PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
ITINERARI DIDATTICI: STRUTTURA
di Umberto Tenuta
Analisi, Obiettivi, Percorsi didattici, Tecnologie educative, Valutazione
L’unità didattica può essere fatta corrispondere ad un percorso di apprendimentodegli alunni volto al perseguimento di un obiettivo formativo essenziale di una disciplina, oltre che di altri obiettivi formativi comuni a più discipline.
Il concetto di unità didattica è stato introdotto soprattutto nell’ambito del Piano di Winnetka[i] (1919) ed è stato poi precisato dal Bloom nell’ambito della teoria del Mastery learning[ii].
La predisposizione delle unità didattiche è stata gradualmente introdotta nelle scuole, anche in riferimento all’affermarsi dell’Istruzione Programmata[iii].
Un particolare impulso, almeno a livello di scuola elementare, alla elaborazione delle unità didattiche è venuto dalla programmazione didattica prevista dalla Legge 148/1990, la quale, non solo ha disciplinato la <<programmazione dell'attività didattica>>, affermando, in particolare, che essa si propone <<il perseguimento degli obiettivi stabiliti dai programmi vigenti predisponendo un'organizzazione didattica adeguata alle effettive capacità ed esigenze di apprendimento degli alunni>>, mahaassegnato due oredell'orario settimanale di insegnamento alla elaborazione della <<programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti di ciascun modulo, in tempi non coincidenti con l'orario delle lezioni>>.
La programmazione didattica periodicaè stata così finalmente definita nei suoi compiti e nei suoi tempi: accanto alla programmazione educativa ed alla programmazione didattica annuale si colloca la programmazione didattica periodica che delinea i percorsi e le procedure più idonee dell'attività educativa e didattica, cioè le unità didattiche.
Tale orientamento troverà poi piena conferma nella Relazione Zoso e negli Orientamenti per la scuola materna del 1991 che conservano il loro valore di documenti pedagogici. Anche se nel testo degli Orientamenti del 1991 non si ritrova più la precisa affermazione, contenuta nella precedente Relazione Zoso, che la scuola deve <<divenire luogo educativamente pregnante, dove nulla è lasciato alla casualità ed all'improvvisazione, ma tutto è predisposto in modo flessibile con intelligenza educativa>>, tuttavia le sottolineature dell'importanza di una puntuale programmazione didattica ritornano insistenti. Innanzi tutto, si afferma che <<L'approccio intenzionale e programmatico alle finalità e allo sviluppo dei campi di esperienza propri della scuola materna richiede una organizzazione didattica intesa comepredisposizione di un accogliente e motivante ambiente di vita, di relazioni e di apprendimenti che, escludendo impostazioni precocemente disciplinaristiche e trasmissive, favorisca una pratica basata sulla articolazione di attività, sia strutturate che libere, differenziate, progressive e mediate>>. Poi, nel mentre si fa preciso riferimento alla <<elaborazione di itinerari di lavoro>> e si afferma che <<Le esperienze formative... sebbene possano essere stimolate dal gioco, dalle attività ricorrenti oppure prendere spunto da eventi occasionali,vanno adeguatamente previste>>, si arriva perfino ad auspicare una opportuna disciplina delle attività ludiche: <<L'insegnante svolgerà compiti di regia educativa, predisponendo ambienti stimolanti e ricchi di opportunità diversificate di esercizio; inoltre programmerà con cura la scelta, l'ordine di successione e le modalità di svolgimento dei giochi di regole>>.
Comunque, per fugare ogni dubbio sul riconoscimento della necessità della programmazione didattica periodica, anche nella forma delle unità didattiche, basti riflettere sulla circostanza che la L. 148/1990, anche se limitatamente alla scuola elementare, ha destinato due ore dell'orario settimanale di insegnamento alla elaborazione della <<programmazione didattica>>: non sembra sia necessario evidenziare che le due ore settimanali non sono destinate all'adeguamento o alla regolazione continua della Programmazione didattica annuale[iv], ma alla elaborazione della Programmazione didattica periodica (itinerari didattici).
