PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

 

ATTEGGIAMENTI di Umberto Tenuta

La scuola deve perseguire, assieme alle capacità  ed alle conoscenze, innanzitutto gli atteggiamenti

 

 

 

<<scopo essenziale della scuola non è tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia ed il gusto di imparare e di fare da sé, perché ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita>>. (Programmi didattici per la scuola elementare, 1955)

 

 

Negli ultimi tempi si è spostata l'attenzione dai saperi (anzi dalle nozioni o, peggio, dal nozionismo) alle competenze e si è detto che la scuola deve impegnarsi a perseguire <<obiettivi formativi  e competenze>>[i]. 

In particolare, si è detto che il compito della scuola è quello di insegnare ad apprendere  e che pertanto l'alunno deve imparare ad imparare: deve imparare a imparare in generale, ma anche specificamente per le singole discipline: imparare ad imparare la Matematica; imparare ad imparare le Scienze; imparare ad imparare la Storia; imparare ad imparare la Geografia... 

In tal senso, nei Programmi del 1985 si è scritto che <<La scuola elementare… realizza il suo compito specifico di alfabetizzazione culturalepromuove l'acquisizione di tutti i fondamentali tipi di linguaggio e un primo livello di padronanza dei quadri concet­tuali, delle abilità , delle modalità  di indagine essenziali alla com­prensione del mondo umano, naturale e artificiale>>.

La spiegazione del cambiamento di prospettiva viene ricercata soprattutto nel fatto che viviamo in una civiltà in rapida trasformazione, nella quale nessuno sa quello che occorre sapere domani e pertanto occorre imparare a far fronte all'innovazione, imparando ad imparare. 

 

Tuttavia, forse occorre andare oltre e, pur non dimenticando né le conoscenze (sapere), né le capacità (saper fare), occorre mirare soprattutto agli atteggiamenti (saper essere)[ii]. 

L'ha capito il mondo industriale e nelle ricerche di personale non si richiedono tanto le competenze quanto gli atteggiamenti: voglia di crescere, di realizzarsi, di affermarsi, di avere successo. 

 

Se la scuola, a cominciare dalla scuola dell'infanzia, ha come compito non secondario, se non precipuo, quello dell’orientamento, allora perché non mettere gli atteggiamenti al primo posto tra gli obiettivi formativi? 

Non è l’atteggiamento verso la vita l’aspetto più importante del processo formativo che si attua promuovendo nei bambini la fiducia di base, dalla quale poi si originano l'autonomia e l'iniziativa?  La fiducia di base come atteggiamento positivo innanzitutto verso se stessi e poi verso il mondo. 

Perché la scuola non deve coltivare innanzitutto un atteggiamento positivo verso se stessa: i bambini debbono apprendere a percepire positivamente la scuola dell'infanzia prima, la scuola primaria poi, infine le scuole secondarie di primo e di secondo grado. 

La scuola, con tutto quello che essa rappresenta, deve costituire un’esperienza positiva, interessante, gratificante. Occorre che i docenti facciano di tutto perché nei bambini non si spenga, anzi si sviluppi, si accresca, maturi sempre più il loro bisogno di conoscere, di apprendere, di formarsi, di realizzarsi, di avere successo. 

Questo si ottiene coltivando gli atteggiamenti positivi prima nei confronti della vita in aula, con i compagni, con i docenti, e poi nei confronti degli apprendimenti linguistici, matematici, scientifici, storici, geografici eccetera. 

 

Gli atteggiamenti, ovviamente gli atteggiamenti positivi, al primo posto: rappresentano i primi obiettivi da perseguire in ogni attività didattica. 

Poi vengono le competenze, le capacità, le abilità.

 

Atteggiamenti positivi significa desiderare, amare, essere motivati ad apprendere a leggere e a scrivere. Ma significa anche essere motivati, desiderare, essere  impegnati ad imparare la Tavola pitagorica, la Rivoluzione francese, il processo della riproduzione delle piante, il moto dagli astri. 

 

Affrontare il problema degli atteggiamenti è molto più impegnativo che affrontare le strategie didattiche per comprendere i metodi di indagine delle singole discipline, i moti di rivoluzione e di rotazione dei pianeti intorno al sole e le leggi di gravitazione universale. 

Si possono creare modelli del sistema solare (planetari) che fanno ben comprendere come si muovono il sole  ed i pianeti. 

Più difficile è far nascere  l'amore che impegna a voler comprendere e a volerle ricordare le leggi di Newton.

 

Si dirà che ciò è velleitario, perché gli alunni arrivano a scuola con le loro motivazioni e con le loro demotivazioni.

E questo è certamente vero. 

Perciò la scuola non può vivere isolata dalla famiglia e dal contesto sociale, ma deve operare nell'ambito di un sistema formativo integrato. 

L'innata curiosità umana[iii] può essere  distrutta già nella famiglia, e poi nella scuola dell'infanzia, nella scuola primaria e ancor più nella scuola secondaria. 

Occorre raggiungere un'intesa tra le diverse agenzie formative. 

Diversamente i discorsi sulla continuità educativa sono meri esercizi retorici. 

 

Ma, detto questo, non si può disconoscere che la scuola, e in particolare i docenti delle singole discipline, hanno un ruolo determinante anche nel far nascere gli atteggiamenti positivi nei confronti delle discipline da loro insegnate. 

Piace concludere questa nota con una delle tante bellissime affermazioni che si ritrovano nei Programmi del 1985. A  proposito dell'amore per la lettura in quei programmi si legge: <<L'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere … l'insegnante avrà  cura di accendere interessi idonei a far emergere il bisogno ed il piacere della lettura>>.

 

Evidentemente non si possono testimoniare gli atteggiamenti, gli amori, le passioni che non si vivono. 

Perciò quello dei docenti non è un mestiere qualsiasi


[i] Art. 13, Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999.

[ii] Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995.

[iii] HODGKIN R.A., La curiosità innata - Nuove prospettive dell'educazione, Armando, Roma, 1978.