PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE

 

OLOGRAMMA E GRUPPO DOCENTE di Anna Vassallo

Insegnamento ologrammatico, tutor e gruppo docente

 

Leggo nelle INDICAZIONI NAZIONALI “…gli obiettivi specifici di apprendimento indicati per le diverse discipline e per l’educazione alla Convivenza civile, se pure sono presentati in maniera analitica, obbediscono, in realtà, ciascuno, al principio della sintesi e dell’ologramma”.

Mi documento e rifletto sul termine ologramma.

Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con un laser; a differenza delle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro.

Bene! Potrei dire che analizzando le singole parole di un testo di Legge se ne può intravedere tutto il messaggio (pardon, le INDICAZIONI!)?

Il “sapere”, seppure sezionato nelle diverse discipline (e relativi OSA), è uno: è una rete dinamica in cui le parti si correlano tra loro determinandone la totalità. Infatti, in riferimento agli OSA, leggo che “…gli uni rimandano agli altri; non sono mai, per quanto possano essere autoreferenziali, rinchiusi su se stessi, ma sono sempre un complesso e continuo rimando al tutto…Dentro la disciplinarità anche più spinta, in sostanza, va sempre rintracciata l’apertura inter e transdisciplinare; la parte che si lega al tutto e il tutto che non si dà se non come parte”.

Ci siamo! Ecco un’INDICAZIONE chiara (non soggetta a “fantasiose interpretazioni”) per i docenti.

L’elaborazione di un’Unità di Apprendimento (UdA), di un Piano di Studio Personalizzato (PSP) e di un Portfolio non può realizzarsi se non in una dimensione ologrammatica dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Ma che cosa significa?

Penso e…mi viene in mente che quando, con la Legge 148/90, sono stati introdotti nella (ormai ex) scuola elementare i moduli e la pluralità dei docenti, decretando la morte (a quanto pare non eterna) del maestro tuttologo, sono stati versati oceani di inchiostro sui rischi derivanti da un insegnamento –apprendimento che potesse essere frammentario e disorganico. Corresponsabilità, collegialità, apertura, dialogo, confronto, condivisione... dovevano necessariamente impregnare ogni momento dell'azione educativo-didattica del team.

Il TEAM=il GRUPPO o,meglio, la SQUADRA (i giocatori di una squadra hanno ruoli e funzioni diverse, ma un unico comune obiettivo - era questo più o meno ciò che si doveva realizzare) = stare insieme, conoscersi, incontrarsi, esprimersi, comunicare, trovare delle intese culturali e valoriali, al di là di ogni singola velleità personale... Difficile certo, ma fervido di vita, eccitante direi!

Cosa c'è di più vitale e stimolante di un circle time o di un brain storming? Un "turbinio di cervelli"!!!

Non è un'immagine affascinante?

Ci si doveva per forza arricchire!

Doveva per forza venir fuori qualcosa di buono!

E siamo arrivati, chi più chi meno, a comprendere quanto fosse importante realizzare l'unitarietà dell'insegnamento e dell'apprendimento seppure le discipline fossero state segmentate e ridotte, a detta di qualcuno, in compartimenti stagni del sapere assegnandole ad una pluralità di docenti (che, forse, proprio per questo, non dimentichiamolo, si sono avviati ad essere specialisti delle discipline, ossia a conoscere in maniera approfondita e non superficiale il linguaggio, il metodo d’indagine e i quadri concettuali di ciascuna di esse).

Quanta fatica (possiamo dirlo)!

Ma, oggi, abbiamo ricevuto un premio e… niente più sforzi! Non siamo più “costretti” ad andare d’accordo con la collega A, con la B, con la C…(era così che si scrivevano gli orari delle attività di insegnamento, A = docente di Italiano…, B = docente di Matematica…).

Il Dlgs 59/2004 ha introdotto il T (=Tutor).

Rifletto su T e ologramma: ma l’impostazione didattica ologrammatica è affidata quasi completamente ad un unico docente (il risorto tuttologo!)?

Allora, la cooperazione si riduce a ben poca cosa. In effetti, ad affiancare il tutor ci sono il docente di lingua straniera (lo specialista, eh sì, perché solo a quello si richiede la specializzazione! Non c’è una palese assurda contraddizione tra il docente specialista di lingua straniera e il tutor-tuttologo?) e il docente di Religione (che, in fondo, è anch’egli uno specialista!).

Perché non deve esserci, come sarebbe giusto, un docente specialista di Musica? E di Matematica? E di Lingua Italiana?...

Penso a Laura, la mia cara collega. Insegna da più di trenta anni; ha vissuto l’esperienza del maestro unico, è passata attraverso la rivoluzione del team docenti e, all’inizio di questo anno scolastico, è stata nominata Tutor in una classe seconda.

Felice della sua nuova dimensione professionale?

NO!

Ricorda, con contagiosa nostalgia, il suo recente passato di docente di matematica. La matematica! Il grande amore della sua vita.

Mi spiega che con le altre discipline riesce ad avere non più che “pallidi flirts”; solo con la matematica le si scioglie il cuore e le si infervora la mente; dice il vero perché, mentre la ascolto, vedo i suoi occhi “divampare di fiamme”!

Con rammarico, aggiunge che, purtroppo, gli alunni avvertono la differenza: sono trascinati dalla sua carica di entusiasmo durante le lezioni di matematica e appiattiti e “monocolore” nel corso di altre attività.

Mi confida, anche, di vivere male la sua nuova “solitaria” dimensione professionale;le manca il confronto.

Tace. I suoi occhi, ora, sono spenti.

Laura aveva imparato ad essere la parte di un tutto o, forse, dovrei dire “la parte che si lega al tutto e il tutto che non si dà se non come parte” (principio dell’ologramma).  

 

15 novembre 2004