PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

VALUTAZIONE FORMATIVA di Umberto Tenuta
Un bambino non vuole andare più a scuola

Una mamma, insegnante di scuola elementare, esprime il suo tormento per un figlio di 11 anni che non vuole andare più alla scuola media, dove frequenta la classe prima, perché il docente di educazione artistica giudica insufficienti le sue capacità espressive, soprattutto perché non saprebbe usare bene i colori nei vari disegni e complessivamente non riuscirebbe a produrre buoni elaborati.

Non è il caso di entrare nel merito, perché ci sarebbe pure un bel disegno di un sole che si specchia nel mare, e poi c'è un giudizio complessivamente lusinghiero su tutte le altre discipline.

Il problema che vogliamo porre non è quello della valutazionedocimologica, della misura oggettiva delle prestazioni e capacità degli alunni.

Era questa la filosofia della scuola selettiva.

Ma, forse, occorre essere giusti anche con questa fantomatica scuola selettiva del passato, che selezionava, ma pur si impegnava con tanta serietà in un’azione educativa e didattica estremamente impegnativa.

Comunque, mettiamo da parte la scuola selettiva, che oggi dovrebbe essere delimitata nei recinti universitari.

Occupiamoci della scuola per la formazione di base (dai 3 ai 14/15 anni) e della scuola dell'obbligo formativo fino al diciottesimo anno di età.

Cominciamo dalla scuola per la formazione di base.

C'è una scuola per la formazione di base (scuola dell'infanzia, scuola elementare, scuola media) che è obbligatoria e che ha come compito la piena formazione della personalità (“pieno sviluppo della persona umana”).

Nella scuola dell'infanzia non si boccia; nella scuola elementare di fatto ormai non si boccia più; qualche bocciatura si ha nella scuola media.

Nella scuola elementare e nella scuola media si ha il documento di valutazione previsto dalla legge 517/1977.

A che serve il documento di valutazione?

 

Il Documento di valutazione

Sarebbe interessante ricordare che il documento di valutazione è stato preceduto da una esperienza estremamente significativa rappresentata dal Libretto scolastico dell'alunno, nel quale si facevano annotazioni sull'andamento scolastico.

La legge 517/1977 ha introdotto il documento di valutazione agli articoli 4 e 9:

“Art. 4 - L'insegnante o gli insegnanti di classe sono tenuti a compilare ed a tenere aggiornata una scheda personale dell'alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola, nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sui livelli di maturazione raggiunti...

Art. 9.

Il consiglio di classe con la sola presenza dei docenti è tenuto a compilare e a tenere aggiornata una scheda personale dell'alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola, nonché le osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sul livello di maturazione raggiunto sia globalmente sia nelle singole discipline”.

Da queste indicazioni normative sono nati i documenti di valutazione: ben tre modelli si sono succeduti, ma tutt’e tre hanno tradito lo spirito animatore della legge 517, sull'onda lunga della pagella scolastica e della valutazione selettiva.

Per inciso, la scuola risulta l'istituzione più refrattaria ai cambiamenti che pure le varie riforme sono andate introducendo.

Sarebbe estremamente interessante effettuare un’analisi delle prassi scolastiche in atto individuandone le radici storiche, in gran parte risalenti alla riforma Casati del 1859 e alla Riforma Gentile del 1923.

Il documento di valutazione è rimasto di fatto una pagella: al posto dei voti si riportano i giudizi. Ma lo spirito della valutazione formativa è completamente assente. Eppure questo e solo questa ne giustificava l'introduzione, secondo il dettato normativo degli articoli 4 e 9 della legge 517.

Recital'articolo 4 e recita l'articolo 9 in parallelo:

“scheda personale dell'alunno contenente le notizie sul medesimo e sulla sua partecipazione alla vita della scuola”.

 

La partecipazione dell'alunno alla vita della scuola

Checosa doveva dire la Scheda di valutazione (documento di valutazione): riportare le notizie sulla partecipazione dell'alunno alla vita della scuola, cioè il suo impegno, le sue motivazioni, i suoi interessi, i suoi atteggiamenti.

