PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
DISPERSIONE SCOLASTICA
di Laura Alberico
Diario del corso di aggiornamento : “La prevenzione della dispersione scolastica. Dinamiche relazionali nella scuola”.
I incontro: “Le dimensioni dell’ascolto”
In questo primo incontro sono stati formati i gruppi di lavoro che hanno sviluppato le tematiche relative:
Nella prima fase (simbolico-creativa) nell’ambito di ogni gruppo venivano definiti, mediante un gioco di simulazione, i rapporti insegnante-alunno, insegnante-genitore, insegnante-insegnante, insegnante-istituzioni, insegnante-territorio.
Per quanto riguarda il mio gruppo di lavoro ho notato che le scelte che rappresentavano simbolicamente i ruoli erano ironiche e giocose ma celavano un evidente disagio delle relazioni tra insegnante e ambiente di lavoro. I personaggi della simulazione, pur nella loro cornice da fumetto, evidenziavano sempre l’insegnante “perdente”, fagocitato da stimolazioni e pressanti provocazioni
(Stanlio e Ollio; Il gatto e la volpe) o da ingiustizie e ingenuità ( Crudelia e la carica dei 101; Cappuccetto Rosso e il lupo). Nella fase di lavoro successiva i componenti del gruppo, a rotazione, ascoltavano e dialogavano con gli altri. Mediante questo colloquio-ascolto è stato possibile evidenziare le dinamiche che ognuno, caratterialmente, mette in atto quando stabilisce un certo tipo di comunicazione con gli altri. Per quanto riguarda il mio gruppo, ho potuto notare che non c’è stata interruzione e insofferenza nel parlare o ascoltare, anzi i “messaggi” sono stati trasferiti con efficacia e serenità attraverso una gradualità di emozioni e considerazioni personali.
In questo tipo di esperienza è evidente l’importanza di ciò che non si comunica con le parole, cioè l’atteggiamento di disponibilità ad ascoltare che si manifesta attraverso la gestualità, l’espressione del viso, ecc. L’ascolto attivo è un modo di essere presente con le proprie emozioni, il proprio vissuto ed anche le proprie debolezze; ciò mette l’altro in condizioni di assoluta parità e disponibilità a trasmettere anche messaggi di disagio o di eventuali difficoltà.
II incontro: “Stili di comportamento educativo”
Dopo un’attenta analisi degli atteggiamenti educativi di tipo autoritario, democratico-autorevole, permissivo, ognuno dei partecipanti, in base alla propria esperienza scolastica, ha portato degli esempi, ha espresso dubbi e considerazioni su ogni stile cognitivo sopra menzionati. Esaminando i comportamenti educativi, si è giunti a una sintesi degli esiti che ogni dinamica relazionale mette in atto nella persona che riceve il messaggio.
Affinché la comunicazione sia efficace sarà necessario stabilire un rapporto di condivisione emotiva con l’altro, tale da permettere l’instaurarsi di una incondizionata accettazione del vissuto altrui, in un clima di assoluta parità emozionale. Mediante la “congruenza”, cioè l’ascolto di se stessi e dei propri desideri, si potranno esprimere anche pareri contrastanti e diversi dall’altro, senza tuttavia limitare e inferire sul clima empatico che si è stabilito. In relazione, ad esempio, al rapporto con gli alunni, potranno essere attuati interventi graduali tesi a : invitare (esprimendo i propri desideri); informare (comunicando le probabili conseguenze di un certo comportamento); proporre (offrendo possibilità di scelta).
III incontro : “La gestione del conflitto”
La conduttrice del corso ha enucleato le fasi attraverso le quali una situazione conflittuale può essere gestita per evitare che ci siano “vinti e vincitori”.
