PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

DIRITTI FONDAMENTALI, CULTURA E FORMAZIONE
di Salvatore Bini

Nel parlare di diritti dell’uomo si possono correre due rischi. Il primo è quello dell’ovvietà, nel senso che svolgere l’argomento su di un piano generico e di principi potrebbe far sminuire la portata delle argomentazioni e rappresentarle o con il colore dell’utopia o con quello dell’enfasi ed in entrambi i casi si finirebbe col renderle banali. Il secondo rischio, connesso al primo, consiste nell’intrappolare il discorso nella cultura e nella politica del contesto di riferimento, soprattutto a dimensione nazionale: in questo caso, i suoi effetti potrebbero consistere nell’impostare i diritti effettivi e reali in maniera etnocentrica e sulla base dell’ideologia dominante, anziché nella giusta visione pluralistica ed universalistica, che èrispettosa delle diversità, anche minoritarie, della reciprocità delle azioni e dell’apertura multietnica.
Poiché è difficile realizzare, senza contraddizioni o riduzionismi, nello stesso tempo, l’universalizzazione e la pregnanza dei contenuti dei diritti umani, c’è bisogno che essi scaturiscano da una profonda “cultura del diritto”, che trovi attuazione nella politica, nell’economia, nella storia e nella filosofia, piuttosto che nelle solenni dichiarazioni e proclamazioni ufficiali.
Questa esigenza diventa ancor più peculiare e cogente se consideriamo i diritti umani in relazione alla dimensione della formazione dell’uomo ed alla specifica tematica dell’attiva partecipazione di ogni cittadino alla vita sociale e culturale, espressa sia a livello locale che globale.
Il rapporto tra i due campi di analisi, quello giuridico e quello educativo, è di tipo ricorsivo, nel senso che è regolato non da logiche lineari ed unidirezionali, svolte sia sull’asse temporale che sul piano causale, ma da logiche complesse, che sono fatte di implicazioni e di controimplicazioni, di andate e di ritorni, di continui coinvolgimenti e richiami e che possono essere rappresentate mediante un modello a “rete”.
Le sintetiche riflessioni ed analisi che svolgeremo danno per acquisito il necessario e diretto riferimento alle fonti che a vari livelli, internazionali, nazionali e locali, radicano sul piano storico-giuridico tutti i diritti fondamentali dell’uomo ed in particolare quelli che si riferiscono alla cultura, all’educazione ed alla formazione. Le essenziali fonti cui si fa riferimento sono la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la Costituzione della Repubblica Italiana e, in riferimento al nostro contesto territoriale, lo Statuto della Regione Campania.

Sulla materia in esame è possibile svolgere soltanto alcune essenziali considerazioni a carattere generale.

I principali presupposti necessari all’esercizio dei diritti alla formazione e alla cultura, che si possono considerare come i punti in cui si opera la convergenza dei tre processi della socializzazione, dell’educazione e della formazione, possono essere individuati all’interno delle seguenti azioni, impregnate di senso etico e di forte valenza morale, che il soggetto è chiamato a compiere nel suo campo vitale o nel suo habitat esistenziale:

