PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
FUNZIONE ISPETTIVA
di Giuseppe Lagrasta
La funzione ispettiva nella scuola dell’autonomia
1. Il dirigente tecnico ispettivo come leader trasformativo
La scuola è un sistema in cui si produce conoscenza e competenza, ma è anche uno spazio in cui si produce cultura (la didattica dei laboratori) e si gestiscono e contestualizzano i saperi acquisiti.
Tali processi favoriscono, da un lato, l’apprendimento e le strategie della didattica gruppale e dall’altro, insistono sulla necessità di migliorare il sistema di apprendimento collettivo.
Il knowledge management
[1]
applicato al sistema scolastico offre, peraltro, la valorizzazione dei saperi e delle conoscenze indirizzate verso:
Il valore della conoscenza sostiene le azioni di cambiamento e una leadership orientata all’innovazione e alla sostenibilità degli interventi innovativi deve soprattutto considerare gli assunti competenti e sostanziali affidati al knowledge management.
Il leader trasformativo [4] deve possedere, quindi:
-
le conoscenze del sistema in cui opera e i settori in cui maggiormente sono richiesti gli interventi innovativi;
-
le capacità relazionali in grado di raggiungere (in modo chiaro e trasparente) le persone coinvolte nel management innovativo; inoltre, operando in settori in cui si producono bene immateriali (come quello scolastico) si deve far carico delle possibilità comunicative interpersonali per meglio gestire e orientare le risorse umane;
-
le competenze capaci di motivare, di creare valore aggiunto ed entusiasmo attorno alle attività progettuali;
-
la consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità;
-
la cura nell’implementazione delle strategie di innovazione;
-
la cooperazione fra gli attori coinvolti.
[5]
Le conoscenze, le capacità e le competenze costituiscono la mappa principale in cui si specchia il principio di regolazione dello stile professionale del dirigente tecnico ispettivo, caratterizzandone, così, da un canto, le valenze tecniche – professionali e dall’altro, quelle afferenti alla ricerca educativa.
All’interno del sistema scolastico, devono svilupparsi le capacità di selezione delle problematiche finalizzate a ridurre le emergenze educative siano ridotte al minimo affinché gli operatori possano agire conformemente in relazione allo sviluppo del “Sistema Qualità”.
Osserviamo quali sono le aree del Knowledge management che interessano il mondo della scuola e che soprattutto possono regolare, dall’interno, il sistema organizzativo, qualificandolo e ponendolo nelle condizioni operativi quanto più efficaci possibili.
Le aree del Knowledge Management scolastico |
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Crescita dell’efficienza e dell’efficacia attraverso l’adozione del “Progetto Qualità per la scuola” |
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Le funzioni |
Il lavoro di gruppo |
Le potenzialità |
Le azioni |
Motivazione del personale verso le attività legate alla promozione della conoscenza come valore aggiunto (gestione dei ruoli e delle funzioni). |
Costituzione di gruppi di studio finalizzati all’aggiornamento e allo sviluppo di tematiche legate alla conoscenza (gestione delle competenze e delle buone pratiche). |
Sviluppo delle funzioni operative attraverso la metodologia della ricerca – azione organizzativa (gestione dei fattori di competitività). |
Realizzazione delle attività organizzative per lo sviluppo del valore della conoscenza (gestione dei fattori di qualità). |
La qualità dei processi formativi |
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Le funzioni |
Il lavoro di gruppo |
Le potenzialità |
Le azioni |
Rispettare le consegne per un minor spreco di energie e risorse. |
Migliorare la qualità della relazione grippale ed educativa. |
Rispettare i ruoli e supportare le persone nella rielaborazione di comportamenti e atteggiamenti costruttivi. |
Promuovere la creatività costitutiva di fattori di successo. |
Strategie Tecniche |
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Risolvere i problemi mediante una visione sistemica. |
Affrontare le situazioni in modo logico – razionale e ragionare sui contenuti e sui dati più che sulle emozioni. |
Sviluppare la logica del team di successo votato sempre al conseguimento di risultati di eccellenza (successo scolastico di tutti gli alunni). |
Accrescere l’etica della responsabilità e soddisfare i bisogni formativi degli utenti. |
Analisi del comportamento degli insegnanti riflessivi |
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Le funzioni |
Il lavoro di gruppo |
Le potenzialità |
Le azioni |
Metodologie e didattiche |
La relazione educativa eil clima di ascolto |
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Disponibilità degli insegnanti all’innovazione metodologico – didattica. |
Definizione e ricerca delle didattiche innovative per il miglioramento continuo delle azioni insegnative. |
Il professionista riflessivo in azione e la formazione alla ricerca di orizzonti organizzativi comuni. |
Specificità della didattica e promozione del benessere in classe. |
Definizione dei bisogni formativi dell’utenza. |
Interpretazione del contesto formativo e delle zone di indeterminatezza apprenditiva. |
Superamento delle difficoltà e verifica in itinere degli ostacoli insegnativi, relazionali e/o gruppali e nuova soluzione di problemi. |
Verifica e valutazione (in itinere) dei risultati |
Elaborazione di prassi e teorie legate alla ricerca – azione interdisciplinare. |
Affronta le difficoltà e risolve i problemi sia metodologici e didattici sia di apprendimento – insegnamento. |
Costruiscei processi di relazione interpersonale sia con i colleghi e che con gli alunni e il personale amministrativo. |
Cura lo sviluppo dell’alunno nella sua completezza. |
Elaborazione di una riflessione cognitiva e metacognitiva sui saperi. |
Potenzia i livelli di percezione emotiva e significa la ricerca di senso nel gruppo. |
Conosce la sintassi disciplinare e i raccordi intrerdisciplinari. |
Favorisce l’analisi istituzionale nei micro – gruppi e nei consigli di classe. |
Definisce i saperi nella loro identità epistemologica |
Definisce i saperi nei loro processi metodologici. |
Rielabora con gli alunni i saperi nelle loro trame epistemiche e di teorie della conoscenza. |
Favorisce il dialogo con e saperi delle altre scienze integrate (sistema formativo della conoscenza e della competenza). |
Il laboratorio di ricerca educativa per la qualità dell’insegnamento[6] |
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Tecniche interattive |
Role play |
Analisi del caso |
Cooperative learning |
Il gruppo e l’esplorazione apprenditiva. |
Orientato al compito. |
Orientato alla relazione orientato alla discussione critica. |
Diario di bordo. |
Stili di pensiero e gioco di squadra. |
Stili cognitivi. |
Stili metacognitivi. |
Stili relazionali e situazionali. Apprendimento trasformativo. |
Tecniche di ascolto |
Ascolto motivato |
Ascolto partecipato |
Ascolto interattivo |
Processi di apprendimento |
Contesto emotivo personale |
Contesto emotivo della classe |
Verifica delle conoscenze. |
In questa prospettiva, l’efficacia delle azioni ben si coniuga alle coerenze interne richieste dall’autonomia scolastica, dell’attuale processo riformatore e dalla dinamicità degli eventi organizzativi. Il knowledge leader trasformativo quindi si propone come attore - vettore fondamentale che caratterizza gli interventi e il contesto in cui si trova ad operare ove, peraltro, i collaboratori, interagendo in modo sistematico e integrato possono registrare i miglioramenti desiderati
Ruoli principali del knowledge leader trasformativo [7] |
ruolo nei processi: consulente dei processi posti in essere nella scuola; |
ruolo innovativo: facilitatore della progettualità per l’aggiornamento del personale; |
ruolo strategico: coordinatore di innovazioni (organizzative, metodologico – didattiche e formative) tese a favorire il miglioramento continuo del sistema; |
ruolo comunicativo: facilitatore nella comunicazione interna/esterna dell’organizzazione scolastica; |
ruolo tecnologico: supporto al sistema informativo – operativo. |
ruolo sistemico: consulente nelle azioni di monitoraggio degli incidenti critici, degli eventi organizzative e delle situazioni borderline che si dovessero verificare. |
Si avverte che dalla lettura della figura n. 9, emerge l’importanza del ruolo del knowledge leader trasformativo sia per quanto attiene la fluidità organizzativa e la percezione dei cambiamenti da porre in atto, sia per quanto afferisce alla pratica continua di informazione – comunicazione che il leader attua per non rendere inefficace il suo ruolo.
