PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
COLLEGIALITA’ COME PRASSI ORDINARIA DI LAVORO di Anna Marra
Autonomia e organizzazione
Premessa
Con l'autonomia la realtà delle Istituzioni scolastiche è profondamente cambiata, perché si è venuto a determinare un forte spostamento dal centro alle istituzioni scolastiche di effettivi spazi di decisionalità nel campo organizzativo e didattico, di progettualità, di ambiti di responsabilità, di procedure di autovalutazione e valutazione.
L'autonomia, intesa come mezzo e non come fine, significa soprattutto controllo intelligente ed efficace di tutte le variabili, interne ed esterne, che intervengono nel processo di insegnamento/apprendimento, e “ottimizzazione” di tutte le risorse, comprese quelle umane, che vanno valorizzate per dare risposte positive ai bisogni degli alunni e alle corrette aspettative degli stessi docenti.
Ma l’autonomia implica la responsabilità che riguarda tutti i processi decisionali attivati da ciascuna scuola, nell'ambito della propria discrezionalità, e attraverso il coinvolgimento di tutte le sue componenti.
L’ampliamento dei poteri decisionali e degli spazi di flessibilità a disposizione delle singole scuole nella definizione del Piano dell’offerta formativa comporta di necessità un rafforzamento delle responsabilità, sia individuali che collettive, la definizione e l’attribuzione di ruoli e competenze di tipo didattico, organizzativo, a livello di istituto e a livello di sistema. La scuola viene chiamata a rendere conto delle scelte fatte (educative, curricolari, didattico-metodologiche, di organizzazione generale dell'istituto) in rapporto al contesto socio-culturale in cui la scuola opera e di cui fa parte lo stesso sistema di istruzione..
Il passaggio da un assetto rigido della scuola ad un assetto organizzativo modulare, flessibile, consente di adattare le variabili dell’organizzazione scolastica alle caratteristiche peculiari degli alunni, al fine di assicurarne il miglior apprendimento possibile ed il pieno successo formativo.
La decisione fa parte del tessuto connettivo di una organizzazione ed è il modo di porsi nei confronti degli altri con rispetto ma con determinazione. Il sentirsi responsabile di ciò che accade è una condizione rispetto alla quale nessuno può sentirsi escluso ed in sostanza significa:
-Avvertire il peso delle conseguenze di ciò che non funziona e la soddisfazione per ciò che funziona anche grazie al proprio apporto;
-Decidere (e decidere significa scegliere), comporta la consapevolezza che da una decisione derivano nuove responsabilità che ci aiutano a comprendere ancora meglio il nostro ruolo, noi stessi, gli altri.
Organizzazione e cultura organizzativa
"Organizzazione" è il complesso delle attività svolte da un gruppo di individui per raggiungere uno scopo comune….Nella descrizione delle organizzazioni si accentuano talvolta gli aspetti che le assimilano ai fenomeni biologici, nei quali è possibile rintracciare numerosissime forme di divisione dei compiti e di coordinamento. Ma se non si presume l'esistenza di un unico ordine delle cose, si tende a sottolineare il carattere non naturale ma artificiale delle organizzazioni umane. Queste ipotesi possono condurre a concezioni dell'organizzazione che si avvicinano al determinismo o al contingentismo….. Nel campo della organizzazione si distinguono tre grandi filoni del pensiero organizzativo:1) teoria classica; 2) teoria delle relazioni umane ; 3) teoria dei sistemi ai quali si è aggiunta una quarta teoria, la teoria della contingenza" ( da Enciclopedia del diritto e dell'economia - Garzanti).
Per Romei "l'organizzazione" è un costrutto artificiale, risultante dal tentativo di individuare quali nessi di causalità/sequenzialità logicamente plausibile consentono di costruire una trama che abbia un senso e che consenta di governare significativamente i processi che si innescano con l'azione… La trama è di fatto una ipotesi di esplicitazione di legami interpretati come nessi logici che dà senso al sistema organizzativo, fatto così oggetto di un "irrigidimento artificiale" che diventa più certo rispetto a processi e ad elementi deterministicamente definibili, più difficile e problematico rispetto ai processi di natura probabilistica… In definitiva: i sistemi organizzativi sono governati tenendo sotto controllo i legami relativi ai processi che contano ( cioè quelli ritenuti tali) qualunque ne sia la natura" (Romei P.- Guarire dal "mal di scuola"- 1999).
