PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
PROGRAMMAZIONE: VACANZE E PROGETTI PER NUOVO ANNO SCOLASTICO
di Umberto Tenuta
Ultimati gli scrutini e gli esami, finite le attività educative e didattiche anche nella scuola dell'infanzia, la scuola chiude i battenti.
Restano nelle scuole i dirigenti scolastici ed il personale ATA. I docenti vanno in vacanza, ai monti, al mare, per il mondo, a casa.
Parlare di scuola in queste condizioni sembra anacronistico.
Eppure le più grandi novità della scuola vengono fuori nei mesi estivi e all'inizio del nuovo anno scolastico, a settembre, ci si ritrova con nuove disposizioni organizzative.
Tuttavia, c'è già qualcuno che è proiettato verso il nuovo anno scolastico e lavora, studia, progetta.
In realtà, occorrerebbe cominciare a pensare già sin dal mese di giugno al Piano dell'offerta formativa.
Mancano indicazioni in ordine a quelle che saranno le innovazioni per il prossimo anno: in pratica non si sa se la Riforma sarà avviata.
Che fare, dunque?
Intanto, pur nella calura estiva, occorrerebbe "pensare" almeno ai principi innovatori della riforma, principi che certamente non verranno meno, che occorrerà tenere presenti, che occorrerà attuare.
Di principi innovatori, che poi tali non sono, perché sono andati maturando da tempo nella cultura della scuola, anche se oggi vengono posti con particolare accentuazione, ve ne sono non pochi.
LA CENTRALITA' DEGLI ALUNNI
Vogliamo partire da quello che ci appare il più significativo: la centralità degli alunni.
Se ne parla da secoli.
Il Rousseau l’ha difesa ad oltranza ed il Movimento attivistico l’ha sostenuta ed attuata nelle scuole nuove(1).
Si è parlato di scuola puerocentrica, opponendola alla scuola magistrocentrica.
Di fatto, però, non sembra che il problema sia stato risolto e forse è proprio il caso che esso venga riaffrontato.
Che cosa è la centralità dell’alunno?
Nelle interpretazioni estremistiche della centralità dell’alunno si è parlato di scuola puerocentrica e si sono realizzate scuole in cui il docente sembrava scomparire, lasciando gli alunni liberi di esprimersi, di manifestare i propri desideri e di operare ciascuno con la massima libertà o spontaneità(2). Significativaè stata in tal senso anche l'esperienza di Jasnaia Poliana di Leone Tolstoj(3).
Ma ci sono state esperienze più moderate, come le Case dei bambinidella Montessori e le esperienze di Freinet(4).
Peraltro, la centralità dei bambini porta a pensare all'educazione come sviluppo, come trarre fuori,come ex-ducere.
Ci sembra un’interpretazione eccessiva della centralità degli alunni, anche se la si ritrova molto spesso in ogni concezione esplicita o implicita dell'educazione, in particolare quando si parla di potenzialità e di capacità innate, di dotazioni native ecc. In effetti, la centralità dell'alunno, quale portatore di un suo progetto di personalità, la si ritrova frequentemente nelle prassi didattiche ogni qualvolta si parla di alunni dotati e non dotati, scarsamente dotati ecc.
Ogni concezione di scuola selettiva è in effetti fondata sulla centralità dell’alunno.
In questa eccezione, però, la centralità dell'alunno è priva di valenza educativa, anzi nega il processo educativo ridotto a mera scoperta dell'essere dell'alunno, che non è più al centro del processo educativo, perché il processo educativo in effetti non esiste, configurandosi l’educazione come mero processo di scoperta, emersione, venir fuori del già esistente.
Diversanoi riteniamo debba essere la centralità dell'alunno, nell'ambito di una concezione dell'educazione come promozione del processo di formazione della personalità.
Non si nasce dotati di potenzialità, di capacità, di atteggiamenti, così come non si nasce dotati di conoscenze. Lapersonalità, e quindi le conoscenze, le capacità, gli atteggiamenti(5) sono il risultato di un processo formativo in cui un ruolo consistente viene svolto dalle stimolazioni socio-culturali, dall’educazione.
Nel Sé sinapticoLedouxscrive che <<Tu sei le tue sinapsi…I nostri geni possono condizionare la maniera in cui ci comportiamo, ma i sistemi di gran lunga responsabili di ciò che facciamo e di come lo facciamo sono plasmati dall’apprendimento>> (6).