Evidentemente, così come opportunamente si precisa nei Programmi didattici del 1985, la programmazione didattica prevista dalla L. 148/1990 deve delineare <<i percorsi e le procedure più idonee per lo svolgimento dell'insegnamento>>, cioè le <<modalità concrete per mezzo delle quali conseguire le mete fissate dal programma>>.
In tal senso si sono mossi gli insegnanti della scuola elementare, che nelle due ore settimanali destinate alla programmazione didattica si sono impegnati ad elaborare gli itinerari dell'attività educativa e didattica (unità didattiche), dando ad essi la scansione ritenuta più opportuna, settimanale o quindicinale.
In siffatto impegno dei docenti si invera il valore della loro attività programmatoria, che, ove si limitasse all'elaborazione del POF e della Programmazione didattica annuale, avrebbe scarso significato. Anche se l’attività programmatoria annuale costituisce la premessa indispensabile della programmazione didattica periodica, che senza quella finirebbe col fare assumere carattere di episodicità all'attività educativa e didattica, tuttavia la programmazione didattica periodica costituisce momento fondante dell'attività programmatoria.
Diverse possono essere le forme in cui può tradursi la programmazione didattica periodica. Comunque, in linea di massima, si può ritenere che essa possa consistere nella predisposizione di unità didattiche, cioè di momenti di attività educativa e didattica che, pur collegandosi ai momenti precedenti ed a quelli successivi, senza necessariamente assumere sempre carattere esaustivo, tuttavia delineano un complesso unitario di attività di apprendimento finalizzate al perseguimento di precisi obiettivi educativi e didattici, in termini di primo approccio oppure di pieno conseguimento, di consolidamento oppure di approfondimento.
Così come nella Programmazione didattica annuale si integrano i Piani educativi personalizzati, anche la Programmazione didattica periodica deve tradursi nella elaborazione di percorsi formativi ed apprenditivi che debbono essere sempre personalizzati, cioè adeguati ai livelli di sviluppo e di apprendimento, oltre che ai ritmi ed agli stili di apprendimento dei singoli alunni, anche se realizzati attraverso momenti comuni all’intera scolaresca e momenti specifici di lavoro di gruppo e/o di lavoro individuale[v].
Così come i Piani educativi personalizzati, anche le unità didattiche debbono essere personalizzate.
Se si vuole assicurare il successo dei singoli alunni nei processi di apprendimento nei quali vengono impegnati, occorre che questi siano adeguati ai livelli di sviluppo e di apprendimento, oltre che ai ritmi ed agli stili di apprendimento dei singoli alunni.
Questa esigenza va tenuta effettivamente presente, eliminando finalmente dalla scuola gli interventi didattici uguali per tutti gli alunni, i quali, mentre mortificano le possibilità apprenditive di alcuni alunni, rendono impossibile ad altri l’apprendimento, in quanto le attività didattiche non risultano adeguate alle loro caratteristiche personali.
Tutti i discorsi sull’individualizzazione dell’insegnamento, sulla personalizzazione educativa, sui ritmi e sugli stili di apprendimento acquistano senso solo nella misura in cui risulta personalizzata la concreta attività didattica che si svolge quotidianamente nelle aule.
Tuttavia, ciò non significa che ogni alunno debba procedere individualmente, perché nelle singole classi sono sempre presenti gruppi di alunni che hanno analoghi livelli di sviluppo e di apprendimento, analoghi stili e ritmi di apprendimento, per cui essi possono lavorare assieme.
Peraltro, occorre tenere presente che a volte risulta opportuno anche una certa eterogeneità di gruppi di lavoro più o meno numerosi.
Inoltre, l’individualizzazione dell’insegnamento va riferita ai diversi momenti in cui si articola l’attuazione delle singole unità didattiche, momenti che in linea di massima sono i seguenti:
In linea di massima, ogni unità didattica:
1. muove dall'analisi della situazione, cioè <<dalle effettive capacità ed esigenze di apprendimento degli alunni>>.