  1. Scoprire l'altro come detentore dei nostri stessi diritti, il che richiede la maturazione del senso di reciprocità, che è poi frutto del decentramento cognitivo e del pensiero reversibile. Su questi processi basilari si costruisce quella dinamica interazionale tra l’io, il tu e gli altri che porta alla interiorizzazione delle identità e delle differenze personali.
  1. Conoscere meglio se stessi, dal momento che i più alti livelli di autoconsapevolezza si possono raggiungere soltanto se consideriamo i messaggi e gli input che ci vengono dagli altri, sui quali costruiamo, sin dai loro primi livelli, la percezione, l’autocoscienza e l’autostima. Se gli altri ci apprezzano anche noi ci apprezzeremo; se pensiamo che gli altri non nutrano nei nostri confronti stima e fiducia, neanche noi ne avremo nei confronti di noi stessi. Riusciremo a conoscere meglio noi stessi man mano che maturiamo la nostra percezione o convinzione secondo cui gli altri ci conoscono per quello che siamo dai nostri comportamenti e dalle nostre azioni, ovviamente nella misura in cui noi consentiremo loro di conoscerci, riducendo le nostre zone volutamente tenute “nascoste” e allentando, per quanto ci sia possibile, quei meccanismi di difesa che rendono agli altri imperscrutabile il nostro io o distorta la sua percezione.
  1. Porsi in relazione con il “mondo”, che vuol dire far realizzare la conoscenza e la comprensione del mondo nelle sue realtà specifiche e tipiche, quali la natura, l’umanità e la tecnologia. I “saperi” che la scuola dovrebbe favorire e aiutare a realizzare da parte di tutti e di ciascun alunno o studente vanno calibrati su queste dimensioni. E poiché nel contesto “mondo” si intrecciano conoscenze, competenze, atteggiamenti e comportamenti, il conoscere ed il comprendere diventano anche condizioni indispensabili per l’essere e per l’agire: essi possono, inoltre, bene rappresentare la sintesi tra la conoscenza e l’etica (intellettualismo etico), che è poi il traguardo della saggezza.
  1. Entrare nel sistema simbolico-culturale, che secondo Piaget rappresenta quel processo di adattamento, che è dato dall’equilibrio tra due dinamiche difficilmente riducibili in unità: da un lato l’assimilazione da parte di ogni soggetto degli schemi e dei modelli condivisi in un determinato contesto storico-culturale e dall’altro l’accomodamento, che rappresenta l’aggiustamento degli schemi mentali e dei modelli di vita rispetto a quelli che sono imperanti nell’habitat socio-culturale e che da questo contesto vengono assorbiti e fatti assorbire. Problematizzare questi passaggi e questi difficili equilibri vorrà dire considerare la formazione del soggetto come risultante di due forze che sono per lui anche due forti condizionamenti: la canalizzazione delle dinamiche personali entro percorsi oggettivi ed a lui esterni, stabiliti da significati e da segnali direzionali posti da altri e la libera espressione del potenziale creativo e soggettivo presente in ciascun uomo, che quasi sempre ha bisogno di tracimare, di sconfinare e di derogare dai percorsi obbligati. La diversità si pone naturalmente nella seconda linea operativa – quella della deregulation – ma il problema, in questo caso, consiste nel costruire alvei adeguati in cui essa possa trovare sbocchi e fluenza. La creatività pone analoghi problemi. Ma sia gli uni che gli altri problemi possono trovare opportune soluzioni soltanto se la cultura di contorno è impregnata di democrazia e se la società ha come propri scopi primari la realizzazione piena delle persone umane.
  1. Comunicare e negoziare conoscenze e significati, cheè un altro essenziale aspetto del processo di socializzazione e rimanda direttamente alle variabili psicosociali della rappresentazionedel mondo soggettivo-interno e di quello oggettivo-esterno, utilizzando le modalità e gli strumenti del sistema simbolico culturale.I riferimenti operativi qui vanno ricercati sia nella costruzione dei significati (conoscenze,concetti, teorie… ) attraverso i significanti (segni, simboli, parole, immagini, gesti…), sia nelle modalità attraverso cui le rappresentazioni si concretizzano (attive, iconiche, simboliche, miste…), sia, ancora, nel sistema di scambio e di relazione sociale e culturale (comunicazione,negoziazione di significati, grandi narrazioni condivise...).
  1. Essere attivi e produttivi nei contesti di esistenza : è questo il modo più appropriato per definire il concetto dicreatività, in senso di interfunzionalità e di espressione di ogni possibilità del soggetto umano che si realizza nei contesti specifici di esistenza “autentica”. Alcuni indicatori di creatività, all’interno delle nostre scuole potrebbero essere: l’emergenza dello stile personale ed originale, ma anche lo star bene con gli altri e nella diversità delle situazioni di apprendimento; il coniugare, insieme, i processi convergenti con quelli divergenti, vivendo in modo positivo le critiche ed utilizzando l’autocritica come strumento di affermazione del sé e di autonomia; il provare piacere, gusto, gioia e senso di avventura nella conoscenza ed essere motivati e concentrati nella ricerca e nell’esplorazione del “nuovo”.
    Sono queste azioni che consentono di poter scrivere senza retorica, né utopia il quadro dei diritti umani nella nostra società, sia secondo le vecchie che le nuove tavole, nella convergenza sinergica delle “forze” che agiscono all’interno della società democratica. A condizione, però, che la scrittura e la lettura dei diritti non dimentichino il loro elemento complementare, molte volte intenzionalmente trascurato, vale a dire l’osservanza dei doveri, che trova la sua motivazione ed il suo sostegno nella consapevolezza del dover essere uomini responsabili e cittadini produttivi, co-interessati alla realizzazione del bene comune.

9 febbraio 2009

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