Era una rivoluzione copernicana.

L'alunno non era più ignorato nelle sue motivazioni, ma si doveva cercare di capire gli atteggiamenti e gli atteggiamenti che determinavano la sua partecipazione alla vita della scuola. L'alunno non è più soggetto passivo della vita della scuola, come era considerato nella scuola della lezione frontale, dove egli doveva stare seduto ad ascoltare, osservare, recepire, senza essere richiesto di partecipare ai processi di elaborazione delle conoscenze.

Ora, con la Legge 517/1977l’alunno invece partecipa, è protagonista della vita della scuola, costituita dai processi di apprendimento: egli non è più considerato passivo ovvero mero destinatario della lezione frontale, tabula rasa sulla quale vanno a incidersi (in-signare) le parole del docente, ma egli è protagonista: partecipa, è parte, è coprotagonista.

Quindi, il documento di valutazione deve rilevare la sua partecipazione, che evidentemente ci si aspettasia la più attiva, la più consistente, la più rilevante possibile.

Ancora, il documento di valutazione deve contenere le “osservazioni sistematiche sul suo processo di apprendimento e sui livelli di maturazione raggiunti”.

Innanzitutto, non solo l'apprendimento, ma anche i livelli di maturazione: scuola formativa, dunque, scuola non solo degli apprendimenti, delle conoscenze, ma anche scuola delle capacità e degli atteggiamenti[i].

I docenti osservano sistematicamente i processi di apprendimento, osservano l'alunno mentre apprende (processo), non i risultati della apprendimento.

La scuola si fa attiva, la partecipazione è protagonismo: è l'alunno che apprende, che scopre, che costruisce i concetti.

I docenti osservano sistematicamente, giorno dopo giorno, i processi di apprendimento, di ricerca, di riscoperta, di invenzione dei singoli alunni.

Li osservano.

Il docente osserva i processi, e non più i risultati.

Se l'osservazione era mirata alla promozione, bastava osservare i risultati: bastavano le valutazioni trimestrali e finali dell'anno scolastico.

Ma ora no: le osservazioni sono fatte sui processi di apprendimento.

Perché?

Sembrerebbe ovvio!

Per intervenire sui processi, per modificare i processi, per aggiustare i processi, per predisporli in modo che essi risultino efficaci.

Come?

Modificandone la qualità e le strategie, le tecnologie: affinando ladidattica.

Se la scuola è scuola formativa, se essa deve assicurare la formazione, evidentemente occorre ricercare le strategie che assicurano il successo formativo a tutti gli alunni, come si dirà poi nel Regolamento dell'autonomia scolastica.

La legge 517 prevede anche l'individualizzazione dell'insegnamento[ii].

È la prima legge che prevede sul piano giuridico l’individualizzazione dell'insegnamento, dopo i Programmi didattici del 1955 e prima dei Programmi didattici del 1979.

Si individualizzazione i percorsi di apprendimento, in modo che essi risultino adeguati ai livelli di sviluppo e di apprendimento, ai ritmi ed agli stili di apprendimento dei singoli alunni.

Ecco il significato di quella osservazione sistematica, di quel monitoraggio dei processi di apprendimento!

L'insegnante tiene sotto controllo, monitora i processi di apprendimento per apportare immediatamente gli interventi correttivi ritenuti utili al loro miglioramento, al perseguimento dei risultati formativi.

Il documento di valutazione, con l'osservazione sulla partecipazione (motivazione) e sui processi di apprendimento (strategieeducative e didattiche) è lo strumento per monitorare i percorsi di apprendimento dei singoli alunni e per apportare immediatamente i correttivi ritenuti opportuni (valutazione formativa).

 

La valutazione acquista carattere formativo.

Si valuta per educare[iii]!

La valutazione consiste nell'individuare attraverso quali strategie educative e didattiche gli alunni possono pervenire al conseguimento degli obiettivi formativi.

