PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

DIFFICOLTÀ E DISTURBO DI APPRENDIMENTO: QUALE DIFFERENZA?
di Lia Daniela Sasanelli
[1]

Un numero considerevole di alunni della scuola di base presenta problemi di apprendimento che incidono in forma rilevante sul rendimento, procurando spesso un vero e proprio disadattamento scolastico.
Più precisamente si stima che uno studente italiano su cinque, incontra, durante la sua carriera scolastica, un momento di particolare difficoltà che, provocando rallentamenti nei processi di apprendimento, richiede interventi individualizzati da parte di esperti. [2]
E’ noto come già i bambini della scuola d'infanzia presentano spesso problemi, anche se per essi il tema non si pone in termini di difficoltà di apprendimento scolastico.
Successivamente, al termine del percorso quinquennale della scuola primaria, sono numerosi gli alunni che risultano in situazione di inadeguatezza generale nella preparazione e non “tengono il passo” con i compagni; infine, con la frequenza alla scuola secondaria di primo e secondo grado, all’aumentaredi complessità negli apprendimenti richiesti, corrisponde un incremento dell'area dell'esclusione dal successo nell'apprendimento.
In presenza di uno scarso rendimento scolastico generale, l’indagine diagnostica dispone di una pluralità di possibili condizioni causali che confluiscono in due grandi raggruppamenti:

Si rende opportuno, pertanto, conoscere con chiarezza le differenze esistenti fra il primo termine, riconducibile a qualsiasi difficoltà scolastica incontrata da uno studente durante la sua carriera scolastica ed il secondo, con il quale si identificano problematiche più definite e strettamente legate al processo di apprendimento.

Le difficoltà di apprendimento
Riconosciamo in termini aspecifici come difficoltà di apprendimento “stati che, singolarmente o compresenti nella medesima persona, talvolta nello stesso gruppo familiare, possono indurre esitazioni, frequenza di errori, rifiuti o costanti insufficienze nel padroneggiare competenze”. [3]
Tali difficoltà sono riconducibili, come evidenziato nella sottostante tabella, ad una serie di tipicità individuali: [4]

RITARDO MENTALE

Condizione di handicap che produce inevitabilmente difficoltà di apprendimento.

Il fenomeno attiene alla qualità delle funzioni intellettive umane, quindi all’efficacia ed all’efficienza dell’intelligenza.

L’elemento che caratterizza principalmente questa condizione è costituito da un funzionamento intellettivo quantitativamente al disotto della media, cui sono associate limitazioni in due o più fra le seguenti aree d’abilità intellettiva: comunicazione, cura personale, vita in casa e nella comunità, abilità sociali, salute e sicurezza, autogestione, abilità scolastiche funzionali, tempo libero e lavoro. [5]

DISTURBO DELLA SIMBOLIZZAZIONE

Condizione in cui si riscontrano lievi o gravi difficoltà negli apprendimenti che comportano processi simbolici ossia che implicano ilriconoscimento di icone, codici, lettere (per esempio, la letto-scrittura, processi matematici, fisici, ecc).

Il disturbo della simbolizzazione si manifesta nella forma della:
- asimbolia (incapacità nell’attribuire significato ai simboli),
- insufficienza simbolica (lentezza nell’attribuire significato ai simboli).

FORTE DEMOTIVAZIONE:

Condizione presente in svariate situazioni ambientali o soggettuali.

Si parla di situazione socioculturale svantaggiata quando la situazione economica, il grado di istruzione dei genitori e il livello di stimolazioni sensoriali, linguistiche, relazionali, intellettive, offerte al bambino è tanto basso da comportare minori opportunità di apprendimento. [6]

A volte può influire negativamente anche la zona di residenza, si pensi per esempio ad aree isolate di campagna, montagna o zone dove il tasso di dispersione scolastica è molto alto.

FORTE DIVERSITÀ CULTURALE

Condizione connessa alle migrazioni, alle adozioni internazionali, all’appartenenza a minoranza culturali e/o linguistiche.

Per esempio un bambino che proviene da una comunità con lingua e costumi profondamente differenti dalla nostra, quasi certamente incontrerà forti difficoltàa seguirel’attività scolastica e difficilmente troverà aiuto in famiglia.

SCARSA COMPETENZA LINGUISTICA

Condizione connessa alla forte diversità culturale, alle condizioni di bilinguismo o di poliglossia oppure a consistenti logopatie.

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO

Varie sindromi comportamentali possono mettere in difficoltà i processi apprenditivi, (ad es. l’ADHD o disturbo da deficit di attenzione,disturbi neuro-motori gravi, consistenti ipercinesie, disturbi mentali e di personalità).