All'interno di una organizzazione non può assolutamente mancare la comunicazione che costituisce un'attività di produzione di servizi sotto forma di informazioni e che ha lo scopo di facilitare e migliorare le relazioni interpersonali, garantire i flussi informativi all'interno e all'esterno, far conoscere l'organizzazione nel suo complesso e le sue strategie operative, supportare e indirizzare le attività degli operatori, ridurre al minimo gli equivoci e le interpretazioni ambigue attraverso l'acquisizione di un linguaggio comune, contribuire a creare un clima di lavoro positivo e motivare i soggetti coinvolti nelle varie e diversificate attività.
L’immagine di una organizzazione emerge dai comportamenti che ogni giorno vengono posti in essere dalle persone che ne fanno parte e che caratterizzano il loro modo di lavorare e costituiscono la propria cultura organizzativa (atteggiamenti, valori, convinzioni, desideri, aspettative, regole).
Per E.H.Schein (1986) la cultura organizzativa è "l'insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto e sviluppato imparando ad affrontare i suoi problemi di adattamento esterno e di integrazione interna e che hanno funzionato bene tanto da poter essere considerati validi e perciò tali da essere insegnati ai nuovi membri come modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi. La cultura organizzativa, che tendenzialmente è unica all'interno di una organizzazione, è quindi una risposta interiorizzata da parte di un gruppo al problema del soddisfacimento dei propri bisogni".
Scuola come organizzazione
La comprensione della cultura organizzativa esistente in un dato contesto scolastico risulta utile per stabilire in base a quali criteri si può fare organizzazione nella scuola dell'autonomia.
L'organizzazione, come insieme di regole esplicite, è senza dubbio un mezzo che consente agli operatori di tenere più o meno sotto controllo la complessità del sistema scolastico. Ogni insegnante, nel suo lavoro quotidiano, si organizza sempre quando deve svolgere una lezione o affrontare con i propri alunni una specifica attività. Gli insegnanti invece trovano difficoltà ad accettare la dimensione collettiva dell'organizzazione, perché non ritengono necessario il lavorare insieme. Il consolidamento invece della cultura del lavorare insieme rappresenta una esigenza prioritaria della scuola dell'autonomia, nell'interesse sia degli studenti che degli insegnanti .
La scuola, come del resto la maggior parte delle organizzazioni costituite in prevalenza da professionisti, è un tipico esempio di organizzazione a legami deboli (K. Weick, 1982).
, in quanto le relazioni tra i membri dell'organizzazione sono scarse e non vincolanti, a differenza di quanto avviene nelle organizzazioni a legami forti. Nelle prime l'adattamento all'ambiente esterno è più facile e veloce rispetto alle seconde, mentre il coordinamento risulta più problematico.
Nella scuola dell'autonomia, che è caratterizzata da una propria identità istituzionale e progettuale, la libertà di insegnamento garantita al singolo insegnante deve armonizzarsi con le decisioni prese collettivamente e con l'assunzione collettiva del compito unitario che l'istituzione scolastica deve perseguire, che è quello di assicurare a ciascun alunno un percorso formativo unitario.
Per superare l'individualismo e raggiungere forme di prestazione adeguate, sia a livello di sistema che di singola unità scolastica, Romei propone un modello definito come " sistema di incoerenze" inteso come mediazione tra le incoerenze derivanti dalle libertà individuali e le regole di comportamento necessarie per gestire e tenere sotto controllo il sistema nel suo complesso e nelle sue articolazioni operative.
"Fissare regole significa introdurre elementi di rigidità, di certezza. Significa congetturare e decidere che alcuni elementi selezionati hanno esplicita rilevanza e significato e che tra di essi esistono nessi interpretabili come causali. Non è contraddittorio con la natura dei legami deboli, se tali regole mantengono il carattere di ipotesi di certezze provvisorie e successive da confrontare sistematicamente con la realtà (complessa) empirica per verificarne la sensatezza/utilità" ( Romei,P. Guarire dal "mal di scuola").
Anche nella scuola, che è un sistema organizzativo a legami deboli, occorre dunque chiedersi quali siano gli elementi rilevanti e quali relazioni di tipo causale sia possibile e nello stesso tempo utile ipotizzare tra essi.
Certamente, i dati relativi agli apprendimenti degli alunni costituiscono l'indicatore più significativo della qualità del servizio offerto dalla scuola e in particolare delle prestazioni degli insegnanti.Una volta fissati i risultati attesi, va progettato il modello organizzativo che si ritiene capace di realizzarli (tipi di scuola, dimensioni, numero di alunni per classe, numero di insegnanti e loro distribuzione, competenze e capacità professionali, contenuti disciplinari specifici e non, flessibilità di orari, tempi, spazi ecc.).
