PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

PERSONALIZZARE L'AZIONE E L'ORGANIZZAZIONE EDUCATIVA PER GARANTIRE IL SUCCESSO FORMATIVO di Umberto Tenuta

La personalizzazione educativa intesa come metodologia per garantire a tutti i singoli alunni il successo formativo

Ho letto con viva attenzione l'articolo di Arturo Ghinelli dal titolo Personalizzazione(1), che mi ha suscitato gravi preoccupazioni di cui gli sono grato.
Ho sempre sostenuto la personalizzazione educativa(2), ma l'ho sostenuta nel senso di Don Dilani(3), cioè come metodologia didattica intesa a garantire a tutti gli alunni il successo formativo ovvero, se si preferisce, nel senso del motto latino, principio di ogni giustizia, unicuique suum, ove però il suum non è determinato geneticamente, ma frutto di quelli che negli anni '70 venivano combattuti come i condizionamenti socio-culturali(4).
Ritengo perciò opportuno offrire anche il mio modesto contributo al dibattito che intorno alla personalizzazione educativa si sta accendendo.
Lo faccio, senza la benché minima pretesa di confutare le varie interpretazioni che della personalizzazione educativa si danno, ma cercando di delineare quella che io ritengo sia l’interpretazione che ne dà il Regolamento dell'autonomia scolastica(5), magna charta della vera riforma della scuola, secondo lo spirito più che la lettera della Carta costituzionale.
Il Regolamento dell'autonomia scolastica afferma solennemente tre essenziali principi:
1) occorre garantire il successo formativo, inteso come piena formazione della persona umana (“pieno sviluppo della persona umana”) (Art. 3, Cost.): integrale, originale e massimale formazione della personalità;
2) occorre che il successo formativo sia garantito a tutti i singoli alunni, nessuno escluso, compresi gli alunni in situazione di svantaggio socioculturale e gli alunni in situazione di handicap;
3) occorre che sia riconosciuta e valorizzata la diversità delle singole persone umane (“Le istituzioni scolastiche… riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo”(6).

CHE COS’È IL SUCCESSO FORMATIVO?
Il successo formativoovvero la piena formazione della personalità non può non essere inteso come integrale originale e massimale formazione della personalità.
Innanzitutto, formazione integrale: formazione armonica di tutte le dimensioni della personalità, nessuna esclusa, da quella motoria a quella emotivo-affettiva, sociale, linguistica, cognitiva ecc., attraverso gli interventi formativi specifici propri delle singole discipline, considerati ed attuati però anche in forma interdisciplinare e transdisciplinare. In ogni intervento educativo e didattico occorre tenere presente l'intera personalità, secondo una prospettiva olistica.
Poi occorre che la formazione sia originale e non omologante nella sua uniformità: deve sempre risultare personalizzata e come tale promotrice delle identità personali, sociali, culturali e professionali, riconoscendo e soprattutto valorizzando le diversità, in particolare attraverso il perseguimento degli obiettivi formativi opzionali.
Al riguardo, occorre un discorso approfondito che, nel mentre riconosce l'obbligatorietà per tutti gli alunni della Quota nazionale e della eventuale Quota regionale, sancisca la personalizzazione degli obiettivi formativi della Quota degli obiettivi formativi riservata alle scuole e delle eventuali Quote aggiuntive.
Se si possono anche comprendere le motivazioni che portano alle diversificazioni delle Quote regionali degli obiettivi formativi in riferimento alle identità locali, non si può assolutamente comprendere la diversificazione delle Quote riservate alle scuole in modo uniforme per tutti gli alunni, che avrebbe due effetti perversi. Da una parte, verrebbe meno all'esigenza di riconoscere le diversità e di promuovere le identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni e, dall'altra, si identificherebbe con la Quota regionale, perché non è certo accettabile che la localizzazione (valorizzazione delle culture locali), se può avere un senso a livello regionale, non può certo essere prevista in riferimento alle singole istituzioni scolastiche. Le identità delle singole scuole nascono solo dal riconoscimento e dalla valorizzazione, non tanto delle culture locali, ma da quelle dei singoli alunni che le frequentano, in quanto l'azione formativa deve essere rispettosa “delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate” (Art. 8, D.P.R. 275/1999).