Il metodo senza perdenti si ricollega alle dinamiche relazionali trattate nei precedenti incontri e individua il processo della gestione del conflitto in cinque fasi:
Su invito della conduttrice del corso i presenti hanno esposto esempi di situazioni conflittuali che si presentano in una classe. E’ stato considerato un caso particolare riguardante un alunno che il gruppo aveva preso di mira. Il ragazzo che veniva spesso provocato reagiva aggressivamente con lancio di oggetti, ecc. Ognuno dei presenti è stato invitato ad esprimere la propria opinione sulle motivazioni che mettevano in atto questa situazione conflittuale. E’ emerso in particolare che nell’ambito scolastico, oltre alle situazioni di handicap accertato, sono sempre più frequenti situazioni di disagio psicologico che determinano difficoltà relazionali soprattutto nel rapporto di socializzazione. In questo caso un alunno che presenta in modo più evidente uno svantaggio culturale può diventare il “polo di attrazione” per il gruppo che si coalizza contro l’elemento più fragile e indifeso. Nell’ultima parte dell’incontro si è cercato di riproporre, sotto forma di dialogo, la situazione conflittuale, mettendo in atto le dinamiche della “comunicazione assertiva” cioè:
E’ emerso che l’efficacia della comunicazione è data soprattutto dall’ ascolto attivo che si stabilisce tra chi trasmette e chi riceve il messaggio. In particolare esprimere liberamente il proprio pensiero e il coinvolgimento emozionale mette in atto una comunicazione priva di ambiguità e individua possibili comportamenti e scelte utili per il superamento della situazione conflittuale.
IV incontro : “ Problem solving “
In questo incontro è stata attuata una simulazione relativa a una situazione problematica. Nel caso specifico il problema riguardava due persone ( bidella – insegnante).
La prima manifestava la sua non disponibilità a rimettere a posto i banchi dopo la lezione, perché questo lavoro richiedeva più tempo e rischiava di perdere l’autobus per tornare a casa. L’insegnante, dopo aver ascoltato l’interlocutrice, condividendo il suo problema, proponeva alcune soluzioni che non venivano tuttavia accettate; l’insegnate allora proponeva un’altra soluzione ed anche il modo in cui attuarla (prima della fine della lezione aiutare la bidella a rimettere a posto i banchi). Questa ulteriore possibilità viene infine accettata.
Con la simulazione è stato sviluppato uno schema di pianificazione di “problem solving” seguendo le tecniche di una comunicazione efficace:
La conduttrice del corso ha invitato quindi i presenti ad esprimere le loro sensazioni sulle dinamiche della simulazione. Sono emerse due considerazioni sul modo in cui le persone interessate affrontavano il problema: perentorietà e mancanza di flessibilità della bidella, disponibilità dell’insegnante ad agevolare la soluzione del problema proponendo varie soluzioni.
V incontro : “ Riunioni e gruppi di lavoro”
In questo incontro la conduttrice del corso ha riproposto una tematica già affrontata nella precedente riunione, cioè le dinamiche relazionali tra insegnanti e alunni. Sono stati organizzati due gruppi di lavoro e ognuno ha proposto delle soluzioni ad un problema specifico: il chiasso durante le lezioni.
Sono emersi, non senza difficoltà, tre orientamenti possibili per la soluzione del problema:
I partecipanti hanno espresso le loro considerazioni ed è risultato che le varie soluzioni erano operativamente complementari, cioè si integravano a vicenda.
Durante l’incontro sono stati analizzati e verificati direttamente dagli insegnanti gli elementi funzionali e disfunzionali nel comportamento del gruppo docente. Ognuno ha compilato una scheda di valutazione personale esprimendo le proprie opinioni sui comportamenti che si possono evidenziare nell’ambito dei gruppi di lavoro, come, ad esempio, le riunioni dei consigli di classe. Nell’analisi fatta da ognuno sono emerse caratteristiche e capacità individuali, desideri di come si vorrebbe apparire e cosa non si riesce ad accettare dagli altri colleghi.
Al termine della riunione ho notato che la disposizione in cerchio non era poi tanto casuale. I “mediatori”, cioè quelli predisposti a organizzare e pianificare si trovavano al centro, mentre ai lati si trovavano quelli che rivestivano ruoli di dominanza e di marcata disponibilità ad accettare le opinioni altrui.
