PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
ARTE COME FORMA DI CATARSI DELLE PASSIONI
di Maria Rosaria Tenuta
Per quanto riguarda l’arte, Corrao (Corrao, 1965b, p. 238) ritiene che essa possa essere vista come un hobby, un’attività ricreativa fine a se stessa, oppure come un’attività il cui fine è permettere di sfogare passioni, sentimenti repressi, per potersene liberare in modo catartico.
In riferimento all’esplorazione compiuta dalla Psicoanalisi nel campo dell’arte, Corrao (Corrao, 1965b, p. 243) afferma -in una prospettiva freudiana- che l’artista nelle sue opere esprime al massimo le proprie capacità interiori, psichiche, rappresentando in modo astratto e simbolico i sentimenti e le emozioni che intende comunicare; attraverso una serie di particolari <<destrutturazioni e ristrutturazioni intrapsichiche sui generis>> che portano a modificare momentaneamente le relazioni fra Io ed Es, l’artista raggiunge un contatto più diretto con il proprio inconscio,con le proprie energie istintuali. Secondo l’Autore, ciò che rende possibili -sempre in termini freudiani- tali condizioni è la flessibilità della rimozione e la possibilità che energie libidiche ed aggressive si fondano facilmente, anche se ciò può provocare, pericolosamente, una irruente invasione degli impulsi dell’Es nell’Io, nella coscienza. Al riguardo, Corrao ritiene che solo una buona capacità di funzionamento dell’Io mette al riparo da tale pericolo; in particolare, l’Io dovrebbe essere dotato, a suo avviso, di flessibilità, costanza e possibilità di estensione; inoltre, dovrebbe avere buone capacità di sublimazione, cioè di trasferimento delle pulsioni verso mete socialmente più accettabili; ancora, dovrebbe essere capace di compiere efficaci operazioni di neutralizzazione dell’aggressività, che gli permettano di trasformare l’energia pulsionale in una forza volta a costruire, a creare, e dovrebbe essere in grado di regolarsi autonomamente nel controllo della regressione e nella gestione dei processi inconsci, delle tensioni e dei conflitti più profondi.
Quindi, nel momento in cui si verificano tali condizioni favorevoli, la produzione di un’opera artistica assume, secondo Corrao, la forma di un’energia in continuo fluire, la quale dà vita ad affetti, sentimenti e fantasmi primitivi, pulsioni parziali ed attività inconsce in una sorta di regressione che egli definisce <<protettiva e preventiva>>. Al riguardo, egli scrive: <<Entro l’ambito di questa condizione metapsicologica di base, il processo che conduce alla produzione dell’opera (d’arte) appare come una corrente dinamica diffusa animatrice di sentimenti, affetti e fantasmi primitivi, di pulsioni parziali e di attività primarie; di relazioni oggettuali non integrate e di meccanismi difensivi e funzionali non differenziati>> (Corrao, 1965b, p. 243).
Inoltre, secondo l’Autore (Corrao, 1961b, p. 150), un altro contributo di Freud è quello del “gioco del rocchetto”, con il quale ha introdotto per primo un’idea di controllo attivo ed aggressivo dell’oggetto relazionale frustrante: il bambino, spiega Corrao, fa questo gioco per evitare l’angoscia dovuta all’abbandono di un oggetto che si separa da lui.
Arbitrarietà, casualità e causalità
Nella sua opera Corrao (Corrao, 1984a) sottolinea anche che la pratica analitica insegna come sia improduttivo riferirsi ad un modello di conoscenza basato su una causalità lineare -quale quella sostenuta da Freud- tale da non permettere di considerare ciò che accade in analisi in termini di continue trasformazioni, variazioni, oscillazioni e “cambiamenti catastrofici” degli eventi.
Egli, invece, si fa sostenitore di un modello basato, per contro, sui principi di arbitrarietà e casualità (Corrao, 1987b), fin troppo trascurati, esclusi e rinnegati, a suo avviso, da Freud (Freud, 1900), il quale, però, di fatto, a suo avviso (Corrao, 1992, pp. 101-102), li utilizza di continuo ed in modo creativo, anche riguardo all’interpretazione dei sogni, sebbene possa farlo solo in modo metaforico rispetto al linguaggio scientifico-razionalista dell’epoca in cui viveva.
Al riguardo, Corrao afferma: <<per obbedienza al modello epistemologico convenzionale della sua cultura, egli (Freud) esclude e rinnega proprio ciò che è fecondo nell’operazione che compie: l’arbitrarietà e la casualità... Nel corso degli anni tuttavia Freud (Freud, 1937) sosterrà con crescente decisione la arbitrarietà del suo metodo, sino a dichiarare, trentasette anni dopo la Traumdeutung, che le “costruzioni” in analisi sono simili alle costruzioni deliranti>> (Corrao, 1987b, pp. 60-61).
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
In conclusione, ritengo che Corrao abbia messo in particolare rilievo la genialità di Freud, il quale ha scoperto l’esistenza di quello che, a suo avviso, è il primo fra gli “oggetti analitici”: l’inconscio.
Inoltre, anche se Freud era orientato verso un’ottica intrapsichica -propria di una successiva corrente di pensiero in Psicoanalisi detta One person pshycology- Corrao ha tenuto in grande considerazione la teoria freudiana del transfert e del controtransfert, ritenendola punto di partenza per la costruzione in Psicoanalisi del “modello relazionale interattivo”, elemento focale, a mio avviso, della ricerca analitica da lui compiuta.
Credo anche che l’Autore abbia ritenuto un salto di qualità, dal punto di vista epistemologico, l’uso fatto da Freud del sogno come modello scientifico di indagine per l’esplorazione dell’inconscio, valutando, quindi, in tal senso, di notevole importanza il contributo apportato da Freud per la creazione di nuovi modelli “costruzionisti” della conoscenza in ambito psicoanalitico.
Corrao ha inoltre considerato Freud originale per aver introdotto per primo l’uso del mito -attraverso la scoperta del complesso di Edipo- come modello conoscitivo per l’esplorazione di aspetti psichici inconsci.
Tuttavia, l’Autore, a mio parere, ha notevolmente ampliato tale prospettiva, che in Freud rimane prevalentemente intrasoggettiva, per cogliere, invece, in campo analitico, la dimensione trans-individuale presente nelle relazioni intersoggettive. Corrao, inoltre, ha evidenziato anche che i processi fondamentali per la “costruzione”, sia del mito che del sogno (raffigurazione, simbolizzazione, drammatizzazione, narrazione, interpretazione, elaborazione) vadano sviluppati, secondo una prospettiva più ampia, in senso diacronico e sincronico e sul versante sia del pàthema che del màthema.
Per quanto riguarda l’Edipo, è importante rilevare che Corrao evidenzia in tale mito, sul versante delle passioni, l’elemento pulsionale conoscitivo presente in Edipo.
Ritengo opportuno sottolineare che nella sua opera Corrao si è interessato in particolar modo dell’arte, tema ampiamente esplorato, peraltro, in Psicoanalisi da Freud e da Abraham. Il nostro Autore ha evidenziato, in modo peculiare, che la creatività dell’artista è intimamente connessa con la sua vita pulsionale e che l’attività artistica, attraverso l’espressione delle emozioni e delle passioni, porta ad una <<catarsi liberatoria>>.
Inoltre, a mio avviso, Corrao ha colto in Freud l’intuizione di una relazione tra lineare e non lineare e di un tipo di costruzione in analisi creativa, non lineare, evidenziando inoltre come Freud, in un primo momento, abbia intuitivamente individuato, in particolare, nell’interpretazione dei sogni, i principi dell’arbitrarietà e della casualità, anche se poi, invece, li ha rinnegati e li ha potuti esprimere solo metaforicamente, per non contravvenire alla logica razionalista del tempo in cui viveva.
Infatti, ad un certo punto, secondo Corrao, Freud ha volto la propria attenzione alla ricerca del senso, all’attribuzione di un senso, seguendo così la logica aristotelica, che è una logica di tipo causale. Corrao evidenzia ciò in Freud, anche nel suo denotare l’interpretazione con il termine deutung, il quale presuppone l’esistenza di un senso da ritrovare nel contenuto manifesto, per ricondurlo al contenuto latente.
Ritengo invece che Corrao sia sempre stato contrario ad una logica lineare, quale quella aristotelica, ed abbia dato spazio, nella sua ricerca psicoanalitica, in modo molto originale e creativo, a mio avviso, ad una <<logica analogica>>, ad una <<logica del paradosso>>, che non cerca tanto di raggiungere a tutti i costi una verità certa e definitiva, quanto di permettere l’esistenza, anzi la coesistenza di una pluralità dei significati possibili.
Quindi, a mio avviso, Corrao, pur ritenendo il pensiero freudiano originale e geniale per molti versi e pur considerando Freud il precursore, sul piano intuitivo, di un orientamento psicoanalitico volto verso orizzonti sempre più ampi e comprendente la complessità dell’universo pisichico soggettivo, ritiene opportuno distaccarsi dalla sua prospettivadeterministica, per abbracciare, invece, una logica più complessa, una logica dei possibili, caratterizzata dalla polisemia.
CAPITOLO II - LA LETTURA DI CORRAO DEL CONCETTO DI PULSIONE NELL’OPERA DI M.KLEIN
2.1. CONCETTI KLEINIANI
M. Klein ha compiuto un lavoro di riformulazione, rispetto alla teoria di Freud, circa la natura delle pulsioni e l’origine e la natura degli oggetti.
Ella ritiene fondamentali le fantasie, gli oggetti interni e le relazioni fantastiche tra sé e gli altri. In particolare, sostiene che la fantasia inconscia sia geneticamente innata nel bambino (Greenberg, Mitchell, 1983).
Con l’elaborazione di S. Isaacs (Isaacs, 1943) della fantasia inconscia come elemento basilare pertutti i processi mentali, la Klein riformula il concetto di pulsione, ampliando anche il concetto di oggetto interno, che collega all’uso allargato del termine fantasia.
Per quanto riguarda gli oggetti, la Klein inizialmente li considera intrinseci alle pulsioni, in quanto generati da esse ed indipendenti dagli altri reali del mondo esterno, ma vissuti in fantasia dal bambino.
FANTASIA INCONSCIA
La Klein, ipotizzando che le fantasie siano innate e funzionino come meccanismi universali, introduce nella sua teorizzazione una nuova visione del desiderio-in seguito formulata da S.Isaacs (Isaacs, 1943)- che, per natura, implica l’esistenza di un oggetto da desiderare e di una fantasia circa le condizioni per ottenere una gratificazione.
Mentre per Freud le pulsioni esistono in assenza degli oggetti, che diventano importanti solo quando possono essere associati alla gratificazione pulsionale, per la Klein le pulsioni, in quanto espressioni, per loro natura, del desiderio, sono dirette verso immagini innate e fantasie del mondo esterno antecedenti all’esperienza della realtà.
Bisogna però precisare che, pur considerando gli oggetti intrinseci al desiderio -come immagini universali innate- e creati dal bambino per allontanare l’autodistruzionee gli istinti di morte, e pur considerandoli fondamentali per spiegare fenomenologicamente le prime sensazioni provate dal bambino, la Klein non esclude la determinante importanza dell’esperienza con gli altri reali del mondo esterno nella modificazione e nella trasformazione di queste immagini innate.
Per quanto riguarda le pulsioni, per M. Klein, l’oggetto assume importanza fondamentale e le pulsionisono rivolte, in modo intrinseco ed inscindibile, verso gli oggetti: la Klein ritiene le pulsionistrettamente legate agli oggetti (Greenberg, Mitchell, 1983).
Ella sostiene anche che il narcisismo è caratterizzato, non dall’assenza di oggetto, ma da intense relazioni con oggetti interni, dal momento che considera i principali processi psichici, sia normali che patologici, fondati su relazioni con oggetti, sia reali che fantasticati, interni.
Le pulsioni, per la Klein, hanno molte caratteristiche che Freud considera appartenenti alla sfera dell’Io, in quanto ella le considera orientate verso la realtà come unità relazionali a priori. Infatti, la Klein ritiene l’energia psichica, per sua natura, orientata e strutturata; le relazioni oggettuali sono fondamentali nella vita emotiva.
Inoltre, le pulsioni per la Klein rappresentano forze psicologiche orientate ed equivalgono già ad emozioni complesse che usano il corpo come mezzo per esprimersi (Greenberg, Mitchell, 1983).
Anche la libido e la aggressività, ad esempio, sono per la Klein emozioni personali ed orientate verso il mondo esterno, e non aspetti istintuali che assumono forma di tensioni corporee.
La Klein, quindi, considera che il sentimento e la passione come delle forze motivazionali, le quali si esprimono attraverso parti del corpo: le pulsioni, quindi, di natura psicologica, danno un significato agli eventi del corpo, per esprimere le loro mete.
Il significato non nasce, come per Freud, da parti del corpo, ma da esperienze emotive. Pertanto, la Klein sostiene che il concetto di pulsione non riguarda solo la riduzione di tensioni corporee, ma è legato ad una relazione appassionata con un altro.
La natura del desiderio che il bambinoprova per la madre va oltre la gratificazione fisica, riguardando anche la relazione di amore con la madre.
Da queste considerazioni, infine, si può dedurre che, mentre nel modello strutturale di Freud, l’Io è fondamentalmente neutrale, anche se rivolto alla realtà ed in relazione con le pulsioni - in quanto mediatore tra esse e il mondo esterno- la Klein invece considera fondamentale il ruolo svolto dall’Io nei conflitti, in quanto l’Io è strettamente connesso ed alleato dell’istinto di vita (rappresentato dall’amore) nella lotta contro l’istinto di morte (rappresentato dall’odio) e nel raggiungimento della integrazione.
2.2. la lettura dei concetti kleiniani da parte di Corrao
Corrao, nella sua opera, ha fatto spesso riferimento al pensiero di M. Klein, ritenendone il contributo alla Psicoanalisi notevole ed utile sia sul piano teorico che clinico.
In particolare, secondo l’Autore (Corrao, 1984a, pp. 308-309), fino a quando, sia nell’epistemologia che nella metodologia psicoanalitica, ci si è riferiti al modello freudiano classico, pulsionale, basato sulle varie fasi dello sviluppo libidico e sull’Edipo, non è stato possibile svolgere una ricerca psicoanalitica sui gruppi, né riscontrare una connessione tra psicoanalisi individuale e psicoanalisi gruppale. Si è raggiunta la possibilità di una ricerca di gruppo solo con il passaggio dal punto di vista diacronico a quello sincronico, quando si è preso in considerazione il modello delle relazioni oggettuali, per cui il gruppo è stato visto come una zona intermedia tra l’individuale ed il sociale che comprende anche le loro differenze reciproche.
2.2.1. Il gruppo e la teoria pulsionale della conoscenza
Relativamente al gruppo analitico, Corrao evidenzia anche come tale esperienza permetta di rilevare processi di identificazione che, se pur instabili, sono molto evidenti: vi sono oscillazioni da identificazioni imitative (o mimetiche) ad identificazioni proiettive ed identificazioni introiettive; spesso sono simultanee e reciproche; le più evidenti sono, secondo Corrao, le identificazioni parziali, le quali spesso rendono attiva, a suo avviso, la funzione alter-egoica nella relazione bipersonale della coppia analitica.
Corrao infatti afferma: <<Va notato, inoltre, che l'esperienza in gruppo consente di arricchire notevolmente la rilevazione dei fenomeni che riguardano i processi di identificazione.Sebbene instabili o metastabili, essi appaiono ingranditi a livello macroscopico. Le oscillazioni vanno dalle identificazioni imitative (o mimetiche) a quelle protettive ed introiettive.Spesso hanno il carattere della simultaneità e della reciprocità.Sono più evidenti, inoltre, le identificazioni parziali, che spesso attivano la funzione alter-egoica nella relazione bipersonale di coppia>> (Corrao, 1977, p. 31).
Inoltre, Corrao (Corrao, 1990b, p. 35), riferendosi alla teoria pulsionale della conoscenza, che egli definisce anche <<epistemofilia>>, sostenuta dalla Klein, evidenzia che questa aveva una visione drammatica del mondo e delle prime interazioni umane.
Secondo Corrao, la Klein considera il processo di ricerca della conoscenza molto violento, in quanto basato su una pulsione naturale, spontanea ed incontenibile, che spinge il bambinopiccolo -curioso di indagare internamente il corpo materno- a fantasticare di introdursi in esso e di lacerarlo e manipolarlo. Al riguardo Corrao afferma che Melanie Klein: <<aveva una visione terribilmente tragica e violenta del rapporto con il mondo e soprattutto dei rapporti interumani iniziali del piccolo dell'uomo, in quanto concepisce l'epistemofilia in termini di violenza estrema, come uno squartamento.Infatti sostiene che il conoscere si basa sulla curiosità di indagare l'interno del corpo materno, e che questa curiosità anima nel bambino ancora piccolo fantasie di squarciamento, penetrazione, manipolazione che si possono paragonare alle esplorazioni anatomiche canoniche.Vale a dire che per Melanie Klein la ricerca del senso delle cose si realizza a partire dall'esplorazione viscerale immaginaria della propria madre, che la Klein considera basata su di una pulsione naturale e inarrestabile>> (Corrao, 1990b, p. 35).
A volte, invece, sottolinea l’Autore (Corrao, 1990b, p. 35), l’epistemofilia può essere intesa anche come coazione alla ricerca del perché delle cose.
Così come la Klein, anche Corrao, seppure in una prospettiva più ampia, ha esplorato l’area del gioco, che egli ritiene un aspetto immaginativo, comunicativo e creativo, fondamentale per la vita di gruppo, del quale favorisce la crescita.
2.2.2. La lettura kleiniana di Corrao dello psicodramma
Corrao (Corrao, 1961b, p. 146), rileggendo in termini kleiniani la tecnica dello psicodrama di Moreno, evidenzia che, per questi, acting-out indica il processo di espressione ed esternalizzazione di motivazioni o <<tendenze interne inconsce>> attraverso l’agire un’azione e sottolinea come tale processo possa essere anche definito esteriorizzazione, in antitesi al suo opposto, cioè l’interiorizzazione.
Secondo l’Autore, la situazione psicodramatica, caratterizzata da varie azioni libere -proprio perché appartenente alla sfera del gioco, dove tutto è permesso, lecito, e possibile- permette di esternare, attraverso la presentazione, la rappresentazione e l’esibizione, fantasie, impulsi, desideri, bisogni senza provare colpa, angoscia o sentirsi in pericolo.
Il gioco è, secondo Corrao, <<liceità-libertà-possibilità dell’azione e dell’espressione>> (Corrao, 1961b, pp. 148-149) e quindi afferma: <<L’azione è libera e può attualizzare manipolazioni, controllo e dominio, dello spazio e del tempo, delle persone e delle cose; può acquistare un potere nuovo capace di innumerevoli realizzazioni, reificazioni, oggettualizzazioni, personificazioni.
Nel gioco infatti si può divenire Dio o demonio, Genitori o figlio, Giudice o imputato, Re o creso, Uomo o Donna, bambino o adulto. Si può vivere o morire, volare o precipitare, espandersi o coartarsi, costruire o distruggere, e così via. Nel gioco si possono esternare (presentando, rappresentando, esibendo) fantasie, impulsi, desideri, bisogni, senza pericoli né colpe angosciose >> (Corrao, 1961b, pp. 148-149).
