvere e da affrontare comporta il raggiungimento della meta.

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(1) Dirigente scxolastico Liceo Classico “A. casardi” - Barletta
(2) Cfr., G. Varchetta, Introduzione, in K. E. Weyck, Senso e significato nell’organizzazione, Cortina, Milano 1997, p. XVI-XVII. Cfr. G. Alessandrini, La formazione continua nelle organizzazioni, Tecnodid, Napoli 1995; P. M. Senge, La quinta disciplina, Sperling & Kupfer, Milano 1990; Id. la relazione formativa nelle organizzazioni, Tecomproject, Ferrara 1998.
(3) Seguono alcune definizioni di “reticolo” : a) “ il reticolo inteorganizzativo può essere analizzato sulla base di due serie di concetti, legate tra loro, ma parzialmente autonome. L’analisi può incentrarsi sui modelli di interazione riguardanti l’espletamento reale delle funzioni o l’attuazione dei propositi fondamentali delle organizzazioni. Fulcro dell’indagine potrebbero essere , ad esempio, l’analisi dell’interazione cooperativa o competitiva tra due enti pubblici nello svolgimento dei servizi di loro competenza”, J. K.Benson, Il reticolo interorganizzativo come una economia politica, in S. Zan, op. cit. p. 133; b) “Le relazioni di scambio che uniscono un attore a due o più membri di una categoria di scambio rappresentano un insieme di relazioni alternative per quell’attore”, (Emerson e Cook), in S. Zan, op. cit. p. 117; “un reticolo di scambio è costituito da un insieme di tre o più attori ognuno dei quali fornisce opportunità di transazione con almeno un altro attore dell’insieme. (Perciò un reticolo può essere considerato come una “struttura di opportunità”per ogni attore nel reticolo”. (Emerson), in S. Zan, op. cit. p. 114.
(4) D. A. Schon, Il professionista riflessivo. Per una nuova epistemologia della pratica professionale, Dedalo, Bari 1993, p. 277.

22 ottobre 2008