A tutto ciò deve sopperire un buon know – how del leader knowledge che senza dubbio accerta l’equilibrio delle situazioni e pondera gli eventi prima di ripartire con azioni di cambiamento efficace.
E’ nella responsabilità del gruppo, prendere coscienze delle nuove disponibilità competenti del leader e ripartire per ricercare nuovi orizzonti per buone pratiche organizzative.
La figura del dirigente tecnico ispettivo si arricchisce di nuove conoscenze, capacità e attitudini, quando, pone in essere quelle azioni trasformative finalizzate al miglioramento continuo dell’offerta formativa.
Osserviamo quali sono gli aspetti fluidi che interessano tale figura strategica.
La funzione trasformativa del dirigente tecnico ispettivo nella scuola |
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Conoscenze |
Capacità |
Attitudini |
Informazioni sulla scuola e sulle altre istituzioni presenti sul territorio. |
Comunicazione dialogo e ascolto. |
Partecipazione emotiva. |
Apertura nell’applicazione delle nuove tecnologie di settore. |
Problem solving. |
Motivazione. |
Gestione delle risorse (umane, finanziarie e strutturali). |
Monitoraggio delel attività (autovalutazione, autoanalisi e autodiagnosi). |
Spirito di iniziativa creatività. |
Conoscenza delle lingue straniere. |
Rapporti interpersonali ed inter – organizzativi. |
Sviluppo del sistema e innovazione dinamica. |
Fonte: nostra elaborazione
Fig. n. 9
L’analisi evidenzia maggiormente la necessità di formulare una mappa che, a sua volta, favorisce la sperimentazione di percorsi e di processi organizzativi legati soprattutto all’esplorazione di nuovi processi ma anche di nuovi modelli di leadership e di gestione manageriale.
Tuttavia, per uscire dall’opacità della leadership, si vogliono individuare tre nuovi ruoli che avviano una solida discussione sulla gestione delle istituzioni scolastiche. Il primo modello riguarda quello del leader sistemico (Motivante, non autoritario; formatore; collaborativo; competente; educativo).
La funzione progettuale del dirigente tecnico ispettivo, oltre a supportare la costruzione di un disegno organizzativo omogeneo, si occupa, inoltre:
-
dell’orientamento allo studente;
-
del potenziamento delle reti con gli attori sociali esterni;
-
della comunicazione, relazione e sviluppo del management integrato;
-
del supporto e della consulenza, finalizzati al miglioramento continuo del servizio offerto;
-
della cura dei processi di insegnamento – apprendimento;
-
del supporto all’innovazione educativa e alla ricerca formativa.
3. I contesti di auditing nella scuola di qualità
La selezione del personale ispettivo, infatti, deve essere attuata tra il personale della scuola che ha maturato esperienze professionali all’interno delle istituzioni scolastiche. In tal modo, la scuola può essere preservata e difesa da ingerenze di esperti non sempre qualificati tanto di finalizzare gli intervento alla qualità della formazione e del servizio offerto agli utenti.
L’architettura del sistema scolastico permettere la realizzazione della flessibilità rispondendo alle richieste degli utenti, qualificando l’offerta e scegliendo le migliori opportunità per “fare formazione integrata”.
L’azione di miglioramento continuo effettuata mediante le azioni di auditing invita a riflettere sul ruolo istituzionale che egli svolge nella vita della scuola sia per il compito strategico che gli viene assegnato sia per l’importanza che riveste il possesso di competenze strategiche legate alla vita organizzativa.
Osserviamo, quali sono, in sintesi le azioni di auditing che il dirigente tecnico potrebbe porre in essere, da un canto, per risolvere problemi immediati e, dall’altro, per operare in concertazione con il dirigente scolastico e gli insegnanti al fine di risolvere problematiche più complesse.
Contesti di auditing nella scuola dell’autonomia |
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Sistema |
Utenti |
Processi |
Scuola
Extrascuola |
Studenti
Insegnanti
Genitori
Personale Ata |
Auditing integrato per la prevenzione dei problemi e per la risoluzione di quelli già presenti
Processi di condivisione e di visione del futuro progettuale
Auditing specifico in relazione alle problematiche emergenti
Sviluppo delle professionalità, motivazione al lavoro di gruppo e sinergie per la soluzione dei problemi |
Cultura dello sviluppo e dell’innovazione |
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Sistema reticolare [15] |
Condivisione dei processi di auditing |
Innovazione |
Comunicazione interattiva e bidirezionale |
Valorizzazione del punto di vista degli operatori |
Apprendimento continuo |
Comunicazione trasversale |
Ascoltare gli studenti |
Cultura della condivisione per l’eccellenza |
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Ascoltare gli insegnanti |
Valorizzazione delle risorse umane |
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Ascoltare i genitori |
Valorizzazione del ruolo dei genitori |
Lavoro reticolare [16] e istituzioni scolastiche a rete |
Collaborare e ascoltare le agenzie territoriali |
Cultura organizzativa e apprendimento di nuove pratiche per “fare qualità sistemica” |
Lavoro reticolare e orizzontalità e trasversalità organizzativa [17] |
Agenzie formative Istruzione e formazione professionale |
Integrazione di sistema e collaborazioni inter - istituzionali |
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Associazioni culturali
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Integrazione di competenze e di esperienze |
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Associazioni di volontariato |
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Comunità di pratica |
Organizzazioni in reti integrate |
Valorizzazione delle buone pratiche |
4. I processi di auditing e le strategie di miglioramento continuo
Il processo di auditing nella scuola dell’autonomia consente soprattutto di avviare una strategia di miglioramento continuo favorendo la cultura dell’innovazione e l’implementazione di processi di qualità. La valorizzazione di queste strategie, per un verso, supporta le azioni in relazione alle aspettative delle famiglie e degli studenti, in secondo luogo, favorisce il governo dei cambiamenti che si ripercuotono nella scuola e rivenienti dai mutamenti accelerati del sociale.