L’Autore puntualizza che si tratta di tecniche “automatiche” di apertura dell’Io, che, trasgredendo la critica interna morale imposta dalla società di appartenenza, permettono di esprimere, in ambito interpersonale, ciò che è stato rimosso.
I soggetti che recepiscono tale comunicazione del produttore del motto di spirito sono scelti da questi in base ad un bisogno di identificazione ed al loro partecipare accettando ed approvando lo scherzo attraverso la scarica del riso.
Corrao (Corrao, 1961b, p. 151) precisa che anche la festa, cui corrisponde la situazione più personale della mania, rende possibili varie identificazioni multiple anche simultanee e varie <<incorporazioni>> continue sempre maggiori da parte dell’Ego sugli oggetti, sul Super Ego e sul mondo, in una sorta di onnipotenza sempre più in crescita, anche se continuamente minacciata. Al riguardo infatti egli cita anche Freud ma dice: <<Come lo scherzo ed il gioco, la festa è la rivincita ed il trionfo sulle limitazioni, le inibizioni, e le frustrazioni imposte dalla realtà “ordinaria” con le sue convenzioni e responsabilità etiche e pragmatiche. La festa è un istituto sociale che consente periodicamente occasioni sociali, in cui è lecito non obbedire alla legge ed alle proibizioni del Super-Ego. “Semel in anno” afferma Freud, sotto la garanzia di regole cerimoniali tradizionali, le tendenze ribelli hanno il permesso di esprimersi>> (Corrao, 1961b, pp. 150-151).
Infatti, egli specifica che nel gioco vi è una libertà fittizia, da difendere sempre, con l’annullare ed il creare in continuazione l’esistenza di oggetti, del Super Ego e del mondo, proiettandoli in continuazione e negandoli: mentre l’Ego viene messo da parte nella sua attività, gli impulsi vengono esteriorizzati in modo impetuoso, senza alcuna direzione o controllo.
Corrao (Corrao, 1961b, p. 151) ha ritenuto utile analizzare sia la situazione della festa che la mania come suo correlato, per evidenziare cosa avviene dal punto di vista psicodinamico e sociale nella situazione di scherzo, di festa e di gioco: il Super Io viene trasformato in modo totale o parziale nella sua funzionalità, dal momento che viene neutralizzato o attraverso la proiezione o attraverso l’introiezione, e, in corrispondenza di ciò, le pulsioni, che di solito le regole sociali controllano e sopprimono dissimulandole, inibendole e rimuovendole, vengono in tale contesto esteriorizzate.
Inoltre, l’Autore (Corrao, 1961b, pp. 152-153), continuando a leggere in termini kleiniani la situazione psicodrammatica, evidenzia che, dal momento che lo psicodrama è un metodo di psicoterapia di gruppo ed i membri del gruppo vivono un <<legame affettivo>> nei confronti del leader, in situazioni favorevoli per l’attività di gruppo si può creare una condizione psicodinamica particolare: i singoli membri sostituiscono il loro legame con il capo -<<oggetto affettivo esterno>>- al legame intrasoggettivo con il loro Super Ego individuale, <<oggetto affettivo interno>>, le cui funzioni sono l’autostima ed il controllo indiretto delle pulsioni profonde. Quindi, spiega Corrao (Corrao, 1961b, p. 154), i membri del gruppo, assegnando al capo la guida della propria stima e poggiandosi sulla sua forza per sentire quali sono gli impulsi da lui non accettati, e che egli quindi impedisce, e quali invece possono essere esternati, in quanto da lui accettati, mettono in atto il processo psichico della proiezione (sul leader del Super Ego individuale), fondamentalmente inconscio e tale da creare situazioni critiche nel caso di scioglimento improvviso del gruppo.
In tal caso, infatti, precisa Corrao (Corrao, 1961b, p. 154), ogni soggetto viene improvvisamente privato sia dell’oggetto interno che dell’oggetto esterno e, al tempo stesso, vengono meno le loro funzioni di creare stabilità ed equilibrio.
Egli (Corrao, 1961b, pp. 154-155) mette ancora in evidenza che nel gruppo ludico non vi è sempre un leader che lo regge, ma i partecipanti possono vivere, contemporaneamente al gioco, delle identificazioni multiple le cui caratteristiche sono simultaneità e reciprocità, facilitate molto dalla partecipazione. Corrao considera che, insieme all’identificazione, cioè l’assimilazione affettiva dei partecipanti, il soggetto interiorizza le regole del gioco, accettandole come unica richiesta per sé di regolazione e valutazione, neutralizzando e negando, conseguentemente, ogni richiesta di controllo interna ed esterna.
Corrao (Corrao, 1961b, p. 155) riassume i processi psicodinamici fondamentali nell’ambito della situazione psicodrammatica, dandone una lettura kleiniana:
2.2.3. Meccanismi di difesa e istituzioni
Corrao (Corrao, 1977, p. 26) ritiene che la trasformazione kleiniana implica il riferimento alla teoria dell’invidia e della distruttività, dello splitting e degli oggetti interni, parziali e totali, della posizione schizoparanoidee della posizione depressiva, dell’identificazione proiettiva ed introiettiva, di mondo interno, di colpa persecutoria e depressiva, di riparazione, concetti importanti da considerare sul piano metapsicologico.
Nell’analizzare le dinamiche di gruppo nelle istituzioni, l’Autore (Corrao, 1983b, p. 75), considerando le funzioni inconsce od implicite di un’istituzione come determinate dai singoli individui che ne fanno parte, precisa che, nel momento in cui degli oggetti reali sono condivisi con altri ed utilizzati in comune a scopo di proiezione verso l’esterno, si creano le condizioni per stabilire -attraverso il meccanismo della proiezione- rapporti sociali fantasticati.
Un’ulteriore elaborazione di questi rapporti può essere ottenuta mediante l’introiezione, che consiste nell’assimilare oggetti nell’istituzione.
L’oggetto, assunto come “possesso” comune, può essere investito da identificazioni proiettive e da identificazioni introiettive.
La reciprocità dei rapporti sociali, infatti, secondo Corrao (Corrao, 1983b, p. 75), è dovuta proprio alla duplice azione della identificazione proiettiva e della identificazione introiettiva.
Egli (Corrao, 1983b, p. 75), nel parlare di <<forma e contenuto sociale fantasticato>> di un’istituzione, si riferisce alla forma ed al contenuto dei rapporti sociali su un piano di fantasie che tutti i membri di un’istituzione, grazie all’identificazione proiettiva ed introiettiva, hanno in comune.
La fantasia, precisa Corrao (Corrao, 1983b, p. 76), è un’attività intrapsichica inconscia.
A partire da questo presupposto, si può affermare che le istituzioni sono caratterizzate, non solo da funzioni esplicite, consapevoli e riconosciute come tali, ma anche da innumerevoli funzioni non riconosciute, presenti sul piano della fantasia inconscia.
È per questo che si possono considerare meccanismi di difesa socialmente organizzati, sia verso ansie paranoidi che verso angosce depressive:
1) difese contro ansie paranoidi: esempio ne è il porre oggetti ed impulsi interni cattivi in alcuni membri di un’istituzione che vengono inconsciamente scelti, a prescindere dalla loro esplicita funzione sociale.
Corrao nota come, paradossalmente, gli stessi soggetti prescelti introiettano inconsciamente tali oggetti ed impulsi su di loro proiettati per assimilarli, assorbirli e deviarli. Egli precisa che per assorbimento intende un processo in base al quale oggetti ed impulsi sono conservati all’interno, mentre nella deviazione gli oggetti sono nuovamente proiettati all’esterno.
Per il processo di assorbimento, Corrao porta l’esempio di un comandante della nave che, idealizzato, viene ritenuto responsabile di cose che vanno male, di cui però non è realmente responsabile, di fatto.
Per quanto riguarda il processo di deviazione, l’Autore ne evidenzia la presenza in situazioni di guerra, dove accade che, sul piano della fantasia, i membri di ogni nazione pongono i loro oggetti cattivi ed impulsi sadici nel nemico esterno, come elemento condiviso ed accettato da tutti. Succede così che essi si liberano dei propri impulsi distruttivi, proiettandoli nei propri eserciti, al fine di deviare gli impulsi contro il nemico.
Quindi, con questo meccanismo, l’ansia paranoide della nazione come comunità può essere attenuata o, quanto meno, trasformata in paura oggettiva di nemici conosciuti e identificabili oggettivamente. Corrao (Corrao, 1983b, p. 76) esplicita infatti che, in alcuni casi, la paura oggettiva è più facile da affrontare rispetto alla persecuzione fantasticata.
2) Difese contro l’angoscia depressiva: viene assegnato il ruolo di capro espiatorio (Pharmakos) ad un gruppo di minoranze.
La comunità è scissa in una maggioranza buona ed in una minoranza cattiva.
Il gruppo persecutorio può proteggere la fiducia nel proprio bene, grazie al disprezzo nutrito nei confronti del gruppo che funziona da capro espiatorio (Pharmakos).
Corrao (Corrao, 1983b, p. 77) postula che l’angoscia depressiva possa anche essere placata con meccanismi sociali attraverso l’utilizzazione della negazione maniacale di impulsi distruttivi e di oggetti distruttivi e, contemporaneamente, un momentaneo rinforzo di impulsi buoni ed oggetti buoni tale da permettere di partecipare alla idealizzazione di gruppo. A suo avviso, ciò è particolarmente evidente ai funerali, dove la colpa è condivisa da tutti e gli oggetti ed impulsi cattivi vengono proiettati nel defunto e definitivamente seppelliti con esso; sono meccanismi attuati per evitare persecuzioni da parte di figure demoniache.
Secondo l’Autore, la idealizzazione comune e socialmente riconosciuta del defunto rinforza l’idea che l’oggetto buono non sia stato distrutto in quanto le sue buone azioni continuano a vivere nella memoria della comunità e della famiglia.
Quindi, Corrao (Corrao, 1983b, p. 77) ritiene che il creare, a livello di fantasia i <<sistemi sociali>> consente al gruppo di sopravvivere e all’individuo di proiettare.
2.2.4. La vita “fantasmatica”
Per quanto riguarda la fantasia, Corrao (Corrao, 1965b, p. 241) rileva che si tende-nella ricerca analitica- a sostituire il termine immaginazione con l’espressione <<vita fantasmatica>> e ritiene utile chiarire ciò da un punto di vista concettuale, avvalendosi delle definizioni di S. Isaacs (Klein, 1952), secondo la qualei fantasmi, contenuto primario dei processi mentali inconsci, hanno le caratteristiche fenomenologiche dei processi primari e sono basati originariamente nel corpo, rappresentando le pulsioni individuali libidiche ed aggressive volte verso gli oggetti. Inizialmente esperiti come sensazioni, l’Autore ritiene che acquistano poi, grazie all’esperienza del mondo esterno, possibilità di essere espressi mediante delle immagini.
Corrao afferma anche che <<La base della vita fantasmatica si fonda sulla soddisfazione allucinatoria del desiderio, sulla identificazione primaria (nel senso di Ferenczi), sulla introiezione e la proiezione>> (Corrao, 1965b, p. 241).
Inoltre, egli, (Corrao, 1965b, p. 242) considera i fantasmi inconsci¸ provenienti dalle pulsioni istintuali, all’origine dei meccanismi dell’Io e necessari per l’adattamento alla realtà; essi, a suo avviso, contribuiscono anche in modo fondamentale alla conoscenza del mondo esterno ed influenzano per tutta la vita sia l’individuo normale che il nevrotico o lo psicotico.
Corrao precisa, inoltre, che per la Isaacs le immagini mentali non sono caratterizzate né da sfumature affettive né da legami con il corpo, bensì vanno definite come <<il legame operazionale tra i fantasmi inconsci e gli oggetti esterni ovvero come il legame tragli oggetti esterni e gli oggetti interni>> (Corrao, 1965b, p. 242).
L’imago, aggiunge Corrao, può essere definita, secondo la concettualizzazione della Isaacs, <<un’immagine inconscia della relazione del soggetto all’oggetto primitivo in cui sono inclusi tutti gli elementi somatici (pulsionali) ed emozionali che ineriscono al soggetto, all’oggetto ed alla relazione>> (Corrao, 1965b, p. 242).
Corrao ritiene molto utile questa concettualizzazione anche per analizzare i processi creativi alla base della produzione di opere artistiche.
Anche nell’affrontare la trattazione di casi clinici, quali l’agorafobia e la claustrofobia, Corrao (Corrao, 1977, p. 21), rileva che in Psicoanalisi gli aspetti spaziali (spazio esterno e spazio interno: mondo esterno e mondo interno), esclusi nell’opera di Freud, vengono maggiormente valorizzati a partire dalle analisi infantili di M. Klein, evidenziando anche nella “Analisi di Richard”(Klein, 1961) che gli aspetti spaziali, denotanti interno ed esterno, le posizioni degli oggetti disegnati e le loro relazioni reciproche sono articolati alla avidità, alla paura ed alla distruttività ed ai loro significati, nelle interpretazioni fatte dalla Klein. L’Autore (Corrao, 1977, p. 22) ritiene anche che Il quadro selvaggio di Richard (Klein, 1961) possa rappresentare un momento cruciale per il linguaggio analitico, il quale si è andato sviluppando sull’esperienza e sullo svelare il significato delle rappresentazioni, intese come proiezioni del mondo interno, la cui funzione è quella di spazio contenitore di affetti, oggetti e significati.
2.2.5. Set theory, teoria dell’Oggetto e teoria del Soggetto
Anche riferendosi alla Set Theory, che egli ritiene articolata alla Teoria dei Giochi e basata sul concetto di Continuum, Corrao (Corrao, 1979a, p. 107) ne evidenzia le incongruenze, dovute al tentativo di oggettivare in una rappresentazione tipologica del campo analitico i fatti analitici descritti nell’ambito di circuiti temporali previsti e assegnati, per la perdita dello specifico carattere probabilistico degli eventi analitici di cui è stato sostenitore Freud e per l'allontanamento dalla <<Teoria degli Oggetti>> kleiniana.
Egli (Corrao, 1979a, p. 108) ha ritenuto utile esaminare anche la <<Teoria del Soggetto in relazione>> e la <<Teoria operazionale dell'Oggetto>>, per comprendere meglio anche la <<Teoria dell'Identificazione proiettiva e dell'Identificazione introiettiva>>, e per favorire la distinzione tra bisogni, desideri e pulsioni sia del Soggetto che dell'Oggetto ed una maggiore comprensione della loro interazione.
Secondo Corrao (Corrao, 1979a, p. 109), infatti, il paziente può raggiungere la sua condizione di equilibrio solo quando ha la possibilità di vivere lo status di Soggetto simultaneamente o alternativamente a quello di Oggetto (struttura del tipo e/o).
Poi, nella trattazione di un caso clinico, l’Autore (Corrao, 1956a, p. 26) illustra il percorso del metodo analitico nel trattamento di una paziente affetta da schizofrenia ebefrenica e lo descrive, secondo i parametri kleiniani, attraverso le sue varie fasi caratterizzate da identificazione proiettivaprimaria¸ distinzione nucleare dell’Io rispetto allo spazio esterno, stabilizzazione di un transfert proiettivo, fino alla realizzazione di comportamenti più adattati (Corrao, 1956a, pp. 32-36).
2.2.6. La narrazione
Inoltre, Corrao, prendendo in esame il testo di M. Klein Narrative of a child Analysis, (Klein, 1961), ritiene che esso testimoni e documenti come la persistenza di invarianti nelle narrazioni analitiche e nelle trasformazioni renda possibile il “riconoscimento” dell’esperienza originaria, anche se gli elementi narrativi possono essere sottoposti, a suo avviso, a <<spostamenti eccentrici, traslazioni ellittiche, proiezioni iperboliche, dislocazioni orbitali o paraboliche, sia d’ordine spaziale che temporale>> (Corrao, 1987b, p. 56).
Corrao ha costantemente fatto riferimento alla dimensione narrativa nei termini kleiniani, cioè quella dell’individuazione delle fantasie inconsce a livello dei sogni, delle libere associazioni e del gioco, perché riteneva che la dimensione narrativa fosse particolarmente necessaria per la costruzione del mondo infantile.
2.3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Per concludere, mi sembra importante sottolineare come Corrao abbia considerato di grande utilità il contributo apportato dalla teoria di M. Klein allo sviluppo della ricerca psicoanalitica.
L’Autore, particolarmente interessato alla psicoanalisi di gruppo, ha spesso messo in risalto l’importanza del modello kleiniano delle relazioni oggettuali, grazie al quale è stato possibile studiare ed osservare gli eventi intersoggettivi in analisi.
Corrao, infatti, ponendosi come obiettivo quello di creare un <<modello relazionale interattivo>>, ritiene, a mio avviso, che la teoria kleiniana abbia permesso di ampliare notevolmente l’ottica strettamente intrasoggettiva del modello pulsionale classico di Freud.
Quindi, ritengo che l’Autore abbia spesso fatto riferimento, nella sua opera, ai concetti kleiniani anche per analizzare le dinamiche di gruppo ed i vari processi di identificazione che le caratterizzano.
Inoltre, a mio avviso, Corrao ha preso in considerazione in modo specifico il concetto kleiniano di fantasia inconscia ritenendolo utile per comprendere -secondo la prospettiva dell’epistemologia genetica- come l’individuo si adatti alla realtà e come sia influenzato dai fantasmi inconsci nei processi di conoscenza e di costruzione del mondo esterno; l’Autore , al riguardo, sottolinea, in particolar modo, la dimensione intensamente affettiva degli oggetti della conoscenza.
Un aspetto che è stato particolarmente ripreso da Corrao è anche quello concernente lo spazio (interno ed esterno); il tema della topologia è stato infatti ampiamente sviluppato dall’Autore, specialmente in relazione agli affetti ed alle passioni ed alle rappresentazioni come contenitori di tali elementi emozionali.
Vorrei pure evidenziare che Corrao ha anche approfondito -sempre da un punto di vista topologico e prendendo come riferimento la teoria kleiniana degli Oggetti- l’interazione tra Soggetto ed Oggetto in ambito analitico; egli si è così allontanato completamente da un modello psicoanalitico classico, fondato sull’idea del paziente come oggetto e dell’analista come soggetto, proponendo una visione più dinamica degli scambi emotivi che avvengono nell’ambito della coppia analitica, nella quale i ruoli dei due partners sono da lui considerati come caratterizzati dalla reciprocità, dalla simultaneità e dall’alternanza e dalla condivisione bipersonale del vissuto emotivo.
Infine, vorrei ricordare un altro tema molto caro a Corrao, quello della narrazione in Psicoanalisi, che egli ha approfondito anche avvalendosi dell’apporto dato dalla teoria kleiniana, sviluppandolo ulteriormente e studiandone le trasformazioni e le invarianze affettive.
In definitiva, quindi, ritengo che l’Autore abbia spesso tenuto conto del pensiero della M. Klein, per svilupparne ulteriormente gli aspetti più salienti in un’ottica sempre più ampia, volta alla creazione in Psicoanalisi di un “sistema relazionale intersoggettivo”.