La centralità dell’alunno acquista significato perché egli è il costruttore della sua personalità nel mentre riceve stimoli socio-culturali e li elabora, costruendo le sue conoscenze ma anche maturando le sue capacità ed i suoi atteggiamenti.
Il bambino non nasce predeterminato, già formato, seppure in potenza, ma non viene nemmeno plasmato, formato e modellato nelle matrici socio-culturali, come sostenevano i positivisti(7) e come sosteneva Skinner(8).
Il bambino, sulla base delle sue possibilità genetiche e delle stimolazioni socio-culturali, costruisce le sue conoscenze, le sue capacità ed i suoi atteggiamenti.
Al centro è l'alunno, perché egli si fa protagonista del suo apprendere, del suo formarsi, del suo crescere.
E allora, dall'alunno occorre muovere per costruire il progetto dell’azione educativa e didattica (POF), dei piani educativi personalizzati dei singoli alunni.
Ora,a fine giugno, un percorso formativo è stato già realizzato: l'alunno è pervenuto a una meta del suo processo formativo. Da questa occorre muovere per proseguire nel processo della sua piena, integrale ed originale formazione. scrutini ed esami sono solo alcuni degli strumenti che consentono di conoscere i singoli alunni. Altri elementi sono in mano ai docenti, quali i documenti di valutazione, le annotazioni, i prodotti del loro lavoro ecc.
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Ecco, ora è tempo di sintesi, più che di bilanci: è tempo di fare il punto sulle conoscenze, sulle capacità e sugli atteggiamenti maturati finora, per individuare le linee del nuovo percorso, del nuovo cammino, della nuova tratta che a settembre inizia, ma che occorre progettare sulla base delle attuali caratteristiche personali dei singoli alunni. Occorre rivedere e predisporre i piani educativi personalizzati dei singoli alunni, rimettendoli a punto, adeguandoli alle caratteristiche che sono andate maturando. |
Il lavoro di un anno non può essere accantonato, messo da parte, archiviato, ma va valorizzato. Il nuovo anno si radica nella precedente annata, nell'esperienza già realizzata: il nuovo POF è lo sviluppo, non la ripetizione, non l'aggiornamento, non la riedizione del POF dell'anno precedente.
E perciò, il Pof realizzato, le sue risultanze, ma soprattutto i problemi e le esigenze poste rappresentano la base del nuovo POF, che si comincia a mettere a punto sin da oggi, muovendo dall'analisi delle risultanze di un’annata di attività educative e didattiche.
Si muove dei profili finali dei singoli alunni, dalla riflessione sui percorsi formativi effettuati, dalle difficoltà incontrate, dai risultati conseguiti, dalle esigenze emerse, dalle prospettive che si affacciano.
Dall'analisi dei profili dei singoli alunni si individua il profilo della classe e dell'intera scuola.
È questo il lavoro che si comincia a fare sin dal termine delle attività didattiche.
Questa analisi non può non essere accurata, organica, sistematica, rivolta soprattutto a individuare le nuove esigenze per mettere a punto nuove ipotesi di lavoro e soprattutto per meglio personalizzare l'attività educativae didattica attraverso i piani educativi personalizzati.
Come abbiamo scritto altrove(11), il POF non può non configurarsi che come la integrazione dei piani educativi personalizzati.
È questa una novità significativa della Riforma Moratti. Nelmentre la Riforma Moratti riconosce e valorizza il ruolo dei genitori nella vita della scuola e pone con forza l'esigenza della personalizzazione educativa e didattica, dà attuazione al dettato costituzionale relativo al diritto dei genitori di educare ed istruire i propri figli, dando un taglio netto ad ogni tentazione statalistica dell'educazione che finora si è annidata, non solo nell'ordinamento amministrativo della scuola, ma anche nei programmi didattici. Ordinamento burocratico e programmi didattici erano l’espressione estremamente significativa di un’impostazione educativa che, seppure riconoscendo formalmente la libertà di insegnamento dei docenti, la imbrigliava poi negli ordinamenti e soprattutto nelle finalità formative e nelle metodologie educative e didattiche imposte dall'alto, e comunque uguali per tutti gli alunni.
I Decreti delegati del 1974 non erano riusciti a scalfire questa realtà, non solo perché gli ordinamenti erano rimasti sostanzialmente immutati, così come immutati erano rimasti i Programmi didattici, malgrado la possibilità di adeguamento prevista dall'istituto della Programmazione educativa di cui al D.P.R. 416/1974, ma anche e soprattutto perché non si era affermato con forza il principio della personalizzazione educativa.