2. precisa gli obiettivi, cioè gli atteggiamenti, le capacità e le conoscenze che gli alunni debbono perseguire;
3. delinea <<i percorsi e le procedure più idonee>>, cioè le <<modalità concrete>> delle attività che, secondo un'impostazione didattica prevalentemente fondata sulla ricerca (problem solving), gli alunni sono chiamati a svolgere, collettivamente, in gruppo o individualmente;
4.indica le tecnologie educative da utilizzare, assicurando adeguato spazio, sia all'utilizzazione di materiali concreti, comuni e strutturati, sia alle <<tecnologie innovative>>;
5. stabilisce i criteri e gli strumenti di valutazione dei processi apprenditivi e dei risultati conseguiti, considerando la valutazione come strumento per la continua regolazione della programmazione, cioè per introdurre per tempo quelle modificazioni o integrazioni che risultassero opportune.
Perché risulti efficace, l'azione educativa e didattica deve essere, non solo ispirata a validi criteri metodologico-didattici, ma anche personalizzata, cioèadeguata alle esigenze formative ed alle <<caratteristiche personali>>( ritmi, stili, livelli di sviluppo e di apprendimento) dei singoli alunni.
La ricerca sociopsicopedagogica ha confermato, come era stato già intuito dai grandi pedagogisti del passato, dal Rousseau al Claparède, che i fanciulli sono diversi l'uno dall'altro per le loro caratteristiche non solo fisiche ma anche cognitive ed affettive. Essi hanno stili e ritmi di apprendimento diversi, che occorre tener ben presenti nell'impostazione dell'azione educativa e didattica, come viene in modo particolare sottolineato dalla metodologia del Mastery learning[vi].
Come si afferma nella relazione fassino, che conserva il valore di documento pedagogico, <<ciascun fanciullo viene a scuola con un patrimonio variamente sviluppato di esperienze, che possono avere sollecitato in misura pur varia le sue capacità... La scuola deve prendere atto di queste diversità e inserirle in un programma didattico che tenga conto dei diversi punti di partenza, delle diverse capacità di trar profitto dalla scuola, dei diversi stili di apprendimento>>[vii].
Oltre che per gli stili ed i ritmi di apprendimento, i fanciulli si diversificano per i livelli di sviluppo e di apprendimento, per le motivazioni (atteggiamenti, interessi, predilezioni…) ecc. Come si legge nella bozza dei Programmi didattici del 1985, di cui alcune indicazioni metodologico-didattiche posso essere assunte come valide anche per gli altri ordini di scuola, <<per assicurare la continuità dello sviluppo individuale in rapporto alle esperienze educative precedenti, la scuola elementare, anche in assenza degli auspicati raccordi istituzionali, si propone in primo luogo di conoscere e valorizzare le esperienze che ciascun bambino ha fatto e continua a fare al di fuori della scuola, le conoscenze che ha già acquisito (anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa) e le sicurezze raggiunte sul piano affettivo e sociale>>.
Poiché gli alunni possono essere produttivamente impegnati in un'attività di apprendimento solo se possiedono i relativi prerequisiti cognitivi ed affettivi[viii], gli insegnanti debbono individuare, sia le conoscenze, le abilità e le capacità, sia le motivazioni specifiche, che gli alunni possiedono in riferimento agli obiettivi da perseguire.
In effetti, l'elaborazione delle unità didattiche deve realizzare un opportuno equilibrio tra la struttura logica delle discipline[ix], che richiede il rispetto della progressione degli obiettivi e dei contenuti, e le caratteristiche evolutive degli alunni, le quali non vanno misconosciute, ma sollecitate, stimolate, promosse, nella prospettiva del raggiungimento di più avanzati livelli di sviluppo e di apprendimento.
Ove dovessero accertare carenze nello sviluppo e mancato possesso dei prerequisiti, gli insegnanti debbono programmare ed attuare appositi interventi compensativi e di recupero, al fine di assicurarne comunque il possesso da parte di tutti gli alunni all'inizio delle attività di apprendimento relativi ai singoli obiettivi programmati.
Nelle unità didattiche gli obiettivi formativi a medio termine della Programmazione didattica annuale vengono specificati e definiti, per quanto possibile, in termini di obiettivi a breve termine.