CAPITOLO III - BION E IL CONCETTO DI PASSIONE
3.1. CONCETTI BIONIANI
Con Bion -così come con Fairbairn, Winnicott ed altri- è andata in crisi la corrente di pensiero psicoanalitica detta One person psychology, secondo la quale, in termini freudiani, il conflitto fondamentale è quello tra la pulsione, intesa come rappresentante mentale dell’istinto, ed il principio di realtà (Bion, 1962b).
Bion, autore originariamente kleiniano, si pone tuttavia in una prospettiva più ampia, e per molti versi originale ed innovativa, rispetto a quella di Melanie Klein. Egli, infatti, introduce il modello della reverie, intesa come funzione e capacità della madre di elaborare e di contenere gli aspetti emotivi non pensabili del bambino (Bion, 1962b).
In effetti, Bion compie un’originale operazione di ampliamento del concetto kleiniano di identificazione proiettiva, considerandolo non semplicemente come una fantasia, in termini kleiniani, ma come un meccanismo per comunicare le esperienze emotive, inducendo realmente nell’altro un coinvolgimento emotivo (Neri, Correale, Fadda, 1987).
Da ciò si può desumere che la prospettiva, dalla quale Bion considera l’identificazione proiettiva, è spiccatamente relazionale. Egli, infatti, dà grandissimo valore alla relazione nella vita mentale e considera fondamentali le relazioni reali del bambino con la madre, ritenendo che anche le relazioni fantasmatiche siano fondamentalmente determinate da esse.
Inoltre, Bion ha introdotto in Psicoanalisi -peraltro in modo innovativo- una ricca ricerca sulle dinamiche affettive presenti nei gruppi, postulando l’esistenza degli assunti di base, come elementi inconsci presenti nei gruppi e caratterizzati da emozioni intense e primitive. Egli ritiene che gli assunti di base rappresentino degli stati emotivi che tendono ad evitare la frustrazione relativa all’apprendere attraverso l’esperienza, processo che di per sé comporta sforzo e dolore nel contatto con la realtà (Grinberg, Sor, Tabak de Bianchedi, 1972).
3.1.1. Bion e gli elementi analitici
Bion è stato il primo a teorizzare, in Psicoanalisi, l’esistenza di modi di funzionare della mente che egli definisce elementi analitici (Bion, 1963).
Un elemento analitico è rappresentato dai simboli
, i quali indicano la relazione dinamica tra contenuto, inteso come qualcosa che viene proiettato, e contenitore,inteso come un oggetto che lo contiene.
Tale elemento è, secondo Bion, vicino al concetto di identificazione proiettiva della Klein, anche se egli lo ha considerato -come si è detto sopra- in una prospettiva diversa.
Un altro elemento è rappresentato invece dal simbolo PS
D, che denota la relazione dinamica esistente tra posizione schizoparanoide e posizione depressiva, cioè tra integrazione e non-integrazione.
Secondo Bion (Bion, 1963), gli elementi analitici e gli oggetti da essi derivati hanno tre dimensioni:
Un’interpretazione è per Bion, ad esempio, soddisfacente se dà ragione di questi tre elementi.
Infatti, Bion (Bion, 1963), partendo dal presupposto che la seduta psicoanalitica sia un’esperienza emotiva, considera gli elementi analitici delle funzioni della personalità -come, ad esempio, la <<funzione a>>- e ritiene che essi debbano essere immaginati come caratterizzati da dimensioni presenti, nella mente dell’analista, sotto forma di impressioni sensoriali, mito e passione.
Inoltre, secondo Bion, gli oggetti analitici sono collegati fra loro e si influenzano reciprocamente; infatti, egli (Bion, 1963) postula l’esistenza fra di essi di tre legami fondamentali:
Il legame è, quindi, secondo Bion, un’esperienza emotiva in cui due persone o due parti di una persona sono in relazione reciproca; pertanto, quando si parla di legame, ci si riferisce a delle emozioni fondamentali intrinseche al legame tra due oggetti, in quanto Bion ritiene che un’esperienza emotiva non possa essere concepita sganciata da una relazione (Grinberg, Sor, Tabak de Bianchedi, 1972, p. 109).
3.1.2. il concetto di passione in Bion
Bion intende la passione come una delle dimensioni che ognuno dei tre legami -di amore, di odio, di conoscenza- deve possedere per essere riconosciuto come un elemento che è presente, sottolineando così il carattere relazionale della passione.
La consapevolezza della passione, secondo Bion, non dipende dai sensi, i quali, per essere attivi, hanno bisogno di una sola mente; la passione è invece la prova del fatto che due parti della stessa mente o due menti sono legate, sono in relazione tra loro e che non possono esservi meno di due menti se la passione è presente (Bion, 1963).
La passione implica, quindi, il concetto di relazione. Pertanto, con il termine “passione” Bion intende evidenziare che sono in gioco almeno due menti, fra le quali sorge un’emozione che viene sperimentata con intensità e calore, senza che ciò implichi un richiamo al senso di violenza, a meno che non vi sia un’associazione con l’“avidità” (Grinberg, Sor, Tabak de Bianchedi, 1972, pp. 68-69).
Bion (Bion, 1963, p. 22) ritiene di fondamentale importanza, inoltre, distinguere la passione dal controtransfert, ritenendo che esso abbia in sé l’elemento della rimozione.
Bion (Bion, 1963) evidenzia il possibile rischio di scambiare erroneamente la prova della presenza della passione che può essere fornita dai sensi con la dimensione della passione stessa. Infatti, secondo Bion, se una persona è arrabbiata, ciò non significa che sta vivendo una passione; è molto probabile che in questo senso ci sia un discorso di quantità che riguarda più i sensi che la qualità della passione in sé.
3.1.3. la ragione e la passione nel pensiero di Bion
Bion (Bion, 1963, p. 10) puntualizza che la “ragione”, simbolizzata da R, è una funzione al servizio delle passioni riguardanti uno dei tre legami, cioè amore, odio, conoscenza, che permette loro di dominare la realtà.
Con la notazione I, Bion vuole intendere invece tutto ciò che riguarda il pensiero e che comprende gli <<elementi a>>, intesi come prodotto della elaborazione che la <<funzione a>> opera sulle impressioni sensoriali grezze e sulle esperienze emotive primitive o <<elementi b >>.
Bion (Bion, 1963) sostiene che la “ragione” (R) è associata con la “idea” (I), il “pensiero”, nel caso in cui il pensiero debba riempire il vuoto tra un impulso e la sua realizzazione; per Bion, quindi, c’è un nesso fondamentale tra l’intolleranza della frustrazione e lo sviluppo del pensiero.
A tale proposito, Bion ritiene che, nel momento in cui i pensieri devono andare incontro alle esigenze della realtà, sia essa interna che esterna, la ragione svolge un ruolo importante nel determinare la sopravvivenza dell’individuo
Infatti, secondo Bion (Bion, 1963), la ragione, dominata dal principio del piacere, è asservita alle passioni e deve quindi svolgere la funzione di dominare le passioni e di generare la logica.
Dal momento che il cercare a tutti i costi un soddisfacimento di desideri incompatibili con il principio di realtà, porterebbe ad una condizione di frustrazione. Bion ritiene che a ciò si possa ovviare solo con l’uso della ragione, la quale, a suo avviso, con le sue regole porta ad una <<reazione emotiva primitiva>> finalizzata ad evitare la frustrazione.
Quindi, le regole della logica originano in una esperienza della ragione che non cerca primariamente il soddisfacimento della passione, ma riesce efficacemente a fronteggiare gli assalti delle passioni frustrate cui era asservita.
Con ciò Bion vuole evidenziare che nel momento in cui prevale il principio di realtà sul principio di piacere, nasce nell’individuo il pensiero, la ragione e la consapevolezza della realtà psichica e della realtà esterna (Bion, 1963, p. 50).
3.1.4. Il concetto di compassione in Bion
Bion (Bion, 1992) ritiene che una persona che si preoccupa per la vita debba avere rispetto per se stessa nella qualità di essere vivente.
Il termine compassion ha un significato ben diverso da quello comunemente associato ad esso nella lingua italiana; infatti, in inglese, esso sta ad indicare la capacità di rispettare il dolore dell’altro, di comprenderlo, di essere interessati all’altro.
Bion (Bion, 1992) ritiene che nella natura umana siano presenti sia il senso della compassione che quello dell’amore per la verità. Per quanto riguarda la compassione, Bion sostiene che gli uomini hanno bisogno di esprimere tale impulso e di sperimentarlo nei sentimenti che provano verso gli altri e che, viceversa, è un qualcosa che essi hanno bisogno di sentire anche da parte degli altri nei loro confronti.
Bion (Bion, 1992) afferma anche che la “spinta alla conoscenza” è determinata dalla curiosità, insita nell’uomo come una sorta di “impulso epistemofilico” che cerca di essere soddisfatto. L’essere umano ha bisogno di esprimere, cercare e sperimentare la verità ed, al tempo stesso, è importante che egli avverta ciò anche da parte degli altri nei suoi confronti, in quanto, secondo Bion, la verità è essenziale per la crescita mentale.
Quindi, Bion afferma che sia la verità che la compassione rappresentano qualità concernenti la relazione che ogni individuo stabilisce con gli altri e con il mondo che lo circonda.
Tuttavia, sottolinea Bion (Bion, 1992), un essere umano può sperimentare anche l’incapacità di amare gli altri, in quanto di fatto può essere privo di tale capacità.
Analogamente, egli può avvertite la mancanza di amore per la verità, l’incapacità di cercarla, di trovarla, di ascoltarla, di esprimerla ad altri o di desiderarla, perché in effetti in lui può difettare tale amore per la verità.
Secondo Bion, si può trattare sia di una mancanza primaria che secondaria e, in quest’ultimo caso, può venir meno o la capacità di ricercare la verità o la capacità di amore, oppure, in situazioni estreme, entrambe.
Per quanto riguarda la mancanza primaria, Bion (Bion, 1992) dice che essa è innata e non può essere risanata, anche se, mediante l’analisi, è possibile migliorarne alcuni effetti.
La mancanza secondaria, invece, è determinata, secondo Bion, dalla paura, dall’odio, dall’invidia oppure dall’amore. Paradossalmente, afferma Bion, persino l’amore può inibire l’amore.
3.1.5. La lettura del mito di Edipo da parte di Bion
Il problema della conoscenza è presente nel mito di Edipo, dal momento che la curiosità dell’uomo verso se stesso è rappresentata dall’Enigma (domanda che attende una risposta) della Sfinge; la sfida è presente nel modo in cui Edipo porta a termine la sua indagine, nella sua Hybris, contro gli avvertimenti di Tiresia, ed il castigo è rappresentato dalla cecità e dall’esilio (Bion, 1992).
Bion ritiene utile esplorare il mito di Edipo per comprendere meglio i concetti di amore per la verità e di rispetto per se stessi.
Pertanto, riferendosi all’amore per la verità e per la compassione, egli mostra come nel mito di Edipo la morte della Sfinge è una conseguenza della mancanza di amore per la verità.
Infatti, l’Enigma, la domanda che la Sfinge pone, non aveva l’intenzione di ottenere in risposta la verità e, quindi,secondo Bion,non poteva esistere nella Sfinge la considerazione per se stessa come barriera contro l’autodistruzione.
Bion (Bion, 1992) trova conferma di ciò nel fatto che la Sfinge muore proprio quando arriva la verità, perché non ha amore per la verità.
Tiresia, invece, manca di compassione per Edipo, mentre nutre amore per la verità, ed Edipo manca di compassione per se stesso, pur avendo attenzione ed amore per la verità.
Secondo Bion, quindi, il mito di Edipo mette proprio in evidenza il concetto di compassione ed il concetto di verità (Bion, 1992).
3.1.6. I miti ed il problema della conoscenza in Bion
Bion si avvale di alcuni miti e, in particolare, del mito di Edipo, rispetto ai temi dell’amore per la vita, del rispetto per se stessi e dell’amore per la verità e per la compassione -intesa come capacità di rispettare il dolore dell’altro-, ricercando in essi gli elementi relativi al legame K, cioè al problema della conoscenza.
Infatti, egli si serve dei miti per evidenziare come la “spinta alla conoscenza” origina fondamentalmente dalla curiosità insita nell’uomo; secondo Bion, la curiosità, questo impulso epistemofilico, può portare a raggiungere una reale conoscenza, ma deve essere prima supportato da una qualità, da un requisito importante, che l’individuo deve possedere, cioè la capacità di tollerare il dolore e la frustrazione che derivano dall’abbandono della sicurezza fornita dalle conoscenze precedentemente acquisite (Neri, Correale, Fadda, 1987).
Quindi, la curiosità, in quanto spinta verso la verità e la conoscenza, secondo Bion ha la caratteristica di sovvertire sempre l’ordine delle conoscenze acquisite fino a quel momento.
Bion ritiene dunque che i miti offrano una versione narrativa dei problemi, in cui i diversi personaggi, nella loro interazione, sviluppano il dramma dell’uomo alla ricerca della verità, specialmente quando questa si riferisce alla conoscenza di se stessi (Grinberg, Sor, Tabak de Bianchedi, 1972, p. 113).
Bion propone infine di utilizzare i miti nella costruzione dei modelli analitici, in quanto ritiene che essi descrivano ampiamente le primitive ed arcaiche esperienze emotive che lo psicoanalista affronta così come si sono evolute nella mente del paziente.
3.2. la lettura dei concetti bioniani da parte di Corrao
Nella sua opera Corrao si è ispirato molto al pensiero di Bion, del quale ha sempre apprezzato la genialità. L’Autore infatti afferma: <<Il pensiero psicoanalitico di Bion è difficile, originale, innovativo, ma tuttavia affonda le sue radici nei fondamenti più autentici della noesi freudiana;... la ricerca bioniana esplora i confini dell’epistemologia e della metodologia scientifica, percorre la logica ed il linguaggio, il deontico ed il veridico, il poetico e l’ontico; per indagare il fisico ed il mentale, il singolare ed il molteplice, il dolore ed il suo divenire, la nascita del pensiero ed il suo sviluppo, come un processo inesauribile di trasformazione, sempre aperto ed in continua evoluzione>> (Corrao, 1987c, pp. 5-6).
Secondo Corrao un’area in cui Bion ha svolto un’interessante ricerca, tenendo conto della teoria freudiana, è quella del Pensiero e del Dolore. Corrao, infatti, afferma: <<In tal senso Bion può porsi come diretto continuatore di Freud, specialmente se si considera la traccia principale perseguita, cioè quella inscritta ne I due principi regolatori dell’accadere psichico, che concerne la definizione del Pensiero e della sua funzione.
La funzione, che designa la funzione-pensiero, è infatti costantemente indagata da Bion in ogni ambito degli accadimenti analitici, sia nel contesto individuale che in quello di coppia e di gruppo>> (Corrao, 1981a, p. 8).
Corrao (1981a) evidenzia che, riguardo al pensiero, Bion ha analizzato a fondo -anche costruendo una griglia da poter usare come modello operativo- il problema concernente l’espressione verbale dei pensieri e delle emozioni attraverso l’uso di immagini come le favole, i miti ed i sogni.
3.2.1. Le passioni e la ricerca analitica duale e gruppale in Corrao secondo il modello bioniano
Corrao (Corrao, 1983a, p. 308) ritiene che Bion sia stato un “profeta”, una figura carismatica, nell’ambito della ricerca relativa alla pratica di gruppo. L’Autore ha sempre considerato Bion un grande ricercatore di gruppo ed ha fatto spesso riferimento al suo pensiero; Bion infatti postula l’esistenza di speciali oggetti analitici, ai quali Corrao si è riferito in molti punti della sua teoria, ma anche nella pratica analitica.
Corrao a tale proposito afferma: <<La funzione analitica è correlativa ad un contesto stabilito e si sviluppa in base a questo, se ed in quanto si opera su “Oggetti Analitici”. Gli “Oggetti Analitici” hanno tre dimensioni, cioè si estendono nel campo dei Sensi, del Mito, delle Passioni>> (Corrao, 1982b, p. 24).
Corrao ritiene inoltre che sia nella situazione analitica duale che nei piccoli gruppi si possa evidenziare la presenza di tre Elementi Analitici, cioè:
Corrao mette in relazione, in particolare nel microgruppo, gli “Elementi o Oggetti Analitici” con gli “Eventi”, cioè con ciò che accade in seduta, affermando che <<Nel Piccolo Gruppo si opera su Oggetti Analitici, in quanto si affrontano vicende ed eventi che sono impregnati dai sensi, dalle passioni e dai miti>> (Corrao, 1979b, p. 16).
Corrao riprende anche, sempre relativamente alla ricerca analitica di gruppo, la teoria di Bion sugli assunti di base, definendoli <<strutture dinamiche transitorie>> e ritenendoli di grande utilità per esplorare quelle che egli chiama <<zone termiche delle passioni e le qualità più o meno alterate delle percezioni, per accostarsi alle fantasmatizzazioni somato-psichiche ed alle fantasie di scene primitive o escatologiche>> (Corrao, 1979b, p. 19), al fine di destrutturare le unità di significazione e di relazione preesistenti e ricostruire un nuovo senso, attraverso miti, metafore.
3.2.2. Le passioni come turbolenze emozionali
Corrao da sempre interessato al tema delle turbolenze emotive- riprende anche il pensiero di Bion nel sostenere che <<la Funzione Analitica opera la trasformazione delle impressioni sensoriali, delle perturbazioni emotive e degli schemi mitici, in protopensieri, in immagini ed in figure simboliche e/o linguistiche>> (Corrao, 1982b, p. 24).
Corrao, inoltre, sempre riguardo al tema delle passioni come turbolenze affettive, riprende anche la teoria di Bion sugli assunti di base per notare come nei piccoli gruppi analitici <<gli elementi beta forti per altro sono probabilmente veicolabili nella strutturazione degli assunti di base, conferendo loro una spinta di rinforzo per la traduzione in acting-out, ma soprattutto conferendo loro i caratteri primitivi dell’attività protomentale, prescissa dai processi di simbolizzazione e pertanto capace di provocare turbolenze caotiche o congelamenti rigidi del gruppo>> (Corrao, 1983a, p. 17).
Inoltre, è importante ricordare che la possibilità di tradurre teoricamente e clinicamente le turbolenze emozionali attraverso la costruzione di modelli complessi e non riduttivi, ma anche stabili e coerenti, ha portato Corrao a citare frequentemente un brano di uno degli ultimi scritti di Bion (Bion, 1976) sulle emotional turbolences in cui vengono ricordati i vortici di Leonardo “simili ai riccioli di una bella fanciulla”; Leonardo da Vinci, infatti, è stato sempre affascinato dalle turbolenze caotiche, tema molto caro peraltro anche a Corrao, interessatosene in particolar modo per la grande considerazione sempre avuta verso le passioni.
3.2.3. Pàthema e màthema
Corrao (Corrao, 1982b, p. 25), sempre in termini bioniani, ritiene che sia nella coppia analitica che nell’analisi di gruppo, gli eventi ed i fenomeni che si verificano riguardano l’attività psichica e le sue variazioni continue, attraverso quella che egli definisce la <<via regia>> che porta dal Pàthema al Màthema.
