PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

FRANCESCO CORRAO E LA TEORIA FREUDIANA DEL SOGNO
di Maria Rosaria Tenuta

Corrao (Corrao, 1995) ritiene che la genialità di Freud sia stata quella di affermare, attraverso l’esplorazione dei sogni, che l’inconscio segue una logica (che può essere, ad esempio, “analogica”) diversa da quella aristotelica, che è invece di tipo lineare e che l’Autore ritiene sia il baluardo della <<ragione arrogante>>.
Corrao (Corrao, 1990b, p. 36) ricorda anche che prima di Freud non era mai stato preso in considerazione il sogno come strumento conoscitivo. Nel parlare della <<teoria onirica della conoscenza>>, egli (Corrao, 1990b, p. 34)evidenzia come Freud nella sua epistemologia abbia sostenuto che l’interpretazione del significato dei sogni, cioè l’esplorazione dell’inconscio, permette di indagare la funzione della conoscenza nell’uomo.
Secondo il nostro Autore (Corrao, 1986a, p. 66), Freud considera il sogno la <<via regia>> verso l’inconscio, anche se esso dal punto di vista conoscitivo diventa cosciente, a suo avviso, nel momento in cui è ricordato da svegli e, quindi, la percezione del sogno già cambia il suo stato inizialmente solo inconscio.
In riferimento ai fenomeni allucinatori, Corrao (Corrao, 1983a, p. 14) ritiene importante sottolineare anche il decisivo contributo dato da Freud (Freud, 1899) con la sua <<Teoria del sogno come soddisfazione allucinatoria del desiderio>>, sia per distinguere le allucinazioni normali da quelle patologiche che per comprendere come lo stato di allucinazione vigile può essere rapportato all’attività fantastica. Infatti, secondo l’Autore (Corrao, 1983a, p. 16), l’allucinazione è una risposta ad uno stimolo presente ed attivato nella fantasia inconscia di una persona, la quale, erroneamente, lo percepisce proiettivamente al di fuori di sé. Quindi, Corrao ritiene l’allucinazione un evento normale, di solito, così come lo sono anche i sogni e le fantasie, di cui Freud si è ampiamente interessato.
Inoltre, Corrao (Corrao, 1995), riprendendo l’espressione freudiana <<Dove Es era, Io diviene>>, sottolinea in essa un elemento dinamico, di un qualcosa in continua evoluzione, che non può essere ridotto, secondo la logica aristotelica, ad una trasformazione netta e definitiva dell’inconscio, e ciò, a suo parere, non riguarda il linguaggio relativo agli eventi interni al singolo individuo, ma attiene propriamente alla coppia analitica. Così infatti egli scrive:
<<Questa formula (dove Es era, Io diviene), in quanto fa riferimento ad Es ed Io, questo mi preme sottolinearlo, è relativa ad un linguaggio specifico di coppia. La considerazione metodologica o epistemologica che si può fare è: la teoria psicoanalitica è stata formulata, espressa da Freud a partire da una esperienza di pensiero e di logica duale>> (Corrao, 1995, p. 28).
Sempre relativamente all’inconscio, l’Autore (Corrao, 1984a, p. 313) evidenzia ancora l’originalità del modello conoscitivo di Freud, il quale non ha interpretato il “lapsus” in senso linguistico, ma ha ipotizzato che esso fosse dovuto a dei fenomeni inconsci, non visibili.
Riguardo alle rappresentazioni, Corrao (Corrao, 1991b, pp. 92-93), rilevando che Freud riteneva la rappresentazione d’affetto una rappresentazione psichica memorizzata, simile a qualcosa presente nel mondo esterno, afferma che le rappresentazioni sono la riproduzione di immagini del mondo in cui viviamo.

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