PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

 

PLURALITA' DEI DOCENTI di Umberto Tenuta

La pluralità dei docentiè indispensabile anche nella scuola dell’infanzia enella scuola primaria

Non c'è aspetto dell'organizzazione scolastica che negli ultimi tre decenni abbia suscitato più equivoci della pluralità dei docenti.

Anchestoricamente, la scuola è nata con la figura del docente unico, a qualsiasi livello. Parmenide, Pitagora, Euclide, Socrate, Platone erano maestri unici delle loro scuole. Anche le Università medioevali nascevano intorno ad un solo docente che si spostava addirittura da una città all’altra con tutti i suoi allievi. Peraltro, anche la scuola di Grammatica avevaun solo docente, così comela scuola di Retorica, la scuola di Astronomia ecc.

Solo nell’età moderna, mentreper la scuola elementare si è ritenuto che un solo docente potesse svolgere tutti gli insegnamenti, per le scuole secondarie si è imposta la suddivisione disciplinare con l'insegnante unico di Lingua, di Matematica, di Musica ecc.

Per la scuola secondaria di primo e di secondo grado la netta caratterizzazione disciplinare non ha mai posto il problema dell'insegnante unico, con il quale invece sono nate la scuola elementare e la scuola dell'infanzia, per cui, quando si parla di pluralità dei docenti, si fa riferimento solo alla scuola elementare, e non se ne parla, non solo per la scuola secondaria, ma neanche per la scuola dell'infanzia.

Per la scuola elementare il problema della pluralità dei docenti ha cominciato a porsi negli anni '70, con le attività integrative e gli insegnamenti speciali previsti della legge 820/1971 che istituiva il Tempo pieno ed il Tempo lungo.

Con la legge 820 il problema della pluralità di docenti si è posto solo in riferimento al prolungamento dell'orario scolastico: siccome il tempo scuola raddoppiava, evidentemente doveva raddoppiare anche il numero dei docenti.

Nella quasi generalità delle situazioni, la soluzione è stata il raddoppio dell'organico di ogni classe che veniva affidata a due insegnanti, i quali molto spesso conservavano la distinzione tra insegnante curricolare del mattino e insegnante delle attività integrative e degli insediamenti speciali del pomeriggio.Questa distinzione è stata il male di fondo della scuola a tempo pieno. Solo in alcune esperienze si è pervenuti al superamento della distinzione e ad una ripartizione degli insegnanti sulla base delle loro specifiche competenze.

Conla legge 517 del 1977 e con la legge 270 del 1982 sì è ampliato il discorso sulle attività integrative e sulla pluralità dei docenti, discorso che è stato però approfondito in vista dei Programmi didattici per la scuola elementare del 1985.

Allora si è fatto un discorso serio, che appariva inconfutabile, ineludibile, perentorio: il superamento del docente tuttologo.

Fiumi di inchiostro si sono versati sull’assurdità che permanesse ulteriormente il docente tuttologo: chi non appariva convinto che il docente non potesse sapere di tutto, essere esperto di Lingua, di Matematica, di Storia, di Scienze ecc.?

Il docente tuttologo appariva una figura superata.

Suquesto aspetto della riforma, che i Programmi del 1985 affacciavano, l'accordo sembrava raggiunto. Chi non lo era, taceva, ma non osava esprimere il proprio dissenso, tanto appariva evidente che nessun docente potesse essere esperto di tutte le discipline, in particolare di discipline come la Musica e le Attività motorie, la Lingua straniera, le Attività artistiche, che erano stati i contenuti privilegiati degli insegnamenti speciali e delle attività integrative.

Eppure, non contestata sul piano teorico, la pluralità dei docenti veniva emotivamente rifiutata da una buona parte dei docenti, alla quale nella legge 148/1990 si dovette dare il contentino della “opportuna rotazione”. Quella “opportuna rotazione” era la negazione delle ragioni che avevano portato alla pluralità di docenti, ora giustificabile solo sul piano quantitativo, ma non sulla base del superamento della figura del docente tuttologo. Tutte le ragioni che avevano portato alla pluralità dei docenti cadevano con la “opportuna rotazione”. Se qualcuno avesse sollevato la questione di legittimità costituzionale, la Legge 148/1990 sarebbe risultata incostituzionale, perché con la “opportuna rotazione” erano venute meno le ragioni che avevano portato a prevedere tre docenti per ogni due classi.

Tuttavia c’èstato un equivoco di fondo: si è confusa la pluralità dei docenti con i tre docenti del modulo!