Secondo Corrao (Corrao, 1984a), il passaggio dal pàthema, inteso come stato emotivo diffuso, al màthema, elemento unitario della conoscenza, avviene mediante una trasformazione complessa.
Corrao si avvale della teoria di Bion sugli Elementi analitici -riguardo al rapporto tra conoscenza ed affetti- anche per affermare: <<Il passaggio dal pàthema al màthema può essere sostenuto “a fortiori” sulla base di quest’ultima formulazione (legami di amore, odio, e conoscenza), vale a dire dal considerare o definire la conoscenza un legame, pari a quelli affettivi, e quindi inscritta in una relazione d’oggetto caratterizzata.
Peraltro, è indubbio che le emozioni, gli affetti, le passioni, i sentimenti orientati possono essere comunicabili e comprensibili solo attraverso il pensiero, se si manifestano attraverso il pensiero. Il biologico delle emozioni non consente né relazione, né trasformazione, né conoscenza>> (Corrao. 1984a, p. 309).
Quindi, secondo Corrao, il processo analitico duale o gruppale si solge in un oscillazione continua tra i due punti: il pàthema, che indica uno stato di sofferenza da cui ci si può distaccare gradualmente e con sforzo, attraverso un processo di apprendimento che conduce al màthema, cioè alla cognizione, alla conoscenza acquisita attraverso l’esperienza.
3.2.4. La lettura bioniana dei miti in Corrao
Corrao (Corrao, 1987b), ritenendo che la dimensione narrativa sia basilare, non solo in ambito psicoanalitico, ma, in senso più lato, anche in ogni “costruzione del mondo”, come, ad esempio, nella costruzione del mondo infantile, con i suoi aspetti di favola, di mito, afferma che è di fondamentale importanza, sul piano escatologico, l’esplorazione dei miti. Infatti, egli precisa anche che <<il modello teorico classico dell’interpretazione analitica è quello derivato da una struttura mitologica (il mito edipico)...>> (Corrao, 1987b, p. 58).
Riguardo al mito di Edipo, Corrao sottolinea che, secondo Bion, <<il sistema relazionale detto “Complesso di Edipo” è un modello che serve a far funzionare la capacità relazionale dell’uomo e che, se non si organizza e sviluppa un tale modello, si è sempre in difficoltà nel gestire le relazioni con gli altri>> (Corrao, 1987c, p. 201).
Corrao, sul versante del pathos, cioè per quanto riguarda le passioni, afferma che <<la passione destinale di Edipo è la pulsione conoscitiva, il desiderio smisurato (hybris) di sapere>> (Corrao, 1992, p. 51).
Sempre riguardo al mito di Edipo,Corrao ne fa una lettura bioniana complessiva nei seguenti termini: <<A - In Analisi (come nei sistemi geometrici, ad es. euclideo) esistono "Elementi analitici".B - Gli elementi analitici sono funzioni della personalità. (Funzione, come in matematica, è una variabile in rapporto ad altre variabili).C - Esistono Oggetti analitici derivanti dagli Elementi.Essi sono tridimensionali, cioè hanno estensione nel campo del senso, del mito, della passione.
Poiché la dimensione mitica interessa il quesito proposto mi soffermerò su di essa preferenzialmente.
Senza di essa - sostiene Bion, con cui sono d'accordo - non vi è possibilità di costruire Modelli analitici.
La dimensione mitica si identifica con una componente designabile “come se”, cioè analogica.Vi sono miti privati e pubblici. il mito privato svolge un ruolo importante "nel l'apprendere dall'esperienza", analogo a quello svolto dai miti pubblici in quanto sistemi di notazione e registrazione nello sviluppo dei gruppi.L'uso fatto da Freud del mito di Edipo ha illuminato qualche cosa di più che la natura degli aspetti sessuali della personalità umana.Infatti, in virtù della sua forma narrativa, il mito unisce gli elementi di una storia in un modo che ricorda la sistemazione degli elementi in unsistema deduttivo.
Nessun elemento singolo può essere compreso isolatamente, cioè indipendentemente dal suo rapporto con gli altri elementi.
L'elemento "sesso" se viene estrapolato dal contesto perde la sua specificità e qualità peculiare.Ciò vale anche per gli altri elementi.
Il mito quindi ha la funzione di collegare gli elementi, per conferirvi una particolare qualità psichica.
Sotto questo aspetto gli elementi subiscono una trasformazione analoga alle lettere di un alfabeto quando siano combinate in modo da formare una parola.La catena causale è necessaria per esprimere il sistema nazionale di cui è parte integrante.
L'enigma, espressione della curiosità dell'uomo volto verso se stesso,, cioè dell'autocoscienza., è un tratto essenziale della storia.
Considerando come prototipo il mito di Edipo e trascurando la catena narrativa, si possono isolare i seguenti elementi:
Ed inoltre una serie di disastri o catastrofi, cioè:
Va notato che la domanda originale è posta da un mostro composto da diversi caratteri inappropriati, l'uno rispetto all'altro.
Il mito è dunque una struttura complessa dotata di senso nascosto che contiene implicitamente un modello funzionale paradigmatico, secondo cui la conoscenza opera come processo cognitivo usando varie forme di pensiero.Analogamente esso costituisce un serbatoio di simboli cui attingere continuamente.
Il mito di Edipo può essere considerato uno strumento che servì a Freud per scoprire la Psicoanalisi e la Psicoanalisi può essere considerata uno strumento che permise a Freud di scoprire il complesso di Edipo.
Il mito infine può essere considerato una forma primitiva di preconcezione.
Se il peso emotivo portato dalla preconcezione edipica privata è eccessivo, la medesima preconcezione ne viene distrutta ed il soggetto perde l'apparato essenziale per acquistare una concezione, da usare per la comprensione epistemica delle relazioni duali e del rapporto parentale, e per la soluzione di tutti i problemi inseriti nella struttura edipica>> (Corrao, 1981g, pp. 221-223).
Corrao (Corrao, 1987b) propone anche una rivisitazione del mito del Graal, secondo l’ottica di Levi Strauss, per evidenziare come la problematica dei miti percevalici è simmetrica ed inversa a quella del mito edipico secondo la lettura che ne fa Bion; infatti, nota Corrao, si può osservare come, in modo simmetrico ed inverso, sul piano dell’informazione, la Corte del Graal, di cui il Re Amfortas rappresenta l’immobilità, offre di continuo risposte che attendono domande, risposte a domande mai poste, al contrario dell’Enigma del mito di Edipo che è una domanda che attende una risposta.
Inoltre, Corrao evidenzia che sempre in modo inverso e simmetrico, sul piano della sessualità, mentre nel mito di Edipo c’è l’incesto, quindi un incremento della sessualità, nel mito di Parsifal abbiamo invece la castità; al tempo stesso, sul piano della riproduzione, nel mito di Edipo c’è l’incremento, che è la peste, cui corrisponde nel mito di Parsifal una situazione di fermo, l’incantesimo.
Nella versione classica del mito del Graal, a causa di un incantesimo, si è interrotta la comunicazione tra mondo soprannaturale e mondo terrestre e quest’ultimo, rappresentato dalla Corte di Artù, è quindi sempre alla ricerca di risposte a domande che nessuno ha posto.
Corrao ricorda la versione wagneriana del mito percevalico, secondo cui Parsifal capirà l’Enigma del Graal solo quando rivivrà il dramma che ne è all’origine, cioè solo se sarà attraverso dalla passione che ha fatto ammalare il Re Amfortas (Amfortas sta per infirmitas); la comunicazione è assicurata solo da un’identificazioneaffettiva con gli altri, che è rappresentata, appunto, dalla compassione.
3.2.5. Le “affezioni”, le “cognizioni” ed“il modello relazionale interattivo”
Corrao (Corrao, 1992) ritiene che la dimensione del mito postulata da Bion sia indispensabile per la costruzione dei modelli analitici. Secondo l’Autore, le funzioni cognitive permettono, nell’esperienza dell’analisi, di esplorare l’ignoto in una situazione che è in fieri, ma soprattutto <<continuamente esposta alla presenza dell’oggetto caricato di valenze affettive forti, oltre che di valenze cognitive>>. Quello dell’analisi è, come precisa Corrao, un contesto dato da una “relazione bipersonale interattiva” tra un soggetto che cerca di raggiungere la conoscenza ed un oggetto che si presta ad essere conosciuto e/o riconosciuto più volte e sempre in modo nuovo.
Quindi, in termini peculiarmente bioniani, Corrao sostiene che l’esperienza cognitiva è già di per se stessa un legame, ma, contemporaneamente, costituisce un’esperienza affettiva data dal provare un sentimento di dolore concernente la ricerca di conoscenza fra i due attori dell’analisi, e riguardante anche la condizione in cui si trova ogni individuo, il quale cerca introspettivamente di conoscere la verità su di sé, andando così incontro al riconoscimento di sé e quindi al distacco, il quale può avvenire solo al prezzo di sperimentare penosi sentimenti di essere abbandonato e di solitudine. Ciò risulta molto evidente in questo passo di Bion: <<Il senso di solitudine sembra collegarsi nell’oggetto di indagine, alla sensazione di essere abbandonato e, nel soggetto che indaga, alla sensazione di separarsi dalla fonte o dalla base dalla quale dipende per la propria esistenza>> (Bion, 1963, p. 25).
Quindi, in senso spiccatamente bioniano, Corrao afferma, introducendo così il proprio originale “modello relazionale interattivo”: <<Il legame, il vincolo, la relazione interattiva propone inoltre lo scambio di reciprocità e la possibilità correlativa di invertire le posizioni tra l’Io e l’Altro alternativamente, così da consentire non solo il riconoscimento di sé, attraverso il riconoscimento dell’altro, sul flusso dell’identificazione e della mimesi affettive, ma anche la scoperta che gli eventi conoscitivi riguardanti l’osservabile e l’osservatore, non tanto accadono entro l’uno o l’altro, bensì si stratificano e intrecciano nello spazio della relazione, nell’area transitoria che intercorre tra l’uno e l’altro, nel campo che essi generano e che al tempo stesso li contiene>> (Corrao, 1992, p. 15).
Sempre riguardo alla situazione analitica, Corrao ritiene, in una prospettiva tipicamente bioniana, che l’analista debba acquisire gradualmente la capacità di tollerare sia l’amore che l’odio, sia il dubbio che l’incertezza, sia la gioia che il dolore <<operati instancabilmente dall’Altro (dal paziente), in una “materia” spazio-temporale ritmica, lenta, lunga; corporea, mentale, isolata, avversata, che faticosamente o tempestosamente si differenzia, si organizza, si struttura; cresce, declina ed alfine si dissolve senza ritorni; lasciando tracce sempre più labili di indefinite memorie, di pensieri donati, di affetti scomparsi>> (Corrao, 1984b, pp. 585-586).
Inoltre, Corrao precisa che considera utile usare l’immagine della <<iperbole>> nel senso in cuila intende Bion (Bion, 1965), per indicare che in ogni indagine che viene svolta in ambito analitico si corre il rischio di compiere una distorsione, dal momento che viene data maggiore importanza ad alcuni elementi per evidenziarne il significato; a tale proposito, Corrao (Corrao, 1981g), sempre in un’ottica bioniana, ritiene che di questo aspetto è evidente la presenza sia nei <<legami passionali>> con gli oggetti che nelle <<relazioni cognitive>> con essi.
3.3. considerazioni conclusive
In primo luogo, ritengo opportuno evidenziare che nella sua opera Francesco Corrao ha sempre tenuto in grande considerazione il pensiero di Bion.
Il nostro Autore, infatti, rimasto affascinato dall’originalità del modello bioniano, ha introdotto in Italia, alla fine degli anni ’60, il pensiero innovativo dello studioso inglese, sia sull’analisi duale che sulle dinamiche di gruppo.
Corrao, facendo costantemente riferimento al pensiero di Bion, ha compiuto un’ampia ricerca analitica sui gruppi, che lo ha portato a formulare, a mio avviso in modo del tutto originale, il “modello relazionale interattivo”.
L’Autore si è ispirato in particolar modo alla teoria bioniana degli “elementi analitici”, considerandola di fondamentale importanza sia per la teoria che per la pratica analitica.
Corrao ha approfondito, sempre nell’ambito del modello bioniano, soprattutto il tema della conoscenza, esplorandola specificamente nei miti così come aveva proposto di fare Bion.
Un altro tema ampiamente approfondito da Corrao è quello delle passioni, intese come “turbolenze emozionali”, così come le aveva considerate anche Bion.
L’Autore, infatti, ha sempre ritenuto di fondamentale importanza lo studio e la considerazione delle passioni per la costruzione di modelli analitici sempre più creativi, complessi e non riduttivi.
Corrao, considerando in termini bioniani la passione come una delle dimensioni in cui si estendono gli oggetti analitici ed evidenziando la peculiarità del suo carattere relazionale, propone, in modo originale, di considerare il rapporto tra aspetti cognitivi ed aspetti passionali, emozionali, come un elemento fondante del processo analitico, sia duale che gruppale.
A mio avviso, l’intenzione di Corrao è quella di leggere in termini bioniani il concetto della passione per evidenziarne il carattere relazionale, presente sia nei miti che nella situazione analitica ed anche nella realtà interindividuale.
In concordanza col pensiero di Bion,Corrao ritiene che la relazione sia fondamentale nella vita psichica di ogni essere umano e, in modo peculiare, valuta le passioni e gli aspetti affettivi, le <<affezioni>>, un qualcosa che, correlato agli aspetti cognitivi, permette di raggiungere la conoscenza in modo sempre più trasformativo.
Il nostro Autore evidenzia, anche attraverso la rivisitazione del mito di Parsifal, come sia importante attraversare fino in fondo le passioni per comprendere ciò che è ignoto ed enigmatico e come in ciò la compassione, intesa in senso bioniano, abbia il ruolo di favorire la comunicazione mediante l’identificazione affettiva con l’altro.
CAPITOLO IV - ANDRÉ GREEN E IL TRANSITO DA PULSIONE A PASSIONE
4.1. GREEN E LA TEORIA ANALITICA DEGLI AFFETTI
Lo psicoanalista André Green ha compiuto un lavoro di ricerca volto ad integrare ed approfondire le scoperte compiute da Freud, basandosi molto anche sull’esperienza clinica. Suo campo d’indagine sono state le “strutture psicosomatiche”, gli “stati al limite” e le“strutture narcisistiche”, patologie riguardanti una serie di affetti complessi, che Freud, interessato principalmente allo studio delle nevrosi, non aveva approfondito.
Secondo Green (Green, 1979), la teoria può essere elaborata solo in base alle informazioni che i pazienti forniscono all’analista.
In relazione a ciò, Corrao sostiene che: <<L’“Idea” dell’Analisi deve di fatto nascere al di fuori di ogni definizione predicata e generarsi solo nella ricerca di una “visione” configurata di essa che, se da un lato può confermare alcune verità date, dall’altro si propone con l’intenzione di individuare alcuni fenomeni particolari, che possono assumere un aspetto radicalmente nuovo nella misura in cui il metodo della ricerca tende a rivelarne i collegamenti molteplici con la struttura globale dell’etica e della prassi terapeutica>> (Corrao, 1970a, p. 7).
Ritornando a Green, si può rilevare che egli (Green, 1976) ritiene che l’apparato psichico abbia la funzione di costruire le rappresentazioni, intese non solo come <<rappresentanti ideativi>>, ma anche come <<rappresentazioni di parole, di affetti, di gesti e di stati corporei>>.
Al riguardo, Corrao, ritenendo necessario rivisitare la Psicoanalisi, non solo da un punto di vista epistemologico o “noetico”, ma soprattutto dal punto di vista effettivo della praxis, comprendente dal vivo gli avvenimenti ed i valori del trattamento, afferma: <<Solo da questo punto di vista (della praxis) è scientificamente lecito stipulare la scelta e le connotazioni caratteristiche di un codice semantico e “patico” che possegga la proprietà di organizzare gli stimoli, le risposte e gli “atti”, verbali e non-verbali, della situazione “in fieri” in modo tale da costituire non solo una trama di informazioni sempre più coerenti, ma altresì un modello vivente ed esemplare di una relazione umana reale>> (Corrao, 1970a, p. 9).
Dal punto di vista epistemologico, Green (Green, 1979) prende in considerazione fondamentalmente ciò che accade nell’ambito della relazione analitica duale, attraverso l’evoluzione del transfert e del controtransfert, e grazie alle regole proprie del setting analitico: egli evidenzia che, proprio in quanto l’analista non è percepito, il setting stimola le rappresentazioni; inoltre la stessa richiesta di intraprendere l’esperienza analitica promuove il riattivarsi degli affetti riguardanti sia l’analista che l’analizzando; infine, il setting stimola il linguaggio, e, contemporaneamente, la simbolizzazione.
4.1.1. Il linguaggio e l’affetto
Green ritiene fondamentale il“linguaggio”, verbale e non verbale, inteso come forma di comunicazione del paziente nei confronti dell’analista. In ciò si rifà al pensiero di Lacàn, pur distaccandosene, però, riguardo al ritenere l’affetto più importante del linguaggio. Lacàn ha sottolineato maggiormente l’importanza dell’apporto della linguistica per la Psicoanalisi, trascurando invece gli affetti; riferendosi al pensiero del linguista F.De Saussure, ha affermato che l’inconscio segue le stesse regole e gli stessi principi del linguaggio.
Green opera invece una distinzione fra il “linguaggio” inteso come lingua dei linguisti ed il <<linguaggio degli psicoanalisti>>, caratterizzato dalla eterogeneità dei significanti (pensieri, affetti, rappresentazioni, atti, stati del proprio corpo), propria dell’attività psichica, e che egli denomina <<discorso>>.
Al riguardo, Corrao (Corrao, 1992, pp. 11-12), sottolineando che nell’analisi duale si verifica una specifica modalità relazionale interattiva, evidenzia che la realtà vissuta e condivisa da entrambi i soggetti della coppia analitica riguarda sia l’esperienza cognitiva - nei suoi molteplici aspetti di comunicazione linguistica e narrativa- che l’esperienza affettiva. Egli afferma che l’esperienza affettiva è strettamente connessa all’attribuzione di significato della comunicazione che avviene in ambito analitico.
In ciò, Corrao (Corrao, 1992, p. 12) trova una corrispondenza con il pensiero di Green (Green, 1991), secondo il quale <<il linguaggio senza affetto è morto: l’affetto senza linguaggio è incomunicabile e non ha accesso all’esistente>>.
Secondo Corrao, inoltre, gli affetti e gli aspetti cognitivi, quali il linguaggio, sono dei costrutti relazionali in continua trasformazione nell’ambito del lavoro psichico.
4.1.2. Greene gli affetti: una rivisitazione della teoria freudiana
Green,pur essendo molto vicino alla teoria freudiana, si rifà anche ad altri autori, quali la Klein, Bion e Winnicott, ed è anche aperto a considerazioni nuove che possono derivare dall’esperienza clinica e mettere in discussione il proprio modello teorico di riferimento.
