PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

PULSIONE: L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI PULSIONE NELL’OPERA DI FREUD
di Maria Rosaria Tenuta

Freud, considerando la pulsione qualcosa di diverso da uno stimolo esterno, la definisce come il “rappresentante psichico” di stimoli che nascono all’interno del corpo per giungere alla psiche e come la misura del lavoro che viene costantemente richiesto alla sfera psichica in quanto intimamente connessa con quella somatica.
Egli ritiene il concetto di pulsione <<al limite tra lo psichico ed il somatico>>.
In tedesco vi sono due termini per esprimere il concetto di pulsione: istinkt e trieb. Freud (Freud, 1905) li utilizza entrambi, dando ad essi un significato ben distinto. Con trieb egli intende riferirsi, da un punto di vista motivazionale, alla spinta interna, inizialmente indeterminata, intesa come fattore quantitativo economico, cioè come richiesta di lavoro imposta all’apparato psichico; in questo senso, la pulsione è definita da Freud una spinta energetica ¾la cui fonte è data da uno stato di tensione, di eccitazione a livello somatico¾ che volge l’individuo verso una meta, allo scopo di eliminare tale stato di tensione; la meta viene raggiunta dalla pulsione, grazie all’oggetto od in esso. L’oggetto è per Freud il mezzo contingente del soddisfacimento ed a volte può essere una parte del corpo; inoltre esso è determinato dalla storia individuale, non è collegato originariamente alla pulsione, ma, anzi, è l’elemento più variabile della pulsione, il meno determinato costituzionalmente.
La fonte è, invece, l’origine interna, peculiare per ogni tipo di pulsione; è rappresentata o dal luogo in cui nasce l’eccitazione (zona erogena) o dal processo somatico che si verifica in una specifica parte del corpo ed è percepito come eccitazione.
La meta, infine, è ciò che conduce al soddisfacimento della pulsione; è l’attività provocata dalla pulsione e che porta alla scarica, alla riduzione della tensione interna.
Il termine istinkt è invece da Freud riferito ad uno schema di comportamento ereditato, filogeneticamente determinato e peculiare in ogni specie animale. Egli ipotizza che possa esserci qualcosa di simile anche nell’uomo, a livello di formazioni psichiche ereditate, quali i fantasmi inconsci universali, che ben esprimono in termini immaginari un concetto di vita pulsionale biologicamente determinata e trasmessa geneticamente, e che sono indipendenti dalle esperienze personali di ogni individuo. Vi sono, infatti, secondo Freud, strutture universali, quali il complesso di Edipo, la scena originaria, la castrazione, la seduzione, che avvalorano tale ipotesi (Laplanche, Pontalis, 1967, p. 168).
In definitiva, egli concepisce il termine istinkt come una spinta propulsiva, caratterizzata da una certa indefinitezza riguardo al comportamento che essa determina ed all’oggetto che procura soddisfacimento.
Con il termine triebregung o regung (dal verbo regen = muovere,nella sfumatura di movimento interno), indicante il moto pulsionale, da Freud utilizzato la prima volta nel 1915, in Pulsioni e loro destini, egli si riferisce invece alla pulsione da un punto di vista dinamico, in relazione, cioè, ad uno statoaffettivo specifico di una determinata stimolazione interna.
Freud, studiando le perversioni e la sessualità infantile, abbandona poi la teoria secondo la qualela pulsione sessuale ha una meta ed un oggetto specifici, dati dall’eccitazione e dal funzionamento dell’apparato genitale, per affermare, invece, che l’oggetto è variabile, contingente, ed è scelto definitivamente solo in base alle esperienze dell’individuo; le mete sono molteplici e strettamente dipendenti da fonti somatiche, fino a quando non prevale una zona erogena sulle altre e le pulsioni parziali si subordinano al primato della zona genitale.
Con la teoria delle pulsioni, nasce la Psicoanalisi come terapia delle psiconevrosi.

Freud rileva tre aspetti della sessualità dei nevrotici:

  1. la rimozione efficace di un forte impulso sessuale;
  2. la sessualità di qualità perversa (<<la nevrosi è la negativa della perversione>>);
  3. le sue caratteristiche infantili (come pulsioni parziali non ancora unificate, localizzate in zone erogene) (Ellenberger, 1970).

