PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE |
CAPACITA', OBIETTIVI FORMATIVI, COMPETENZE
di Umberto Tenuta
Un tentativo di chiarificazione di tali termini
Nelle indicazioni e nelle raccomandazioni per la scuola dell’infanziae per la scuola primaria si utilizzano questi termini:
a) con il termine capacità si indicanole competenze che il bambino può acquisire, quindi le sue competenze potenziali;
b) col termine obiettivi formativi si indicano invecele mete dei processi di insegnamento e apprendimento (unità di apprendimento);
c) con il termine competenze si indicano i risultati dei processi formativi, quindi le abilità e le capacità (saper fare), gli atteggiamenti (saper essere) e le conoscenze (sapere) in quanto già acquisiti dagli alunni.
Da alcuni decenni i docenti sono messi dinanzi a terminologie di cui non sempre e non tutti riescono a comprendere i significati, molto spesso perché in effetti si tratta di termini non ben definiti, non chiari: valgano per tutti i concetti di multidisciplinarità, pluridisciplinarità, interdisciplinarità, transdisciplinarità, ai quali oggi si aggiungono gli obiettivi trasversali, sui quali peraltro forse sarebbe più agevole raggiungere un’intesa.
Si tenga presente che molto spesso manca la chiarezza anche intorno a termini fondamentali come quelli di istruzione, educazione e formazione, arrivando al paradosso che il Ministero dell'istruzione si occupa, anche e forse più che dell'acquisizione delle conoscenze, della formazione delle competenze.
Ecco, il Ministero, attraverso le scuole, si occupa dell’acquisizione delle competenze.
Ma che cosa sono le competenze, le capacità e gli obiettivi formativi?
Noi vorremmo provare a fare un discorso molto semplice, elementare, chiaro, almeno così ci proponiamo.
Le competenze sono ciò che si sa fare, e quindi le capacità oabilità: si dice che una persona è capace, perché ha delle competenze. Ognuno di noi ha la capacità di camminare eretto, di parlare, di ragionare, di stabilire relazioni sociali, di controllare le proprie emozioni, di sentire il bello eccetera.
In tal senso, le competenze possono comprendere anche il saper essere (interessi, motivazioni, predilezioni, valori che si sentono e si praticano).
In effetti, le competenze comprendono anche le nostre capacità di ricordare le conoscenze: conoscere significa saper rievocare i saperi.
Quindi, potremmo concludere che le competenze comprendono quelle che nel Libro Bianco (1) vengono indicate come il saper fare (capacità), il saper essere (atteggiamenti), il sapere (conoscenze).
A scuola sono questi gli obiettivi da perseguire: gli alunni debbono acquisire conoscenze (Roma è la capitale d'Italia; il Po scorre nella valle padana; il Monte Bianco si trova nelle Alpi... );ma gli alunni debbono acquisire anche, e molto di più delle conoscenze, le capacità (capacità logiche, capacità intuitive, capacità linguistiche eccetera).
In effetti, oggi si dice che il compito più importante della scuola è quello di fare acquisire la capacità ad imparare, perché si possa continuare a imparare durante tutto il corso della vita.
Alla scuola dell'istruzione, del nozionismo, del bagaglio di conoscenze, oggi si antepone la scuola che si preoccupa di far acquisire, sviluppare, maturare capacità o abilità, a cominciare dalle capacità critiche, dalle capacità di civile convivenza, dalle capacità di star bene con se stessi e con gli altri e eccetera eccetera.
Anziché teste ben piene, teste ben fatte, dice E. Morin (2) ( ma lo diceva anche il buon Gabelli (3) nel 1882!).
In effetti, il processo di ominazione è cominciatocon l'uomo abile (homo habilis), cioè capace.
E tuttavia, se le conoscenze e soprattutto le capacità sono importantissime, esse non bastano.
Non basta essere abile nuotatore per andare a nuotare! Non basta saper leggere per leggere: è quello che capita al 50% dei laureati italiani!
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Prima delle conoscenze ed anche prima delle capacità vengono gli atteggiamenti (Video meliora proboque deteriora sequor (Ovidio); so che il fumo fa male e ne sono convinto, ma fumo!). |
Potremo così rappresentare la situazione:
Resta da chiarire meglio il termine capacità di cui si parla nelle indicazioni e nelle raccomandazioni, termine che potrebbe suscitare delle perplessità ove non si tenesse conto che nel testo delle raccomandazioni viene aggettivato come “capacità potenziali”.
Le capacità da cui si muove sono le capacità potenziali, le capacità che gli alunni possono acquistare, ma non possiedano ancora. Non sono le capacitàgià possedute, ma le potenzialità, le possibilità, gli obiettivi che si possono perseguire.
Un alunno di prima elementare ha la possibilità di apprendere a leggere (è capace di apprendere a leggere, ma non ha la capacità di leggere!).
A qualsiasi livello di età si hanno delle possibilità (possibilità di imparare a leggere, possibilità di imparare l’addizione con il riporto, possibilità di imparare a risolvere problemi, possibilità di comprendere la differenza tra soluzioni ed emulsioni......).