La Psicoanalisi negli ultimi venti anni ha avutoun crescente interesseper lo studio degli affetti, e l’uso dell’osservazione clinica ha consentito di considerare maggiormente il vissuto soggettivo del paziente, portando ad un allontanamento dalla metapsicologia freudiana classica.
Green si è interessato molto del tema degli affetti sin dal 1970 ed ha evidenziato la mancanza di un’adeguata teoria degli affetti in Psicoanalisi, dal momento che la teoria freudiana è fondamentalmente incentrata sulle pulsioni.
Egli, riesaminando criticamente il modello di Freud, ritiene necessario considerare e studiare gli affetti, non solo in un’ottica psicoanalitica, ma anche riguardo ad altre scienze.
Secondo Green (Green, 1973), scopo principale della Psicoanalisi è studiare il mondo interno, la realtà psichica, le pulsioni, il desiderio. Egli ritiene utile evidenziare come il termine affetto includa un insieme ampio di stati affettivi, tra cui i sentimenti e le emozioni.
Coerentemente con il suo punto di vista epistemologico, Green considera il termine affetto un <<termine metapsicologico, non descrittivo>>, cioè indicante la categoria dei vari aspetti soggettivi caratterizzanti la vita emotiva in toto, cioè in tutta la sua gamma di espressioni: sentimenti, passioni, emozioni.
Egli si pone quindi il fine di creare un’esperienza ed una teoria psicoanalitica dell’affetto.
Nello scritto Il discorso vivente, Green studia l’evoluzione del pensiero di Freud sull’affetto, prima suddividendo il pensiero di Freud in tre grandi stadi:
e poi considerando l’evoluzione della concezione freudiana dell’angoscia:
Secondo Green, l’ultima revisione che Freud compie riguardo alla teoria dell’affetto risale al 1925 con Inibizione, sintomo ed angoscia.
Egli ha evidenziato come le varie definizioni che Freud dà dell’affetto hanno come elemento comune il riconoscimento della importanza dell’aspetto energetico/quantitativo. Inoltre, Green ritiene che Freud abbia considerato, sin dal 1892-1893, sempre importanti gli affetti, in quanto costitutivi dei sintomi isterici e fondamentali nel processo terapeutico, insieme alla rappresentazione patogena. Da questo punto di vista, <<il trauma, il suo ricordo e le rappresentazioni patogene derivanti, l’affetto non scaricato, la verbalizzazione accompagnata dall’emozione>> (Green, 1973) sono fra loro indissolubilmente connesse: è il primo Freud, che, in un’ottica biologica, considera il funzionamento dell’apparato psichico in base al “principio di costanza”, e l’affetto è visto come una quantità, <<una somma di eccitazioni>> suscettibile di modificazioni grazie a processi come la conversione nel caso dell’isteria, lo spostamento nel caso della nevrosi ossessiva e la trasformazione nella nevrosi d’angoscia e nella malinconia.
Freud (Freud, 1915) introduce poi l’idea che la rimozione, non permettendo al rappresentante pulsionale (psichico della pulsione) di divenire cosciente, abbia con sé l’affetto del dispiacere.
Secondo Green, questo è un paradosso, in quanto la rimozione è deputata ad inibire la presenza del dispiacere, ma, al tempo stesso, il dispiacere è proprio conseguenza della rimozione.
Egli rileva anche che, proprio riguardo alla rimozione del rappresentante pulsionale, Freud inserisce nella sua teoria una netta distinzione tra il rappresentante ideativo della pulsione e l’affetto.
Green (Green, 1973) inizia così a distinguere rappresentante ideativo della pulsione ed affetti, i quali sono entrambi necessari perché la pulsione diventi cosciente, ma appartengono a sistemi differenti: la rappresentazione è connessa al sistema mnestico e l’affetto al sistema qualitativo, alla scarica. In termini quantitativi, l’affetto non è domabile, proprio perché richiede necessariamente una scarica, mentre la traccia mnestica è in questo senso più flessibile.
Egli specifica anche che Freud (Freud, 1923) distingue in modo ancora più chiaro rappresentazione ed affetto, nel passare alla II Topica e nell’allontanarsi dall’idea dell’inconscio inteso come sistema, considerando piuttosto che vi sono varie modalità per accedere alla coscienza. Le rappresentazioni di parole provenienti dalle percezioni sensoriali permettono alle rappresentazioni di cose di divenire coscienti. Gli affetti, invece, da inconsci diventano direttamente coscienti, anche se a volte vengono espressi dal linguaggio. Secondo Green, Freud compie l’ultima revisione della sua teoria sull’affetto nel 1925, introducendo il concetto di angoscia-segnale e volgendo l’accento - prima posto sul complesso - sull’impotenza psichica del bambino e sulla conseguente angoscia di separazione e di perdita dell’oggetto.
In questo momento teorico di Freud, Green ritiene prevalga il punto di vista strutturale su quello genetico, anche se l’affetto dell’angoscia è sempre dovuto all’impossibilità di scaricare una tensione, per cui nell’affetto è ancora fortemente presente il fattore quantitativo di eccitazione che non può essere scaricato.
4.1.3. La riformulazione teorica di Greendal concetto di pulsione al concetto di passione
Green, quindi, dal suo attento studio di Freud, desume che questi abbia dato maggiore importanza alle rappresentazioni più che agli affetti ed alle trasformazioni da essi derivanti, trascurando il complesso universo degli affetti e delle passioni nelle loro sfaccettature fatte anche di incongruenze e contraddizioni che invece la pratica clinica pone in evidenza.
Al riguardo, dal suo punto di vista, Corrao (Corrao, 1992) evidenzia che gli affetti, le emozioni, i sentimenti, le passioni, in un primo momento valutati in Psicoanalisi come elementi di disturbo cognitivo, rumore nei flussi informativi, acquistano successivamente lo statuto di costruttori della complessità e della ricchezza del vivente. Il fattore “privo di forma” che attiene alle “turbolenze passionali”, a suo avviso, contribuisce all’elasticità del sistema e dà la possibilità di trattare teoricamente e clinicamente le turbolenze emozionali attraverso la costruzione di modelli complessi e non riduttivi, ma anche stabili e coerenti.
Ritornando a Green, è utile evidenziare che egli, proprio tenendo conto dell’importanza della pratica clinica, rielabora una teoria psicoanalitica in cui l’affetto ha un ruolo centrale, specificando di volersi riferire, non all’affetto inteso come vissuto soggettivo o come aspetto fenomenologico, ma piuttosto all’affettoinconscio ed ai suoi derivati, che egli considera causa della fissazione delle difese.
Green ritiene che l’affetto è rappresentazione, è rappresentante della passione. Evidenziando quanto in Freud (Freud, 1915) sia trattato ambiguamente il concetto di pulsione, inteso come al limite tra lo psichico ed il somatico, il <<rappresentante psichico di stimoli provenienti dal corpo che giungono alla psiche e che dà l’idea del lavoro svolto dalla psiche in virtù della sua connessione con il soma>>, Green ritiene che, al limite, non sia la pulsione, ma il concettualizzarla come un qualcosa a metà fra lo psicosomatico ed il somatopsichico.
Inoltre egli sostiene che il passaggio dal somatico allo psichico avviene attraverso uno <<scivolamento semantico>>, uno slittamento di significato, in quanto la pulsione acquista a pieno titolo lo statuto di rappresentante psichico quando si approssima allo psichico, anche se origina dal soma, dal corpo.
Green evidenzia un’ulteriore ambiguità insita nel definire la pulsione <<misura delle operazioni che vengono richieste alla sfera psichica>>, in quanto ritiene che non sia chiaro il tipo di relazione esistente tra soma e psiche, ed inoltre Freud teorizza che la psiche risponda alle richieste del corpo e non viceversa.
In Freud, sottolinea Green, la passione è in relazione ad una base somatica, cioè la pulsione sessuale, la quale è a sua volta composta di vari aspetti: fonte e spinta, di natura organica, e meta ed oggetto, di natura psichica.
Green (Green, 1980) ritiene che la pulsione, in quanto definitarappresentante, proviene dal corpo, ma fa già parte della psiche.
Mentre Freud usa indistintamente rappresentante psichico e rappresentante ideativo della pulsione o rappresentante-rappresentazione, Green mette in risalto la differenza fra essi nel significato, in quanto il rappresentante ideativo si riferisce all’immagine di un oggetto esterno investito dalla pulsione, è la rappresentazione di cosa che è nell’inconscio ed è associata alla rappresentazione di parola che si trova nel preconscio e può divenire cosciente, mentre il rappresentante psichico della pulsione non è corrispondente all’eccitazione somatica.
L’ambiguità di fondo ed il rischio di illusione è dato dall’elemento percettivo su cui si basano sia la rappresentazione di cose che la rappresentazione di parole, mentre l’affetto è per Green una rappresentazione, una simbolizzazione, <<ciò che del corpo non ha potuto essere tradotto in una rappresentazione raffigurabile>>, in base al principio del piacere-dispiacere.
Green precisa tuttavia che la simbolizzazione affettiva si differenzia da quella linguistica e non può essere altrettanto trasformata, per cui egli suggerisce l’affetto come una delle diverse modalità di rappresentazione coesistenti nel funzionamento della psiche (rappresentazione di parole, rappresentazione di cose,
rappresentazione di affetto).
Il lavoro svolto dalla psiche è proprio quello di trasformare continuamente queste varie modalità di rappresentazioni, ognuna delle quali segue una propria logica.
L’affetto o la passione inconscia, quindi, è per Green elemento fondamentale nel funzionamento psichico e conseguentemente va considerata come tale anche nel processo analitico per poter comprendere i vari tipi di psicopatologia, i quali vanno intesi appunto come operanti diverse forme di trasformazione della passione inconscia.
4.2. IL LINGUAGGIO, gli affeTti e le passioniNELl’opera DI CORRAO
Nella sua opera Corrao si è ampiamente interessato del linguaggio -che egli definisce <<discorso>>- prendendo in considerazione anche i saggi di Freud sull’afasia e sull’isteria.
È importante innanzitutto, secondo Corrao (Corrao, 1984a), distinguere il discorso oggettivo proprio delle scienze naturali e del riduttivismo in biologia e che avvicinato la psicologia al modo di pensare medico dal discorso soggettivo con il quale affiorano il significato e la creatività, grazie alla considerazione dei fatti umani e di ciò che si verifica psicologicamente nella persona, fra le persone e al di là delle persone.
Per quanto riguarda la comunicazione, Corrao ritiene utile tenere nella stessa considerazione sia il testo che il contesto, in quanto entrambi hanno lo stesso valore informativo, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Corrao avverte anche circa il rischio di distruttività cui sono esposti il pensiero e la comunicazione, a causa dei preconcetti e pregiudizi che egli definisce metaforicamente enunciati virali autoreplicantisi e preconcezioni in quanto sottratti ai processi di trasformazione del pensiero.
L’Autore ha compiuto una vasta ricerca sulla relazione tra linguaggio ed affetti e sulle forme di comunicazione linguistica e di simbolizzazione delle emozioni, spaziando nell’ambito di varie discipline, quali la linguistica, l’epistemologia, la filosofia, la psicologia e, in particolare, la semiologia e la narratologia. Per quanto riguarda la Psicoanalisi, Corrao ha particolarmente studiato i fenomeni polisemici di comunicazione delle passioni presenti nella dimensione analitica gruppale, suo principale campo d’indagine.
4.2.1. Il linguaggio, le rappresentazioni e la semiosi
Corrao (Corrao, 1991b) ha compiuto un ampio studio riguardo al linguaggio, partendo dall’analisi di una ricerca di Freud sull’afasia (Freud, 1891) che, a suo avviso, gli consentì di spiegarsi come il corpo è riprodotto nella corteccia cerebrale. Secondo l’Autore, Freud intendeva creare un modello dell’apparato del linguaggio (o discorso) che spiegasse il linguaggio come bisogno spontaneo di parlare ed il suo potere terapeutico nei casi di isteria; in tale modello dell’apparato del linguaggio corticale, Corrao specifica che Freud distinse le rappresentazioni di oggetto, come stimolo a parlare per l’apparato, dalle rappresentazioni di parola, stimolo per i muscoli motori del linguaggio all’atto del linguaggio o parola; l’Autore, ritenendo che entrambe le rappresentazioni costituiscano insieme un simbolo, una parola con un suo significato e composta da suono e rappresentazioni, specifica che per Freud il significato della parola parlata, del discorso, origina proprio dalla connessione interna tra il suono e le rappresentazioni d’oggetto memorizzate.
Corrao nota anche che Freud distingue l’oggetto materiale, proprio della realtà, dalla sua rappresentazione mentale che è una <<rappresentazione psichica memorizzata>> simile ad un oggetto del mondo esterno; in base a tale precisazione, l’Autore ritiene possibile affermare che <<le rappresentazioni configurano immagini riprodotte del mondo in cui viviamo>> (Corrao, 1991b, p. 93).
Da questo studio del percorso compiuto da Freud, quindi, egli desume che gli stimoli per il discorso spontaneo nascono dalle associazioni tra oggetti interni e ritiene anche utile precisare che, mentre l’apparato è solo uno strumento da usare, è la persona che, parlando, rappresenta, ricorda e prova l’impulso a parlare in modo spontaneo.
Quindi, Corrao conclude col sostenere che il parlare è costituito dal simbolizzare, mediante parole, le rappresentazioni di una mente somatica.
Secondo l’Autore, inoltre, la parola discorso[1]-che egli considera equivalente al linguaggio- ha significati plurivalenti, particolarmente evidenti, a suo avviso, nei testi narrativi, dove i discorsi sono immaginati dal lettore come espressi dai personaggi, ma, nel loro insieme, rappresentano un discorso -nell’accezione di atto linguistico- che l’autore crea per rivolgere poi al lettore.
Corrao afferma poi che anche la situazione dell’analisi, pure essendo caratterizzata da molti elementi narrativi, si estende fondamentalmente in una produzione di discorsi che ha carattere trasformativo, non si esaurisce mai del tutto ed assume sia la forma di un dialogo reale che quella potenzialmente polilogica.
Inoltre, secondo Corrao, Lacan ha espresso in modo molto affascinante la tesi che <<sia il linguaggio a pensare attraverso l’uomo>>, sostenendo che il discorso primario riguarda l’inconscio, è il <<discorso dell’Altro>>, caratterizzato da simboli concatenati ed interrotti in continuazione da sintomi - i quali, per l’Autore, equivalgono all’inibizione ed all’angoscia e linguisticamente sono delle metafore- ed anche da surrogati dei desideri, attraverso i quali l’Io del soggetto tende ad unirsi, a fondersi con l’altro e con il suo discorso.
Ma, nota Corrao, come sostiene anche Segre (Segre, 1974) -il quale ritiene inscindibili significato e significante-,il discorso dell’Altro non è comunicativo, come non lo è il discorso cui si riferisce Foucault (Foucault, 1966).
L’autore, quindi, ritiene che, mentre Foucault riduce la realtà al linguaggio in modo estremo, Lotman, invece, pone come centrale nella sua ricerca il dialogo, particolarmente quello delle strutture pensanti intersoggettive, le cui peculiarità sono l’asimmetria e la potenziale capacità di creare un <<universo relazionale>> di comunicazione, che Lotman (1985) definisce <<semiosfera>>.
Corrao precisa che Lotman ritiene che tutti i fondamenti della comunicazione si fondino su un principio di invarianza che li accomuna, a sua volta costituito dal combinarsi di simmetria ed asimmetria e dall’alternarsi ciclico di alti e bassi: dalla coppia simmetria-asimmetria si scinde un’unità sul piano della simmetria, da cui derivano strutture speculari opposte, che danno luogo all’aumento della pluralità e della specificità funzionale.
Secondo l’Autore, Lotman estende questi principi -presenti nella società umana- anche all’intero ecosistema del mondo vivente, così come anche Maturana e Varela, parlando di <<autopoiesi>>, sottolineano le analogie fra le strutture evolutive del mondo vivente e l’opera artistica, poetica.
Per quanto riguarda la dimensione cronotopologica del discorso e/o della parola, cioè la semiosi, ed in particolare la percezione dello spazio e del tempo sul piano personale e/o collettivo, Corrao (Corrao, 1991b), riferendosi a B.Uspenskij ed aFlorenskij, evidenzia il paradosso presente nel fenomeno di fare un sogno e svegliarsi non riuscendo a cogliere se ciò che ci ha svegliati sia in rapporto di causa od effetto con quanto stavamo sognando; l’Autore evidenzia che Uspenskij, propone di immaginare che nel sogno scivolano dinanzi ai nostri occhi delle immagini incomprensibili, casuali ed informi, dai significati molteplici, cioè continuamente trasformabili e reinterpretabili ed in grado di unirsi fra loro in vario modo e che vengono immesse nella memoria della coscienza passiva, o, nella memoria preconscia (secondo il pensiero freudiano).
A tale riguardo, Corrao rileva come può accadere che, se nella realtà una porta sbatte, nel sogno questo rumore viene interpretato e percepito come fosse uno sparo: si percepisce l’episodio come significativo, cioè lo mettiamo in connessione con un chiaro significato.
Tale percezione, a suo avviso, diventa la dominante semantica (Corrao, 1991b, p. 102) che dà un significato agli eventi anteriori, conservati in memoria, e permette di leggerli mediante connessioni di causa ed effetto e di unirli in una serie narrativa.
Egli considera questa attribuzione di significato una griglia, che rappresenta la prospettiva da cui osservare ciò che accade, eliminando le immagini che non sono connesse con l’evento finale -le quali vengono quindi dimenticate- e collegando, invece, in una successione temporale e secondo una ritmica successione di scene nello spazio le immagini che sono accomunate da un contenuto simile.
Secondo Corrao, tutto ciò, che è profondamente tipico sia di Freud che di Bion, esprime quanto accade nella percezione del tempo storico.
Il quesito che l’Autore si pone è perché sia il tempo ad essere vissuto mediante categorie spaziali e non viceversa; e, a tale proposito, evidenzia che, mentre la percezione dello spazio è diretta, attiva e connessa al movimento, quella del tempo è invece indiretta e passiva.; l’uomo, infatti, afferma Corrao, si muove, in un certo qual modo, liberamente nello spazio, mentre è il tempo a cambiare rispetto all’uomo.
Proprio la differenza tra la storia e la geografia, a suo avviso, pone in rilievo come sia l’uomo a potersi spostare nello spazio e non nel tempo e come lo spazio non si sposti rispetto all’uomo, così come fa il tempo.
4.2.2.La polisemia nella ricerca analitica gruppale di Corrao
Se, da un lato, Andreé Green si è interessato all’esperienza analitica duale, evidenziandone gli aspetti comunicazionali linguistici ed emotivi e la loro connessione, Corrao ha preso in considerazione, in una prospettiva più ampia, anche la dimensione analitica gruppale, rilevandone gli aspetti tipicamente polisemici.
Dai suoi studi è emerso come nel gruppo analitico, il pensiero ed il linguaggio -attività fondamentali della mente- acquistano delle caratteristiche peculiari che, tuttavia, non è possibile definire facilmente.