Comunque, ciò che importa evidenziare è che la pluralità dei docenti trova le sue motivazioni solo nel superamento della figura del docente tuttologo.

Se ancora oggi, a fronte della complessità dei saperi disciplinari, che il docente deve dominare sin dalla scuola dell'infanzia, si dovesse assurdamente ritenere che il docente possa essere tuttologo e conoscere la Storia, la Matematica, la Lingua ecc., allora il problema della pluralità di docenti non si porrebbe.

Se perguidare i bambini della scuola dell'infanzia e della scuola elementare a comprendere i concetti essenziali, i nuclei concettuali fondanti, le strutture delle discipline, potesse bastare un solo docente, allora la pluralità dei docenti non avrebbe ragione di essere.

Vogliamodire che se esiste un monstrum di docente che sia capace di possedere, non le briciole delle diverse discipline, ma le loro strutture, i loro concetti portanti, i loro nuclei concettuali fondanti, allora la pluralità dei docenti è denaro sprecato!

Se un merito va dato agli estensori del documento di quelli che dovevano essere i Nuovi curricoli è quello di avere chiarito che non esiste il predisciplinare ("Beninteso, i diversi aspetti (oggetto, linguaggio, metodologia di ricerca) da cui viene caratterizzato lo statuto di una disciplina sono in realtà già tutti presenti fin dalle prime fasi del percorso formativo e presenti devono restare sempre. La matematica è la matematica, la lingua italiana è la lingua italiana sia quando vi si accosti un giovane liceale sia quando vi si accosti una bambina di tre anni. Lo statuto di una disciplina non cambia perché mutano, con l’età degli allievi, tappe e scansioni del processo di apprendimento. Se lo statuto disciplinare resta fermo, assai diversa invece è la distanza del soggetto che impara dall’oggetto da imparare: da un legame forte con la contestualità della esperienza diretta degli allievi nella scuola dell’infanzia si passa via via a forme più pronunciate di decontestualizzazione e di astrazione”).

Non esistono le prediscipline, ma semmai le protodiscipline.

Ogni disciplina hai i suoi linguaggi, i suoi metodi di indagine, i suoi quadri concettuali, sempre.

Il bambino di sei anni che scrive le cifre arabiche e che utilizza la scrittura posizionale non studia la prearitmetica, ma l'aritmetica del Liber abaci di Leonardo Fibonacci del 1202.

Dovrebbe apparire scontato che è più difficile insegnare la Matematica nella scuola dell'infanzia che nella scuola secondaria, perché nella scuola dell'infanzia occorre saper cogliere i concetti essenziali, le strutture delle discipline, i nuclei concettuali fondanti.

Nonci può essere un insegnante tuttologo, né nella scuola dell'infanzia, né nella scuola elementare.

PLURALITÀ DEI DOCENTI ED ORGANIZZAZIONE MODULARE

Ma ciò non significa che debba esserci il pasticciaccio dei tre docenti per ogni due classi con 76 ore disponibili (le 66 ore dei tre docenti cui si aggiungono 4 ore di religione più 6 ore di lingua straniera e si arriva a 76 ore rispetto alle 60 ore necessarie per le sue classi).

Eciò non significa nemmeno che siano necessarie le 30 ore per ogni classe, con il pasticciaccio dei rientri pomeridiani che poi non ovunque sono stati realizzati e, quando sono stati realizzati, non sempre si è ritenuto che siano stati produttivi.

Ci sono diversi motivi per ritenere che la scuola non debba essere a tempo pieno per tutti gli alunni. Soprattutto non deve essere a tempo pieno perché occorre fare spazio al sistema formativo integrato, di cui la famiglia è parte integrante.

Occorre pensare a un sistema formativo integratoche, assiemealla Scuola, valorizzi gliapporti della famiglia, degli enti locali, delle più diverse agenzie formative e delle tecnologie informatiche (Internet, CD-ROM, DVD e soprattutto le tecnologie virtuali).

In tale prospettiva va collocato il discorso sull'organizzazione della scuola (calendari, orari ecc.) e sulla sua impostazione metodologico-didattica.

In particolare, per quanto attiene alla pluralità dei docenti, noi pensiamo che, nell'ambito di un orario scolastico ridimensionato rispetto alle 30 ore, vada assegnato alle scuole un numero di insegnanti tale da coprire il monte ore complessivo delle singole discipline e dei singoli ambiti disciplinari, senza la sovrapposizione dei tempi della contemporaneità.

Spetta alle singole scuole, nell'ambito della flessibilità (1) prevista dal Regolamento dell'autonomia scolastica, organizzare l'utilizzazione dei docenti, anche in contemporaneità (“articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso”, “aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari”, “percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché insegnamenti in lingua straniera”) (2).

