PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

PIANI EDUCATIVI PERSONALIZZATI E PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA
di Umberto Tenuta

Il POF come integrazione dei Piani educativi personalizzati

Lanormativa sulla riforma Moratti, anche se ancora appena abbozzata, muovendosi nell'ambito della concezione personalistica, che peraltro trova fondamento nella Carta costituzionale, sembra delineare inequivocabilmente un’organizzazione scolastica che si muove all'insegna della personalizzazione educativa e didattica.
In effetti, si privilegiano i piani educativi personalizzati, sia sotto forma di piani personalizzati delle attività educative nella scuola dell'infanzia, sia sotto forma di piani di studio personalizzati nella scuola primaria.
Altrove[i] abbiamo analizzato il significato della personalizzazione educativa e ne abbiamo rilevato l'ineludibile esigenza.
In questa sede, vorremmo porre l'attenzione sull'articolazione dell'attività programmatoria quale sembra emergere dai documenti ministeriali finora pubblicizzati.
Appare estremamente evidente che il cuore della programmazione della nuova scuola sia costituita dai piani educativi personalizzati dei singoli alunni.
Stante la sua inconfondibile originalità, che lo costituisce come singolare personalità, ogni alunno ha diritto alla personalizzazione del suo percorso formativo, sia per quanto attiene a quella parte degli obiettivi formativi che ne riconoscono e ne promuovono l’identità culturale, religiosa, sociale e professionale, sia per quanto attiene ai percorsi apprenditivi (unità di apprendimento) che per essere efficaci debbono risultare rispettosi delle sue caratteristiche personali evidenziate nel Portfolio.
Finora si è riconosciuta solo la diversità degli alunni in situazione di handicap, e non invece la diversità di ogni alunno, di tutti gli alunni: non sembra che altri, oltre lo scrivente, abbia evidenziato la discriminazione costituita dal piano educativo individualizzato previsto dalla Legge 104 del 1992 solo per gli alunni in situazione di handicap, e non per tutti gli altri alunni. Gli alunni in situazione di handicap continueranno ad essere discriminati fino a quando solo per loro si prevedranno profili dinamici funzionali, piani educativi individualizzati ed insegnanti di sostegno (il sostegno dovrebbe essere destinato all'intera classe o all'intera scuola, e non solo agli alunni in situazione di handicap!).
Ma prevedere i piani educativi individualizzati solo per gli alunni in situazione di handicap costituisce una discriminazione anche per tutti gli altri alunni, anch’essi tutti diversi, unici nelle loro originali caratteristiche, non solo somatiche, ma anche psichiche. Diversisul piano motorio, emotivo-affettivo, sociale, linguistico, espressivo, cognitivo ecc.sono tutti gli alunni, tutti gli esseri umani, ed è opportuno che continuino ad esserlo, perché la diversità costituisce il fondamento della vita, la quale nasce da un processo di diversificazione dello zigote nel suo processo di moltiplicazione delle cellule, dei tessuti, degli organi, degli apparati.

Ora, con la riforma Moratti finalmente si fa giustizia nei confronti di tutti gli alunni, compresi quelli in situazione di handicap. Si fa giustizia nel momento in cui si prevedono per tutti gli alunni i piani educativi personalizzati (è il caso di unificare la distinzione tra scuola dell'infanzia, scuola primaria e scuola secondaria, parlando sempre di piani educativi personalizzati o, se si preferisce, di piani formativi personalizzati).
Ciò che conta è che ogni alunno abbia il suo piano educativo personalizzato, che ne favorisca una formazione che sia non solo massimale (successo formativo) ma anche rispettosa della sua singolarità, della sua originalità, della sua diversità (rationalis naturae individua substantia).
Un piano educativo personalizzato negli obiettivi formativi (personalizzazione educativa)[ii] e nei percorsi formativi (individualizzazione dell'insegnamento)[iii].
Altrove[iv] abbiamo sostenuto che nell'attività programmatoria occorre muovere dai piani educativi personalizzati dei quali il POF costituisce l’integrazione.
Non si tratta di adattare il POF alle esigenze formative ed alle caratteristiche personali dei singoli alunni quanto di integrare nel POF i piani educativi personalizzati cogliendone gli aspetti comuni a tutta la classe (o addirittura a più classi), gli aspetti comuni a gruppi di alunnidella stessa classe o di classi diverse, gli aspetti personali, propri dei singoli alunni.
L'allegato grafico rappresenta bene la situazione con le intersezioni che si realizzano tra i vari piani educativi personalizzati.
Abbiamo anche evidenziato che nella elaborazione dei piani educativi personalizzati occorre muovere dagli obiettivi comuni (Quota nazionale degli obiettivi formativi), per cui forse il processo non è unidirezionale, non muovendo né dal piani educativi personalizzati al POF, né dal POF ai piani educativi personalizzati, ma è interattivo: dai piani educativi personalizzati al POF e dal POF ai piani educativi personalizzati.
Evidentemente, il processo programmatorio è strettamente condizionato da fattori diversi, innanzitutto dai portfoli dei singoli alunni.
Tuttavia il processo programmatorio è ancora più complesso, perché deve tenere presenti anche le risorse disponibili (risorse materiali e risorse professionali).
Ci piacerebbe assegnare il primato al Portfolio, riconoscendo la centralità dell'alunno nel processo formativo, centralità che indubbiamente il piano educativo personalizzato realizza così come lo realizza il Piano dell'offerta formativa se esso muove, come sancisce l'articolo 8.4 del Regolamento dell'autonomia scolastica dalle <<diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate>>.


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[i] In merito cfr.: TENUTA U., Portfolio, fascicolo personale dell’alunno e piani educativi personalizzati, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/; TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, ANICIA, ROMA, 2003.
[ii]In merito cfr.: GARCíA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999.
[iii] In merito cfr.: TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998; AA.VV., L’individualizzazione dell’insegnamento, Provincia autonoma di Bolzano, 1991; BALDACCI M., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1993; CLAPARèDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972; DOLL R. C. ET ALII, L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969; DOTTRENS R., L'insegnamento individualizzato, Armando, Roma, 1960; DUNN R., DUNN K., Programmazione individualizzata, Armando, Roma, 1979; GARDNER J. Et alii, Programmazione educativa individualizzata, ERIKSON, Trento, 1991; MEIRIEU P., Lavoro di gruppo e apprendimenti individuali, La Nuova Italia, Firenze, 1990; Petracchi G.,Individualizzazione classi aperte interclasse, La Scuola, Brescia, 1985.
[iv] TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM