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PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

 

ARCHIVIO DELLE UNITÀ DI APPRENDIMENTO DEI SINGOLI DOCENTI di Umberto Tenuta

Costituire un archivio delle unità di apprendimento elaborate dai docenti


Scrive Piero Morpurgo nel prezioso volume “La filosofia della natura nella Schola Salernitana del sec. XII, CLUEB, Bologna, 1990”, che le competenze mediche della predetta scuola venivano acquisite anche attraverso le relazioni che i visitatori facevano delle pratiche mediche seguite nei loro paesi di origine: in questo modo si valorizzavano le esperienze dei medici che esercitavano la loro attività con terapie anche diverse, frutto delle esperienze acquisite nei vari paesi del mondo allora conosciuto.
La REGOLA MEDICA SALERNITANA non sarebbe altro che la sintesi dei precetti medici seguiti, non solo dai medici della Scuola salernitana, ma anche dai medici di altri paesi.

Che cosa avviene invece nella scuola italiana oggi?
Innanzitutto e soprattutto a livello di scuola secondaria di primo e di secondo grado, stenta a farsi strada la pratica del lavoro di gruppo dei docenti, ognuno dei quali utilizza solo le sue competenze personali.
Inoltre, sembra scarsa la stessa bibliografia relativa alla didattica delle singole discipline, soprattutto nell'ultimo trentennio, dopo le opere di vera e propria didattica pubblicate fino agli anni '70, sostituiti poi da saggi che, pur recando l'aggettivo "didattica", invece trattano di organizzazione scolastica in generale.
Gli unici strumenti didattici utilizzati dai docenti sono le guide e le preziose di riviste didattiche (Scuola italiana moderna, Vita scolastica, Educatore...).
Ma si tratta di opere scritte da un numero di docenti molto limitato: ogni rivista ha uno o due esperti per ogni disciplina, di solito bravissimi docenti.
Le Guide didattiche sono invece frutto del lavoro, non solo di docenti, ma anche di altri operatori scolastici, non impegnati nella quotidiana attività didattica.
Comunque, volendo essere generosi e considerando le riviste e le guide didattiche più diffuse, non si supera il centinaio di persone che fanno da guida a più di un milione di docenti impegnati nelle diverse scuole.
La circostanza più incresciosa è che ogni docente realizza comunque, quasi sempre a proprie spese, una propria competenza professionale, non di rado di livello elevato, che egli però utilizza solo nella propria classe.
In effetti, nella scuola vi sono docenti bravissimi, che però utilizzano le loro competenze solo nelle proprie classi, senza mai avere l'occasione di farne partecipi i colleghi, e che comunque nessuno utilizza più. una volta che essi siano andati in pensione: si disperde così un patrimonio prezioso di esperienze e competenze didattiche.
Nessuna azienda consentirebbe un tale spreco di competenze!
Che cosa fare, per porre rimedio a un tale stato di cose?
Innanzitutto, nelle singole scuole dovrebbe essere valorizzato il lavoro di gruppo dei docenti di tutte le classi, non solo delle stesse classi, ma anche delle altre classi, soprattutto di quelle parallele.
Questa esigenza nasce soprattutto dalla necessità di realizzare l’unitarietà dell'azione educativa e didattica svolta dai vari docenti delle stesse classi, ma anche nell'ambito della stessa scuola, che non può configurarsi come un arcipelago di classi isolate e di docenti isolati, ognuno dei quali persegue finalità diverse, segue metodi diversi e adotta criteri di valutazione diversi.
Una seconda iniziativa è quella di creare l'archivio didattico, preferibilmente digitale, nelle singole scuole: le unità di apprendimento preparate dai singoli docenti vengono messe a disposizione dei colleghi, anche degli anni seguenti, perché ogni docente possa utilizzarle nella propria attività programmatoria.
In tale prospettiva si colloca l'esigenza che ogni scuola abbia il proprio sito, vero e proprio archivio didattico, al quale possano fare ricorso anche i docenti delle altre scuole.
In attesa che si realizzi la rete nazionale e internazionale delle scuole, la RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA chiede ai docenti di non disperdere le proprie competenze didattiche, ma di metterle a disposizione dei colleghi tutti, su Internet.
Basta che ogni docente invii le unità di apprendimento che periodicamente va elaborando in vista del perseguimento degli obiettivi formativi disciplinari e interdisciplinari (trasversali).
Poiché siamo convinti che ogni docente responsabile non improvvisa la sua quotidiana attività educativa e didattica, non possiamo pensare che essi conservino ancora un atteggiamento individualista che li porti a tenersi per sé il frutto delle proprie esperienze, dei propri studi, delle proprie ricerche.
Il segno tangibile della cultura è la sua diffusività, la sua comunicazione agli altri.
Come dice il Poeta latino, “Fai che gli altri accendano la loro fiaccola alla tua. Nulla la tua fiaccola avrà perduto, ma intorno a te sarà più luce”.

Aspettiamo le unità di apprendimento che i docenti delle singole scuole vorranno inviarci relativamente alle diverse discipline.

Indirizzo della Redazione della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: umberto.tenuta@tin.it

 

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