La scuola, unità sistemica aperta sempre in tensione per il raggiungimento di risultati di qualità,
[18]
si fa carico dei bisogni sociali e culturali delle nuove generazioni e gli operatori non possono attendere il superamento delle loro competenze rispetto al viaggio complesso che comportano, sia la conoscenza che l’interpretazione del mondo esterno. I processi di valorizzazione si assestano:
1. il miglioramento delle strategie di insegnamento – apprendimento;
2. il miglioramento nell’uso efficace delle nuove tecnologie nei contesti formativi;
3. il miglioramento delle prassi di reti tra scuole per l’affermazione di nuove potenzialità rispetto all’apprendimento – insegnamento;
4. il miglioramento nel presidio, da parte dell’istituzione scolastica, nell’accesso a Internet, da parte degli studenti, in modo da acquisire, dalla nuova banca – dati virtuale, informazioni aggiornate e complete;
5. il miglioramento della relazione interpersonale e inter – organizzativa all’interno dell’istituzione scolastica, prassi, che sostanzialmente migliora sia il clima organizzativo che l’aumento di efficacia nella promozione delle azioni strategiche implicite tra scuola ed extrascuola.
La qualità dell’innovazione e dello sviluppo nella scuola, comporta anche che la comunicazione sia interattiva e bidirezionale; in questo caso sia la comunicazione educativa che la comunicazione organizzativa aprono un orizzonte intenzionale che coinvolge la scuola, la famiglia e gli enti locali. Infatti, un preciso coordinamento di percorsi di orientamento aiutano gli adolescenti nella crescita di competenze rispetto al mondo della comunicazione. Sul versante del personale, si evince la possibilità di ripensare costantemente alla comunicazione, quale strategia per :
1.
migliorare l’uso delle informazioni e delle relazioni interpersonali
[19]
;
2.
integrare i processi comunicativi all’interno della comunità organizzativa per migliorare l’efficaci, l’efficienza e l’economicità del servizio scolastico offerto
[20]
;
3. operare con soggetti partecipi, che attraverso la comunicazione intersoggettiva, sappiano ritrovare autonomia, consapevolezza e spirito di responsabilità;
4. educare all’intelligenza relazionale sia gli studenti, che gli insegnati e gli operatori coinvolti, al fine di promuovere:
a) il benessere individuale e collettivo;
b) una maggiore libertà espressiva e una graduale possibilità di sperimentare creativamente;
c) le competenze intese ad ascoltare e comprendere in modo concreto e percettivo- empatico, l’altro.
Se esaminiamo gli elementi costitutivi del lavoro reticolare, osserviamo come è necessario avviare una cultura di rete e collaborare fattivamente con le agenzie territoriali e gli enti locali.
Tuttavia, vi è la necessità di promuovere una cultura organizzativa e di insegnamento – apprendimento protese a “fare qualità sistemica”.
E’ indubbio, che il lavoro reticolare richiede una valenza inter – organizzativa capace di sostenere gli urti e gli impatti di relazione inter – istituzionale; tutto ciò è necessario, in quanto, le istituzioni scolastiche apprendono a sopravvivere in uno scenario complesso e competitivo che quotidianamente offre opportunità di riflessione sul comportamento organizzativo da sostenere.
La valorizzazione dell’autonomia, comunque, incide, sul lavoro territoriale delle reti scolastiche.
In tal modo, ascoltare i soggetti presenti sul territorio consente di:
-
dialogare con gli altri ambiti istituzionali;
-
riconoscere e valorizzare il marketing territoriale che, a sua volta, deve tradursi in contenuti formativi e competenze educative rispetto ai contesti culturali in cui le scuole operano;
-
collegare le reti scolastiche con il territorio considerando valide le strategie insite ai laboratori territoriali, luoghi istituzionali consoni per fare ricerca, documentazione, sperimentazione e formazione, così come previsto dall’art. 7 DPR n. 275/1999.
Al dirigente tecnico, con funzione ispettiva, si richiede, peraltro, di creare una cultura di leadership, specificando ai gruppi di ascolto, le differenze esistenti tra management e leadership (il management serve a presidiare la complessità, la leadership, invece serve a governare il cambiamento) impostando una vision e una mission precise, ma soprattutto facendo percepire, ai dirigenti scolastici, l’importanza dell’allineamento delle persone per andare verso una stessa direzione al fine di conseguire gli stessi obiettivi. “Allineare – scrive J. P. Kotter – è più una sfida di comunicazione che non un problema di progettazione. Prima di tutto per allineare occorre parlare a molti più individui rispetto a quando <<si organizza>>. Le persone coinvolte possono non essere solo i subordinati dle manager, ma anche superiori, colleghi, funzionari governativi e persino clienti. E’ implicato chiunque possa contribuire a implementare la visione e le strategie o che possa bloccarne l’implementazione”.
[21]
In tal modo il riconoscimento che si offre all’apprendimento della cultura organizzativa contribuisce ad affermare la mappa costitutiva per porre in essere i processi che forniscono gli elementi costitutivi dell’auditing in una istituzione scolastica.
Osserviamo la declinazione dello schema seguente:
I processi di auditingnella scuola dell’autonomia |
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Contesto sistemico generale |
Campi di azione |
Contesti organizzativi |
Indicatori strategici |
Auditing sociale |
Verifica delle procedure, delle pratiche e delle norme applicate nel contesto scolastico che soddisfino i bisogni degli utenti (interni – esterni). La pratica di verifica potenzia le prassi e valori che abitano l’istituzione (Metodologia della ricerca – azione organizzativa). |
L’auditing sociale favorisce il controllo e il presidio delle strategie previste dalla scuola per conseguire sia il miglioramento continuo delle azioni che per il conseguimento di risultati di eccellenza. |
- risorse umane, strutturali e finanziarie disponibili; - problematiche da prevenire rispetto all’utenza e al relativo bacino di affluenza; -disfunzioni organizzative; - punti critici; - mappa delle interferenze; - mappa delle coerenze organizzative; -nodi critici relazionali, interpersonali e inter – soggettivi; -obiettivi di valenza sociale da conseguire o già conseguiti. |
Auditing di efficienza |
Verifica dei costi benefici. L’efficienza economica è definita tra le spese poste in essere e i risultati conseguiti. L’efficienza tecnica è relativa alla capacità dell’istituzione scolastica di produrre servizi di qualità rispettandone i tempi, la qualità degli spazi, l’innovazione delle strategie di insegnamento – apprendimento, gli stili di direzione, il comportamento organizzativo tenuto dagli attori coinvolti. |
L’auditing di efficienza si configura come un giudiziodi confronto (decision making) di un gruppo di produrre risultati con minore consumo di risorse rispetto ad altri gruppi (efficienza= risultati/risorse). |
- rendimento, produttività e qualità del servizio; - qualità delle azioni e modalità efficaci nel porre in essere strategie; - capacità organizzative dell’istituzione scolastica; - capacità e competenze degli operatori (dirigente scolastico, insegnanti, operatori amministrativi e ata); - risorse impegnate (umane, economico finanziarie, strutturali). |
Auditing strategico |
