PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

ADULTI E LORO FORMAZIONE
Di Calogero Bontempo

Il modello andragogico di Malcolm Knowles.
I primi modelli riguardante la formazione degli adulti risalgono ai grandi filosofi dell’antichità: Confucio, Lao Tsu, Platone, Aristotele, Socrate e Cicerone. Grazie alle loro esperienze di formazione con gli adulti questi maestri consideravano l‘apprendimento come un processo di ricerca attiva, non come una ricezione passiva di contenuti, ed inventarono di conseguenza tecniche per coinvolgere attivamente i discenti adulti.
Al contrario le prime scuole apparse in Europa nel VII secolo avevano come scopo principale l'indottrinamento ai dogmi della fede di monaci e sacerdoti, per cui elaborarono metodologie diverse. La pedagogia che ne è derivata attribuisce all’insegnante la piena responsabilità delle decisioni riguardo ai contenuti, le modalità e la valutazione di tutto quello che verrà appreso. Si tratta di un’istruzione guidata dal docente, che lascia al discente il solo ruolo subordinato di seguire le istruzioni dell’insegnante.
Il termine andragogia è stato originariamente formulato da un insegnante di tedesco, Alexander Kapp, nel 1833 e riformulato poi nel 1921da Rosenstock in cui ha affermato che l'educazione degli adulti richiedeinsegnanti con una preparazione specialistica.
Si tratta di un modello incentrato sulla comprensione della diversità di bisogni e interessi di apprendimento degli adulti rispetto aibambini, che ha trovato in Malcom Knowles il suo massimo esponente. Per Knowles gli adulti apprendono in modo diverso dai bambini.
Knowles elabora una tipologia delle caratteristiche dell'adulto in apprendimento, introducendo nella sua teoria dell'apprendimento due variabili dipendenti di primaria importanza: l'età e l'esperienza dei soggetti. L'interrelazione tra esperienze di vita, età e apprendimento definisce l'ambito stesso dell'apprendimento e conduce Knowles a una progressiva attenzione per l'unicità dei soggetti in formazione, per l'individualità, per la dimensione qualitativa dei processi, dei casi e delle biografie individuali.
“Le diverse esperienze producono negli individui adulti trasformazioni, anche nella forma di resistenze alla crescita e all'apprendimento, che ne fanno soggetti adulti senza autonomia, senza capacità di autorealizzazione, senza sufficiente fiducia in se stessi” [1]
Il “modello andragogico” di Knowles, anche se non è da considerare l’antitesi del modello pedagogico, si fonda su sei presupposti differenti (core principles), quali:

Riguardo alle differenze tra il classico “modello pedagogico” e il “modello andragogico”Knowles espone le seguenti considerazioni:
Il modello andragogico, secondo la mia concezione, non è un’ideologia; è un sistema di diverse ipotesi alternative. E questo ci porta alla differenza fondamentale tra i due modelli. Il modello pedagogico è un modello ideologico che esclude i presupposti andragogici. Il modello andragogico è un sistema di ipotesi che include le ipotesi pedagogiche.” [2]
Knowles afferma anche che deve essere il formatore a decidere, a seconda del contesto formativo in cui si trova ad operare, se applicare il modello pedagogico o quello andragogico, ritenendo, quindi, ugualmente validi entrambi i modelli. “ il pedagogo, ritenendo che le ipotesipedagogiche siano le uniche realistiche, insisterà che i discenti rimanganodipendenti dall’insegnante, mentre l’andragogo, ritenendo che il passaggio aipresupposti andragogici sia un obiettivo desiderabile, farà tutto il possibile per aiutare i discenti ad assumersi sempre maggiori responsabilità per il loro apprendimento.” [3]
Nel corso delle sue riflessioni Knowles modifica la sua posizione iniziale, non ritenendo in realtà il modello andragogico e quello pedagogico del tutto contrapposti e inconciliabili.
Riguardo al bisogno di sapere, “gli adulti possono non esserne consapevoli. "Uno dei nuovi aforismi dell'educazione degli adulti è che il primo compito del facilitatore di apprendimento è aiutare i discenti a diventare consapevoli del loro bisogno di sapere". [4]
Riguardo al concetto di sé del discente, “gli adulti nonostante abbiano un concetto di sé come persone responsabili delle proprie vite, ci sono delle situazioni di vita, di lavoro, di studio in cui essi manifestano dipendenza. L'educatore degli adulti ha il compito di favorire la transizione dalla dipendenza alla capacità di autonomia nell'apprendimento e nella vita.” [5]
Riguardo al ruolo dell'esperienza, “gli adulti che entrano in apprendimento è maggiore in volume e qualitativamente diversa rispetto a quella dei giovani. Questa ricchezza comporta la rigidità di abitudini mentali, pregiudizi e presupposti che oppongono resistenze all'apprendimento e alla possibilità di pensare in maniera alternativa. Di conseguenza gli educatori cercano di sviluppare modi per aiutare gli adulti a riesaminare abitudini e pregiudizi per aprire le menti a nuovi approcci “. [6]
Riguardo alla disponibilità ad apprendere,“l'adulto dimostra una disponibilità ad apprendere ciò che si deve sapere o saper fare rispetto alle esigenze della vita ed in particolare ai compiti evolutivi. Si può però individuare una sfasatura tra le esperienze di apprendimento, i compiti evolutivi e le situazioni di vita”. [7]
Riguardo all'orientamento nei confronti dell'apprendimento,“l'orientamento all'apprendimento sembra più orientato sui compiti, sui problemi e sulla vita. Questo carattere dell'apprendimento degli adulti è divenuto oggi sempre più terreno di intervento educativo anche nei confronti dei giovani attraverso le ricerche sull'apprendimento nel contesto pratico, oppure nelle esperienze della vita quotidiana. La distinzione non sta più nelle diverse età ma nelle diverse strategie del pensiero, possibili nelle diverse età”. [8]
Riguardo alla motivazione ad apprendere,“le motivazioni più forti sono quelle connesse alla propria realizzazione, alla crescita della propria autostima, al desiderio di migliorare la qualità della vita, il lavoro, ecc. Queste motivazioni però possono essere ostacolate o bloccate da scarsa fiducia nelle proprie capacità di apprendimento, mancanza di offerte formative. Ciò significa che gli adulti devono essere messi nelle condizioni anche pratiche poiché le motivazioni possano agire, poiché spesso la stessa motivazione esplicita è risultato di apprendimento”. [9]
In conclusione Knowles dimostra come sia possibile formulare, partendo dalle specifiche caratteristiche che presentano gli adulti, un modello unificato che, pur mantenendo la propria integrità, accluda principi e metodologie provenienti da varie teorie.

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[1] Cfr. Knowles, M.S. 1950. Informal Adult Education. New York, Association Press.
[2] Cfr. Knowles, M.S.. The Modern Practice of Adult Education: andragogy versus pedagogy. New York, Association Press 1970.
[3] Cfr. Knowles, M.S.. The Modern Practice of Adult Education: andragogy versus pedagogy. New York, Association Press 1970.
[4] Cfr . Knowles, M.S., Quando l'adulto impara, Milano, Franco Angeli 1996.
Knowles, Holton III, Swanson, The Adult Learner, Milano, Sperling Paperback sixth Edition 2005.
[5] Cfr . Knowles, M.S., Quando l'adulto impara, Milano, Franco Angeli 1996.
Knowles, Holton III, Swanson, The Adult Learner, Milano, Sperling Paperback sixth Edition 2005.
[6] Cfr . Knowles, M.S., Quando l'adulto impara, Milano, Franco Angeli 1996.
Knowles, Holton III, Swanson, The Adult Learner, Milano, Sperling Paperback sixth Edition 2005.
[7] Cfr . Knowles, M.S., Quando l'adulto impara, Milano, Franco Angeli 1996.
Knowles, Holton III, Swanson, The Adult Learner, Milano, Sperling Paperback sixth Edition 2005.
[8] Cfr . Knowles, M.S., Quando l'adulto impara, Milano, Franco Angeli 1996.
Knowles, Holton III, Swanson, The Adult Learner, Milano, Sperling Paperback sixth Edition 2005.
[9] Cfr . Knowles, M.S., Quando l'adulto impara, Milano, Franco Angeli 1996.
Knowles, Holton III, Swanson, The Adult Learner, Milano, Sperling Paperback sixth Edition 2005.

2 marzo 2009

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