Infine, il successo formativo assume significato (“pieno sviluppo...”) (Art. 3, Cost.) nella misura in cui la formazione massimale raggiunge i più alti livelli possibili per i singoli alunni, attraverso un’azione educativa e didattica accuratamente individualizzata, rispettosa, non solo dei livelli di sviluppo e di apprendimento, ma anche dei ritmi e degli stili apprenditivi, oltre che delle motivazioni dei singoli alunni. Il “pieno sviluppo” ovvero, più correttamente, la piena formazione è tale, non solo in quanto integrale e originale, ma anche in quanto massimale formazione: “Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo”(7)!
Forse la maggiore pregnanza dell'aggettivo "pieno" e del termine "successo" può essere data dall’espressione "massimale formazione": formazione al più alto livello possibile.
Anche qui, però, si pongono problemi certamente di non facile risposta.
Qual è la massimale formazione (“pieno sviluppo”) dei singoli alunni? Quando ciascun individuo ha raggiunto il pieno sviluppo? Se sul piano fisico c'è un'età e c'è un livello in cui l'altezza fisica raggiunge il massimo livello, invece sul piano culturale non si può parlare mai di massimo livello in termini definitivi: non si diventa mai quello che si è (Plutarco), perché l'uomo è un progetto aperto: egli non è dotato di potenzialità (che lasciano pensare ad un quadro definito di possibilità formative), ma di possibilità formative che lasciano pensare ad uno sviluppo sostanzialmente senza limiti, almeno sul piano culturale (excelsius!): forse i condizionamenti familiari e socio-culturali hanno impedito l'emergere di molti più filosofi, scienziati, artisti... di quanti la storia ne annovera! Quanti sono i Giotto mancati perché non hanno incontrato i loro Cimabue?
La personalizzazione educativa deve essere mirata all'integrale ed originale formazione, ma deve essere mirata anche e soprattutto alla massimale formazione.
In effetti, l'individualizzazione dell'insegnamento è nata dall'intento di assicurare il successo nei processi apprenditivi e formativi a tutti gli alunni in riferimento al perseguimento degli obiettivi formativi comuni alla scolaresche, fissati nei Programmi didattici e nei piani di lavoro dei docenti. La meta ultima, ottimale, massimale era che ogni alunno raggiungesse i traguardi fissati per la classe.
Oggi invece occorre pensare alla individualizzazione dell'insegnamento ed alla personalizzazione educativa, non tanto in termini di obiettivi prestabiliti, comuni alle classi, ma di obiettivi aperti al loro incremento senza limiti.
Nessuno sa quello che ciascun alunno può diventare.
Le mamme hanno sempre ragione(8), anche quando manifestano attese che ai docenti possono sembrare eccessive. Hanno ragione, anche sul piano psicologico, perché, come dimostra l'effetto Pigmalione(9), molto spesso l'alunno diventa quello che i docenti si aspettano da lui.
Se i genitori avessero le competenze per promuovere il pieno sviluppo dei figli, i risultati educativi sarebbero molto probabilmente maggiori di quelli raggiunti nella scuola, perché nessuna mamma si arrenderebbe dinanzi agli insuccessi dei figli, convinta sempre che i figli hanno possibilità formative senza limiti.
La cooperazione con i genitori deve servire ai docenti anche per fare propria questa fiducia, questo ottimale livello di attese, considerando ogni risultato conseguito dei singoli alunni mai come un punto di arrivo ma sempre come un punto di partenza per più alte mete formative.

COME GARANTIRE IL SUCCESSO FORMATIVO
Garantire il successo formativo significa superare ogni logica deterministica, innatistica, genetica.
Il RAPPORTO FAURE afferma: “Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo”(10) ,
Occorre rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3 Cost.).