Definizione della mappa organizzativa, dei ruoli e delle funzioni assegnate nell’organizzazione scolastica; definizioni delle connessioni esistenti tra strategia generale (P.O.F.)e piano del progetto sistemico organizzativo; definizione delle strategie formative (metodologia – didattica) e qualità del servizio offerto; adesione e partecipazione da parte degli attori coinvolti alla strategia; ruolo specifico della leadership e della staff dei collaboratori.. |
Soddisfazione dell’utenza relativa ai percorsi di formazione e all’itinerario di ricerca – azione innovativa;individuazione delle competenze necessarie per la realizzazione del marketing strategico; individuazione degli elementi che strutturano il clima organizzativo; definire i processi di cambiamento organizzativo per la realizzazione della strategia;individuazione dei punti di equilibrio nelle retroazioni; individuazione degli elementi di stabilità e dei processi di resistenza al cambiamento; individuazione dei punti nodali rispetti al clima negoziale oppure in relazione al clima conflittuale. |
Formazione e aggiornamento continuo e costante del personale; stimolazione dell’apprendimento organizzativo; diffusione della tensione creativa e del problem solving;Realizzare la vision strategica secondo i valori determinati e i fattori specifici che regolano l’organizzazione scolastica. |
Auditing culturale |
Caratteristiche specifiche del bacino di utenza; caratteristiche potenziali degli interlocutori in rete (scuole, agenzie formative, formazione professionale, agenzie di volontariato, organizzazioni no profit); caratteristiche dei bisogni formativi dell’utenza reale e potenziale. |
Osservazione dei comportamenti organizzativi; specificazione dei valori e delle credenze; individuazione dei rituali organizzativi; osservazione degli atteggiamenti positivi, critici o neutri; individuazione dei livelli culturali degli stakeolder. |
I livelli delle conoscenze, delle abilità e delle competenze; la gestione della formazione continua per tutto l’arco della vita; |
Auditing delle relazioni interpersonali |
Gruppi di lavori; consigli di classe; collegio dei docenti; unità operative; gruppi di staff; gruppi di progetto. |
Livelli di comunicazione interna all’istituzione scolastica; Livelli di comunicazione esterna all’istituzione scolastica; clima relazionale e clima interpersonale; clima nei gruppi di lavoro; clima relazionale a livello inter – organizzativo; e inter – istituzionale. |
Problem solving; capacità di mediazione e di negoziazione; capacità di innovazione s e sviluppo organizzativo; decision making; stile di direzione; stile di leadership; management trasformativi |
Fonte: nostra elaborazione
Fig. n.13
I processi, i campi d’azione e soprattutto le strategie dinamiche descritte nella figura n. 13 scaturiscono dall’esperienza realizzata nelle istituzioni scolastiche nel momento in cui è stato definito il ruolo autonomo delle scuole. In tal modo, sulla scorta, anche dei processi innovativi che via via l’autonomia scolastica ha richiesto sono stati valorizzati sia dai livelli competenti della direzione manageriale che il comportamento insegnativo; non scevro da ulteriori approfondimento, l’analisi del ruolo del dsga e dello staff amministrativo.
GIUSEPPE LAGRASTA
Dirigente Scolastico Liceo Classico
“A. Casardi” - Barletta
[1] Il knowledge management ha assunto, nel mondo della formazione, un ruolo di efficace protagonista, in quanto ha posto in essere delle strategie competitive indirizzate alla conquista della qualità nell’offerta formativa: viene offerta agli utenti la possibilità di vivere e apprendere in una scuola orientata al miglioramento continuo, in modo da soddisfare i bisogni. In questo caso, l’investimento nelle risorse umane consente: a) di condividere le finalità e gli orizzonti del fare e dell’essere in situazione; b) di rappresentare per l’organizzazione un vantaggio strategico importante. Gli elementi fondamentali del knowledge management sono: 1. la cultura organizzativa e l’apprendimento continuo di conoscenze e competenze; 2. il clima che si instaura all’interno di una determinata unità operativa; 3. il commitment che consolida la condivisione delle strategie e la delega diffusa; 4. l’empowerment che si sviluppa nelle azioni; 5. la comunicazione diffusa e integrata, che consente il coinvolgimento di tutti gli operatori ; 6. il consolidamento tra coerenza del sistema e soddisfazione dei fabbisogni; 7. l’apprendimento organizzativo continuo.
Per gli approfondimenti, cfr., P. M. Senge, The fifth discipline, Harper Brothers, new York 1996.
[2] Nel mondo della scuola, le strategie efficaci possono essere messe in campo regolando i dispositivi che regolano la vita organizzativa e l’incerto che spesso la presiede. In questo modo è opportuno che nella scuola si proceda nello stabilire quelle strategie competitive efficaci per il successo scolastico di tutti gli alunni. Procediamo quindi alla definizione di: strategie d’intervento basate su una attenta valutazione, della opportunità di realizzare una specifica attività nella scuola. Ciò assume valore strategico, in quanto, se un’attività non è ritenuta di interesse collettivo, questa può essere abbandonata per dedicare maggiore attenzione alla distribuzione di altri servizi. In questo caso la previsione di tali strategie deve eseere indicata nel piano dell’offerta formativa per far sì che gli utenti, e soprattutto il personale della scuola è informato in modo opportuno e trasparente.; strategie organizzative, ciascuna istituzione scolastica coerentemente con gli obiettivi che si è proposto di realizzare deve dotarsi di una struttura organizzativa, che consideri e faccia perno sulle risorse disponibili, umane, strumentali e tecnologiche; strategie finanziarie con cui si individuano le modalità ritenute più idonee per la disribuzionwe delle risorse finanziarie da impiegare nella realizzazione degli interventi previsti; strategie relazionali che consistono nel predisporre forme di collaborazione scaturite dalla realizzazione del sistema formativo integrato essenziali per una migliore erogazione di un dato servizio formativo; strategie istituzionali con cui si fa riferimento all’applicazione dei principi economici di efficienza, efficacia ed economicità della gestione dell’istituzione scolastica.
[3] Nel nostro caso la conoscenza, la valorizzazione dello scambio di conoscenza presuppone una confluenza dinamica di esperienze, valori, informazioni, abilità e competenze. Nelle organizzazioni formative, quindi, la conoscenza (come sapere di scambio esperienziale e tecnico – pratico) risulta connessa, non solo alle procedure ma anche ai processi, allo sviluppo di buone pratiche e al rispetto delle norme. Le conoscenze, a loro volta, possono essere tacite e/o esplicite. Le prime sono soggettive e si rifanno al bagaglio delle esperienze e della pratica; le seconde, di natura oggettiva si connettono alla conoscenza razionale, simultanea (qui e ora) e analogica (teorica).
[4] Il leader trasformativo, presiede anche le strategie per realizzare una qualità competitiva all’interno della istituzione scolastica, favorendo la promozione: 1. della creatività del personale; 2.dei processi comunicativi e di relazione; 3. del benessere lavorativo e di un un buon clima organizzativo; 4. dell’immagine esterna e della customer satisfaction; 5. delle capacità manageriali; 6. delle capacità realizzative; 7. del problem solving; 8. dei risultati competitivi; 9. della cultura organizzativa; 10. dell’apprendimento organizzativo continuo.
