PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
PROGETTARE VISITE DIDATTICHE
di Anna Marra Barone(1)
Il fenomeno carsico: Le grotte di Pertosa
L’insegnamento della Geografia generale
Tra i vari insegnamenti della scuola secondaria di II° grado l’insegnamento della Geografia Generale-Scienza della terra è quello che più degli altri ha subito un processo di decadimento avvertito sia dagli studenti che dagli insegnanti desiderosi, questi ultimi, di rinnovarne i contenuti e di impostare il relativo insegnamento su una nuova forma didattica che tenga conto da un lato dell'intrinseca natura sperimentale della disciplina e dall’altro del carattere interdisciplinare della stessa.
Lo studio della Geografia, infatti, ci potrebbe condurre ad un insegnamento unitario e globale che elimini le ripartizioni schematiche tra le varie discipline contribuendo fattivamente al superamento delle due culture e, pertanto. al recupero dell'unitarietà del sapere.
Si sente ormai l’ esigenza di non distinguere più le singole discipline secondo una gerarchia di valori, perchè tutte tendono a formare la personalità dei giovani nel quadro di una visione unitaria e comprensiva della realtà che li circonda. La Geografia, intesa come disciplina di studio che si struttura intorno al concetto di ambiente nel senso di interazione tra elemento naturale ed attività umana di trasformazione (interazione uomo-natura), comporta contenuti e rapporti sia con le scienze umane e sociali (soprattutto con la Storia) che con le Scienze Naturali. Ed anche se si parla di suddivisioni della Geografia, in realtà non esistono tipi di Geografia se non convenzionali, ai quali si ricorre solo per comodità di studio: l'aggettivo qualificativo vorrebbe indicare soltanto l'angolazione dalla quale si vogliono osservare le diverse realtà del mondo (fenomeni agrari, economici, industriali, ecc.) compresa l'azione dell'uomo organizzato in società.
L'uomo, però, dovrebbe essere collocato in una posizione corretta nei confronti dell'ambiente e non in una posizione di predominio, in quanto l'essere umano è solo una delle parti che costituiscono la Terra che si può considerare come un tutto unico formato di parti tutte interdipendenti. E, d'altra parte, non bisognerebbe studiare l'ambiente naturale in cui agisce l'uomo secondo un'impostazione troppo analitica (propria dell'indirizzo naturalistico) che tende ad isolare ogni fenomeno da tutti gli altri fenomeni (fisici, biologici, sociali) coesistenti ed interdisciplinari.
Come organizzare una visita didattica
Dopo le predette considerazioni di natura metodologico-didattica, ritengo opportuno illustrare come praticamente si può realizzare una iniziativa di sperimentazione riguardante il fenomeno del carsismo, utilizzando il “laboratorio” inteso sia come spazio fisico attrezzato in cui gli alunni possono ideare e progettare semplici esperimenti anche mediante l’uso di materiale povero, sia come l’insieme di tutte le opportunità, interne ed esterne, che consentono di esercitare concretamente i procedimenti scientifici ( incontri con personale specializzato, escursioni naturalistiche, visite guidate ecc.)
Il “laboratorio”, nella duplice interpretazione di cui sopra, viene concepito come un importante strumento didattico che persegue il fine di ricomporre il lavoro manuale e il lavoro intellettuale in una sintesi di operatività attribuendo pari dignità sia al procedimento che al prodotto. Si punta sull’intelligenza operativa e manipolativa che consente di arrivare al capire e all’inventare attraverso il fare e il costruire..I “laboratori” vanno comunque sempre programmati e nell’uso di entrambi devono essere sempre presenti le fasi che riguardano la progettazione, la realizzazione, la verifica, la documentazione e la pubblicizzazione di prodotti e risultati che testimoniano un concreto impatto con la realtà.