Relativamente alla prospettiva semiotica, inoltre, Corrao (Corrao, 1981c) evidenzia come nei messaggi prevalgono gli aspetti sintagmatici, spesso ripetuti e ridondanti, mentre, negli aspetti semantici, si riscontrano imprecisioni e contorni sfumati, confusi, fino all’emergere della polisemia
Quindi, nel gruppo analitico, il fenomeno della sospensione della logica tradizionale si accompagna ad un contatto che favorisce una comunicazione linguistica di tipo emozionale, “polilogica” e “politimica”[2](Corrao, 1995), permettendo così di cogliere una ricchezza di significato, la quale, posta su diversi piani, diventa polisemica.
Oltre ad essere multiplo, l’Autore ritiene che il pensiero del gruppo, essendo analogico[3], mette in crisi il principio del vero e del falso, ritenendo impossibile cogliere la verità assoluta, e le relazioni sono considerate interne al contesto.
Secondo Corrao, inoltre, la <<logica analogica>>, nella sua complessità, parte dall’accettazione del paradosso.
Egli evidenzia anche, citando Foucault, come, nel secolo scorso sia sul piano dell’epistemologia che della semiologia si è estinta la teoria della rappresentazione-prima dominante in campo filosofico, psicologico e sociologico, e si è anche verificato il declino della “teoria dell’Oggetto”, la quale ha lasciato il posto allo sviluppo di una “teoria del Soggetto”, delle sue relazioni e delle sue interazioni.
Infatti, Corrao (Corrao, 1990b) sostiene che l’analisi sia una pratica conoscitiva continuamente in fieri piuttosto che un sapere già precostituito, i cui effetti sono visibili solo se sono trasformativi; essa è caratterizzata, fondamentalmente, dalle complessità e pluralità riguardanti sia il soggetto che l’oggetto, continuamente trasformate in nuove formazioni di significato, le quali non sono mai definitive, completamente compiute.
Inoltre, l’Autore sostiene l’importanza di porsi in un atteggiamento creativo, ludico, per comunicare in analisi: per fare ciò è necessario accettare anche la possibilità di comunicazioni del pensiero senza relazione tra loro, senza cercare il filo conduttore significativo. Secondo questa teoria, che egli definisce <<Teoria trasformazionale della conoscenza>>, l’associazione libera, nell’ottica sopra esaminata, è già, nella sua coerenza del tema, influenzata dall’angoscia, per cui va ritenuta un’organizzazione difensiva.
Egli ritiene, infatti, necessario che a volte il paziente sperimenti che l’analista accetta, tollera e non cerca a tutti i costi di organizzare la mancanza di senso delle sue comunicazioni.
Corrao, proprio in quest’ottica, considera l’organizzazione del non-senso una preclusione così come ritiene il cosmo organizzato una negazione del caos.
Intenzione dell’Autore è quella di creare un modello per rappresentare sempre la situazione analitica riferendosi a tutti i sistemi sensoriali, e crede di poterlo fare servendosi del simboli, come elemento insaturo che, in termini bioniani, rappresenta la <<non-cosa>>.
Corrao (Corrao, 1987b, p. 57) evidenzia anche che, parallelamente agli studi compiuti in Psicoanalisi sulla dimensione narrativa, è stata svolta una ricerca anche nel campo della semiotica, della letteratura e della narratologia, per l’interesse sempre crescente verso il narrativo nei suoi aspetti fenomenologici e morfologici.
Egli ritiene anche opportuno precisare che nell’esperienza analitica ogni resoconto narrativo dell’esperienza narrativa reale è una trasformazione di essa con le sue invarianti, ma ogni interpretazione che viene data durante l’analisi è a sua volta una trasformazione di senso con le sue invarianti.
Il lavoro analitico, in pratica, è composto, secondo Corrao, di un’esperienza che l’analizzato sente e cui dà significato in un certo modo, la quale poi viene descritta nuovamente e investita di un nuovo significato, cioè raccontata in un altro modo ancora dall’analista.
Quindi, nella situazione analitica, avviene un continuo rinarrare, ridescrivere e resignificare gli eventi significativi, in quanto ogni vissuto viene sempre costruito e ricostruito attraverso resoconti narrativi espliciti od impliciti, ed è suscettibile di ulteriori interpretazioni trasformative.
Inoltre, Corrao (Corrao, 1984a) ritiene importante che il ricercatore abbia piena consapevolezza del complesso universo semiotico che caratterizza l’esperienza di gruppo e che acquisti familiarità con i fenomeni ad esso connessi (simboli, tracce, icone, sintomi, segni, segnali) a partire da un modello semiologico valido sul piano operativo e su cui poter basare le interpretazioni e le elaborazioni con cui il gruppo cerca di costruire dei significati.
Secondo l’Autore (Corrao, 1982b) il microgruppo a funzione analitica è simultaneamente una struttura unitaria e molteplice, che genera <<attività mentali transindividuali e che fa un uso specifico di un pensiero multiplo o multifocaledi tipo metalogico>> dando origine così ad un universo linguistico simbolico polisemico.
Per quanto riguarda invece l’analisi duale, Corrao (Corrao, 1980a), riferendosi ai parametri fondamentali della relazione analitica -la cui ricerca è fondamentalmente rivolta, a suo avviso, a <<tempo, spazio, memoria e fantasia>> ed alla verifica, inoltre, di un <<modello dellacronotopologia>>- ritiene che la memoria della coppia sia strutturata come <<cronotaxis>> e la fantasia condivisa come <<topos creativo>>.
Infine, sempre da un punto di vista proprio dell’Autore e concernente, appunto, gli aspetti da lui definiti cronotopologici, sembra opportuno ritornare al tema della passione, per evidenziare come Corrao (Corrao, 1977) ritenga un punto di svolta nell’evoluzione dei modelli psicoanalitici il fatto che le relazioni spaziali e le relazioni di significato si rimandano reciprocamente ad una <<topologia delle passioni>>; aspetto fondamentale è infatti che le serie spaziali (sincroniche) e quelle temporali (diacroniche) di eventi vengono ordinate in configurazioni che esprimono le relazioni tra le passioni e gli oggetti.
4.3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
In sintesi, ritengo opportuno evidenziare che Corrao, particolarmente interessato al tema delle passioni, abbia considerato il contributo teorico di Green di notevole importanza per la Psicoanalisi. Infatti, lo studio analitico compiuto da Green sulla teoria pulsionale freudiana ha permesso di operare, secondo l’Autore, un ulteriore salto di qualità -rispetto al modello pulsionale classico- nella considerazionedegli affetti come elementi fondamentali della vita emotiva, sia intrasoggettiva che intersoggettiva. Inoltre, a mio avviso, sia Green che Corrao, se pur da vertici diversi, hanno rilevato l’ampia gamma di espressione degli stati affettivi, nelle loro sfumature, a volte non prive di contraddizioni ed incongruenze; tali aspetti non erano stati riconosciuti, precedentemente, da Freud, il cui modello psicoanalitico era maggiormente orientato verso una causalità lineare.
In questa nuova ottica, quindi, ritengo che in particolare Corrao si sia fatto sostenitore di una tesi innovativa in campo psicoanalitico, ritenendo che gli affetti e le passioni nella loro espressione tumultuosa non vadano più considerati fattori di disordine, bensì un qualcosa che accompagna inscindibilmente gli aspetti cognitivi, permettendo, così, il riconoscimento della complessità della psiche umana.
Green ha considerato in particolar modo il linguaggio come espressione della complessità degli affetti nei loro multiformi significati, evidenziando la stretta connessione esistente tra linguaggio ed affetto. Questo tema del linguaggio in relazione agli affetti è stato, a mio parere, maggiormente ampliato da Corrao, il quale analizzandolo anche da una prospettiva semiologica, lo considera una forma di comunicazione tipicamente relazionale, intersoggettiva.
Peraltro Corrao, dedicatosi anche alla dimensione narrativa in Psicoanalisi ed alla <<cronotopologia>>, considera il linguaggio anche da questi vertici, ampliando ulteriormente gli orizzonti, sia teorici che clinici, della Psicoanalisi; infatti, egli, partendo da una prospettiva che definisce <<topologia delle passioni>>, ha reso possibile valutare in campo psicoanalitico il carattere relazionale delle passioni, attraverso l’analisi degli aspetti spazio-temporali e della pluralità di significati o polisemia, temi estesamente trattati dal nostro Autore nella sua opera.
CAPITOLO V - LA LETTURA DI CORRAO DELCONCETTO DI PASSIONE
5.1. IL CONCETTO DI“PASSIONE” NELL’OPERA DI CORRAO
Nei suoi studi, Corrao si è particolarmente interessato del concetto di passione, in Psicoanalisiprecedentemente trattato da Bion, il quale ne ha messo in evidenza il carattere relazionale. Il nostro Autore, proprio partendo da tale accezione data da Bion al termine passione, ha costruito un originale modello analitico, il “modello relazionale interattivo”, nel quale gli affetti, le emozioni, i sentimenti e le passioni , in precedenza considerati in Psicoanalisi come elementi di disturbo cognitivo, rumore nei flussi informativi, acquistano lo status di costruttori della complessità e della ricchezza del vivente. Corrao, infatti afferma: <<Il modello relazionale interattivo consente di definire gli “affetti” come modulatori cognitivi ed i “concetti” o i “percetti” (cioè i costrutti cognitivi) come modulatori affettivi. Con tale orientamento gli affetti, le emozioni, i sentimenti, le passioni, prima valutati negativamente come turbolenze inefficaci dalle teorie classiche della conoscenza, o come “rumori” disturbanti dalla teoria dell’informazione, acquistano la rilevanza di fattori ordinatori>> (Corrao, 1992, pp.15-16).
Corrao arriva a dimostrare tale tesi, attraverso l’esplorazione dell’arte, l’analisi di varie discipline e, in particolare, rivisitando la filosofia, la tragedia greca, e ripercorrendo tutto il pensiero psicoanalitico, a partire da Freud, fino alle teorie più recenti.
5.1.1. Le genesi del concetto di passione in Corrao
Corrao (Corrao, 1992), ritenendo impossibile trovare <<delle corrispondenze univoche tra conoscenza e mondo dato>>, valuta l’opportunità di riferirsi ad <<oggetti analitici come costrutti operazionali, teleonomici e funzionali>>. In virtù di tali considerazione, quindi, Corrao, nella maggior parte dei suoi lavori dedicati al tema della conoscenza, segue il pensiero di Bion, il quale teorizza l’esistenza di oggetti speciali, ovvero gli oggetti analitici.
L’Autore ricorda che, secondo Bion (Bion, 1963), gli oggetti analitici sono:
Inoltre, precisa il nostro Autore,nella formulazione fatta da Bion gli oggetti analitici hanno tre dimensioni, cioè si estendono nel campo dei sensi, del mito e delle passioni.
Per quanto concerne il campo della passione, Corrao sostiene che, con la graduale estinzione della Teoria dell’oggetto, si è andata sempre più affermando la Teoria delle trasformazioni, la quale ha dato il via ad un nuovo filone di studi e di ricerca sui fenomeni affettivi, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, sui loro dinamismi e sulle loro trasformazioni, oltre che riguardo alle loro funzioni.
Corrao afferma testualmente: <<La progressiva afanìsi della teoria dell’oggetto e la graduale affermazione della teoria delle trasformazioni, ha conferito un rinnovato interesse allo studio della dinamica e della cinetica dei fenomeni psicologici, riproponendo una riattivazione dell’indagine sui derivati più oscuri degli incrementi pulsionali, cioè sugli Affetti ed i loro “Avators”; così come sulle loro valenze o importi quantitativi (“Affekt betragen”), sul loro valore (“Affektwert”) o aspetto qualitativo, sulla loro funzione di operabilità>> (Corrao, 1990a, p. 7).
Secondo Corrao (Corrao, 1992), ciò ha provocato un cambiamento del modo di osservare analitico, volto più verso l’intensionalità che verso l’estensionalità, così da dare un maggiore accento alla funzione di comunicazione e di influenza reciproca che gli affetti svolgono ed al loro uso teleonomico e cognitivo. A questo punto, secondo Corrao, è stato importante considerare il concetto di passione e le sue teorie, percorrendo il vasto raggio entro cui esso spazia, e che riguarda la filosofia, l’etica, la religione, la drammaturgia, la biologia, la psicologia, la semiotica e la narratologia.
Corrao (Corrao, 1992) parte dal presupposto che la passione contenga, ma al tempo stesso vada oltre la vita affettiva, in quanto abbraccia anche le inclinazioni e le tendenze dell’individuo, e, d’altro canto, ben si sposa con aspetti più cognitivi come le rappresentazioni, la capacità valutativa e decisionale, i valori e le intenzioni.
5.1.2. La lettura di Corrao dei concetti di passione e di catarsi in Freud, Spinoza ed Aristotele
Nell’ambito della Psicoanalisi, Corrao (Corrao, 1992) evidenzia come Freud utilizzi solo in pochi punti dei suoi lavori il termine passione. In particolare, Corrao evidenzia che, nel saggio Un ricordo di infanzia di Leonardo da Vinci, Freud (Freud, 1910) considera gli elementi affettivi, amore e odio, presenti in Leonardo, come subordinati alla pulsione di ricerca e trasformati continuamente in desiderio di conoscenza: solo nel momento in cui la conoscenza viene raggiunta, sottolinea l’Autore, Leonardo si lascia andare all’affetto fino ad allora frenato.
A tale riguardo, Corrao (Corrao, 1992, pp. 58-59) riporta la seguente citazione di Freud: <<Al pari di altri ho subito l’attrazione di quest’uomo (Leonardo da Vinci) grande e misterioso, nella cui natura ci pare di avvertire potenti passioni pulsionali che nondimeno riescono a manifestarsi soltanto in modo così stranamente attutito>> (Freud, 1910)
Corrao (Corrao, 1992) nota anche come Freud (Freud, 1915-17) parli delle passioni[4] riguardo al simbolismo dei sogni ed allo sviluppo libidico, considerandole <<sinonimi di pulsioni cattive, passioni>>, cioè emozioni cattive e violente che causano disordine e destano sorpresa.
Inoltre, Corrao (Corrao, 1990a, p. 8) evidenzia anche come, nella Comunicazione preliminare degli studi sull’isteria, Freud (Freud, 1895) affermi che <<la reazione della persona colpita dal trauma (psichico, ad es., un’offesa) ha un effetto “catartico” completo solo quando è adeguata come (ad es. nel caso) la vendetta>>.
In tal senso, quindi, secondo Corrao, “abreazione” e “catarsi” sono considerati dei sinonimi indicanti il concetto di scarica o <<deflusso>>, piuttosto vicino, a suo avviso, <<all’idea di purgazione, assegnata tradizionalmente al termine di kaqarsis usato da Aristotele>>, anche se l’Autore ritiene che la tradizione abbia, in tal senso, distorto il pensiero di Aristotele. Infatti, precisa Corrao (Corrao, 1990a, p. 8), Aristotele nella Poetica afferma che <<Tragedia è: mimesi di azione grave e compiuta... agita e non narrata, (che) attraverso pietà e terrore conduce alla purificazione di tali passioni>>; inoltre, anche dalla Politica di Aristotele si può, secondo Corrao, desumere che il filosofo considera la kaqarsis come purificazione attraverso le passioni e per nulla affatto purificazione dalle passioni (Corrao, 1990a, p. 8).
Corrao (Corrao, 1992) evidenzia che anche nell’Etica nicomachea Aristotele si è interessato delle passioni, se pur secondo un’ottica diversa, cioè distinguendo le virtù in quelle che riguardano l’esercizio dell’intelligenza ed in altre che riguardano il rapporto dell’intelligenza con la sensibilità e con gli affetti e considerando comunque tutte le virtù disposizioni acquisite ad agire in un certo modo: caratteristica della virtù è, secondo Aristotele, trovare una misura tra eccessi opposti, una misura in rapporto ai singoli individui ed alle loro esigenze.
Quindi, Corrao (Corrao, 1992), a partire dall’analisi compiuta sulla Poetica e la Politica, conclude che la connotazione che Aristotele dà al concetto di kaqarsis è nei termini di liberazione non dalle passioni, ma attraverso le passioni:solo attraversando le passioni possiamo sentircene liberi, con esse e non da esse.
L’Autore, tornando a Freud, afferma che questi si rifà molto all’interpretazione spinoziana, secondo la quale l’uomo si libera dalle passioni grazie alla conoscenza, in quanto le passioni viste in qualità di affetti più intensi di amore e odio possono essere trasformate dalla ragione per divenire proprio punto di partenza della ricerca conoscitiva. Corrao, analizzando il pensiero spinoziano, osserva come al centro degli studi del filosofo ci sia l’uomo, capace di vivere sia con l’aiuto della natura che con l’aiuto della ragione senza diventare schiavo delle passioni, ed evidenzia anche come Spinoza, peraltro, non attribuisca mai agli affetti, alle passioni ed ai desideri alcuna connotazione di giudizio.
Inoltre, secondo Corrao (Corrao, 1992), Spinoza acutamente anticipa la descrizione dell’ambivalenza emotiva, da lui definita <<fluttuazione d’animo>> e della <<identificazione affettiva>>, e, ancora, mette in risalto la connessione tra idee e passioni, considerando queste ultime come il risultato di una mancata possibilità di capire razionalmente uno stato psicologico (<<idee inadeguate>>).
Nell’Etica di Spinoza, Corrao individua seppur nel rispetto del principio di unità mente-corpo anche una possibilità di collegare le speculazioni del filosofo al pensiero di Bion sulla conoscenza vera, la quale non interferisce mai con un affetto, se non quando è <<considerata come un affetto>>.
Corrao ritiene che il modo di considerare le passioni, da parte di Freud, Spinoza ed Aristotele possa rispondere al problema del modello teorico pulsionale freudiano, nel momento in cui si ponga il concetto di pulsione in rapporto di eguaglianza con quello di passione.
Corrao infatti afferma che <<la soluzione è semplice e consiste nel porre in un rapporto equazionale il concetto di pulsione e quello di Passione (p = P)>>( Corrao, 1992, p. 62).
Anche Green ricorda Corrao, citandone il lavoro del 1991, Passioni e loro destini (intitolato così, secondo l’Autore, in riferimento provocatorio al saggio freudiano Pulsioni e loro destini) è favorevole a considerare una pulsione la passione erotica provata dalle pazienti isteriche nei confronti di Freud e Breuer, attraverso il transfert.
Quindi, partendo dalla considerazione della differenza esistente tra l’attuale metodologia terapeutica dell’analisi e la cura catartica di cui parlava Freud, si può trovare secondo Corrao (Corrao, 1992) una corrispondenza tra il pensiero aristotelico e quello freudiano vista l’attenzione sempre maggiore rivolta agli stati emotivi con cui la cura oggi viene tecnicamente esercitata, ma solo qualora il processo passionale sia mediato <<dalla funzione dell’evento esperienziale soggettivo>> (Corrao, 1990a, p. 9) oppure da un sistema relazionale intersoggettivo, che Freud ritiene essere una comunicazione linguistica adeguatamente espressa ed Aristotele attribuisce, invece, al teatro ed alla musica. Corrao sottolinea che solo attraverso questa esperienza di condivisione bipersonale o multipersonale, si può rendere la persona consapevole, a vari livelli, delle proprie turbolenze passionali, in modo da permetterne la trasformazione in soggetto consapevole dei propri stati affettivi.