[5] Il dirigente tecnico ispettivo si rapporto al sistema – scuola quale leader istituzionale con l’obiettivo di: a) definire missione e ruoli istituzionali; b) incorporare la linea politica nella struttura sociale, ovvero “formarne” il carattere; c) difendere l’integrità istituzionale, cioè definirne i valori comuni e l’identità distintiva; d) ricomporre i conflitti interni. Per definire il ruolo della leadership educativa, cfr. R. Serpieri, Leadership senza gerarchia. Riflessioni sul management scolastico, Liguori Editore, Napoli, 2002, p. 36. La “questione” della figura del dirigente tecnico ispettivo e la definizione del profilo professionale, della funzione e del ruolo raccoglie in sé, una particolare e delicata riflessione anche sul future della figura. Il dirigente, infatti, oltre a comprendere i crocevia e gli snodi dei percorsi istituzionali che incontra deve comprendere l’influenza che le performance efficaci hanno sui risultati di miglioramento continuo che si abbatte sull’organizzazione scolastica. Questa centralità si coniuga, a sua vota, con la crescente autonomia delle singole scuole e delle connessioni che si ritrova a fronteggiare il sistema, tra decentramento ed autonomia e sussidiarietà.
[6]
Per i temi legati all’insegnamento di qualità, cfr. E. Bastianon “ ciò significa che l’insegnante si costruisce come un ricercatore, elaborando continuamente teorie su di sé, sulle proprie competenze, sulla realtà più ampia in cui si colloca la sua professione, e mettendole quindi alla prova, verificandole o falsificandole E’ un processo , ancora una volta scientifico, fondato sulla individuazione di ciò che della sua teoria su di sé gli appare come “ nucleare” , essenziale alla teoria stessa, o come, semplicemente “ di cintura”, e quindi più facilmente esposto alla falsificazione da parte dell’esperienza, che registra un sovrapporsi, su cui avrò modo di tornare, di programmi di ricerca di costruzione dei saperi ( Lakatos 1978) e della mente (Epting 1984, sulla teoria dei costrutti personali ). In questo programma di ricerca che è la propria formazione, l’insegnante costruisce quattro livelli di padronanze: a) Padronanze deontologiche: E’ capace di relazione: • Sa costruire i processi di costruzione degli altri: alunni, colleghi, genitori…; • Sa lavorare in équipe, formando con i colleghi un team di professionisti della mente; • Costruisce nel territorio una rete formativa collegata alla scuola, secondo le prospettive dell’autonomia (art.7); E’ un formatore: • Forma all’etica della ricerca; • Si propone un’etica della funzione docente; • Cura lo sviluppo della persona dell’alunno nella sua globalità, nella scansione “ sapere; saper essere; saper fare”,secondo le prospettive indicate negli articoli 1, 2, 3, 4, 6, 8, 9 della Costituzione Italiana e le esigenze di interculturalità; • Educa l’alunno ad elaborare la difficoltà di affrontare la scuola come un’esperienza che non lascia tutto come era prima, in quanto l’apprendere come risultato di una ricerca non è insapore e incolore (…) ma si articola nella ricerca di un nuovo equilibrio”.
[7] L’analisi del ruolo si costituisce dei seguenti elementi: a) analisi delle azioni;b) interpretazione del mandato; valutazione complessiva del potenziale professionale; c) sviluppo maggiore delle professionalità implicite al ruolo; effettiva corrispondenza tra le caratteristiche del ruolo e le funzioni, i compiti, le attività e le mansioni esercitate. Il ruolo si definisce mediante: 1. Area prescritta:a) regoleb) procedure, c) mansionario); 2. Area discrezionale: a) conoscenze; b) capacità; b) competenze; d) esperienza; e) motivazione. 3. Aree esterne: a) organizzazione; b) ambiente; c) confini del ruolo rispetto ad altri ruoli; 4. Persona: area innovativa: a) modello del ruolo; b) caratteristiche del ruolo; c) modalità per conseguire gli obiettivi; d) strategie per assolvere al proprio ruolo. L’esplicitazione di un modello del ruolo organizzativo incarnato dal dirigente tecnico ispettivo deve: 1. riconoscere uno spazio alle attività; 2. verificare una posizione precisa all’interno del sistema delle figure professionali collegate all’istruzione; 3. verificare se all’interno del sistema ci sono degli elementi che ne limitano lo spazio d’azione; 4. rendere visibili i confini e le attese che gravano sulla funzione ispettiva; 5. definizione del comportamento organizzativo; 6. specifiche competenze caratteristiche del ruolo; 7. metodologie di auditing da applicare per il conseguimento di risultati ottimali; 8. comportamento relazione e inter – soggettivo da sostenere in situazioni complesse; 9. spazio di azione e di autonomia posseduto dal dirigente tecnico; 10. area della discrezionalità, che non deve essere confuso con il comportamento indipendente e nemmeno con gli strumenti facoltativi.
[8] Per quanto attiene le dinamiche del cambiamento, cfr., B. Bolognini, L’analisi del clima organizzativo, Carocci, Roma 2006. In particolare si veda il sesto capitolo, La gestione del cambiamento, pp. 108-116. Il tema del cambiamento organizzativo e dell’innovazione, è stato già affrontato da K. Lewin nel 1972. Fra i testi più importanti, si ricordano, R. Normann, Ridisegnare l’impresa. Quando la mappa cambia il paesaggio, Etas, Milano 2002; J. P. Kotter, Il fattore leadership, Sperling & Kupfer, Milano 1989; AA. VV. , Le competenze per il cambiamento organizzativo, Etas, Milano 2001; D. Callini, M. Lubiano, Cambiamento organizzativo e formazione, Franco Angel, Milano 1993; A. Pichierri, Introduzione alla sociologia dell’organizzazione, Laterza, Roma-Bari 2005; G. Nardone, P. Watzlawick, L’arte del cambiamento, Ponte alle Grazie, Milano 1999.
[9] Un leader formatore deve riconoscere, tra le tante emozioni, il bisogno latente vissuto dagli attori coinvolti che chiedono il riconoscimento delle loro precise azioni, mediante una continua conferma di autostima; tale riconoscimento consente la creazione di una nuova visione d’insieme e allarga la trasparenza della comunicazione sia interna che esterna alla scuola. Tuttavia è da ritenere fondamentale che il dirigente tecnico ispettivo, nel momento in cui opera con i gruppi, deve favorire l’istituzionalizzazione del cambiamento al fine di avviare nuove buone pratiche in una comunità di pratica qual è quella della scuola. In tal modo, l’innovazione partecipata (integrata dal bisogno partecipato di tutti gli attori), apre ad una nuova sfida sui processi, favorendo così, la condivisione di processi efficaci. Tutto ciò incoraggia le persone a credere in quello che fanno, ad essere motivati alla partecipazione vitale dell’organizzazione, a sentirsi responsabili delle proprie scelte. Il grado di responsabilità che raggiunge un operatore in simili condizioni è sempre ottimale, in quanto, il clima ispira una visione condivisa, sollecitando una tensione verso un modello ideale di intervento.
[10] Per approfondire le tematiche legate alla leadership nelle organizzazioni complesse e in particolar modo quelle afferenti al leader progettista, al leader educatore e al leader assistente, cfr. P. M. Senge, Il nuovo lavoro del leader, in G. P. Quaglino (a cura di), Leadership. Nuovi profili di leader per nuovi scenari organizzativi, Cortina, Milano 1999, pp. 30-60.