Le fasi attraverso le quali si può realizzare una visita guidata alle grotte di Pertosa per approfondire in chiave sperimentale il fenomeno del carsismo, si possono così sintetizzare:
In merito alle tre fasi le operazioni più significative possono riguardare:
- Individuazione della zona di indagine e programmazione del piano di lavoro;
- Studio preliminare del sito geografico attraverso le rispettive carte topografiche e geologiche:
- Acquisizione di informazioni sulle origini e la scoperta delle grotte di Pertosa e sulle cause che determinano il fenomeno del carsismo;
- Suddivisione degli alunni in gruppi di indagine e di studio;
- Discussione con gli esperti dei percorsi possibili e scelta del percorso da seguire.
- Osservazioni a carattere bio-geografico delle zone attraversate con messa a fuoco delle varie interdipendenze.
- Osservazione comparata sulla formazione di stalattiti e stalagmiti;
- Raccolta di dati metereologici;
- Elaborazione in loco di una pianta dell’area totale percorsa e rappresentazione dei dati rilevati;
- Mappatura della temperatura nelle diverse aree attraversate.
La terza fase impegnerà in modo particolare i gruppi di allievi che si dedicheranno con la massima attenzione alla ricomposizione in chiave sintetica dei vari e complessi fenomeni osservati ai quali daranno le spiegazioni più appropriate in base anche agli approfondimenti effettuati in chiave teorica.
Al termine della visita guidata, che avrà visto lavorare insieme alunni,docenti ed esperti, i protagonisti, e cioè gli alunni, saranno senz’altro in grado di indicare in maniera lineare la metodologia seguita e riferire i risultati conseguiti nella consapevolezza però che, per lo studio di un fenomeno scientifico visto nella sua globalità, dovrebbero essere affrontati problemi e tematiche ben più ampie e complesse.
Le grotte di Pertosa
Le grotte di Pertosa/Auletta, conosciute anche come grotte dell’Angelo (di S. Michele, perché in età medievale furono vissute da monaci come luogo di culto), distano circa 70 Km da Salerno, si aprono a 263 metri di altitudine lungo il versante orientale dei monti Alburni, sulla sinistra idrografica del fiume Tanagro (denominato anche Negro) ed all’estremità settentrionale del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Incuneate per circa 3 Km sotto gli Alburni, le grotte si snodano in una serie suggestiva di cunicoli, anfratti, pozzi e caverne dai contorni fantastici fino a terminare in tante “Sale” naturali tutte dotate di caratteristiche diverse (sala delle Meraviglie, sala delle Spugne, sala dei Pipistrelli).
Le grotte di Pertosa/Auletta, insieme alle grotte di Castelcivita, costituiscono senza dubbio l’attrattiva naturalistica principale della Catena degli Alburni: le meraviglie naturalistiche, unitamente all’elevato interesse speleologico e agli aspetti legati alla conoscenza della recente preistoria italica, fanno sì che il sito delle grotte dell’Angelo a Pertosa venga menzionato tra i più importanti siti da visitare nell’Italia meridionale.
Il complesso speleologico di Pertosa, come detto prima, si estende per una lunghezza totale di circa tremila metri. Il tratto iniziale, invaso dalle acque del fiume sommerso Tanagro, si percorre a bordo di imbarcazioni che, inoltrandosi lentamente nelle viscere della terra, conducono dall’Edicola votiva di S. Michele Arcangelo, situata all’ingresso della cavità, ad una sorta di approdo sotterraneo da cui si snodano tre differenti diramazioni parallele.
Il ramo più settentrionale offre un suggestivo percorso turistico caratterizzato dal succedersi di ampie cavità adorne di imponenti gruppi di stalattiti e stalagmiti e di straordinarie morfologie di concrezionamento che coprono quasi completamente il suolo.
Il percorso più breve è di circa Km 1,5 e dura 40 minuti circa. Il secondo percorso è lungo circa Km 2,5 e dura un’ora. Dal 1 luglio 2003 è stato inaugurato un percorso extra, lungo circa Km 3 e percorribile in un’ora e mezza (con questi tre percorsi si esplora tutto il sentiero posto più a nord all’interno delle grotte e che è l’unico visitabile).
La diramazione mediana e quella meridionale rappresentano invece settori ipogei più marcatamente speleologici.