L'interpretazione che sembra coerente con lo spirito della Costituzione è che il “pieno sviluppo” è possibile per tutti gli alunni(11), a condizione che si rimuovano gli ostacoli che lo impediscono, compito questo cogente per la Repubblica, che comprende il sistema formativo integrato (Stato, enti locali, singole istituzioni scolastiche)(12).
Pertanto, se, rimuovendo gli ostacoli, si garantisce il pieno sviluppo, questo, cioè il pieno sviluppo, va inteso come piena formazione, e non alla lettera come "sviluppo", cioè come venir fuori (educere) delle potenzialità, geneticamente predeterminate, come purtroppo un’altra espressione della Costituzione, retaggio di un passato in cui il determinismo genetico era imperante, potrebbe lasciare intendere ("capaci e meritevoli").
Una lettura coerente del testo costituzionale dovrebbe portare a ritenere che "capaci e meritevoli" non si nasce ma si diventa solo a condizione che si rimuovano “gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo” (13).
In tal senso, noi preferiamo parlare di piena formazione della persona umana, anziché di “pieno sviluppo”.
La Repubblica (soprattutto dopo la recente revisione) si muove nella prospettiva della rimozione degli ostacoli che impediscono la piena formazione della persona umana.
Non solo la pedagogia ma anche le neuroscienze oggi confermano che la persona umana è il frutto delle stimolazioni socio-culturali. Nel Sé sinaptico(14) Ledoux scrive che “Tu sei le tue sinapsi…I nostri geni possono condizionare la maniera in cui ci comportiamo, ma i sistemi di gran lunga responsabili di ciò che facciamo e di come lo facciamo sono plasmati dall’apprendimento”.
Se qualcuno non è d'accordo su questa interpretazione, esca allo scoperto e affermi chiaramente che gli individui nascono geneticamente predeterminati, con le loro ben definite potenzialità, per cui l'educazione consiste nel diventare quello che si è, come affermava Plutarco.
Con questo non vogliamo disconoscere che abbiano completamente ragione gli ambientalisti alla Skinner(15): Datemi un qualunque bambino e ve ne farò quello volete: uno scienziato o un manovale, un santo o un delinquente.
Anche gli scienziati più accreditati oggi riconoscono che la personalità è la risultante dell’interazione dei fattori genetici e dei fattori ambientali, almeno su un piano di parità.
Ci sono condizionamenti genetici, ma nessuno ci garantisce che siano essi la causa del mancato successo dei singoli alunni, almeno fino a quando la Repubblica non avrà rimosso tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo, a cominciare dai condizionamenti socio-familiari.
Come si fa a ad attribuire ai condizionamenti genetici il mancato successo formativo, quando nessuno è nella condizione di dirci quello che il bambino sarebbe diventato se tutto fosse stato fatto per garantire il successo formativo (per rimuovere gli ostacoli che lo impediscono), ove il "tutto" comincia almeno dal momento del concepimento e si riferisce a tutti i condizionamenti vissuti dal feto nel grembo materno e legati alle condizioni di vita sociopsicofisica della madre, oltre che ai condizionamenti socioculturali vissuti in particolare nei primi tre anni di vita?

VALORIZZARE LE DIVERSITÀ OVVERO PROMUOVERE LE IDENTITÀ PERSONALI, SOCIALI, CULTURALI E PROFESSIONALI
Il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 afferma che “Le istituzioni scolastiche… riconoscono e valorizzano le diversità”.
La personalizzazione educativa(16) si differenzia dall'individualizzazione dell'insegnamento(17) perché, mentre quest'ultima attiene soprattutto alle strategie che possono portare al perseguimento degli obiettivi comuni alla classe, riferendosi perciò sia agli aspetti metodologico-didattici che agli aspetti organizzativi, invece la personalizzazione educativa attiene anche gli obiettivi formativi, prevedendone la personalizzazione: assieme agli obiettivi formativi comuni alla scuola ed alla classe, vi sono anche gli obiettivi formativi personalizzati, quali sono ─debbono essere─ quelli della Quota riservata alle scuole e delle eventuali Quote aggiuntive, che vanno tutti utilizzati per promuovere le identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni (“Le istituzioni scolastiche… riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo” (18).