[11] La leadership educativa si realizza mediante la promozione del: a) senso concreto nell’assumersi le responsabilità, riconoscendo il proprio contributo per il successo dell’organizzazione; b) riconoscimento dei bisogni dell’organizzazione e soddisfarli; c) controllo dello spirito negativo dell’adattamento e cercare sempre nuove direzioni per nuove soluzioni organizzative; d) convincimento nel vivere pienamente le azioni di cambiamento, presidiando i nodi critici e i punti di forza; e) movimento continuo e autonomo nella ricerca del senso e del significato interno all’organizzazione. In tal senso le azioni di miglioramento continuo sono praticabili e non si esauriscono in un vacuo discutere o nell’immaginare un futuro senza identità e responsabilità. Cfr., R. Normann, La gestione strategica dei servizi, Etas, Milano 2003, in particolare, si consideri, il cap. XVI, Cambiamento e leadership, p. 221-229; D. Boldizzoni (a cura di) Management delle risorse umane, Il Sole 24ore, Milano 2003. Il testo di Boldizzoni risponde alle necessità di adeguare le logiche di azione organizzativa alle principali prassi strategiche nella gestione delle risorse umane. Risulta importante approfondire per i dirigenti tecnici ispettivi il processo di valutazione del potenziale delle risorse umane, della metodologia per la valutazione del potenziale.
[12] Il termine sempre più utilizzato in Italia consente di definire, da un canto, le attività, i ruoli professionali aventi responsabilità e, dall’altro, di indicare le competenze utili per la gestione del fattore umano. In questo caso, si evidenzia che la gestione del fattore umano risulta essere un elemento fondante per gestire il sistema dei sistemi complessi.
[13] L'apprendimento organizzativo fornisce le strumentazioni opportune alle organizzazioni (private, di governo, di volontariato, ecc.) in modo che possano svolgere le loro funzioni in modo efficace, stimolare le persone a raggiungere il massimo sviluppo e contribuire a fare del mondo un posto migliore. Questa attività si costruisce su principi e discipline importanti: un'organizzazione apprende quando riesce a raggiungere il futuro che si è proposta. Nel mondo dell'impresa, apprendere è molto di più che riuscire a creare il futuro che si vuole; in questa società altamente competitiva, l'apprendimento può dare all'organizzazione il margine di cui ha bisogno per sopravvivere e mantenersi in competizione. Alcune discipline importanti che sostengono l'apprendimento organizzativo: l'approccio sistemico prefissa il raggiungimento di una profonda comprensione di tutto il sistema attraverso la comprensione delle relazioni tra gli elementi che costuiscono "il sistema". Tutti i sistemi organizzativi sono sistemi aperti, influenzati dall'ambiente e pertanto altamente complessi. In questi sistemi non esiste una "facile comprensione" di nulla; la cultura imprenditoriale comprende i valori e norme condivisi dalle persone o gruppi in un'organizzazione e che determinano il carattere dell'interazione all'interno del gruppo e i rapporti esterni all'organizzazione. La cultura imprenditoriale si basa per vincere su idee e convinzioni, sui propri obiettivi e norme di comportamento. Su questi valori organizzativi si formano le norme che determinano il comportamento interno dello staff; la visione condivisa non è un'idea ma una forza, ed è il risultato della comprensione di ogni membro di un team, coinvolto nello sforzo e consapevole del suo contributo per il raggiungimento di quello che è l'obbiettivo dell'organizzazione. Coscienza di gruppo; I modelli mentali. Il modello mentale è la concezione che l'individuo ha di se stesso e degli altri, nel suo contesto e delle cose con le quali interagisce, è un'interpretazione individuale più che obiettiva, ed è costruita su analogie; il dominio personale si riferisce alla creazione di quello che uno vuole raggiungere nella vita e nel lavoro. Questo atteggiamento, sostenuto in modo continuativo, diventa una disciplina. "Il dominio personale va al di là delle competenze e delle abilità, significa orientare la propria vita come lavoro creativo, vivendola in modo creativo invece di viverla con un approccio reattivo"; l' apprendimento cooperativo (si, anche nell'impresa). Come risultato, dà la rara sensazione di sinergia e produzione di gruppo che lavora verso lo stesso obiettivo, qualcosa così come "stare in qualcosa"; la responsabilità corporativa sociale. É l'effetto dell'attività dell'organizzazione (industria o scuola che sia) sulla società, come si ripercuote sulla popolazione, su altre istituzioni educative e sulle famiglie. In che modo può un'impresa contribuire a fare di questo mondo un posto migliore per tutti;il dialogo del gruppo ha l'obiettivo di consolidare l'intelligenza collettiva. Questo dialogo è possibile attraverso le moderne tecniche che, pian piano, con la pratica e la disciplina, stimolano la curiosità e la comprensione profonda che non emergono con le tecniche tradizionali di conversazione; il ruolo della leadership è fondamentale nell'apprendimento organizzativo. Parte del lavoro di direzione è ottenere che ogni impiegato possa esprimere nel suo lavoro e nell'interazione con gli altri membri tutto il suo potenziale. L'assunzione di questa responsabilità sta ridefinendo l'attività di direzione nelle organizzazioni in generale, non soltanto nell'impresa.
[14] Gli elementi di una mappa sono i seguenti: 1. informazioni; 2. rapporti e relazioni; 3. definizione e commento degli elementi principali; 4. rispondere alle domande e alle richieste dell’utente; 5. condividere i dati con gli elementi dell’organizzazione; 6. analizzare la funzione degli attori nel contesto di afferenza; 7. valutare i comportamenti organizzativi; 8. analizzare il ruolo; 9. analizzare le procedure del sistema; 10. verificare l’applicazione delle norme.