Nella individuazione di tali obiettivi occorre sempre tener presente l'orientamento formativo che, in prospettiva educativa e culturale, emerge chiaramente dal RAS.
| Pertanto, è necessario che nella predisposizione delle specifiche unità didattiche vengano di volta in volta esplicitati, sia gli obiettivi disciplinari specifici (linguaggi, quadri concettuali, modalità di indagine delle singole discipline), sia gli obiettivi formativi relativi alla formazione complessiva della personalità (formazione cognitiva, affettiva, sociale, morale ecc.). Al riguardo, si ritiene estremamente utile evidenziare che in ogni unità didattica, in ogni processo di apprendimento, si perseguono molteplici obiettivi formativi. Anche se mirate al perseguimento di uno specifico obiettivo disciplinare, le attività svolte dagli alunni consentono di perseguire obiettivi formativi relativi a diverse dimensioni della personalità. In particolare, è opportuno evidenziare che gli obiettivi che di fatto vengono conseguiti si riferiscono, non solo a conoscenze ed a capacità, ma anche ad atteggiamenti. A volte questo avviene involontariamente, anche se non previsto dai docenti, come capita spesso, quando, ad esempio, costretti ad apprendere determinate discipline, gli alunni maturano atteggiamenti negativi nei confronti di tali discipline. Nell’organizzazione didattica tradizionale il docente seguiva la logica della disciplina di studio, alla quale gli alunni dovevano adeguarsi. Chi non riusciva “restava indietro” ed era lasciata a lui la responsabilità di “recuperare” il gap, di “mettersi al passo”, ma questo egli doveva fare fuori della scuola. Nella scuola dell’autonomia, l’attività educativa e didattica deve essere personalizzata. Il che significa che anche gli obiettivi formativi debbono essere sempre personalizzati. |
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La personalizzazione degli obiettivi formativi significa che:
- tutti gli alunni perseguono determinati obiettivi formativi generali (obiettivi formativi standard) ma attraverso la loro modulazione in obiettivi a medio termine e soprattutto in obiettivi a breve termine adeguati ai loro livelli ed ai loro ritmi di apprendiment
- ogni alunno persegue obiettivi formativi integrativi (ed eventuali obiettivi formativi aggiuntivi), rispondenti alle sue specifiche esigenze formative, cioè nel rispetto della sua identità personale, sociale, culturale e professionale.
Pertanto, le unità didattiche possono riguardare sia obiettivi generali o standard che obiettivi formativi integrativi ed eventuali obiettivi formativi aggiuntivi.
Nell’ un caso e nell’altro, gli obiettivi formativi vanno commisurati ai livelli di sviluppo e di apprendimento dei singoli alunni, nel senso che si possono prevedere diversi livelli di conseguimento, sia degli obiettivi formativi generali o standard che degli obiettivi integrativi.
Pertanto, precisare gli obiettivi formativi significa anche individuare i livelli di conseguimento per i singoli alunni o per gruppi di alunni.
In tale prospettiva, pur essendo tutti gli alunni impegnati nel perseguimento dello stesso obiettivo formativo, vengono previsti livelli diversi di perseguimento e quindi anche itinerari diversificati.
È comunque opportuno che gli obiettivi formativi siano precisati in termini quanto più possibile puntuali e chiari[x], accessibili ai singoli alunni, in modo che essi sappiano precisamente quali siano precisamente le conoscenze, le capacità e gli atteggiamenti da perseguire.
In una prospettiva didattica metacognitiva[xi], la conoscenza degli obiettivi, cioè delle mete, costituisce un utile strumento per governare i processi apprenditivi, per controllare se ci si sta movendo o meno nella loro direzione.
Al riguardo, è opportuno che siano precisati, definiti e descritti, non solo gli obiettivi a breve termine, ma anche gli obiettivi a medio termine che si intendono perseguire relativamente alle singole discipline e alle singole dimensioni della personalità.
Si è già detto che attraverso le singole unità didattiche si perseguono molteplici obiettivi formativi, anche se uno risulta dominante.