La diversità(19) oggi va vista come un valore in riferimento, sia al processo della globalizzazione, sia alla natura stessa della persona umana (persona est rationalis naturae individua substantia) (20), alla natura della cultura dell'uomo e quindi della sua umanità.
In effetti, la diversità è a fondamento della vita, che si configura come un processo di diversificazione: dallo zigote si sviluppano cellule diverse, tessuti diversi, organi diversi, apparati diversi, persone diverse.
Il processo di diversificazione avviene ancor più sul piano culturale.
Le seimila lingue rimaste sulla faccia della terra sono già considerate un depauperamento della cultura dell'uomo: le diverse lingue, le diverse culture, i diversi atteggiamenti, i diversi valori ecc. sono la ricchezza dell'uomo.
La natura dell'uomo è così ricca, ampia, aperta che non può ritenersi mai conclusa, realizzata, pervenuta al suo compimento.
Non c'è un modello dell'uomo, raggiunto il quale si è pervenuti al massimo livello.
I diversi individui e il processo della diversificazione delle personalizzazione costituiscono la ricchezza inesauribile dell'umanità.
Perciò la diversità ovvero la diversificazione va coltivata, riconosciuta e valorizzata attraverso la personalizzazione educativa.
Non più una scuola della omologazione (tutti apprendono gli stessi concetti, tutti si comportano lo stesso modo... ).
Questo forse poteva andare bene per gli eserciti di ieri (ma oggi non vanno bene nemmeno per gli eserciti!). E non va assolutamente bene soprattutto per l'educazione dell’uomo, che deve promuovere la integrale e massimale formazione delle personalità, ma deve riconoscere e promuovere anche la diversità, valorizzando le identità personali, sociali, culturali e professionalidei singoli alunni, anche nella prospettiva dell’orientamento.
In tal senso la personalizzazione educativa va intesa soprattutto come personalizzazione degli obiettivi formativi e quindi delle diversità, promuovendo il riconoscimento e la formazione delle identità attraverso la diversificazione, non solo dei percorsi apprenditivi e formativi, ma anche degli obiettivi formativi.
Assieme agli obiettivi formativi comuni alla scuola ed alle scolaresche vi debbono essere gli obiettivi formativi personalizzati.
È questo il significato dei Piani di studio personalizzati.

PIANI DI STUDIO PERSONALIZZATI
Nei documenti della riforma Moratti i Piani di studio personalizzati ovvero, come forse è opportuno definirla, i Piani educativi personalizzati, perché riferiti, non solo agli interventi intenzionali e sistematici attuati dalle istituzioni scolastiche, ma anche alle azioni formative non intenzionali che svolgono le istituzioni educative informali e non formali.
I Piani educativi personalizzati (o Piani di studio personalizzati che dir si voglia) costituiscono un aspetto caratterizzante della riforma Moratti che, seppure già abbastanza definito sul piano degli obiettivi formativi e dell’organizzazione educativa e didattica, forse ha bisogno di maggiore approfondimento, delineando meglio il significato personalizzante che assume la flessibilità prevista e ben delineata anche nel Regolamento dell'autonomia scolastica(21).
È troppo vivo, radicato, consolidato il modello della scuola dell'uniformità, perché possa agevolmente essere sostituito da un modello di scuola personalizzato (scuola su misura) (22). I tentativi fatti dallo stesso Movimento delle scuole nuove(23) non hanno avuto vita facile e non hanno influenzato granché l'organizzazione del sistema scolastico, rimasto uniforme nei suoi obiettivi, nelle sue modalità organizzative, nei suoi tempi ecc. Anche gli ampi spazi di flessibilità previsti dal Regolamento dell'autonomia scolastica stentano ad essere valorizzati nella prospettiva di una organizzazione educativa e didattica personalizzata nei suoi diversi aspetti. Testimonianza eclatante di tale difficoltà a muoversi nella prospettiva della personalizzazione educativa è la flessibilità dei tempi intesa molto spesso come riduzione dell’ora di lezione da 60 a 50 minuti in modo uniforme per tutti gli alunni della scuola, per quelli che hanno bisogno di 10 minuti e per quelle che hanno bisogno di 100 minuti per apprendere un determinato concetto!