2. Il carsismo:un fenomeno chimico
Le grotte di Pertosa, sotto il profilo geologico, sono da ascrivere ad un fenomeno del tutto particolare: il carsismo. (il nome deriva dalla regione del Carso dove il fenomeno è molto diffuso).
Il carsismo è un fenomeno prettamente chimico che deriva dall’azione delle acque meteoriche su rocce prevalentemente calcaree e che provoca particolari forme di erosione sia superficiali che sotterranee (doline, grotte, inghiottitoi). L’acqua scioglie alcuni materiali contenuti nelle rocce e li rideposita dopo averli tenuti più o meno a lungo in soluzione. Nel fenomeno carsico, pertanto, si succedono tre fasi: soluzione del materiale roccioso, trasporto sotto forma di soluto e rideposizione,..
Il processo è determinato dalla reazione tra il biossido di carbonio (CO2), contenuto nelle acque piovane, l’acqua (H2O) e il carbonato di calcio (CaCO3) contenuto nelle rocce calcaree:il carbonato di calcio, insolubile, viene trasformato in bicarbonato solubile che viene portato via dalle acque.
Le principali condizioni che determinano il fenomeno del carsismo sono: .fessurazione della roccia, scarsa vegetazione, superficie del terreno pressoché orizzontale e una certa abbondanza di precipitazioni.
L’acqua, all’interno della massa rocciosa, amplia le fratture della roccia per cui lentamente si vanno formando grotte con pozzi profondi, stretti cunicoli e grotte maestose a volte ricche di concrezioni calcaree allungate, pendenti dal soffitto (stalattiti) o innalzantesi dal pavimento (stalagmiti) che si formano in seguito alla lenta deposizione del carbonato di calcio abbandonato dall’acqua che è evaporata per le particolari condizioni di pressione e di temperatura esistenti nella grotta. Il complesso di queste forme di alterazione e le modalità attraverso le quali si originano sono conosciuti come “fenomeni carsici”.
In sintesi, il carsismo può definirsi come l’insieme dei fenomeni tipici delle zone in cui le acque meteoriche alterano le rocce per lo più formate da composti del calcio (calcare, gesso, dolomia) incidendole (campi carreggiati) o scavando voragini (doline o foibe in Istria, fosse crateriche nel l’Appennino laziale, grave nelle Murge ). Fenomeni secondari sono: la formazione di fiumi sotterranei, sorgenti intermittenti, gallerie e grotte spesso con concrezioni di vario tipo provocate dallo stillicidio dell’acqua ( stalattiti se la deposizione avviene sotto la volta della grotta e stalagmiti, più tozze delle stalattiti, se la deposizione avviene al suolo).
3. Come si formano le stalattiti e le stalagmiti
Come detto prima, la dissoluzione dei calcari è favorita dall’abbondanza di CO2 nelle acque, dalle basse temperature e da pressioni elevate.Se invece la temperatura aumenta e la pressione diminuisce vengono favorite l’evaporazione dell’acqua e la liberazione della CO2 per cui, in tal caso, avviene la reazione inversa, e cioè la precipitazione del carbonato di calcio non solo in superficie ma anche all’interno della massa rocciosa se sono presenti fratture ove l’acqua possa scorrere. Si forma così una circolazione idrica interna che è ben diversa da quella presente nelle falde acquifere tipiche delle rocce permeabili per porosità..
Quando l’acqua, satura di bicarbonato di calcio, si infiltra attraverso fessure della roccia e stilla nell’interno di una caverna dove la pressione è minore e la temperatura più elevata, essa, per evaporazione perde anidride carbonica e, di conseguenza, una quota infinitesima di bicarbonato di calcio si trasforma in carbonato insolubile. La goccia si riveste così di una microscopica pellicola calcarea e, quando cade, la pellicola rimane, in parte, aderente alla roccia. Il fenomeno si ripete per le successive gocce e può continuare per secoli.
I veli di calcare, addossandosi gli uni agli altri, formano a poco a poco un cono di pietra che discende verso il basso, dapprima pervio, ossia con una cavità interna, che più tardi si chiude.