La valutazione, e il documento di valutazione, non serve agli alunni, e non serve nemmeno ai genitori, ma serve soprattutto ai docenti.

Il documento di valutazione è la cartella socio-psico-pedagogica[iv] che consente di monitorare i processi apprenditivi e formativi dei singoli alunni (individualizzazione dell'insegnamento), per apprestare le modifiche, gli aggiustamenti necessari.

Nella valutazione, l'alunno è fuori causa.

Egli non è interessato.

Èinteressato solo il docente, che attraverso il documento di valutazione impara come organizzare al meglio i contesti apprenditivi e formativi: l'alunno non supera una prova, e il docente sa che l'alunno non è capace di superare quella prova e quindi appresta le strategie perché l'alunno diventi capace di superarla.

Se le tre compresse di aspirina non hanno fatto passare la febbre, il medico sa che l'aspirina in quel caso non serve e deve cambiare terapia. Nessun medico va dall’ammalato e lo redarguisce o gli contesta che non è guarito. Il medico utilizza l'informazione per modificare la sua terapia.

Il malato è fuori discussione: egli è solo il testimone della validità o meno della terapia individuata con coscienza e con competenza dal medico.

Nessuno rimprovererà il medico, ma nessuno contesterà al malato che non è guarito.

La valutazione del documento di valutazione, la valutazione nella scuola per la formazione di base, la valutazione nella scuola dell'obbligo ha, deve avere, carattere formativo: deve servire ai docenti, non agli alunni, non ai genitori.

Evidentemente, il medico dirà all’ammalato che occorre attuare un'altra terapia e, sulla base del documento di valutazione, il docentedirà all'alunno che occorre accingersi ad altre attività che molto più probabilmente di quelle sperimentate lo porteranno al successo.

Sì, lo porteranno al successo, perché il successo è un imperativo, è un obiettivo che occorre perseguire con coscienza, con grande consapevolezza pedagogica, studiando il caso (“il collegio dei docenti “esamina, allo scopo di individuare i mezzi per ogni possibile recupero, i casi di scarso profitto o di irregolare comportamento degli alunni”(Art.7.2m, D.Lgs 16.4.94 n. 297).

Il presupposto della scuola formativa è che tutti gli alunni possano apprendere, che anche gli alunni in situazione di handicap possano apprendere: come sostiene la teoria del Mastery learning[v], il 95/97% degli alunni può apprendere, cioè può raggiungere la padronanza, la maestria, a condizione che si diano i tempi necessari e si offrano le strategie e le tecnologie adeguate ai singoli alunni.

La valutazione si configura come monitoraggio, ma un monitoraggio condotto nelle aule, relativamente ai singoli alunni, dai docenti che osservano, che scrutano, prendendo atto dei livelli di partecipazione, delle strategie utilizzate, delle difficoltà incontrate, degli itinerari seguiti, per capire come modificarli per renderli efficaci.

La valutazione del docente ha e deve avere sempre carattere formativo, deve servire a mettere gli alunni, tutti gli alunni, nella condizione di apprendere e di formarsi, di superare le difficoltà.

E, in questo compito, i docenti terranno presente un principio fondamentale della didattica, cioè la fiducia di base[vi].

Si ritiene che anche in campo medico conta la volontà di guarire.

Sicuramente, nell’apprendere conta la volontà di apprendere (Bruner)[vii].

E quindi il problema della motivazione è fondamentale.

Ma conta anche la fiducia nelle proprie possibilità.

Se l'effetto Pigmalione[viii] ha validità in rapporto alle attese degli altri, ha significato anche in relazione alle proprie attese, alle autoattese.

Forse il maggiore danno che la valutazione possa arrecare è costituito dal suo attentato all'autostima.

A volte, sembra che in alcune scuole si faccia di tutto per distruggere anziché per accrescere l'autostima. A volte sembra che si voglia dimostrare ad ogni costo che l’alunno non ha le capacità, non merita. Un bel giorno, quell’alunnoci darà: “avete ragione voi, io non sono capace di apprendere e, non avendo le capacità, non imparo”.