La legge 517/1977, che pure aveva previsto l'individualizzazione dell'insegnamento, era rimasta lettera morta. Il modello burocratico, napoleonico, illuministico della scuola, che aveva come referente dell’organizzazione e dell’azione educativa e didattica la scolaresca, è rimasto immodificato. Non c'erano né le motivazioni né le volontà per modificarlo.
In fondo, l'idea dello Stato detentore del diritto di istruire ed educare, che pure ha conosciuto le triste esperienza dello statalismo di destra e di sinistra, è ancora troppo radicato nelle convinzioni degli operatori scolastici, anche perché, malgrado tutto, non se ne colgono i rischi.
D’altra parte, la strada della personalizzazione educativa(12) è ancora tutta da esplorare e soprattutto inevitabilmente più gravosa per gli operatori scolastici.
La problematica dello Stato detentore del diritto di educare ed istruire è alquanto complessa e richiede un'analisi molto approfondita, che in questa sede non è certo possibile nemmeno accennare.
Peraltro, sradicare una secolare tradizione didattica fondata sul programma comune a tutta la scolaresca o a tutte le scolaresche non è certo impresa che si è disposti ad affrontare a cuore leggero.
Uniformità dell'ordinamento e uniformità dell'azione educativa e didattica resistono senza difficoltà ai tentativi di innovazione.
Ora vengono proposti i piani educativi personalizzati(piani personalizzati delle attività educative e didattiche nelle scuole dell'infanzia e piani di studio personalizzati nella scuola primaria).
È questa la prospettiva nuova della scuola; è questo il futuro dell'educazione.
Lo è, forse, non tanto per il riconoscimento del diritto di educare ed istruire che pure la Costituzione riconosce ai genitori, quanto perché la scuola parallela dei mass-media e soprattutto di Internet percorre già questa nuova strada, fuori della scuola, ove oggi ogni educando può costruire il suo piano educativo personalizzato, scegliendosi non solo i contenuti formativi ma anche le strategie apprenditive.
La scuola è schiacciata dalla forza e dalla prevalenza dei percorsi formativi che si realizzano al di fuori di essa.
Se non per ragioni ideologiche, quali quelle del personalismo(13), soprattutto per ragioni pratiche la scuolanon può non arrendersi alle nuove prospettive della personalizzazione educativa.
Ed allora il POF non può non configurarsi che come integrazione dei piani educativi personalizzati dei singoli alunni.
Ai piani educativi personalizzati dei singoli alunni occorre perciò cominciare a lavorare sin da oggi, anche nella calura dei mesi estivi.
Il nuovo anno scolastico si preannuncia come l'anno della personalizzazione educativa, come l'anno dei piani educativi personalizzati.
A questi occorre cominciare a pensare sin da ora, se non altro iniziando a modificare i propri atteggiamenti, cominciando a prendere atto che dal prossimo anno scolastico il Piano dell'attività educativa si configurerà come l'integrazione dei piani educativi personalizzati dei singoli alunni.
A settembre non si può arrivare impreparati!
Linee d’azione per i mesi estivi e per le prime settimane di settembre
Ilmese di giugno è il mese dei raccolti: scrutini ed esami consentono di mettere a punto una valutazione formativa che fa il punto su un intero anno di lavoro. Le risultanze degli scrutini e degli esami non si archiviano, ma si studiano, si analizzano, si discutono possibilmente nei gruppi docenti. Si prende atto del risultati, ma se ne analizzano le carenze: relativamente ai singoli alunni, relativamente alle intere scolaresche. Ci si interroga sui motivi dei risultati conseguiti dai singoli alunni, siano essi positive, siano essi negative.
Se ne ricercano le carenze, le molteplici cause, nelle sedi più diverse, nelle famiglie, nelle scuole, nell’extrascuola: nelle condizioni socio-culturali dei genitori, negli influssi formativi della scuola parallela, nel POF, nei piani educativi personalizzati, nella concreta azione educativa e didattica svolta, nell'impegno degli alunni, oltre che nei loro livelli di sviluppo e di apprendimento, nelle loro motivazioni, nell’organizzazione educativa e didattica, nelle strategie educative, nel lavoro cooperativo degli operatori scolastici, nelle risorse professionali e materiali della scuola ecc.
Occorre conoscere, non per giudicare, ma per migliorare, per creare migliori condizioni nel prossimo anno.
Errare humanum est, perseverare diabolicum.
A settembre occorrerebbe arrivare con diagnosi abbastanza puntuali.
A settembre è troppo tardi per fare analisi.