Corrao afferma infatti: <<Un’esperienza vissuta di questo tipo, caratterizzata da grandi variabili di coscienzialità, rende possibile la restituzione alla struttura del soggetto della turbolenza passionale, determinandone la trasformazione eventuale, purché nel campo del vissuto sia reperibile un referente umano, disposto alla condivisione bipersonale o multipersonale>> (Corrao, 1992, pp. 64-65).
Ciò comporterà, secondo Corrao, essenzialmente un superamento del dualismo tra passione e ragioneproprio del filone cartesiano- che viene operato da Spinoza, muovendo da Platone, e che viene poi ripreso da Freud e porterà all’uso di operatori modali come qualificatori dei soggetti della passione <<dal punto di vista del potere, del dovere, del volere, del credere>> e, anche nell’accezione data da Tommaso D’Aquino, di quantificatori soggettivi (tensione - forza - durata - intensità), oltre che di operatori logici <<attraverso l’applicazione tecnica di logiche non bivalenti, analogiche, ovvero abduttive>>. Inoltre, tutto ciò che riguarda le passioni sembra ricondurre, secondo Corrao (Corrao, 1992), al concetto di thymosin tutte le sue varianti che gli Stoici hanno già descritto in modo particolareggiato: epitimia - ipotimia - ipertimia - diatimia - catatimia -anatimia.
Quindi, l’Autore afferma che tutto ciò che impedisce il fluire delle passioni, pur nel loro effetto catastrofico, risulta poco utile per il benessere psicologico sia individuale che gruppale, in quanto ritiene che gli affetti svolgano l’importante funzione di modulatori cognitivi e di fattori ordinatori della personalità, necessari sia per la formazione del legame che per raggiungere la conoscenza, permettendo così l’attività di pensiero.
Egli afferma: <<Se è pur vero -il senso comune lo constata- che l’incremento o l’addensamento eccessivo della passioni, ed ancor più la loro polarizzazione, ha effetti sfavorevoli o addirittura disastrosi nei confronti dei “soggetti” e degli “oggetti” coinvolti, è vero altresì -la pratica analitica lo conferma- che qualsiasi impedimento od ostruzione inerna, volta ad ostacolare il flusso dei moti passionali, provoca effetti altrettanto svantaggiosi per la vita psichica degli individui e dei gruppi>> (Corrao, 1992, pp. 65-66).
Corrao, a conferma di quanto sopra, cita Bion, il quale sottolinea in Elementi della Psicoanalisi il carattere relazionale della passione, mettendo in risalto come nel legame, nell’esperienza emotiva sia implicito il concetto di relazione tra due parti della stessa mente o tra due menti.
Le passioni, quindi, afferma Corrao, possono così essere pensate, elaborate ed anche utilizzate, tenendo presente il loro carattere relazionale evidenziato da Bion.
5.1.3. Lo psicodramma e la catarsi delle passioni nella tragedia greca
Corrao (Corrao, 1961b), nel parlare dello psicodrama, un metodo di gruppo usato a scopo psicoterapeutico e psicodiagnostico -introdotto sin dal 1919 da Jacob Moreno, e poi modificato ed integrato in base a parametri psicoanalitici da Lebovici e Diatkine (1950)- con il quale è possibile trattare vari tipi di patologie, individuali o collettive, relazionali o private, intende affrontare anche da questa prospettiva il tema della “catarsi delle passioni”.
L’Autore parte dal presupposto che la possibilità di realizzazione e di espressione di ogni individuo implichi un modo di essere in rapporto agli altri, alla realtà che lo circonda. Ogni situazione, dice Corrao, intesa come essere in mezzo ad altri, è caratterizzata da una struttura, un sistema relazionale connettivo variabile, dinamico, per cui risulta utile riferirsi allo psicodrama per poterla comprendere meglio.
Infatti, Corrao (Corrao, 1961b, p. 141), riferendosi a Sartre, afferma: <<il mio posto, il mio corpo, il mio passato, il mio prossimo, tutto ciò che mi circonda, sono i fatti reciprocamente collegati che definiscono la fattualità della mia “situazione” e disvelano il fondamento del mio essere - in - situazione. Il mio essere un esistente “in mezzo” ad altri esistenti>>.
Corrao descrive poi le regole -ispirate al principio dell’attualizzarenell’hic et nunc- e le varie tecniche ed i meccanismi che permettono nella prassi di realizzare lo psicodrama; la scena è uno spazio aperto con al suo interno una zona rappresentazionale circoscritta in cui agiscono i partecipanti (protagonista-Ego-ausiliari), al cospetto di un uditorio che partecipa attivamente e simpaticamente (nel senso di sun paqos) a ciò che viene rappresentato.
Al riguardo, Corrao precisa che gli ego-ausiliari svolgono ruoli rappresentanti, sia nel concreto che simbolicamente, le persone del mondo privato del paziente o le figure del suo mondo interno.
Lo psicodrama, quindi, consiste nel rappresentare ed esprimere eventi o fantasie importanti per il paziente, rivelando così, secondo Corrao (Corrao, 1961b), anche il modo di relazionarsi che egli ha verso gli altri ed il tipo di comunicazione interpersonale per lui significativo (tele).
Corrao passa ad esaminare come Moreno ritiene che questi due elementi del processo psicodramatico consentono al paziente di raggiungere la catarsi mentale attiva dei suoi contenuti interni, delle sue emozioni, attraverso un autorappresentarsi ed un presentare le persone del suo ambiente. Corrao (Corrao, 1961b, p. 144) specifica che la teoria di Moreno dello psicodramma si basa sui concetti: <<
e sulle equazioni fondamentali:
La terapia è fondatainvece su un procedere spontaneo della prassi.
Corrao ritiene che Moreno, pur presentandosi come un neo-aristotelico, usi in modo improprio il concetto di catarsi, assumendolo nell’erroneo significato tradizionale di purificazione dalle passioni.
L’Autore, richiamandosi alla Poetica di Aristotele, sottolinea invece che l’esegesi storica e filologica ha consentito di interpretare correttamente il termine catarsi-basilare per comprendere il teatro e la tragedia: <<la tragedia è imitazione (mimési) di azione (praxis) grave e compiuta, di una determinata estensione (temporale)... dovuta ad attori: per mezzo della compassione e del timore (fobia) ottiene la purificazione (catarsi), che è opera di tal genere di passioni (patéma)>> (VI, 1449).
Quindi, continua Corrao,la catarsi è purificazione ottenuta per mezzo della passione, e ciò è confermato anche nella Politica di Aristotele (7-1342), dalla quale si puòcorrettamente evincere, secondo Corrao, come la catarsi sia generata da compassione, timore e passioni analoghe.
Corrao, escludendo categoricamente che il termine catarsipotesse avere per Aristotele un significato di purificazione in senso fisiologico, anche se ciò è stato a volte sostenuto, evidenzia anche che la ricerca storico-genetica di tale concetto ha trovato la sua fonte semantica sia in Pitagora che nel poema Purificazioni di Empedocle; entrambi i filosofi ritengono che le passioni suscitate dalla contemplazione delle antinomie e dei contrasti fisici e morali possono portare alla catarsi .
In sintesi, anche sulla base di questo excursus filosofico, Corrao afferma che il processo conoscitivo porta, attraverso l’angoscia, alla purificazione.
Infatti, nota Corrao (Corrao, 1961b), Aristotele conclude la Politica affermando che la contemplazione genera la catarsi più che l’apprendimento (matési). Secondo Corrao, questo processo si è esteso ad un sempre più ampio campo di esperienze spirituali. Quindi, conclude che l'uso del termine catarsi fatto da Moreno sia del tutto improprio, anche se quest'ultimo ha distinto la catarsipassiva (aristotelica) vissuta dallo spettatore -dalla catarsiattiva, esperienza unica ed irripetibile, propria dell’attore, nello psicodramma.
Corrao nota però anche qui che il processo della catarsi attiva non si discosta molto dall’abreazione, in quanto entrambi sono caratterizzati dall’esprimere idee ed affetti rimossi.
Anche il termine drama, secondo Corrao, è usato in modo ambiguo da Moreno, in quanto esso definisce l’azione agita, rappresentata, ma solo allo scopo di essere “contemplata”, quindi avulsa dal conteso dell’agire, mentre l’azione vissuta, agita e sofferta personalmente è definita dromenon e riguarda aspetti mistici-rituali (sacrali o magici) pre-teatrali e pre-dramatici.
In effetti, Corrao (Corrao, 1961b, p. 146) ritiene che la nascita del teatro è avvenuta proprio con con il passaggio <<dall’azione subita all’azione considerata, dal dromenon al drama>>.
Corrao, quindi, riferendosi ad Aristotele ed alla tragedia greca, che ritiene di grande utilità per l’esplorazione della vita psichica sia individuale che collettiva, usa il termine kaqarsis in senso aristotelico, cioè come purificazione, non dalle passioni, ma attraverso le passioni.L’Autore, infatti, sostiene con forza che nella misura in cui ci lasciamo attraversare dalla passioni, ci appassioniamo, possiamo pensare le passioni, trascenderle, conoscerle -a differenza di quanto sostengono Cartesio, Spinoza, Platone e gli Stoici- e liberarcicon esse, non da esse.
5.1.4. La catarsi delle passioni nei miti
Corrao avvalora la propria tesi circa la necessità di liberarci attraverso le passioni, servendosi anche dei miti che, a suo avviso, hanno carattere escatologico. In particolare, rileggendo nell’ottica di Levi Strauss la versione wagneriana del mito di Parsifal, l’Autore evidenzia quanto sia importante attraversare le passioni, esserne attraversati, per poter raggiungere la conoscenza. Infatti, Corrao (Corrao, 1987b) evidenzia che Parsifal non comprenderà l’enigma del Graal e non potrà, quindi, risolverlo se non rivivrà il dramma che ne è all’origine, cioè solo se attraverserà fino in fondo la passione che ha fatto ammalare il re Amfortas, interrompendo così la comunicazione tra mondo soprannaturale e mondo terrestre (rappresentato dalla corte di re Artù). Al riguardo Corrao afferma: <<Questo dramma consiste in una rottura. Poiché l’eroe la sperimenta nella sua carne, la rottura non si limita a situarsi tra il nostro mondo e l’aldilà, ma ha luogo tra la sensibilità e l’intelligenza, tra l’umanità sofferente e le altre forme di vita>> (Corrao, 1987b, p. 64).
5.1.5. L’arte e la catarsi delle passioni
Corrao (Corrao, 1965b) ha svolto anche un’interessante ricerca sulla relazione esistente tra la creazione artistica e la catarsi delle passioni. Egli, infatti, ritiene che l’arte possa essere intesa sia come un hobby, un’attività ricreativa fine a se stessa, che come un’attività il cui fine è permettere di sfogare sentimenti, passioni represse, per potersene liberare in modo catartico. L’artista, secondo Corrao, inventa le sue creazioni per rappresentare, in modo astratto e simbolico, il proprio mondo interiore, i sentimenti che intende comunicare e che solo così, attraverso l’oggetto artistico, possono essere efficacemente espressi.
A tal riguardo, infatti, l’Autore afferma: <<I valori estetici possono essere considerati: o come soddisfazioni dirette, cioè piaceri o fruizioni di piaceri; o come valori strumentali, cioè mezzi di adempimento di necessità biologiche. Si può cioè trattare di interessi senza alcun orientamento telico, come giochi od hobbies, oppure di attività finalizzate all’incremento dell’agire nel mondo, che intensificano la cognizione, rafforzano la morale, integrano i gruppi sociali, o possono puramente dare sfogo a sentimenti, “passioni” o tendenze represse, giungendo alfine ai momenti di una catarsi liberatoria>> (Corrao, 1965b, p. 238).
5.1.6. Le passioni come fattore di integrazione
Corrao, nel sottolineare l’importanza dello sviluppo di un “sistema relazionale intersoggettivo”, evidenzia che in esso gli affetti, le emozioni, i sentimenti e le passioni vadano intesi come complementari ai costrutti cognitivi e come dei “modulatori cognitivi”.
L’Autore rileva la possibilità, insita in ogni persona, di oscillare tra affetti e pensiero, i quali non sono più visti in opposizione l’uno all’altro, ma in relazione sinergica tra loro. Quindi, mentre inizialmente, nella teoria psicoanalitica, le passioni erano considerate negativamente e viste come turbolenze interferenti con aspetti più propriamente cognitivi, per Corrao, invece, esse assumono il ruolo di “fattori ordinatori” delle personalità, una forza stabilizzatrice, un potente mezzo di costruzione dell’identità e di integrazione della persona. A tale proposito, Corrao (Corrao, 1990b) si riferisce anche a ciò che accade in analisi per evidenziare che le interpretazioni producono un trauma, in quanto rompono una certa visione del mondo, alterano degli equilibri nel campo della conoscenza, provocano stati affettivi turbolenti. L’Autore considera che si tratta di un qualcosa che, se da una parte genera una piccola catastrofe, dall’altra riordina, anche in tempi veloci, l’equilibrio interno degli affetti, delle emozioni e delle conoscenze, così da rompere gli ostacoli e le scissioni (noetiche e dianoetiche) proprie dell’attività conoscitiva intellettiva e di quella discorsiva, tenute in vita da conflitti ed incoerenze interni. Nel momento in cui diminuiscono i conflitti, è possibile dar vita ad una nuova visione del mondo, organizzata in modo tale da migliorare qualitativamente la vita psichica delle persone.
Da ciò è quindi possibile desumere che Corrao considera passione e ragione, non in opposizione, ma in relazione sinergica tra loro.
5.1.7. La passione come mezzo per raggiungere la conoscenza
Corrao, considerando la passione un mezzo per raggiungere la conoscenza, ha sempre sostenuto che, sul versante della pratica analitica, una conoscenza sempre più ampia e profonda possa emergere solo da un attraversamento degli affetti e delle passioni.
Infatti, Corrao (Corrao, 1990b) ritiene che, in campo psicoanalitico, la conoscenza richiede un grande e costante lavoro, come si può desumere da un’esperienza condotta da Bion con un suo paziente: Bion immagina sé ed il paziente vedere reciprocamente la formazione -al di sopra delle loro rispettive teste- di nuvole di probabilità, che poi si trasformano in nuvole di possibilità. Nel campo analitico, tra lui ed il paziente -come un’immagine visiva- è possibile avvertire una tensione; poi, le nuvole di possibilità si trasformano in nuvole di dubbio ed anche in nuvole ovvero nuvole caratterizzate dai vari affetti, da una svariata gamma di emozioni (di certezza, di depressione, di dolore, di colpa, di speranza e di timore).
L’Autore (Corrao, 1984a) è convinto che comunque la pratica analitica insegni come sia improduttivo riferirsi ad un modello di conoscenza basato su una causalità lineare, tale da non permettere di considerare ciò che accade in termini di trasformazioni, di variazioni e di cambiamenti catastrofici.
Corrao sostiene che in analisi il processo di conoscenza è caratterizzato da una serie di destrutturazioni e successive strutturazioni di nuove aree di significato ed infatti al riguardo scrive: <<Se vorremo ora mettere a fuoco il campo specifico della Psicoanalisi, dobbiamo richiamare alla mente le operazioni analitiche fondamentali, cioè: percepire, riconoscere, de-simbolizzare, rsimbolizzare, de-strutturare, ri-strutturare...>> (Corrao, 1985b, p. 15).
5.1.8. Le passioni e la pratica analitica in Corrao
Corrao ha sempre avuto un interesse, non solo teorico, ma anche e soprattutto clinico per le passioni. Infatti egli (Corrao, 1956a), nel trattare un caso clinico di una certa gravità, evidenzia la necessità di riconoscere il proprio odio, il proprio terrore, per poterlo pensare: il non riconoscerlo, infatti, a suo avviso, non lo rende pensabile.
Quindi, secondo Corrao, la pensabilità di un’emozione, di un affetto può essere realizzata solo mediante l’essere attraversati dall’affetto, dalla passione ed il riuscire a riconoscere ciò.
È importante, secondo Corrao, tollerare e poter pensare le passioni. Anche dalle supervisioni da lui condotte nei “Gruppi di Modellizzazione” è evidente in Corrao il grande interesse per il tema delle passioni ed il valore che egli dà agli affetti.
L’Autore (Corrao, 1993c) infatti evidenzia, in un caso specifico, la mancanza di legami affettivi nel gruppo analitico, nel quale egli rileva la presenza di una difficoltà, che è espressa dai tentativi fallimentari di instaurare legami o una compattezza integrata, ed afferma che proprio il depauperamento delle cariche affettive circolanti, o dei legami, dei collanti affettivi genera nel gruppo depressione.
Al riguardo, Corrao ritiene che la depressione nel gruppo si possa affrontare, in senso bioniano, promuovendo o addirittura creando una prospettiva di assunto di base di dipendenza, che, a suo avviso, è quella in cui la depressione può essere gestita e trasformata in una minore sofferenza e che, nel caso specifico, può creare condizioni migliori perché si instaurino dei legami affettivi.
5.1.9. La lettura sociologica delle passioni in Corrao
Il grande interesse che Corrao nutre per la problematica relativa alle passioni lo induce a compiere al riguardo anche un’analisi di tipo sociologico sulla condizione psicologica dell’uomo nella società contemporanea.
Egli evidenzia che, ponendosi in una prospettiva di comprensione empatica, si possa cogliere il disagio che l’uomo vive, sul piano psicologico, nell’attuale società, la quale è, a suo parere, sempre più strutturata ed informatizzata e non dà molte possibilità di avere degli ideali, di credervi e di vivere sentimenti di solidarietà e di sicurezza. Al riguardo testualmente afferma: <<In questo quadro l’uomo d’oggi ha perduto gran parte della sua capacità di capire se stesso e le sue passioni, che quindi respinge e reprime con diffidenza e paura, in modo tale che queste si espandono senza direzione o si addensano bruscamente, per poi provocare eruzioni ed esplosioni improvvise>> (Corrao, 1992, p. 53).
A prova di ciò, Corrao (Corrao, 1952, p. 52) rileva una sorprendente affinità tra gli eventi descritti nei miti, ad esempio, nei miti dionisiaci -dove si ritrovano il filicidio o l’infanticidio, il cannibalismo, l’omofagia, ma anche la necrofagia, la ferocia omicida individuale e di gruppo- ed i fenomeni di violenza sempre più frequenti nella società odierna; egli afferma al riguardo che i segni dell’adesione dell’immaginario collettivo a tali rappresentazioni di fenomeni violenti sono riscontrabili nella letteratura, nel cinema, nell’enfasi posta su un certo tipo di cronaca, e nei messaggi che alcune trasmissioni televisive ci inviano. Esempio ne è la connessione riscontrabile tra le Baccanti di Euripide, il romanzo di Harris Il silenzio degli innocenti ed il film da esso tratto.
Evidentemente, la concezione di Corrao della liberazione delle passioni mediante il loro attraversamento potrebbe anche offrire all’uomo dei nostri giorni una via per superare i suoi disagi.
CONCLUSIONI
A conclusione della ricerca da me effettuata, ritengo opportuno evidenziare gli aspetti più significativi dell’itinerario seguito, delinearele risultanze cui sono pervenuta ed esporre le mie valutazioni personali.