Pensiamo a un modello di scuola sulla base della metodologia del Team teaching, nell’ambito della quale ogni docente viene utilizzato sulla base delle sue specifiche competenze, realizzando una pluralità dei docenti allargata, senza insegnanti prevalenti o tutor, ma nello spirito del lavoro di gruppo o del cooperative teaching(3).

Le difficoltà relazionali non debbonoindurre ad abolire la relazionalità, sostituendola con modelli organizzativi autoritari, quali quelli del docente prevalente o del tutor, che peraltro impediscono la valorizzazione delle competenze dei docenti e rappresentano un anacronistico ritorno alla figura del docente tuttologo.

Al riguardo, però, occorrepromuovere modalità di formazione in servizio che abbandonino definitivamente l’attuale precaria impostazione, attraverso la costituzione di reti di scuole che assicurino ai docenti gli aggiornamenti disciplinari specifici e anche la formazione didattica, tecnologica, relazionale ed organizzativa.

In tale prospettiva, occorre andare oltre il modello dei tre docenti su due, che non risponde ai criteri dell'efficienza e della qualità, ma occorre assicurareil superamento del docente tuttologo, realizzando una effettiva pari dignità di tutti i docenti, attraverso la valorizzazione delle specifiche competenze di cui ciascun di essi può venire in possesso.

Anche le figure di sistema e le stesse funzioni obiettivo vanno superate responsabilizzando tutti i docenti e, in particolare, il dirigente scolastico, liberato ormai dagli adempimenti burocratici, amministrativi, contabili dal dirigente dei servizi amministrativi.

La scuola deve configurarsi come una comunità scolastica, democraticamente organizzata, sia perché possa rispondere alle sue finalità educative sul piano dell'educazione alla convivenza democratica, sia perché possa rispondere ai criteri della qualità totale, che è soprattutto qualità degli interventi educativi e didattici che gli insegnanti tuttologi non possono assolutamente assicurare.

LA RIFORMA DELLA SCUOLA LA PLURALITÀ DEI DOCENTI

In tal senso, le innovazioni proposte alla nuova amministrazione debbono porsi in una linea di continuità e non di contraddizione con il discorso avviato negli ultimi decenni, in particolare con il superamento del docente tuttologo, attraverso la pluralità dei docenti, e possono addirittura rappresentare un passo in avanti nel momento in cui ne correggono i limiti, costituiti soprattutto dalla sovrabbondanza del monte orario, dalla permanenza del docente tuttologo attraverso la “opportuna rotazione”, dalla inadeguata formazione in servizio così come è ancora attualmente organizzata.

In fondo, la scuola dell'autonomia deve garantire a tutti i singoli alunni il successo formativo, inteso come piena formazione (“pieno sviluppo della persona umana”), nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali.

Questo può essererealizzato solo attraverso la valorizzazione delle specifiche competenze che occorre assicurare ai singoli docenti, nell'ambito di un modello organizzativo di lavoro di gruppo, richiesto dalle esigenze,non solo dell’educazione alla convivenza democratica, ma anche di una didattica di qualità, da realizzare attraverso il miglioramento dei processi di insegnamento e di apprendimento, e un’effettiva utilizzazione delle tecnologie educative nella didattica delle singole discipline, superando gli attuali discorsi, vaghi e generici. intorno alle tecnologie multimediali.

La pluralità dei docenti assume significato anche in riferimento all'impiego delle tecnologie educative, che debbono poter essere utilizzate da tutti i docenti nei loro specifici campi disciplinari, come strumenti dei processi di apprendimento degli alunni più che, ancora oggi,come strumenti della didattica della lezione frontale, seppure multimediale.

Il lavoro di gruppo dei docenti (pluralità dei docenti) si pone, su tutti i piani, all'insegna della valorizzazione delle diversificate competenze che ciascuno di essi deve essere messo in condizione di acquisire, attraverso una rinnovata e qualificata politica della formazione in servizio, che deve vedere anch'essa il protagonismo delle scuole costituite in reti a norma dell'articolo 7 del Regolamento dell'autonomia scolastica.

Su tutto deve prevalere la logica, propria del Regolamento dell'autonomia, che è la logica del successo formativo da garantire ad ogni alunno, attraverso la flessibilità dell'organizzazione educativa e didattica che le singole istituzioni scolastichedebbono poter gestire, assicurando sempre la centralità degli alunni in una prospettivaeducativa rispettosa del personalismo costituzionale, che la persona antepone ad ogni altra esigenza, quale che essa sia.