È opportuno che gli alunni conoscano, non solo l’obiettivo specifico, ma anche quelli correlati. Ciò che importa non sono solo le cognizioni ma anche le metacognizioni.
È altresì opportuno che di ogni obiettivo vengano esplicitate sia le conoscenze che le capacità e gli atteggiamenti.
Le metodologie e tecnologie
Le unità didattiche assumono effettivo significato soprattutto se in esse vengono delineatii percorsi e le procedure più idonee, cioè le modalità concrete per mezzo delle quali conseguire gli obiettivi formativi, tenendo però presente che, in una prospettiva costruttivistica ed operativa, fondata soprattutto sul metodo della ricerca/riscoperta/ricostruzione/reinvenzione, essi vanno in modo prevalente intesi come attività che gli alunni debbono svolgere, a seconda del loro livello di sviluppo, in forma operativa concreta, iconica o simbolica, sempre relativamente alla soluzione di situazioni problematiche.
Mentre, a livello di scuola dell’infanzia e di scuola primaria, è sempre opportuno che si muova dal livello operativo concreto, passando poi al livello operativo virtuale e successivamente iconico ed infine al livello operativo simbolico, nelle scuole successive è possibile che gli alunni possano operare solo a livello iconico o, addirittura, solo a livello simbolico. Al riguardo, però, è opportuno tenere presente che gli alunni possono operare a livello simbolico solo se hanno già realizzato le corrispondenti operazioni concrete ed iconiche, perché, come afferma Piaget, <<L'intelligenza è un sistema di operazioni... L'operazione non è altro che azione: un'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici>>[xii].
Pertanto, anche a livello di scuola secondaria, quando gli alunni non abbiano già una sufficiente base di esperienze concrete, è opportuno muovere da esse. Questa precisazione è quanto mai opportuna oggi, nel momento in cui si fa sempre maggiore spazio all’utilizzazione delle tecnologie multimediali. Le esperienze realizzate a livello iconico, nella realtà virtuale, debbono fondarsi su precedenti esperienze concrete[xiii] realizzate dagli alunni nei vari laboratori fisici, chimici, elettronici, musicali, pittorici, matematici ecc.
Pertanto, la previsione degli itinerari didattici non può evidentemente prescindere dall'individuazione e dalla indicazione degli strumenti didattici, dei materiali comuni e strutturati, delle apparecchiature, delle tecnologie anche multimediali, di cui gli alunni debbono potersi avvalere nei diversi momenti delle loro attività apprenditive.
Nel momento in cui alla lezione espositiva, largamente fondata sulla parola orale e scritta dell'insegnante, con qualche generosa concessione alle illustrazioni dei cartelloni e degli audiovisivi ed oggi degli ipertesti e degli ipermedia , si sostituisce la didattica costruttivistica e l'operatività degli alunni, da quella concreta a quella virtuale, iconica e simbolica, si pone in modo pressante un cambiamento di prospettiva. Dopo tanti discorsi sulle tecnologie educative, occorre finalmente che nella scuola acquisiscano piena e reale cittadinanza i sussidi didattici, non solo simbolici ed iconici, quali i libri di testo, i libri delle biblioteche scolastiche, i libri complementari, le schede, i cartelloni, ma anche i materiali concreti, comuni e strutturati, recuperando così anche l'impostazione didattica delle "cianfrusaglie" agazziane e dei materiali strutturati montessoriani[xiv].
Se la scuola si deve configurare come ambiente di apprendimento educativo, non si può più accettare che in esse si ritrovino solo i banchi, la cattedra, la lavagna ed i cartelloni, strumenti esemplari della scuola della lezione espositiva: le aule debbono presentarsi come laboratori opportunamente attrezzati.
Occorre attrezzare le aule e gli altri locali della scuola come contesti apprenditivi e formativi, come ambienti di apprendimento, come laboratori nei quali gli alunni, lavorando assieme, secondo le metodologie del lavoro di gruppo (cooperative learning)[xv], possano procedere alla riscoperta/reinvenzione/ricostruzione dei concetti, delle teorie, delle procedure.