Innanzitutto, mi preme sottolineare alcune delle difficoltà da me incontrate nel portare avanti la ricerca.
La prima di tali difficoltà riguarda la scarsa disponibilità di materiale bibliografico dell’Autore, dovuta al fatto che Corrao non amava molto scrivere, preferendo all’esposizione scritta quella orale, più fascinosa e più congeniale a chi mira, non tanto alla esposizione sistematica delle proprie idee, quanto alla scoperta, continuamente in fieri, della verità.
Al riguardo, è anche da tenere presente che attualmente sono disponibili pochi saggi critici sull’Autore.
Relativamente agli scritti di Corrao,poi, la difficoltà maggiore da me incontrata riguarda la complessità del suo stile. Corrao, nelle sue esposizioni, ha usato spesso dei neologismi, estraendo termini dalla tradizione latina e greca ed inserendoli nel suo linguaggio analitico; inoltre, i suoi scritti sono per lo più sintetici. Ciò, tuttavia, pur avendomi creato delle difficoltà nei tentativi di tradurre e decifrare tali neologismi, è stato per molti versi stimolante, in quanto mi ha permesso di cogliere dei significati che non rappresentano delle verità assolute, ma mostrano piuttosto l’apertura dell’Autore alla ricerca di un sempre nuovo senso.
L’impressione che ho avuto, nel leggere i suoi scritti è stata quella di un ampliamento degli orizzonti nel modo di pensare le cose, tanto che, pur avendo la sensazione di comprendere il messaggio in essi contenuto, mi sembrava3i della creazione artistica come forma di catarsi liberatoria delle passioni e l’uso del “modello relazionale interattivo” come strumento di indagine.
I risultati cui sono pervenuta attraversolaricerca da me effettuata sono molteplici e, a mio parere, rilevanti ai fini della comprensione del pensiero di Corrao relativamente al tema delle passioni.
Pur considerando Freud uno studioso molto geniale, in virtù della scoperta che egli ha fatto dell’inconscio, Corrao se ne allontana, per abbracciare una logica di tipo casuale, che, a suo avviso, Freud aveva intuito, ma non aveva potuto far propria, a causa dei condizionamenti della cultura razionalista del suo tempo, che ha finito con l’imporgli una logica di tipo lineare, alla quale, secondo Corrao, egli poteva sottrarsi soltanto mediante il ricorso alla metafora.
Peraltro, di Freud Corrao ha ritenuto molto utile, ai fini della costruzione del proprio “modello relazionale interattivo”, la teoria del transfert e del controtransfert.
Inoltre, per quanto riguarda in modo specifico la concezione delle passioni, possiamo prendere atto che Corrao si distacca dal pensiero freudiano, nel quale egli ha individuato una matrice filosofica -che si ritrova in Cartesio e Spinoza ed affonda le sue radici negli Stoici e in Platone- secondo la quale la ragione, nel momento in cui si purifica dalle passioni, diventa più libera. Infatti, Corrao, compiendo un’approfondita analisi della tragedia greca e del concetto di catarsi in Aristotele, fa propria l’idea che la catarsi sia, non tanto liberazione dalle passioni, quanto liberazione attraverso le passioni.
È proprio a partire da tale analisi che Corrao mette in luce quanto siano importanti le passioni e come sia positivo attraversarle pienamente per potersi sentire psicologicamente più liberi.
Quindi, a mio avviso, con Corrao, le passioni, prima considerate negativamente e viste come turbolenze interferenti con gli aspetti cognitivi, assumono invece il ruolo di “fattori ordinatori” della personalità, una forza stabilizzatrice ed un potente mezzo di costruzione dell’identità e di integrazione della persona.
In effetti, Corrao non ha mai considerato passione e ragione in contrasto tra loro, quanto piuttosto come delle forze operanti sinergicamente.
Corrao asserisce che in ogni persona, ma anche nella coppia analitica e nel gruppo analitico, vi sono continue oscillazioni tra affetti e pensiero, oscillazioni che egli ritiene fonte di creatività e di crescita psicologica.
Relativamente a Freud, è ancora da evidenziare che Corrao ha cercato di trovare una corrispondenza tra il pensiero freudiano e quello aristotelico, considerando la possibilità di mediare il diverso modo di intendere le passioni attraverso l’introduzione di un “sistema relazionale intersoggettivo”, ma, a mio avviso, questo è stato solo un suo tentativo di non distaccarsi nettamente dal modello freudiano,in quanto Corrao si distanzia comunque, sia dal punto di vista teorico che clinico, dalla Psicoanalisi classica, per volgersi verso un originale e creativo modo di considerare le passioni come qualcosa che, se da una parte altera gli equilibri e provoca degli sconvolgimenti interiori, dall’altra esprime in modo del tutto affascinante e veridico la complessità della natura umana e della psiche.
Alla creazione del “sistema relazionale intersoggettivo” Corrao è pervenuto anche attraverso l’analisi della teoria kleiniana delle “relazioni oggettuali”, grazie alla quale è stato possibile ampliare la prospettiva strettamente intrasoggettiva del modello pulsionale freudiano, anche attraverso l’introduzione del concetto di fantasia inconscia.
Dalla ricerca da me effettuata emerge che un notevole apporto al “modello relazionale intersoggettivo” viene in particolar modo anche dal pensiero di Bion, del quale Corrao ha apprezzato e condiviso l’originale lettura del concetto di passione inteso nel suo carattere relazionale. Proprio a partire dal modello bioniano degli “Oggetti Analitici”, Corrao ha introdotto il suo originale modello, nel quale ha innovativamente considerato gli affetti, le emozioni e le passioni, non solo come aspetti complementari a quelli più propriamente cognitivi, ma anche come dei veri e propri“modulatori cognitivi”.
Mi preme ancora rilevare il contributo teorico dato alla elaborazione della concezione della passione di Corrao da Green, grazie ai suoi studi sugli affetti, da lui ritenuti come <<rappresentanti della passione>> e, come tali, fondamentali nella vita emotiva sia intrasoggettiva che intersoggettiva.
Di Green, peraltro, Corrao ha condiviso anche la concezione del linguaggio come espressione della complessità degli affetti nei loro multiformi significati e quindi la stretta connessione tra linguaggio e affetto.
Infine, è da tenere presente che Corrao convalida la sua concezione della passione anche rivisitando i miti, nei quali ritrova una corrispondenza con l’idea che l’attraversamento delle passioni permette di raggiungere la conoscenza.
In conclusione, vorrei affermare che Corrao ha affrontato -in modo peculiare e del tutto innovativo rispetto alle precedenti trattazioni fattene in Psicoanalisi da altri autori- il tema delle passioni e, in una forma estremamente originale,ha introdotto anche nella pratica clinica una nuova prospettiva da cui considerarle, valorizzandole e creando la possibilità di esprimerle pur nei loro aspetti meno accettabili, per permetterne la pensabilità e, quindi, il superamento, ai fini di un miglioramento della qualità della vita psichica.
In sintesi, la passione è per Corrao un mezzo per sviluppare la conoscenza, richiesta di verità, ricerca e realizzazione di legame.
A conclusione, credo di poter dire che la ricerca effettuata mi ha consentito, non solo di ampliare gli orizzonti culturali, ma anche di maturare una maggiore apertura nel considerare la complessità della psiche umana, senza pregiudizi, uscendo dalla logica canonica ed aprendomi ad una logica dei possibili.
A Francesco Corrao debbo infine la disponibilità ad accettare di vivere appieno le mie passioni, senza negarle, senza averne paura, per potermene liberare e quindi arrivare a pensarle.
BIBLIOGRAFIA
(Le opere di F. Corrao sono riportate secondo la classificazione ufficiale curata da Teresa Corrao e pubblicata in Koinos Gruppo e funzione analitica, Anno XV, nn. 1-2 Gennaio-dicembre 1994)
ABRAHAM, K. (1908), Le differenze psicosessuali fra isteria e dementia praecox, Opere, vol. I, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1908), Relazioni psicologiche tra sessualità e alcolismo, Opere, vol. I, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1909), Sogno e mito: uno studio di psicologia dei popoli, Opere, vol. II, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1910), Stati onirici e isterici, Opere, vol. II, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1911), Giovanni Segantini: un saggio psicoanalitico, Opere, vol. II, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1920), La psicoanalisi come fonte di conoscenza per le scienze morali, Opere, vol. II, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1922), Salvataggio del padre e uccisione del padre nelle fantasie dei nevrotici, Opere, vol. I, Boringhieri, Torino, 1975.
ABRAHAM, K. (1925), Psicoanalisi e ginecologia, Opere, vol. I, Boringhieri, Torino, 1975.
ARISTOTELE (1964), Poetica, Laterza, Bari, 1964.
ARISTOTELE (1965), EticaNicomachea, Laterza, Bari, 1965.
ARISTOTELE (1966) Politica, Laterza, Bari, 1966.
BION, W.R. (1961), Esperienze nei gruppi, Armando, Roma, 1971.
BION, W.R. (1962b), Apprendere dall’esperienza, Armando, Roma, 1972.
BION, W.R. (1963), Elementi della psicoanalisi, Armando, Roma, 1979.
BION, W.R. (1965), Trasformazioni - Il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando, Roma, 1973.
BION, W.R. (1976), Emotional turbolence in Clinical Seminars and Other Works, Karnac Books, London, Uk, 1994.
BION, W.R. (1992), Cogitations, Karnac Books, London, 1992.
CORRAO, F. (1956a), Tecniche progressive di autoricostruzione dell'io psicotico, Rivista di Psicoanalisi, Anno II, N. 1 Gennaio/Aprile 1956.
CORRAO, F. (1961b), struttura e dinamica della situazione psicodramatica, Infanzia Anormale, N. 42, Roma 196I.
CORRAO, F. (1965b), psicoanalisi ed arte, Rivista di Psicoanalisi, Anno XI, N. 3 Settembre/Dicembre 1965.
CORRAO, F. (1970a), introduzione all'edizione italiana di <<studi sulla tecnica psicoanalitica>>, Heinrich Racker, Studi sulla tecnica psicoanalitica, Armando,
Roma 1970.
CORRAO, F. (1977), per una topologia analitica, Rivista di Psicoanalisi, Anno XXIII, N. 1 Gennaio/Aprile 1977.
CORRAO, F. (1979a), introduzione a <<lo statuto del paziente nella relazione analitica>>, 1° colloquio di palermo, Rivista di Psicoanalisi, Anno XXV, N. 1 Gennaio/Aprile 1979.
CORRAO, F. (1979b), clinamen, in: Gruppo e Funzione Analitica, Anno I, N. 1 Gennaio/Aprile 1979.
CORRAO, F. (1980a), conclusioni al iv congresso nazionale della SPI, Rivista di Psicoanalisi, Anno XXVI, N. 2 Maggio/Agosto 1980.
CORRAO, F. (1981a), presentazione al volume di w.r. bion <<il cambiamento catastrofico», in:Wilfred R. Bion, Il cambiamento catastrofico (a cura di F. Corrao), Loescher, Torino, 1981.
CORRAO, F. (1981c), struttura poliadica e funzione gamma, Gruppo Funzione Analitica, Anno II, N. 2 Marzo/Luglio 1981.
CORRAO, F. (1981g), il paradosso epistematico dell'esperienza analitica, La Psicoanalisi tra scienza e filosofia (a cura di E. Morpurgo), Loescher, Torino, 1981.
CORRAO, F. (1982b), psicoanalisi e ricerca di gruppo, Gruppo e Funzione Analitica, Anno III, N. 3 Settembre/Dicembre 1982.
CORRAO, F. (1983a), microallucinosi in gruppo, Gruppo e Funzione Analitica, Anno IV, N. 1 Gennaio/Aprile 1983.
CORRAO, F. (1983b), gruppo e istituzioni, Gruppo e Funzione Analitica, Anno IV, N. 2-3 Maggio/Dicembre 1983.
CORRAO, F. (1984a), pàthema/màthema, Cultura e tecniche di gruppo nel lavoro clinico e sociale in psicologia (a cura di G. Lo Verso, G. Venza), Bulzoni, Roma, 1984.
CORRAO, F. (1984b), sulla supervisione, Rivista di Psicoanalisi, Anno XXX, N. 4 Ottobre/Dicembre 1984.
CORRAO, F. (1985b), teoria e prassi dell'evento (nota 1°),Gruppo e Funzione Analitica, Anno VI, N. 1 Gennaio/Aprile 1985.
CORRAO, F. (1986a), il concetto di campo come modello teorico, Gruppo e Funzione Analitica, Anno VII, N. 1 Gennaio/Aprile 1986.
CORRAO, F. (1987b), il narrativo come categoria psicoanalitica, Psicoanalisi e Narrazione, (a cura di E. Morpurgo e V. Egidi), Il Lavoro Editoriale, Ancona, 1987.
CORRAO, F. (1987c), presentazione a <<letture bioniane>>, Gruppo e Funzione Analitica, Anno VIII, N. 2 Maggio/Agosto 1987.
CORRAO, F. (1990a), phtonos, thymos, eleutheria: introduzione al convegno <<sulle passioni>>, Gruppo e Funzione Analitica, Anno XI, N. 2 Maggio/Agosto 1990.
CORRAO, F. (1990b), epinoesis, Che cos'è la conoscenza (a cura di Mauro Ceruti e Lorena Preta), Laterza, Bari, 1990.
CORRAO, F. (1991b), discorso e persona. cronotopia della parola, Koinos - Gruppo e Funzione Analitica, Anno XII, N. 1 Gennaio/Giugno 1991.
CORRAO, F. (1991d), IL CAMPO EDIPICO ED I SUOI ELEMENTI, EdipoAmleto Freud (a cura di M.T. Messina, F. Oneroso di Lisa), Metafora Edizioni, Salerno 1991.
CORRAO, F. (1992), Modelli psicoanalitici. Mito Passione memoria, Laterza, Roma-Bari, 1992.
CORRAO, F. (1993c), gruppo di modellizzazione del 5 aprile 1993, cura di A. Baruzzi e G. Nebbiosi), Koinos - Gruppo e Funzione Analitica, Anno XV, Numero unico Gennaio/Dicembre 1994.
CORRAO, F. (1995), Ti koinòn, Koinos - Gruppo e funzione analitica, anno XVI,N. 2 Luglio/Dicembre 1995, Borla, Roma.
ELLENBERGER, H.F. (1970), La scoperta dell’inconscio, Boringhieri, Torino, 1982.
EURIPIDE (1970), Le baccanti, in: Il teatro greco (a cura di C. Diano), Sansoni, Firenze.
FOUCAULT, M. (1966), Le parole e le cose, Rizzoli, Milano, 1966.
FREUD, S. (1891), Sulla concezione delle afasie. Uno studio critico, SugarCo, Milano, 1980.
FREUD, S. (1892-95), Studi sull’isteria, Vol. I, OSF, BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1895), A proposito di una critica della “nevrosi d’angoscia”, OSF, Vol. II, BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1899), L’interpretazione dei sogni, OSF, Vol. III,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1900), Il sogno, OSF, Vol. IV,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale, OSF, Vol. IV,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1908), Fantasie isteriche e loro relazione con la bisessualità, OSF, Vol. V, BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1910), Un ricordo d’infanzia di Leonardo Da Vinci,Vol. VI, BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1915), Pulsioni e loro destini, OSF, Vol. VIII, BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1915-1917), Introduzione alla psicoanalisi, OSF, Vol. VIII, BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1920), Al di là del principio di piacere, OSF, Vol. IX,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1923), L’organizzazione genitale infantile, OSF, Vol. IV,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1925), Inibizione, sintomo e angoscia, OSF, Vol. X,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1937), Costruzioni nell’analisi, OSF, Vol. XI,BORINGHIERI, Torino, 1966.
FREUD, S. (1938), La scissione dell’Io nel processo di difesa, OSF, Vol. XI,BORINGHIERI, Torino, 1966.
GREEN, A. (1973), Il discorso vivente, Astrolabio, Roma, 1974.
GREEN, A. (1974), L’analista, la simbolizzazione e l’assenza nel setting analitico, in: GREEN, A., Psicoanalisi degli stati limite, Cortina, Milano, 1991.
GREEN, A. (1973), Rassegna globale della letteratura sull’affetto dopo Freud, in: Green, A., Il discorso vivente, Astrolabio, Roma, 1974.
GREEN, A. (1976), Il concetto di limite, in: Green, A., Psicoanalisi degli stati limite, Cortina, Milano, 1991.
GREEN, A. (1979), La psicoanalisi e il pensiero comune, in: GREEN, A., Psicoanalisi degli stati limite, Cortina, Milano, 1991.
GREEN, A. (1980), Passioni e loro destini, in: GREEN, A., Psicoanalisi degli stati limite, Cortina, Milano, 1991.
GRINBERG, L.; SOR, D.; TABAK de BIANCHEDI, E. (1972), Introduzione al pensiero di Bion, Armando, Roma, 1975.
ISAACS, S. (1943), The nature and function of phantasy, in: Developments in Psychoanalysis (KLEIN, M.; HEIMANN, P.; ISAACS, S.; RIVIERE, J.
EDITORS), THE HOGARTH PRESS LTD, LONDON, 1952.
KLEIN, M. (1940), Il lutto e la sua connessione con gli stati maniaco-depressivi, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1945), Il complesso edipico alla luce delle angosce primitive, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1946), Note su alcuni meccanismi schizoidi, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1948), Sulla teoria dell’angoscia e del senso di colpa, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1950), Sui criteri per la conclusione di un trattamento psicoanalitico, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1952a), Alcune conclusioni teoriche sulla vita emotiva del bambino nella prima infanzia, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.KLEIN, M. (1952b), Sull’osservazione del comportamento dei bambini nel primo anno di vita, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1952c), Le origini della traslazione, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1952d), Le influenze reciproche nello sviluppo dell’Io e dell’Es, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1958), Sullo sviluppo dell’attività psichica, in: Scritti (1921-1958), Boringhieri, Torino, 1978.
KLEIN, M. (1961), Analisi di un bambino - Il caso di Richard, Boringhieri, Torino, 1971.
LAPLANCHE, J.; PONTALIS, J-B. (1967), Enciclopedia della Psicoanalisi, Laterza, Roma-Bari, 1987.
LOTMAN, J. (1985), La semiosfera - L’asimmetria e il dialogo delle strutture pensanti, Marsilio, Venezia, 1985.
NERI, C.; CORREALE, A.; FADDA, P. (a cura di) (1987), Letture bioniane, Borla, Roma.
SEGRE, C. (1974), Le strutture e il tempo, Einaudi, Torino, 1974.
SPINOZA, B. (1677), Etica, Sansoni, Firenze, 1963.
USPENSKIJ, B. (1988), Storia semiotica, Bompiani, Milano, 1988.
-----
[1] La definizione di discorso, secondo Corrao, è sia <<atto di comunicazione linguistica>> che <<esposizione di un argomento>>.
[2] Thymos vuol dire esperienza affettiva.
[3] Alla logica modale o logica dei possibili, implicita nel sistema aristotelico, si contrappone il pensiero fantastico.
[4] Il termine passione deriva etimologicamente dal greco paqos = sofferenza.