Altra testimonianza è lo scarso spazio dato all'apertura delle classi prevista dalla legge 517 del 1977.
Lo stesso tempo pieno è andato incontro al suo fallimento perché si è avuta la pretesa di generalizzarlo e di non realizzarlo invece in termini di personalizzazione, come pure l'istituto del tempo lungo consentiva: vi sono alunni che hanno bisogno del tempo pieno, altri che hanno bisogno del tempo lungo ed altri del tempo normale.
L'organizzazione educativa e didattica della scuola deve tenere presenti le diverse situazioni personali, familiari e sociali, configurandosi sempre come una organizzazione personalizzata, a misura delle esigenze dei singoli alunni, e non invece delle classi, delle scolaresche, dei collettivi.
La centralità dello studente prevista anche dallo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria (D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249) è la centralità della persona umana, unica, irripetibile, originale e singolare.
Si teme che la personalizzazione educativa possa portare a dare di più a chi si trova in situazione socio-culturali e familiari migliori.
È un rischio da scongiurare, non tanto nel senso che non bisogna dare di più, ma nel senso che non bisogna dare di meno a chi ha bisogno di più.
Occorre dare a ciascuno ciò di cui egli ha bisogno: ai soggetti in situazione di handicap ed in situazione di vantaggio soprattutto occorre assicurare le migliori condizioni perché essi possano pervenire al successo formativo.
Ma ciò non significa che non occorre tenere presenti anche le esigenze degli alunni comunque più dotati(24). Purtroppo anche questi alunni sono stati e continuano ad essere trascurati nella scuola comune, organizzata per l'alunno medio, alunno che è un’astrazione e non una realtà.
Unicuique suum è il principio sommo di ogni giustizia anche sul piano educativo.
Certamente, sarebbe inaccettabile che ci si occupasse più degli alunni dotati e meno degli alunni svantaggiati.
La normativa non prevede questo: spetta alla deontologia professionale dei docenti utilizzare gli ampi spazi di flessibilità offerti dalla normativa senza attuare ingiustificate discriminazioni anche sul piano educativo.
L'istituto della personalizzazione educativa è uno strumento che va utilizzato secondo criteri di equità educativa: spetta gli operatori scolastici non utilizzarlo per discriminare.
Il problema non è quello aritmetico di dare di più o di dare di meno, ma è quello di dare a ciascuno quella di cui ha bisogno per pervenire al successo formativo, al pieno sviluppo, all'integrale, originale e massimale formazione della sua personalità.
Per fare questo non basta la scuola. Occorre un sistema formativo integrato(25): necessita la sinergia degli interventi formativi della famiglia, delle agenzie formative informali, degli enti locali soprattutto.
In questa direzione la scuola deve muoversi uscendo dal suo isolamento (turris eburnea ovvero hortus conclusus) , a cominciare dalla sollecitazione della cooperazione dei genitori e dalla instaurazione di un rapporto più stretto con gli enti locali, secondo lo spirito degli Artt. 138 e 139 del D.Ls. 112/98.
A noi sembra questa la interpretazione più corretta della personalizzazione educativa che peraltro è stata sempre invocata, nel momento in cui si sono denunciate le incongruenze di una scuola della uniformità organizzativa e didattica di cui, ritengo, nessuno possa avere nostalgia.

NOTE
1) http://www.proteofaresapere.it/contributi/ghinelli2.htm
2) TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998; TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa  Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia,
¾ ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM; TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003, con CD-ROM.
3) SCUOLA DI BARBIANA, Lettera ad una professoressa, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze,1967.
4) PETRACCHI G., Decondizionamento, La Scuola, Brescia, 1976.ANDREANI O. (a cura), Classe sociale, intelligenza e personalità. Ricerca sui condizionamenti socioculturale dello sviluppo, Il Mulino, Bologna, 1974.