Il compito del docente non è tanto quello di fare lezione, di esporre, di dimostrare, ma è soprattutto quello di approntare le condizioni e di approntare gli strumenti che possano consentire agli alunni di riscoprire i concetti.
In tale prospettiva, nella predisposizione delle unità didattiche vanno individuati ed indicati i materiali didattici, anche multimediali, da approntare per il lavoro di gruppo ed individuale degli alunni.
In effetti, la progettazione degli itinerari didattici consiste essenzialmente nella descrizione delle attività che gli alunni debbono effettuare mediante l'utilizzazione di determinati materiali didattici. Nelle unità didattiche vanno precisati i percorsi di apprendimento degli alunni, indicando le tecnologie educative e didattiche da utilizzare nelle singole fasi della motivazione, della ricerca vera e propria (problem solving), del consolidamento, dell’approfondimento e dell’arricchimento, relativamente ai singoli alunni o ai gruppi di alunni costituiti sulla base dei loro livelli di sviluppo o di apprendimento, dei loro stili e dei loro ritmi di apprendimento. Per ciascun gruppo di alunni vanno indicati le tecnologie educative e didattiche, le modalità di reperimento e soprattutto le modalità di utilizzazione.
Ciò che maggiormente importa nella elaborazione delle unità didattiche è la formulazione delle ipotesi di itinerari, dei percorsi, delle procedure che i singoli alunni debbono seguire da soli o in gruppi più o meno numerosi.
È difficile, anche se possibile, che gli alunni possano camminare sempre assieme. Nella lezione frontale stavano sempre assieme, anche se non camminavano sempre assieme, perché, pur vicini gli uni agli altri, ognuno procedeva per la sua strada, anche quando ascoltava o seguiva la stessa lezione. Era qui una delle ragioni fondamentali delle difficoltà e quindi degli insuccessi della lezione frontale.
Nella scuola della ricerca ogni alunno deve poter seguire la sua strada, che può corrispondere, in tutto o in parte, a quella di molti o di pochi altri compagni. Tuttavia, sembra che cooperare con gli altri sia la via migliore per comprendere ed apprendere.
La valutazione assume valenza formativa, ponendosi come strumento per la continua regolazione della programmazione, cioè per introdurre per tempo quelle modificazioni o integrazioni che risultassero opportune.
In tale prospettiva, le valutazioni vanno effettuateprima, durante ed al termine delle unità didattiche.
Vannoeffettuate prima, per accertare le caratteristiche personali dei singoli alunni, con specifico riferimento ai singoli obiettivi formativi: livelli di sviluppo e di apprendimento, motivazioni, stili e ritmi apprenditivi ecc.
Vanno effettuate durante, per tenere sempre sotto controllo i processi di apprendimento dei singoli alunni, in modo che le eventuali modifiche dei percorsi apprenditivi siano introdotte in itinere, senza aspettare il termine delle attività, con evidenti dispendio di tempi. Il compito del docente è quello di seguire gli alunni, per comprenderne le modalità di lavoro, i punti di forza e di debolezza, gli eventuali insuccessi ecc.
In particolare, la conoscenza degli insuccessi consente di intervenire immediatamente con le opportune modifiche. È questo il significato della valutazione formativa.
Le verifiche da effettuare al termine di ogni unità didattica debbono consentire agli insegnanti di accertare se tutti gli alunni hanno conseguito o meno le mete perseguite attraverso le specifiche attività svolte, al fine di attivare immediatamente gli eventuali interventi compensativi o di recupero che si rendessero necessari per determinati alunni.
La valutazione deve essere utilizzata quasi esclusivamente in tale prospettiva, al fine di favorire la realizzazione di attività di apprendimento quanto più possibile produttive di risultati positivi.
In quanto consente di mantenere i processi di apprendimento dei singoli alunni sempre sotto controllo e quindi di adeguare le situazioni di apprendimento alle effettive capacità ed esigenze degli alunni, la valutazione si pone come strumento essenziale per rendere possibile la concreta attuazione del diritto all'educazione ed all'istruzione.