La verifica finale dell'effettiva attuazione del modello scelto e del raggiungimento o meno degli standard in uscita definiti nel progetto rappresenta la base per valutare la bontà del progetto e per verificare la validità o meno dei nessi causali tra servizio e risultati (definiti in fase di progettazione), al fine di confermarli per gli interventi successivi o di elaborare nuove ipotesi progettuali.
La cultura del lavorare insieme
La gestione progettuale della complessità si avvale del lavoro individuale e del lavoro coordinato.
Ogni insegnante, infatti, nell'esercizio della libertà di insegnamento, ha il diritto di fare scelte operative e di elaborare ipotesi di lavoro che gli appartengono e che riflettono le proprie competenze, sensibilità, motivazioni. Questa componente di progettazione individuale, però, deve confrontarsi e integrarsi con una componente di lavoro coordinato, nella quale l’insegnante non opera più come unità singola , ma come componente di gruppi che condividono il compito di offrire agli alunni un servizio formativo complessivo.
Progettare nella complessità significa, essenzialmente, fare delle scelte di priorità e verificare se le ipotesi di lavoro che sono alla base delle scelte fatte siano fondate o meno. Le scelte individuali appartengono alle singole persone, in quanto titolari di una libertà di insegnamento, mentre le scelte collegiali richiedono la ricerca dell’accordo del gruppo cooperativo coinvolto nel progetto e si traducono in regole comportamentali vincolanti per tutti i componenti del gruppo.
Scelta, condivisione e ricerca sperimentale sono gli elementi portanti del modello cooperativo, che si fonda sulla ricerca di equilibrio tra esigenze individuali divergenti ed esigenze organizzative di coordinamento finalizzate alla realizzazione di un servizio scolastico complessivo di qualità.
Senza dubbio il lavoro coordinato costituisce un fattore fondamentale per la qualità nella scuola e per la motivazione degli studenti e degli insegnanti stessi. Esso sta a significare che il lavoro del singolo insegnante si integra in un modello di comportamenti e prestazioni rientranti in una esperienza collettiva finalizzata al perseguimento di uno scopo comune.
Non si nega con ciò l'importanza del lavoro individuale degli insegnanti; si tratta piuttosto di tentare di operare una integrazione efficace tra libertà individuale e regole organizzative in un più bilanciato modello sistemico.
Pertanto, se si vuol tendere alla qualità dell'insegnamento, il problema prioritario da affrontare riguarda
l' esercizio della collegialità intesa come lavoro scolastico più coordinato, in quanto nella scuola dell'autonomia risulta fondamentale " lo sviluppo della capacità di lavorare effettivamente insieme in modo strutturato da regole, in modo da costruire/ consolidare un'identità istituzionale forte dell'unità scolastica in quanto soggetto collettivo unitario" (Romei.P.-Guarire dal "mal di scuola").
E ciò non significa far lavorare insieme gruppi generici risultanti da combinazioni di tipo casuale e più o meno spontanee, ma far lavorare insieme in modo strutturato da regole i gruppi di lavoro che costituiscono le articolazioni strutturali fondamentali del Collegio dei docenti e che sono i Gruppi disciplinari, i Consigli di classe con la sola componente docente, i Gruppi di progetto di natura interdisciplinare.
Naturalmente, il lavoro più coordinato non riguarda solo la classe docente. L'autonomia richiede una forte integrazione funzionale non solo tra i docenti ma anche tra i vari aspetti del servizio scolastico, compresa la struttura amministrativo-contabile.
Sul piano operativo la collegialità richiede:
-l'esercizio continuo e sistematico;
-la definizione precisa del compito del gruppo e del campo di intervento all’interno del quale si devono individuare coerenze e concordare priorità;
-la condivisione di poche priorità essenziali;
-il rispetto delle decisioni concordate che vincolano le prestazioni individuali;
-la comunicazione interna ed esterna dell'azione collegiale svolta sia per quanto riguarda i contenuti (scelte concordate), sia per il metodo (procedure adottate);
-l'impegno e il sostegno del dirigente scolastico il cui ruolo risulta fondamentale per i processi innovativi;
-la formalizzazione del lavoro collegiale inteso come prassi normale di lavoro;
-l'assistenza temporanea di esperti esterni incaricati di proporre al gruppo schemi di riferimento innovativi;
La collegialità è una conquista culturale che richiede tempo ed esercizio. Essa entrerà nella scuola come prassi ordinaria di lavoro solo quando gli insegnanti, esercitandola con continuità e sistematicamente, riusciranno a valutarne l’utilità e ne constateranno la realizzabilità pratica, per cui cominceranno a considerarla come una componente fondamentale della loro professionalità docente.
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