I disturbi di apprendimento

Diversamente, si hanno disturbi specifici di apprendimento (D. S. A.), identificabili in forma propria, quale sindrome primaria non espressione derivata di altre condizioni patologiche o disabilità. [7]
Per esempio, relativamente alla cattiva lettura, questa può essere ricondotta disturbi della discriminazione visiva, della simbolizzazione, dell'eloquio, ritardo mentale, ecc., rispetto ai quali, però, il leggere male è secondario, o derivato, mentre si accerta come disturbo specifico (dunque nel nostro caso come dislessia), quando la cattiva letturaavviene in assenza di disturbi o patologie altre che lo determinino.
Sui D. S. A. si sono susseguire stime di diverso tenore, da quella americana del DSM- IV[8], attestata intorno al 4% della popolazione infantile, a molteplici affermazioni epidemiologiche che spingono la rilevazione oltre il 10%.
Numerosi, nel corso del tempo, sono stati anche i tentativi di definizione dei disturbi specifici di apprendimento, ognuno diverso dall’altro a seconda dei parametri che venivano di volta in volta presi come riferimento.
In ogni modo, anche se i motivi di divaricazione teorica in questo ambito sono ancora oggimolteplici, per lungo tempo si è condivisa la definizione datanel 1988 dalNjcld[9], secondo cui i D. S. A. (spesso designati con il termine learning disabilities) “costituiscono un termine di carattere generale che si riferisce a un gruppo eterogeneo di disordini che si manifestano con significative difficoltà nell’acquisizione e uso di abilità di comprensione del linguaggio orale, espressione linguistica, lettura scrittura, ragionamento, o matematica. Questi disordine sono intrinseci all’individuo, presumibilmente legati a disfunzioni del sistema nervoso centrale e possono essere presenti lungo l’intero arco di vita. Problemi relativi all’autoregolazione del comportamento, alla percezione e interazione sociale possono essere associati al disturbo di apprendimento, ma non costituiscono, per se stessi, dei disturbi specifici di apprendimento. Benché possono verificarsi in concomitanza con altre condizioni di handicap (per esempio, danno sensoriale, ritardo mentale, serio disturbo emotivo) o con influenze esterne come le differenze culturali, insegnamento insufficiente o inappropriato, i disturbi specifici di apprendimento non sono il risultato di queste condizioni o influenze”. [10]
Se, invece, volgiamo lo sguardo al panorama teorico che oggi fa da sfondo ai D. S. A., risulta estremamente significativa la definizione offerta da P. Crispiani che li qualifica come disturbi qualitativi[11] a carico dei processi cognitivi (che attengono cioèall’organizzazionedel pensiero e al coordinamento dell’agire in ogni sua manifestazione), che si presentano con elevata familiarità fin dai primi anni di vita e sono di natura neuro-motoria, in quanto sempre associati a disturbi qualitativi della motricità, dell’integrazione sensoriale, a disordini del linguaggio, della sequenzialità in genere, dell’organizzazione spazio- temporale. [12]
Infine, per quanto riguarda la classificazione disturbi specifici di apprendimento, occorre far riferimento al DSM-IV-TR[13] che propone la seguente distinzione:

  1. DISTURBODELLALETTURA (tra cui la dislessia);
  2. DISTURBODELL’ESPRESSIONESCRITTA (tra cui la disgrafia e la disortografia);
  3. DISTURBODELCALCOLO (tra cui il disturbo del calcolo e la discomprensione del testo di problemi matematici);
  4. DISTURBONONALTRIMENTISPECIFICATO (o disturbo N.A.S. che include problemi di tutte e tre le precedenti aree:lettura, espressione scritta e calcolo).

-----
[1] Dottoranda di ricerca in “Scienze dell’educazione e analisi del territorio” e docente a contratto del “Laboratorio sui disturbi specifici di apprendimento” ( indirizzo scuola primaria) c/o l’Università degli Studi di Macerata.
[2] Cfr., CORNOLDI C., Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il mulino, Bologna, 1999, p. 7.
[3] Cfr., CRISPIANI P., Dossier DSA 2008, Libreria Universitaria Floriani, Macerata, 2009, p. 7.
[4] Idem.
[5] Definizione utilizzata dall’ Aamr ( American Association for mental retardation).
[6] E’ risaputo, infatti, come un ambiente di vita ricco di stimoli e sussidi,i valori proposti dalla famiglia, il clima in essa presente, l’attenzione rivolta dai genitori al processo di apprendimento del figlio, possano decisamente incentivare nel bambino la motivazione al successo scolastico.
[7] Cfr., CRISPIANI P., Dossier DSA 2008, op. cit, p. 7. I DSA, infatti, come tanti altri deficit funzionali, possono essere: -primari, cioè diretta espressione di una patologia/minorazione o tipicità; -secondari, cioè effetto di altre patologie o minorazioni.
[8] Manuale diagnostico e statistico internazionale dei disturbi mentali
[9] National Joint Commitee on Learning Disabilities.
[10] Cfr., CORNOLDI C., Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il mulino, Bologna, 1999, p. 30.
[11] Il cui indicatore è la diversità funzionale, la differente abilità, condizione esprimibile come disordine. Si distingue nettamente dal disturbo quantitativo il cui indicatore è, invece, la minorità, o il livello di gravità ricavabile dalconfronto con il livello medio (la normalità), condizione esprimibile come minorazione, deficit.
[12] Cfr., CRISPIANI P. – GIACONI C., “HERMES 2008- Glossario pedagogico professionale”, Edizioni Junior, Bergamo, 2007, p. 83.
[13] Manuale diagnostico internazionale dei disturbi mentali - Testo Revisionato.

9 marzo 2009

HomePage