Egli, considerando di fondamentale importanza esplorare la vita sessuale del bambino, sostiene che la pulsione sessuale attraversa le sue prime fasi di sviluppo nella prima infanzia, cui fa seguito un periodo di latenza; in realtà, il suo apparente inizio nella pubertà è invece solo una sua riattivazione e riorganizzazione.
Sostanzialmente, Freud (Freud, 1905), ritiene che le radici della pulsione sessuale, costituzionalmente innate, in alcuni casi si sviluppano e diventano gli effettivi veicoli dell’attività sessuale (perversione); altre volte subiscono un’insufficiente regressione (rimozione), così da attrarre a sé, per vie traverse, sotto forma di sintomi di malattia, gran parte dell’energia sessuale (nevrosi); infine, nei casi più favorevoli, se adeguatamente limitate e rielaborate, danno vita, fra i due estremi, alla vita sessuale normale.
Freud (Freud, 1915) distingue inizialmente le pulsioni dell’Io o di autoconservazione (non sessuali) dalla libido (pulsione sessuale); con il suo metodo psicoanalitico individua, attraverso lo studio delle psiconevrosi, la loro etiologia proprio nel conflitto tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io, anche se egli ritiene dimostrato, da un punto di vista biologico, che la sessualità non vada considerata alla stregua delle altre funzioni dell’individuo, in quanto essa è fondamentalmente volta alla conservazione della specie, attraverso la sua attività procreativa.
Le pulsioni sessuali, quindi, secondo Freud, sono molteplici e nascono da varie fonti organiche; inizialmente sono autonome e cambiano con facilità i loro oggetti, e la loro meta è quella di ottenere il <<piacere d’organo>>. Poi vengono sintetizzate sotto il primato della genitalità ed al servizio della funzione riproduttiva.

Freud (Freud, 1915) ritiene caratteristiche delle pulsioni, oltre alla forza, alla meta ed alla fonte, anche i loro destini, i quali vengono suddivisi in:

  1. la trasformazione nel contrario (amore/odio, sadismo/masochismo, piacere di guardare/esibizionismo);
  2. il volgersi sulla persona stessa del soggetto (ad esempio, il masochismo è un sadismo rivolto contro il proprio Io);
  3. la rimozione;
  4. la sublimazione.

Relativamente alla trasformazione nel contrario, è opportuno tener presente che essa riguarda le mete delle pulsioni.
Innanzitutto, si configura come un’inversione di contenuto, cioè il mutamento dell’amore in odio. Al riguardo, Freud afferma che, sebbene l’amore e l’odio costituiscano una coppia di opposti, l’odio ha le sue radici in uno stadio della vita psichica più antico dell’amore ed è in stretto rapporto con le pulsioni di conservazione dell’Io. Inoltre, i sentimenti di amore e odio non riguardano le pulsioni in relazione ai loro rispettivi oggetti, ma la relazione dell’Io, nella sua totalità, con gli oggetti.
In secondo luogo, la trasformazione nel contrario riguarda anche il cambiamento dall’attività alla passività. Infatti, Freud, partendo dal presupposto che le pulsioni abbiano una forma attiva ed una forma passiva, afferma che la meta attiva compare comunque prima di quella passiva (ad esempio, il piacere di guardare precede l’esibizionismo). Tuttavia, considerando lo sviluppo di un moto pulsionale come una <<successione di ondate>>, egli sostiene che, nel momento in cui, in tale evoluzione, accanto all’aspetto attivo, compare quello passivo ¾come nel caso del sadismo e delmasochismo, del piacere di guardare e del piacere di mostrarsi¾ si può ritenere che queste siano manifestazioni ambivalenti di pulsioni sessuali.

Peraltro, Freud (Freud, 1915), ritiene fondamentali, nella vita psichica, tre polarità, che influenzano i moti pulsionali ed il loro destino:

  1. Io (soggetto) ¾ mondo esterno (oggetto) = <<polarità reale>>
  2. Piacere-Dispiacere = <<polarità economica>>
  3. Attività-Passività = <<polarità biologica>>.

Egli teorizza l’esistenza di varie fasi evolutive della pulsione, la quale, inizialmente, è autoerotica; con la differenziazione dell’Io, la libido si concentra su di esso ed inizia così lo stadio del narcisismo primario, in cui compare l’oggetto; successivamente la libido è investita sulla madre e poi su altri oggetti.
Freud (Freud, 1915) introduce anche il meccanismo dell’introiezione, attraverso il quale, a suo avviso, l’infante introietta il piacere e proietta il dispiacere.
Quindi, inizialmente Freud, secondo un punto di vista economico, considera la regolazione delle forze mentali fondata sul principio di piacere-dispiacere, mettendo in relazione il dispiacere con l’aumento di tensione ed il piacere con la riduzione della tensione ad un livello ottimale. In tal senso, egli parla di reizschutz, cioè della tendenza dell’organismo a proteggersi da una sovrastimolazione (Ellenberger, 1970, p. 591).
La riformulazione della teoria delle pulsioni ¾iniziata nel 1920, con Al di là del principio di piacere¾porta poi Freud a sostenere che le pulsioni non hanno un carattere progressivo, cioè non tendono ad agevolare lo sviluppo dell’individuo e della specie, ma hanno una meta conservativa, in quanto tendono a ristabilire condizioni precedenti (secondo il principio di costanza).

Quindi, Freud formula una nuova duplice distinzione delle pulsioni:

L’eros è molto più che la pulsione sessuale e comprende tutte le forme di pulsioni libidiche.
Le due pulsioni sono inseparabili. La vita è, per Freud, un compromesso tra eros e pulsione di morte, finché prevale quest’ultima (Ellenberger, 1970, p. 591).

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