Abbiamo parlato di "possibilità”, e non di “potenzialità ", volutamente, perché riteniamo rischioso il discorso delle potenzialità, troppo rischioso, foriero di accese polemiche, ma soprattutto di ingiustizie umane e sociali, di "tratta degli schiavi", di emarginazioni sociali, di persecuzioni, che non tutti hanno avvertito ed hanno combattuto, a garanzia della conservazione del proprio stato sociale, che da Platone arrivano a Muzio Scevola e forse ai nostri giorni. La Carta della scuola non avvertiva forse del pericolo di fare dei figli dei contadini degli spostati, ove non fossero stati inviati alle scuole professionali?
Finanche nella Costituzione repubblicana del 1948 si è insinuato il pregiudizio razziale, genetico, dei “capaci e meritevoli”.
Ma "capaci e meritevoli" si nasce o si diventa?
Si nasce nelle case dei poveri, solo nelle case dei poveri!
Piace che finalmente il Personalismo animi la Riforma Moratti: il riconoscimento della persona umana, al di là dei ceti sociali, al di là di ogni discriminazione culturale, economica, politica, nel nome di quella tradizione cristiana che ispira la civiltà occidentale e che impegna a combattere ogni forma di ingiustizia, a cominciare dalla prima, fondamentale, originaria ingiustizia che è ladeprivazione culturale subita dei bambini che appartengono ai ceti sociali svantaggiati e nei confronti dei quali Cristo non nascondeva la sua preferenza.
Occorre evitare il rischio che le capacità siano intese come potenzialità e che le potenzialità siano quelle che i bambini dimostrano quando arrivano alla scuola primaria, dopo i condizionamenti subiti nella famiglia e nell'ambiente socio-culturale di provenienza.
La prospettiva personalistica rende prudenti nel parlare di potenzialità: meglio non parlarne, meglio sospendere ogni giudizio, meglio lasciare il cuore aperto alla speranza, se non alla fede, come fanno le madri (4), opportunamente ognuna di esse esperta dell'effetto Pigmalione (5), in quanto ogni figlio credono intelligente, dotato, oggetto di alti livelli di aspettative
Meglio sospendere ogni giudizio e adoperarsi con tutte le forze, con tutte le energie, con tutto l'impegno possibile a fare sì che il successo formativo sia garantito ad ogni cucciolo d’uomo.
Non sappiamo, non sapremo mai chi sono i capaci e i meritevoli, di quali potenzialità siano portatori Gianni e Pierino.
Sostenere l'impostazione personalistica della Riforma Moratti significa non parlare di potenzialità e quindi di capacità come punti di partenza.
Ogni bambino si presenta con i suoi miliardi di neuroni e le sinapsi (6) che costituiscono la sua mente sono il frutto anche e fosse soprattutto delle stimolazioni socio-culturali vissute nelle famiglie, nei contesti educativi extrascolastici, soprattutto nei primi anni di vita, nella scuola dell'infanzia, nella scuola dell'obbligo.
Indubbiamente, nel processo formativo occorre partire dalle mappe cognitive di ogni bambino (7), ma solo per conoscere come operare, quali percorsi di apprendimento ipotizzare, perché egli possa andare incontro al successo.
Anziché di capacità (potenzialità) forse è meglio parlare di livelli formativi, considerando ogni figlio di donna un candidato alla condizione umana, al pieno sviluppo della sua personalità, al successo formativo.
E se proprio un termine occorre utilizzare per sostituirlo a potenzialità ed a capacità, forse è meglio utilizzare il termine "possibilità", aggettivandolo però come possibilità indefinite, sconosciute, aperte, senza limiti.
Quel candidato alla condizione umana che è ogni bambino ha tutte le chances per raggiungere i più alti livelli educativi, in termini di integrale, originale e massimale formazione della sua personalità.
È questo un discorso che viene da lontano, che non è nuovo, che può accomunare quanti credono nell'apporto che la scuola può offrire all'attuazione dell'impegno costituzionale di assicurare il "pieno e sviluppo della persona umana" che il Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 ha efficacemente tradotto con la suggestiva espressione di successo formativo e che la Riforma Moratti fonda nella concezione personalistica, la quale impedisce ogni forma di discriminazione educativa nel nome di presunte potenzialità.
Quanto meno, sospendiamo il giudizio sulle presunte potenzialità dei singoli bambini, avvertiti da Don Milani che il buon Dio non fa nascere i cretini solo nelle case dei poveri (8).
Ogni altra interpretazione del Personalismo della Riforma Moratti non può che essere farisaica.
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(1)Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995.
(2) MORIN E., Latesta ben fatta – Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000.
(3) GABELLI A.,Il metodo di insegnamento nelle scuole elementari d'Italia, La Nuova Italia, Firenze, 1973.
(4) BOLLEA G:, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano, 1995.
(5) ROSENTHAL R., JACOBSON L., Pigmalione in classe. Aspettative degli insegnanti e sviluppo intellettuale degli allievi, Angeli, Milano,1972.
(6) LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.
(7) DAMIANO E. (a cura di), Insegnare con i concetti. Un modello didattico fra scienza e scuola, SEI, Torino, 1994.
(8) Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze,1967.