Il calcare prima si deposita ad anello attorno alle gocce creando un tubicino; più tardi il foro si chiude e l’acqua scorre sulla superficie esterna della stalattite, ingrossandola. Quando il canale centrale si è chiuso, l’acqua prende a scorrere all’esterno e il cono continua ad accrescersi. Si origina così la stalattite ( dal greco stalaktos = gocciolante). Per lo stesso fenomeno un analogo cono di pietra si innalza nel punto del suolo in cui la goccia cade: è la stalagmite. (dal greco stalagma-stalagmatos = goccia).
Nello spazio di secoli i due coni si possono congiungere fino a formare una unica colonna.
Se poi le acque calcaree scorrono sulle pareti, anziché gocciolare, si formano dei panneggiamenti ondulati, dei drappeggi a trine e merletti di spettacolare effetto.
4. Origine e scoperta delle grotte di Pertosa
Le grotte di Pertosa hanno una origine che risale a circa 35 milioni di anni fa , sono le più importanti dell’Italia del sud e tra queste le uniche ad essere attraversate da un fiume sotterraneo, il Tanagro o Negro, il cui corso è stato deviato a scopo energetico. Così facendo, l’entrata delle grotte si è allargata tanto da permettere appunto l’accesso all’interno della cavità per mezzo di suggestive imbarcazioni.
Grazie alla loro particolare conformazione le grotte di Pertosa hanno rappresentato luoghi particolarmente sicuri per l’uomo sia ieri che oggi, e non hanno risentito ne’ dell’ultimo terremoto che ha distrutto mezzo Vallo di Diano, né di altre calamità naturali. Furono abitate, infatti, dall’uomo ininterrottamente sin dall’età della pietra e continuarono a dargli riparo fino alla prima metà del ‘900 quando vennero utilizzate come sicuri rifugi antiaerei.
Inoltre, il particolare clima e l’elevato tasso di umidità hanno fatto sì che giungessero sino a noi quasi intatte alcune strutture ignee interpretate come resti di passerelle e palafitte sospese sui corsi di acqua., a testimonianza dell’avvenuto insediamento e del tempo di permanenza dei gruppi insediatisi (reperti di villaggio di palafitte ne attestano l’età). .
Gli antichi greci, e successivamente i Romani, scelsero le grotte di Pertosa per i loro rituali sacri
(il primo ad accennare a questi luoghi fu proprio Plinio il Vecchio) e anche i Cristiani utilizzarono le grotte come luoghi sicuri per i loro riti religiosi.
La prima persona che parlò esplicitamente dell’esistenza delle grotte di Pertosa fu un frate domenicano del XVI secolo, Leandro Alberti. Le grotte furono poi esplorate per la prima volta a cavallo tra l’ottocento e il novecento e ancora oggi gran parte di esse sono oggetto di studio da parte degli speleologi.
Nel passato le grotte offrirono rifugio anche a migliaia di pipistrelli che nel buio di questi luoghi trovavano conforto e riparo. In seguito, disturbati dalla presenza dell’uomo, i pipistrelli si allontanarono da questi luoghi per loro non più sicuri, consentendo così agli speleologi di scoprire e studiare queste parti ancora sconosciute. La grotta in cui si rifugiavano i pipistrelli e che per oltre la metà era stata ricoperta da tonnellate di guano, fu chiamata appunto la Sala dei Pipistrelli ( sulla roccia è ancora evidente il segno di dove arrivavano gli escrementi di questi animali).
Si ricorda, al riguardo, che la Montecatini ebbe l’incarico di rimuovere il guano dalla grotta e ottenne da questo tonnellate di materiale da utilizzare come prezioso fertilizzante. Nella Sala dei Pipistrelli, sopra un piccolo anfratto, il regista Dario Argento girò una scena del film “Il fantasma dell’Opera (ancora oggi è visibile questo set particolare).
------
(1) Già Dirigente superiore per i Servizi ispettivi del Ministero della Pubblica Istruzione
24 luglio 2008