La valutazione dovrebbe servire semmai per cogliere gli aspetti positivi, il tallone di Achille in positivo, ma soprattutto dovrebbe servire per far scoprire ad alunni e docenti attraverso quali strategie si arriva al successo, quali sono i punti forti, i percorsi che possono portare al successo.

L’antibiogramma ci indica quali sono gli antibiotici efficaci. Nessun medico utilizza l’antibiogramma per rinfacciare all’ammalato che è resistente a determinati antibiotici. E nessuno utilizza l’antibiogramma per rinfacciare al medico che quegli antibiotici non portano alla guarigione. Ma l’antibiogramma viene utilizzato per individuare la terapia efficace.

La valutazione ha questo compito: deve aiutare, assieme al miglioramento della qualità delle strategie educative e didattiche, al successo, personalizzando i percorsi formativi.

Era questa la filosofia della valutazione formativa nella legge 517/1977[ix].

La si è dimenticata sin dall'inizio e strada facendo.

Occorre recuperarla.

Mettiamo gli alunni al riparo della valutazione.

Facciamola diventare uno strumento riservato ai docenti. Rendiamo noti agli alunni ed alle famiglie le indicazioni operative che da essa emergono per raggiungere il successo formativo.

Sarebbe bene che il monitoraggio continuo effettuato dai docenti nelle scuole e quello che comunque viene effettuato dall'esterno servissero sempre per migliorare i processi di insegnamento e di apprendimento, in modo da portare tutti gli alunni al successo formativo.

Che nessun alunno pianga più per un giudizio negativo su un percorso di apprendimento progettato in tutta buona fede e che tutti siano pronti a modificare per renderlo comunque, sempre, quanto più possibile efficace.

Si aspetta con ansia il risultato dell’antibiogramma per sapere qual è la strada del successo.

Bacone diceva che sapere è potere.

Dovrebbe essere così anche per le conoscenze contenute nel documento di valutazione.

Per gli alunni, perchéapprendano come possono migliorare le loro prestazioni, ma soprattutto per i docenti perché apprendano come possono migliorare i loro interventi educativi e didattici.

Una conoscenza, quella del documento di valutazione, che non contrappone, che non divide docenti ed alunni, ma che li rende più forti nel comune impegno di pervenire al successo formativo.

 

[i] In merito cfr.: Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.

[ii] In merito cfr.: TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998

[iii] In merito cfr.: ZAVALLONI R., Valutare per educare, La Scuola, Brescia, 1961

[iv] In merito cfr.: TENUTA U., Non <<radiografia>> dell’alunno ma <<cartella pedagogica>>, in Scuola Italiana Moderna, La Scuola, Brescia, 1 gennaio 1978, n. VII, pp. 11ss.

[v] In merito cfr.: BLOCK J.H.(a cura di), Mastery learning - Procedimenti scientifici di educazione in­dividualizzata, Loescher, Torino, 1972

[vi]Erikson H. E., Infanzia e società, Armando, 2001.

[vii] In effetti, come ritiene il Bruner, e con lui la quasi totalità dei peda­gogisti moderni, l'apprendimento scolastico può essere originato e soste­nuto soprat­tutto dalle motivazioni intrinseche, cioè dalla volon­tà di ap­prendere, che si manifesta come curiosità,desiderio di compe­tenza, bisogno di identificazione, bisogno di reciprocanza (BRUNER J.S., Verso una teoria dell'istruzione, Armando, Roma, 1967, pp.178ss.).

[viii] ROSENTHAL R., JACOBSON L., Pigmalione in classe, Angeli, Milano, 1974

[ix] In questo senso, già nel 1974, M. Mencarelli scriveva: “l’asse della valutazione si sposta dal rendimento dell’alunno all’efficacia dell’azione didattica ed educativa” (AA.VV., Pedagogia della valutazione scolastica, La Scuola, Brescia, 1974, p. 51).