SUCCESSO FORMATIVO E PLURALITÀ DEI DOCENTI

Se il successo formativo deve essere garantito ad ogni alunno, esso può essere garantito solo da docenti che, da una parte siano forniti di adeguate competenze didattiche, relazionali ed organizzative, in modo da rendere possibile a tutti gli alunni di apprendere con successo, e che dall'altra siano forniti di specifiche competenze disciplinari.

Si è detto che il docente tuttologo è stato un previsto solo nella scuola elementare e nella scuola dell'infanzia.

Èstato previsto nella scuola elementare, perché questa è nata come la scuola per coloro che non avrebbero proseguito negli studi ed ai quali occorreva perciò assicurare le briciole dei saperi.

E, ancora, il docente unico è stato previsto nella scuola materna, alla quale fino a ieri si assegnavano, non compiti di istruzione,ma compiti di socializzazione, di assistenza, di custodia.

Nel momento in cui, invece, anche sulla base delle risultanze delle neuroscienze(4), si è presoormai atto che la formazione della personalità si realizza soprattutto nei primi anni di vita e che le scuole più importanti, le scuole di base, sono la scuola dell'infanzia e la scuola primaria, occorre impostare il curricolo complessivo della formazione dei giovani in modo che le sue basi siano gettate nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria ancherelativamente alle singole discipline, secondo un processo di continuità, perché gli apprendimenti disciplinari successivi si sviluppino a spirale o ciclicamente sugli apprendimenti della scuola dell’infanzia e della scuola elementare,per cui ai docenti di queste due scuole si richiedono più che mai competenze disciplinari approfondite, che nessun docente tuttologo può possedere.

Il docente tuttologo non è più concepibile nella scuola elementare, ma non è più concepibile nemmeno nella scuola dell'infanzia, ove è opportuno che i due docenti si ripartiscano i campi di esperienza per realizzare anch’essi un’approfondita competenza disciplinare.

Se, come i si diceva nella bozza di documento dei Nuovi curricoli, la Matematica è la matematica anche nella scuola dell'infanzia, allora anche i docenti della scuola dell'infanzia debbono avere competenze disciplinari approfondite.

L’insegnante tuttologo è l'insegnante della scuola delle briciole delle discipline, è l'insegnante di una scuola, storicamente superata, delle classi sociali i cui figli terminavano gli studi con la scuola elementare.

Nel momento in cui si è creato un sistema scolastico unitario, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria, va realizzata una continuità educativa sul piano, non solo dell'impostazione metodologico-didattica, ma anche dei contenuti disciplinari, che i docenti, siano essi quella della scuola dell'infanzia, quelli della scuola elementare o quelli della scuola secondaria, debbono padroneggiare.

Finora abbiamo fatto un discorso sul piano dei contenuti disciplinari, ma la figura del docente prevalente o tutor non si regge nemmeno sul piano del lavoro di gruppo, che, peraltro, dovendosi porre anche sul piano dell’educazione alla convivenza democratica, non tollera supremazie. Non si educa alla democrazia attraverso figure autoritarie, ma attraverso figure democratiche. Nei docenti i bambini debbono trovare i modelli della vita democratica, nella quale tutti si pongono su un piano di parità.

Come si possa giustificare la finalità dell'educazione alla vita democratica con una impostazione autoritaria, quale è quella del docente prevalente, proprio non si riesce a capire.

Infine, è appena il caso di evidenziare che la figura del docente prevalente risulta in netta contraddizione con quelle che sono le esperienze di vita familiare dei bambini, in quanto nel XXI secolo non è pensabile che nella famiglia ci sia una figura educativa prevalente, sia essa quella del padre o quella della madre.

Sela conclamata parità dei sessi ha un significato e se una guerra è stata combattuta anche per abolire il burqa, non si vede proprio come si concili la parità tra padre e madre nella famiglia con la prevalenza di un docente nella scuola elementare, che peraltro viene anche dopo la parità dei due docenti della scuola dell’infanzia.

In conclusione, ben venga il ridimensionamento dell'orario scolastico, ben venga l'abolizione del tempo della contemporaneità, ma lasciando in vita la pluralità dei docenti delle diverse discipline, così come nella scuola secondaria e così come nella scuola dell’infanzia, anche nella scuola elementare, così come la pluralità dei genitori, nella scuola del grembo materno.

NOTE

1) TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni,Anicia, Roma, 2002, con CD-ROM.
2) TENUTA U., Op. cit
3) TENUTA U., Starnet: una rete di stellenella scuola dell’autonomia, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
4) LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.