A settembre occorre impegnarsi nella progettazione. Settembre è tempo di progetti!Sin dai primi giorni di settembre si riuniscono i collegi dei docenti, si riuniscono i consigli di circolo o i consigli di istituto, si provvede a tutti gli adempimenti previsti dall'articolo 3 del Regolamento dell'autonomia scolastica, ove opportunamente non sia già fatto sei mesi estivi. A
Dopo le pronunzie sugli indirizzi del consiglio di circolo o del consiglio di istituto e sentiti i pareri e le proposte degli enti prevista dall’art. 3 del Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999, nei primi giorni di settembre i gruppi di lavoro per la programmazione si mettono al lavoro.
Altrove (14) abbiamo delineato un itinerario e abbiamo offerto degli strumenti digitali che tutti possono utilizzare liberamente(15). Nei gruppi a della programmazione debbono essere coinvolti tutti i docenti: la programmazione è impresa estremamente impegnativa, complessa, articolata e di rilevante portata perché possa essere sbrigativamente delegata a un gruppo ristretto di docenti volenterosi.
Nella programmazione si deve esprimere la complessiva competenza culturale e professionale di tutti docenti e di tutte le componenti della comunità scolastica. Ogni operatore scolastico, e in particolare ogni docente, dovrà risultare responsabilizzato a mettere disposizione le sue personali competenze professionali perchéi piani educativi personalizzati e il Piano dell'offerta formativa siano quanto più possibile rispondenti alle risultanze della ricerca sociopsicopedagogica e disciplinare la più aggiornata e alle caratteristiche personali dei singoli alunni.
Riteniamo che questo lavoro, impegnativo, complesso ed articolato, possa essere gestito meglio attraverso gli strumenti informatici, che consentono lo scambio dei documenti già nella da fase della loro elaborazione, per via e-mail o attraverso le fotocopie che debbono essere scambiate tra i gruppi dei docenti e tra i singoli componenti dei gruppi.
In particolare, la sintesi dei lavori dei gruppi dovrà circolare e dovrà essere preventivamente resa nota a tutti i componenti del collegio dei docenti e del consiglio di circolo o dei consigli di istituto prima che sia portata all'approvazione degli organi collegiali.
Lavoro estremamente impegnativo anche per i mesi estivi!
Machi ha mai potuto dimostrare che i docenti lavorano di meno degli altri lavoratori perché se ne stanno in vacanza per due mesi nella stagione estiva?
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1) ROMANINI L., La metodologia moderna nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1955; ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955; BINI G., La pedagogia attivistica in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1971.
2) NEILL A.S., Summerhill, una proposta contro la società repressiva, Forum Editoriale, Milano, 1969.
3) Tolstoj L., La scuola di Jasnaja Poljana e altri scritti pedagogici, Minerva Italica, Bergamo, 1965.
4) In merito cfr.: PETTINI A., Célestin Freinet e le sue tecniche, La Nuova Italia, Firenze, 1968; FREINET C.,Le mie tecniche,La Nuova Italia, Firenze, 1969; EYNARD R., C. Freinet e le tecniche cooperative, Armando, Roma, 1968.
5) In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. Ma cfr.: TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U.,Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
6) LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002, percorsi. 1, 14.
7) Ardigò R., La scienza dell'educazione, Marzorati, Milano, 1972.
8) SKINNER B.F., La tecnologia dell'insegnamento, Brescia, La Scuola, 1970.
9) Tenuta U.,Le fotografie a colori dei nostri alunni, in METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
10) Tenuta U.,Le fotografie a colori dei nostri alunni, in METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
11) TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM
12) In merito cfr.: GARCíA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999; TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998; AA.VV., L’individualizzazione dell’insegnamento, Provincia autonoma di Bolzano, 1991; BALDACCI M., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1993; CLAPARèDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972; DOLL R. C. ET ALII, L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969; DOTTRENS R., L'insegnamento individualizzato, Armando, Roma, 1960; DUNN R., DUNN K., Programmazione individualizzata, Armando, Roma, 1979; GARDNER J. Et alii, Programmazione educativa individualizzata, ERIKSON, Trento, 1991; MEIRIEU P., Lavoro di gruppo e apprendimenti individuali, La Nuova Italia, Firenze, 1990; Petracchi G.,Individualizzazione classi aperte interclasse, La Scuola, Brescia, 1985.
13) FLORES D’ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994
14) TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM
15) TENUTA U., POF IN CD-ROM in METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/ (rubrica ORGANIZZAZIONE)