5) D.P.R. 275/1999.
6) Art. 4, Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999.
7) FAURE E. (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, P. 249.
8) BOLLEA G:, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano, 1995.
9) ROSENTHAL R., JACOBSON L., Pigmalione in classe. Aspettative degli insegnanti e sviluppo intellettuale degli allievi, Angeli, Milano,1972.
10) FAURE E. (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, P. 249.
11) Alunno deriva da alere, alimentarsi, e quindi significa crescere,: chi si alimenta (alunno) cresce, diventa adulto (Participio passato di alere, cioè alimentato, e quindi cresciuto): sono alunni i bambini appena nati e sono alunni gli scolari.
12) TENUTA U., Sistema formativo integrato, RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
13) “Per capacità potenziali dei singoli noi intendiamo quelle potenzialità di grandezza imprevedibile, che possono scaturire dall’interno della personalità: potenzialità che possono venire sviluppate o ridotte col processo educativo… le capacità potenziali non sono considerate come delle qualità congenite nell’individuo, che divengono attuali attraverso un processo di maturazione su cui non influisce in alcun modo l’ambiente. Anzi, queste capacità si sviluppano e si “manifestano nello scambio dinamico di influssi fra l’individuo e il suo ambiente”. Vengono definite capacità “potenziali” perché sono un modo di essere dell’individuo, sono una capacità individuale di reagire positivamente e in modo praticamente imprevedibile: “senza alcun preconcetto quanto ai …limiti” delle capacità potenziali….L’essenza della concezione ebraica e greca dell’uomo (poneva l’accento) sulla personalità umana dotata di capacità potenziali illimitate, …( considerando) positivo il fatto che gli sviluppi della personalità umana sono imprevedibili…” (DOLL R. C., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969, pp. XI, 19, 21) .
14) LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002, percorsi. 1, 14.
15) SKINNER B.F., La tecnologia dell'insegnamento, Brescia, La Scuola, 1970.
16) In merito cfr.: GARCÍA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999; TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003, con  Moduli e unità didattiche –
¾CD-ROM; TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa  La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM.
17) In merito cfr.: AA.VV., L’individualizzazione dell’insegnamento, Provincia autonoma di Bolzano, 1991; BALDACCI M., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1993; CLAPARÈDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972; DOLL R. C. ET ALII, L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969; DOTTRENS R., L'insegnamento individualizzato, Armando, Roma, 1960; DUNN R., DUNN K., Programmazione individualizzata, Armando, Roma, 1979; GARDNER J. Et alii, Programmazione educativa individualizzata, ERIKSON, Trento, 1991; MEIRIEU P., Lavoro di gruppo e apprendimenti individuali, La Nuova Italia, Firenze, 1990; PETRACCHI G., Individualizzazione classi aperte interclasse, La Scuola, Brescia, 1985: TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998.
18) Art. 4, Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999).
19) In merito cfr.: BINI S., Diversitá e educazione. Il presupposto e il fondamento del curricolo flessibile nella scuola dell’autonomia, Anicia, Roma, 2002; SCHIAVINA M.A., Diversi da chi?, Mondadori, Milano, 1995.
20) BOEZIO; Contra Eutichen et Nestorium, c. 4.
21) TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003, con CD-ROM.
22) CLAPARÈDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972.
23) In merito cfr.: MENCARELLI M., Il discorso pedagogico del nostro secolo, La Scuola, Brescia, 1970; ROMANINI L., Il movimento pedagogico all’estero (vol. I - Le idee; vol. II - Le esperienze), La Scuola, Brescia, 1955; BINI G., La pedagogia attivistica in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1971; SUCHODOLSKI, DE BARTOLOMEIS, KING e altri, La scuola attiva oggi: un bilancio critico, La Nuova Italia, Firenze, 1984.
24) SANSUINI S., L’educazione dei ragazzi precoci, dotati e superdotati, Franco Angeli, Milano, 1996..
25) TENUTA U., Sistema formativo integrato, cit.