PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

 

Attivita' amministrativa e attività didattica: mondi separati! di Umberto Tenuta

Occorre eliminare la separatezza tra i docenti ed il personale di segreteria

 

Divide et impera! 

Questa sembrava la logica più efficace della scuola di ieri, nella quale v’erano tre o addirittura quattro mondi separati! 

Da una parte, la dirigenza scolastica: il direttore didattico o il preside, con le sue competenze specifiche. 

Poi venivano i docenti, in posizione subordinata (gerarchia), anch’essi con le loro competenze specifiche. 

C'era, a parte, il personale di segreteria, anch'esso gerarchicamente dipendente dal dirigente scolastico, ma con suoi compiti specifici, almeno rispetto ai docenti, in quanto il dirigente scolastico poteva tranquillamente svolgere anche le competenze amministrative del personale di segreteria. 

All'ultimo grado della scala gerarchica c'erano i bidelli ed il restante personale ausiliario (autisti, custodi, cuochi...), anch’essi alle dipendenze del dirigente scolastico e con compiti specifici che nessuno ambiva usurpare, anche se non di rado tutti erano costretti a sopperire alle carenze di tale  personale. 

La distinzione più netta esisteva tra il personale di segreteria ed i docenti, ognuno dei quali aveva compiti specifici. 

Ora la situazione è cambiata, nel senso che il personale di segreteria ha acquisito una maggiore autonomia, soprattutto con le specifiche competenze attribuite al direttore dei servizi amministrativi. Anche i docenti hanno acquisito una maggiore autonomia, nel nome della loro autonomia didattica. 

Tuttavia, si va sempre più rimarcando la separatezza dei compiti, che, seppure possa essere vista in una luce positiva, rischia però di dividere la comunità scolastica. 

Il problema più urgente che si avverte è quello che riguarda la permanenza della separatezza tra il personale di segreteria e i docenti: permane la convinzione che il personale di segreteria debba farsi carico solo dell'attività amministrativa e contabile della scuola, non interferendo con l'attività dei docenti. 

Quando qualcuno ha sollecitato il problema della partecipazione del personale amministrativo, ad esempio, alla progettazione ed alla gestione dei corsi di aggiornamento, è sembrato che questo fosse addirittura un'invadenza. 

La programmazione, compresa quella dei corsi di aggiornamento o di altre iniziative anche didattiche, la fanno i docenti! 

Nessuno ha sollevato il problema del carico di lavoro amministrativo dei docenti: compilazione dei registri, dei documenti di valutazione ecc.   

Molto del tempo dei docenti viene spesso in queste attività. 

Allo stesso modo, la gestione delle biblioteche, dei sussidi didattici ecc. viene spesso affidata ai docenti, per non dire poi che i docenti spesso si occupano anche di compiti che potrebbero essere svolti dai collaboratori scolastici, come il prelievo dei sussidi didattici, la loro manutenzione, la loro custodia. 

Nella logica della scuola come comunità scolastica che opera all'insegna dell'efficacia e dell'efficienza, questo modello organizzativo dovrebbe apparire superato.

Uno degli effetti di una tale separatezza è che, mentre l'attività amministrativa risulta in gran parte informatizzata, l'attività didattica è invece caratterizzata da un carico di lavoro di tipo amministrativo ancora effettuato con la scrittura a mano. 

Dovrebbe essere avvertita da tutti, in particolare dal personale amministrativo e dal personale docente, l’esigenza di eliminare le separatezze che esistono ancora nella scuola e che peraltro rischiano di accrescersi nel momento in cui meglio si definiscono le specifiche competenze delle diverse categorie di personale. 

Nella scuola intesa come comunità che opera all'insegna della qualità (efficacia ed efficienza), dovrebbero cadere tutte le barriere che chiudono le varie categorie di personale nelle loro specifiche competenze.

 C'è un modello classico di organizzazione didattica, il Team teaching[i], nel quale non esiste tale separatezza ma ognuno lavora secondo le proprie competenze, per cui vale il motto <<preparare un orario in modo tale che l’insegnante più adatto si trovi nell’aula giusta, con il materiale più opportuno, al momento opportuno, per il ragazzo o per il gruppo di ragazzi che possano trarne il massimo beneficio>>)[ii] che potrebbe essere meglio tradotto così: “ogni operatore scolastico al posto giusto, nel momento giusto, per l’attività in cui possiede le migliori competenze>>.

In particolare, occorrerebbe che il personale di segreteria si facesse carico anche di tutto il lavoro di tipo amministrativo che attualmente viene svolto dai docenti.

Un apporto consistente dovrebbe venire anche dai collaboratori scolastici, come peraltro si sta verificando in ordine all'assistenza agli alunni in situazione di handicaps. 

In questa prospettiva, mentre si scaricano i docenti dei compiti amministrativi che intralciano il loro impegno educativo e didattico, si rende necessario l'incremento del personale ATA, chiamato a collaborare più strettamente con i docenti.

Si  tratta di una questione di efficienza, ma anche di qualità, soprattutto  perché si liberano maggiori risorse educative didattiche. 

Al riguardo, è appena il caso di evidenziare che le istituzioni scolastiche non possono non darsi un’organizzazione complessiva che assicuri il massimo della qualità, in termini di efficacia e di efficienza, attraverso la valorizzazione ottimale delle risorse materiali e personali. Ne va della loro sopravvivenza, nel momento in cui la scuola si configura sempre più come un servizio e gli utenti sono liberi di scegliere sulla base della qualità.  

La qualità delle istituzioni scolastiche è problema che riguarda da vicino tutto il personale che in essa opera, al di là dell’anacronistica rivendicazione delle specifiche competenze e della loro separazione. 

Nella scuola dell'autonomia ognuno dei suoi operatori offre il proprio qualificato apporto perché l’istituzione scolastica si affermi e si imponga con la sua qualità soprattutto presso l'utenza, libera di fare delle scelte e non più rinchiusa nei bacini di utenza. 

È, in fondo, questo, anche un segno della globalizzazione. 

Non aprirsi a questa nuova prospettiva significa rimanere ancorati a visioni anacronistiche che non possono non incidere negativamente sulla qualità delle istituzioni scolastiche, decretandone anche la soppressione e conseguentemente la perdita del posto di lavoro dei suoi operatori, così come avviene nelle aziende private.



[i] In merito cfr.: BAIR M., WOODWARD R.G., La pratica del team teaching, Loeschere, Torino, 1973; SHAPLIN J.T., OLDS H.F., Team teaching. Una nuova organizzazione nel processo educativo, Loescher, Torino, 1973.

[ii] BAIR M., WOODWARD R.G., Op. cit., p.36.