Nelle singole unità didattiche vanno specificate, non solo le modalità della valutazione (criteri, tempi ecc.), ma anche gli strumenti da utilizzare: prove oggettive, ma anche altre forme meno formalizzate di verifica.
È opportuno precisare che anche le verifiche debbono risultare personalizzate, in quanto debbono tenere presenti i possibili livelli di perseguimento degli obiettivi formativi da parte dei singoli alunni, formulati anche sulla base dei livelli di partenza.
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(Tratto, con modifiche, dal volume: TENUTA U., Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, ANICIA, ROMA, 2001, con CD-ROM).
[i] In merito cfr. WASHBURNE C. W., Le scuole di Winnetka, La Nuova Italia, Firenze, 1952; ID., Winnetka: storia e significato di un esperimento pedagogico, La Nuova Italia, Firenze, 1960.
[ii] In merito cfr. BLOCK J.H.(a cura di), Mastery learning - Procedimenti scientifici di educazione individualizzata, Loescher, Torino, 1972
[iii] In merito cfr. FONTANA TomMASUCCi L., Istruzione programmata e macchine per insegnare, Armando, Roma, 1968.
[iv] A chi volesse interpretare in tal senso l'indicazione della L.148/1990, basti osservare che l'art.5.8 precisa che <<Il direttore didattico coordina l'attività di programmazione dell'azione educativa e didattica, anche mediante incontri collegiali periodici degli insegnanti>>, configurando così l'attività di programmazione come un'attività periodica, cioè settimanale.
[v] In merito cfr.:TENUTA U., Individualizzazione – Autonomia e flessibilità dell’azione educativa e didattica, La Scuola, Brescia, 1998
[vi] BLOOM J.H., Mastery Learning, Loescher, Torino, 1972; Bloom J.H., Caratteristiche umane ed apprendimento scolastico, Loescher, Torino, 1972.
[vii] In merito, cfr.: PONTECORVO C. (a cura di), Intelligenza e diversità, Loescher, Torino, 1981; GARDNER R.H., Formae mentis, Feltrinelli, Milano, 1987; RIESSMAN F., Stili di apprendimento, in BRUNER J.S., La sfida pedagogica americana, Armando, Roma, 1969, pp. 103ss.
[viii] In merito cfr. BLOOM B.S., Caratteristiche umane e apprendimento scolastico, Armando, Roma, 1979
[ix] In merito cfr. Bruner J. S., Verso una teoria dell’istruzione, Armando, Roma, 1967; SCURATI C., Strutturalismo e scuola, La Scuola, Brescia, 1972.
[x] In questa sede, non riteniamo possibile affrontare la problematica degliobiettivi comportamentali, per la quale rinviamo all'apposita bibliografia. In particolare, è opportuno tenere presente quanto precisano i Nicholls (NICHOLLS A.H., Guida pratica all'elaborazione di un curricolo, Feltrinelli, Milano, 1975). Comunque, l’espressione obiettivi formativi prescinde dalla definizione in termini meramente comportamentale di tutti gli obiettivi formativi.
[xi] In merito cfr. ALBANESE O., DOUDIN P.A., MARTIN D. (a cura), Metacognizione ed educazione, Angeli, Milano, 1995; CORNOLDI C., Metacognizione e apprendimento, Il Mulino, Bologna, 1995; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991.
[xii] PIAGET J., Avviamento al calcolo, la Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31.
[xiii] Perfino in riferimento al Logo, Papert consiglia di muovere dalle esperienze concrete, prima di operare con le immagini virtuali (PAPERT S., Mindstorms: bambini, computer e creatività, Emme, Milano, 1984).
[xiv] In merito cfr. DOMENIGHINI L., Sussidi didattici e scuola di base - Orientamenti educativi e metodologici, La Scuola, Brescia, 1980; TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare-Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989, ill., pp. 256
[xv]In merito cfr. PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991;PONTECORVO C. (a cura), La condividione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura), I contesti sociali dell’apprendimento.Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995.; VARISCO A.M. (a cura), Nuove tecnologie per l’apprendimento, Garamond, Roma, 1998.