VI incontro : “Gruppo di lavoro e funzioni dei componenti”
La conduttrice del corso ha introdotto l’argomento analizzando le funzioni che ogni componente può rivestire nell’ambito di un gruppo di lavoro:
Ognuno dei partecipanti ha quindi compilato una scheda personale, elencando in una graduatoria le caratteristiche comportamentali che riteneva più rilevanti e significative per rendere funzionale un gruppo di lavoro. Sono stati di seguito analizzati e comunicati da ognuno le capacità e i comportamenti più vicini al proprio modo di essere e quindi le risorse personali da poter investire in un gruppo di lavoro. In seguito sono stati formati dei gruppi distinti che hanno cominciato a lavorare per la stesura di un progetto comune seguendo lo schema predisposto dalla matrice logica di un progetto:
VII incontro : “ Gruppo di lavoro”
Poiché non erano presenti tutti i componenti dei gruppi che si erano in precedenza costituiti nell’incontro precedente, è stato necessario “adattare” la nuova situazione agli elementi comuni che potevano costituire un gruppo di lavoro. Nel caso specifico il problema del disagio giovanile ha permesso di riunire due gruppi che in precedenza lavoravano separatamente. La conduttrice del corso ha fornito chiarimenti e precisazioni sulle schede messe a disposizione di ognuno. In particolare ha enucleato le fasi principali da sviluppare:
Progetto di lavoro comune sul disagio giovanile
PROBLEMA: Il problema del disagio giovanile coinvolge la società in genere e si riflette in particolare nell’ambiente scolastico. Gli insegnanti spesso si trovano di fronte a situazioni di disagio e questo crea difficoltà relazionali tra i docenti e gli alunni. Gli atteggiamenti che denotano un disagio sono molto diversi tra loro e si evidenziano in particolare in situazioni socio-culturali deprivate.
OBIETTIVI GENERALI: Il progetto si propone di migliorare i rapporti interpersonali sia tra docenti e alunni che tra gli alunni stessi analizzando le dinamiche che creano il disagio e mettendo in atto sia risorse strumentali (conoscitive ed operative) che risorse umane (istituzioni, famiglie, comunità).
OBIETTIVI SPECIFICI : Nell’ambito scolastico gli obiettivi stabiliti avranno lo scopo di recuperare il comportamento rispetto alle regole e ai ruoli del gruppo, migliorare la qualità del rapporti interpersonali (sviluppo della socializzazione e integrazione).
MODELLO DI INTERVENTO E ATTIVITA’
Riunioni quindicinali o mensili con rappresentanti dei genitori, dipendenti della U.S.L., interventi nelle classi di persone disponibili ad esporre la loro personale esperienza di lavoro e di recupero nell’ambito di categorie a rischio (ex tossicodipendenti, alcolisti,ecc.), attività di drammatizzazione e di laboratorio, cineforum, ecc.Affinchè le attività risultino più proficue e mirate, si richiede una programmazione specifica che possa essere sviluppata nell’arco di un triennio.
MEZZI E RISORSE:
I mezzi adottati saranno di tipo cognitivo (promuovendo una comunicazione efficace e abituando i ragazzi ad esprimere i propri bisogni ) e operativo (organizzando varie attività in collaborazione con gruppi di volontariato e associazioni di quartiere). Le risorse strumentali utilizzate prevedranno l’impiego di spazi scolastici adeguati (biblioteche, teatro, piazza del quartiere). Le attività saranno organizzate da una commissione di docenti e genitori (risorse umane)
VALUTAZIONE:
Il progetto, pur se a parole ben delineato, difetta di un aspetto non secondario che riguarda i tempi e i costi non sempre fruibili dall’istituzione scolastica. Gli insegnanti dovrebbero farsi carico di un lavoro di molto superiore all’orario di servizio e sperare nella disponibilità di gruppi e istituzioni di volontariato sociale. Credo che la scuola possa dare tanto alla società ma attualmente si investe poco per la formazione. Si richiedono nuove figure professionali che possano affiancare il lavoro dei docenti, in modo tale che l’istruzione non sia un ramo staccato della società ma parte integrante e attiva di essa.
6 luglio 2007