[15] Le strategie di rete interistituzionali possono ulteriormente conquistarsi un notevole spazio di azione nei processi inter – organizzativi e inter – isituzionali. Si consideri che gli istituti professionali e tecnici hanno consolidato una determinata tradizione dal punto di vista dell’autonomia organizzativa, quindi, sono più versati, di altri istituti, ad una maggiore comunicazione con il territorio e gli enti locali. La frequenza di tali interdipendenze e connessioni organizzative favorisce, da un punto di vista istituzionale, una maggiore integrazione etra i diversi sistemi. Il concetto di legame debole sembra doversi attribuire a Glassman [1973]: si ha connessione debole quando i sistemi hanno poche variabili in comune oppure quelle che hanno in comune sono variabili deboli. Ma è stato Weick ad approfondire questo concetto, facendone uno dei cardini della sua riflessione sui fenomeni organizzativi. Secondo Weick, in una situazione di legame debole gli elementi reagiscono gli uni agli altri, ma si mantengono separati ed identificabili: «gli eventi legati reagiscono l'un con l'altro, ma, allo stesso tempo, mantengono ognuno la propria identità e, in qualche modo, un segno della propria separatezza, fisica o logica, dagli altri [...] il legame che li unisce può essere saltuario, circoscritto, poco importante, con scarsi effetti reciproci e/o lento nel metterli in relazione» [Weick, 1976]. In altri termini, gli elementi di un sistema si influenzano reciprocamente, ma improvvisamente (invece che continuamente), occasionalmente (invece che costantemente), in modo trascurabile (invece che significativamente), indirettamente (invece che direttamente) e successivamente (invece che immediatamente) [Weick, 1982]. Questa espressione, "legame debole" ha dunque in sé connotazioni di instabilità, dissolvibilità e di implicita accettazione che, potenzialmente, sono tutte proprietà fondamentali della "colla" che tiene insieme le associazioni. (...) suggerisce l'idea di una serie di blocchi che possono essere innestati su un'organizzazione o esserne staccati con effetti di disturbo minimi sia sull'organizzazione che sui blocchi stessi. [Weick, 1976] Come i successivi lavori di Weick dimostrano [1995], il concetto di legame debole si forma all'interno di una prospettiva cognitivista dell'organizzazione, intendendo (in generale e appossimativamente) per cognitivista la prospettiva che consideri la realtà dei fenomeni organizzativi e sociali frutto dell'attribuzione di significati da parte degli attori sociali. Nella prospettiva cognitivista gli eventi non hanno uno statuto ontologico proprio, ma la loro realtà sta nel significato che viene loro attribuito; di conseguenza anche le relazioni causali tra gli eventi non seguono una logica razionale, lineare, deterministica, ma sono costituite anch'esse da significati. Il legame debole rovescia il tradizionale rapporto fra strutture e processi. In una prospettiva struttural-funzionalista è la struttura a determinare, in primo luogo, i processi che avvengono all'interno dell'organizzazione: ciò che avviene dipende da come l'organizzazione è costruita. In una prospettiva cognitivista sono, invece, i processi (e i significati ad essi attribuiti) ad essere determinanti per la realtà dell'organizzazione.
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Le connessioni reticolari inter – organizzative costituiscono i punti di forza di un modello organizzativo formalizzato tra sistema scolastico e sistema dell’extrascuola. La costruzione di tale modello potrebbe influire fattivamente sulle potenziali sinergie che consolidano il sistema scolastico con quello dell’extrasuola. “Il concetto di rete ha avuto in anni recenti una notevole fortuna negli studi sociali, per indicare una particolare forma di legame sociale dotato di caratteristiche specifiche (estensione, densità, coinvolgimento dei membri, grado di apertura, livello di formalizzazione, basate su legami di tipo primario e di tipo secondario…). La principale distinzione è quella fra reti organizzativee reti sociali. Una organizzazione a rete può essere definita come “un modello organizzativo in cui i diversi soggetti (produttori ed erogatori del servizio del sistema) convergono su obiettivi comuni, in quanto hanno interiorizzato una cultura progettuale e le regole che governano lo scambio dei prodotti (servizi) tra l’uno e l’altro“ (Cfr., R.Toniolo Piva 2000). La scuola ha bisogno di organizzarsi in rete sia con altre scuole che con altre agenzie formative del territorio, per ricercare, su base comune, intese organizzative finalizzate alla progettazione di cooperazione e collaborazioni di”buone pratiche formative” di qualità. “Le reti sociali – scrive M. L.Ribolzi” sono invece costituite da persone tra cui esistono legami significativi, che consentono e favoriscono meccanismi di scambio finalizzati al conseguimento del benessere: le parole chiave delle reti sociali sono allora relazionalità e associazione, o, se si preferisce, capacità di perseguire degli obiettivi condivisi attraverso la costruzione di legami. Se un'associazione è “un gruppo organizzato per il raggiungimento di obiettivi comuni non raggiungibili direttamente dai singoli membri”, la rete sociale comporta “una relazione di avvicinamento, di cooperazione, di connessione con obiettivi prettamente sociali" , e mira alla produzione di un bene comune che ha carattere relazionale (non è utilitaristico e può essere prodotto e fruito solo insieme). L’analisi delle reti sociali guarda al di là degli attributi specifici degli individui, per considerare l’insieme delle relazioni e degli scambi che avvengono all’interno di un gruppo sociale, e che ne delineano la struttura di potere, controllo, grado di relazione, flusso di informazione”. La costituzione di reti tra scuola, consente, tra l’altro, di collocare unitamente delle forze volte alla “reciprocità organizzativa”, e finalizzate sia a produrre scambi che a favorire “commitment tra le scuole”. Tutto ciò comporta la promozione di un clima aperto, teso creare un benessere organizzativo tra gli attori coinvolti e a soddisfare, mediante interdipendenze azioni formative mirate all’interdisciplinarità e alla multidisciplinarità (intese, a consolidarsi come “valore aggiunto” al sistema del “fare qualità”. In altri termini, l’azione reticolare pone in essere una serie di “laboratori intensivi dialoganti tra loro”, che riescono a consolidare il “network territoriale” che spesso ci ha visti protagonisti e promotori insistenti. Cfr., G. Lagrasta, Management scolastico integrato. Network organizzativi e reti sociali, Anicia, Roma 2004. Nel contributo si delineavano diversi tipi di reti:a) reti orizzontali (interdipendenza tra istituti dello stato grado); b) reti verticali (interdipendenza tra istituti di diversi gradi e ordini di scuola); c) reti inter – organizzative (connessioni tra organizzazioni istituzionali diverse). L’art. 7 , Reti di scuole del dlsg. N. 275/1999, così recita: 1. Le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali. 2. L'accordo può avere a oggetto attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento; di amministrazione e contabilità, ferma restando l'autonomia dei singoli bilanci; di acquisto di beni e servizi, di organizzazione e di altre attività coerenti con le finalità istituzionali; se l'accordo prevede attività didattiche o di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento, è approvato, oltre che dal consiglio di circolo o di istituto, anche dal collegio dei docenti delle singole scuole interessate per la parte di propria competenza. 3. L'accordo può prevedere lo scambio temporaneo di docenti, che liberamente vi consentono, fra le istituzioni che partecipano alla rete i cui docenti abbiano uno stato giuridico omogeneo. I docenti che accettano di essere impegnati in progetti che prevedono lo scambio rinunciano al trasferimento per la durata del loro impegno nei progetti stessi, con le modalità stabilite in sede di contrattazione collettiva. 4. L'accordo individua l'organo responsabile della gestione delle risorse e del raggiungimento delle finalità del progetto, la sua durata, le sue competenze e i suoi poteri, nonché le risorse professionali e finanziarie messe a disposizione della rete dalle singole istituzioni; l'accordo è depositato presso le segreterie delle scuole, ove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia. 5. Gli accordi sono aperti all'adesione di tutte le istituzioni scolastiche che intendano parteciparvi e prevedono iniziative per favorire la partecipazione alla rete delle istituzioni scolastiche che presentano situazioni di difficoltà. 6. Nell'ambito delle reti di scuole, possono essere istituiti laboratori finalizzati tra l'altro a: a) la ricerca didattica e la sperimentazione;
b) la documentazione, secondo procedure definite a livello nazionale per la più ampia circolazione, anche attraverso rete telematica, di ricerche, esperienze, documenti e informazioni;
c) la formazione in servizio del personale scolastico;
d) l'orientamento scolastico e professionale. 7. Quando sono istituite reti di scuole, gli organici funzionali di istituto possono essere definiti in modo da consentire l'affidamento a personale dotato di specifiche esperienze e competenze di compiti organizzativi e di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori di cui al comma 6. 8. Le scuole, sia singolarmente che collegate in rete, possono stipulare convenzioni con Università statali o private, ovvero con istituzioni, enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi. 9. Anche al di fuori dell'ipotesi prevista dal comma 1, le istituzioni scolastiche possono promuovere e partecipare ad accordi e convenzioni per il coordinamento di attività di comune interesse che coinvolgono, su progetti determinati, più scuole, enti, associazioni del volontariato e del privato sociale. Tali accordi e convenzioni sono depositati presso le segreterie delle scuole dove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia. 10. Le istituzioni scolastiche possono costituire o aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere compiti istituzionali coerenti col Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e per l'acquisizione di servizi e beni che facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere formativo.
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Poniamo in evidenza gli approcci alla cultura della qualità e della valutazione: soddisfazione del cliente. Un primo approccio si fonda sull'analisi dei bisogni formativi e dei giudizi espressi dai clienti, in base all'assunto per cui la soddisfazione del cliente diviene la chiave di volta con cui valutare un prodotto o servizio. Diagnosi organizzativa. Un secondo approccio mira ad allargare il campo non solo alle attese del cliente ma ad un'analisi sistemica dell'organizzazione scolastica, in grado di considerare il contesto ambientale entro cui la scuola opera, le risorse a disposizione, i processi attivati ed i loro risultati. Autoanalisi di istituto. Un terzo approccio si basa su una matrice epistemologica di tipo psicosociale, con uno stretto legame tra valutazione e azione innovativa, a partire dal coinvolgimento diretto degli operatori nell'azione valutativa intesa come occasione di auto-apprendimento, e la focalizzazione del processo di auto-revisione su specifiche priorità individuate dalla scuola stessa. Indicatori educativi. Un quarto approccio mira a mettere a punto un profilo generale del sistema educativo osservato, attraverso la definizione di un insieme organizzato di dispositivi di allarme utili ad accertare lo stato di salute del sistema ed a segnalare eventuali disfunzioni. Controllo degli esiti formativi .Un ultimo approccio alla valutazione della qualità della scuola centra l'attenzione, più che sui processi, sui risultati ottenuti. L'idea di fondo è che un sistema educativo risulti efficace se riesce a perseguire i propri obiettivi formativi e, conseguentemente, occorra dotarsi di un sistema rigoroso e puntuale di accertamento dei risultati di apprendimento ed educativi per poter valutare la qualità complessiva del servizio scolastico. M.Castoldi, Autoanalisi di istituto, in G.Cerini-M.Spinosi (a cura di), Voci della scuola, Tecnodid, Napoli 2003.
[19] “La quantità e la qualità delle relazioni con gli altri sono tra i fattori che più incidono, in bene o in male, sulla qualità della vita: esse influenzano la formazione e la continua trasformazione della nostra identità e individualità; determinano il grado di soddisfazione o insoddisfazione nella nostra vita privata: negli affetti, nelle amicizie, in famiglia; si riflettono sulla gratificazione o frustrazione che ricaviamo sul lavoro – insomma sono alla base di tutte le principali sfere del nostro vivere sociale. Ciò nonostante sia i singoli che le istituzioni dedicano a queste problematiche ben scarse attenzioni e risorse e i risultati negativi di questa disattenzione non mancano purtroppo di manifestarsi: ne sono chiari esempi i molti anziani che soffrono di solitudine e gli altrettanto numerosi bambini costretti a giocare da soli e a rapportarsi solo con la TV e i videogiochi; l’impersonalità – quando non la sospettosità e acidità – delle relazioni sul posto di lavoro, spesso caratterizzate da conflitti latenti coi colleghi, da invidie e gelosie, da rapporti di pura facciata; i difficili rapporti tra genitori e figli e tra parenti e via dicendo. Al contempo, la percentuale sempre più alta di separazioni e divorzi, e soprattutto la conflittualità che li caratterizza, testimoniano la bassa qualità della comunicazione perfino nelle relazioni di coppia e l'incapacità di affrontare costruttivamente e pacificamente le molteplici e spesso nascoste differenze esistenti tra i partner”. Cfr., E. Cheli, (a cura di) La comunicazione come antidoto ai conflitti, Punto di fuga Editore, Cagliari 2003.
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“ In Italia una valutazione qualitativa del sistema di istruzione non c’è. Per il momento. Il Rapporto di Tuttoscuola sulla qualità nel sistema di istruzione ha inteso offrire un contributo in questa direzione, mediante l’individuazione di indicatori quantitativi finalizzati ad individuare aspetti di qualità del sistema. I 152 indicatori del Rapporto misurano altrettante condizioni che concorrono a realizzare un sistema scolastico di qualità. Proviamo ad esemplificare. Una scuola con un basso tasso di precarietà, con un basso rapporto alunni per classe, con notevole stabilità del personale, con elevata dotazione tecnologica, con diffusi servizi di supporto all’attività scolastica, con tutte le certificazioni di agibilità statica, igienico - sanitaria, in regole con le norme antincendio, con elevati livelli di apprendimento dei suoi alunni, con minima dispersione scolastica, con Enti locali che investono in istruzione ; una scuola così è una scuola di qualità? Presenta condizioni più favorevoli per l’apprendimento rispetto a un’altra con classi iperaffollate, pochi servizi, attrezzature scadenti, strutture non a norma e così via? I nostri 152 indicatori hanno comparato le scuole d’Italia rispetto a quel modello di scuola tipo. È per questo che abbiamo osato chiamarli indicatori di qualità del sistema. Ci sono certamente altri misuratori della qualità dell’istruzione che possono aggiungersi a quei 152. Occorre disporre dei dati (per provincia) per determinarli. Tutti quelli che abbiamo reperito da fonti ufficiali, li abbiamo inseriti. Considerato separatamente, ciascun indicatore vale per se stesso; ma unito in sintesi con tutti gli altri indicatori mette in evidenza il profilo qualitativo del sistema. Come le tessere di un grande mosaico che separatamente non possono rappresentare l’insieme e nemmeno costituirne una rappresentazione parziale, così i 152 indicatori, per l’ampiezza della base dati, valgono soprattutto per la loro sintesi conclusiva e servono a delineare in buona misura il sistema di istruzione osservato sotto l’aspetto della sua qualità. Noi, oltre a mettere a disposizione un ricco repertorio di questi dati, abbiamo avuto il coraggio anche di costruire, con criteri oggettivi e scientificamente corretti, una graduatoria. Chi la legge non deve aver paura del posizionamento, né sentirsi sotto accusa, perché non ci sono giudizi di merito, ma comparazione tra situazioni differenti. Il vero valore aggiunto sta nell’acquisire la consapevolezza della situazione, in senso assoluto e in termini relativi rispetto ad altre aree del paese. Una consapevolezza utile a identificare i punti di forza e le aree di miglioramento. Senza inutili e obsoleti campanilismi”. I° Rapporto sulla Qualità nella scuola, Tuttoscuola, 2007.
[21] J. P. Kotter, Che fanno davvero i leader, in AA. VV. Leadership, Strategias Edizioni, Milano 2007, p. 54.
2 luglio 2008
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