PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

LE STRATEGIE DIDATTICHE METACOGNITIVE.
di Calogero Bontempo

Il successo scolastico, si può raggiungere attraverso una serie di strategie didattiche, tese a valorizzare il potenziale di apprendimento di ciascun alunno e a favorire la sua autonomia.
Per far ciò è necessario, innanzi tutto, che l'alunno non acquisisca solo conoscenze ma soprattutto abilità e competenze, e tra queste quella di “imparare ad imparare ”, cioè la padronanza di una serie di consapevoli strategie che gli permettano di continuare ad imparare nel modo per lui più giusto. Ma come è possibile fare ciò? Cosa può fare l'insegnante per sostenere e sviluppare questa competenza? Una risposta ci viene dagli studi sui processi di apprendimento e in particolare sulla metacognizione.
Il concetto di “metacognizione” è il risultato di contributi divari settori dell’indagine psicologica avviata negli anni ’70.[1] La metacognizione significa letteralmente “oltre la cognizione” e sta ad indicare la capacità di “pensare sul pensiero” o meglio di poter riflettere sulle proprie capacità cognitive.
Il concetto si riferisce alle attività della mente che hanno della per oggetto la mente stessa, sia nel momento della riflessione, sia nel momento del controllo. Questa capacità funziona come “acceleratore cognitivo”, cioè migliora l’efficacia dei processi cognitivi attraverso il monitoraggio e la valutazione costante del monitoraggio dell’andamento del pensiero.
L’approccio metacognitivo rappresenta una modalità privilegiata per trasmettere contenuti e strategie, a qualsiasi età, poiché mira alla costruzione di una mente aperta. La didattica metacognitiva riguarda il funzionamento dei processi di apprendimento, è un approccio didattico che richiede, prima di tutto, un atteggiamento metacognitivo che privilegi non cosa l’alunno apprende, ma come l’alunno apprende e che attivi la propensione a far riflettere gli studenti su aspetti riguardanti la propria personale capacitàdi apprendere, di stare attenti, di concentrarsi, di ricordare.
Cesare Cornoldi, definisce la metacognizione come “l’insieme delle attività psichiche che presiedono al funzionamento cognitivo, e piùspecificatamente distingue tra conoscenza metacognitiva (le idee che un individuo possiede sulproprio funzionamento mentale e che includono le impressioni, le intuizioni, le autopercezioni)e i processi metacognitivi di controllo (tutte le attività cognitive che presiedono a qualsiasi funzionamentocognitivo e che includono la previsione, la valutazione, la pianificazione, il monitoraggio)[2].
La didattica metacognitiva richiede allo studente di acquisire un atteggiamento attivo e responsabile rispetto all’apprendimento; l’allievo “metacognitivo” si propone di creare il proprio bagaglio intellettuale attraverso domande, investigazioni e problemi da risolvere. 

Le principali strategie didattiche metacognitive sono:

1. Strategia di selezione
La strategia di selezione “comporta la scelta delle informazioni ritenute rilevanti, sulle quali è importante soffermarsi: a) rivedere il programma e scegliere le idee centrali; b) annotare i paragrafi dei capitoli, sottolineando i concetti più importanti; c) leggere i sommari; d) Usare le guide per lo studente che, in genere, hanno importanti argomenti già sottolineati”.[3]

2. Strategia organizzativa
Le strategie organizzative “comportano la connessione fra vari pezzi di informazione che stiamo apprendendo.  Perciò organizziamo l’informazione in ordine logico (per esempio con un riassunto orale e/o scritto) e la supportiamo di dettagli ed esempi.  La mappa concettuale è una strategia organizzativa importante per tutti i gesti metacognitivi conclusivi di un percorso di apprendimento”.[4]

3. Strategia di elaborazione
La strategia di elaborazione “comporta il legame della nuova informazione con quanto già si conosce.  Questa è la modalità più efficace di apprendimento.  Per esempio, se stiamo studiando il legame chimico, la nostra mente richiama e collega la struttura dell’atomo alle nuove conoscenze in via di acquisizione[5]

 4. Strategia di ripetizione
La strategia di ripetizione “è basata sulla ripetizione nella propria mente (con parole, suoni o immagini) dell’informazione, sino a completa padronanza.  La memorizzazione è, dunque, l’evento conclusivo di ripetute evocazioni mentali dell’informazione o della percezione.  Perché ci sia memorizzazione duratura, il processo di andata e ritorno, fra quanto letto o ascoltato a lezione, deve avvenire più volte e subito.  La memorizzazione si fa nel momento stesso della spiegazione e non si rimanda ad un secondo momento.  Quando al telefono ci dettano un numero telefonico, se vogliamo ricordarlo dobbiamo attivare subito i processi di andata e ritorno descritti, pena la perdita dell’informazione.  Il bravo insegnante, in classe, concede spazi temporali adeguati, perché gli allievi possano memorizzare all’istante i concetti.  La memorizzazione, dopo la lettura dei capitoli del libro, avviene con analoghe strategie personalizzate.  Una volta che è stata identificata la strategia più utile per apprendere, si stabilisce come e quando applicarla.  Questo è quello che chiamiamo atto metacognitivo.  Le principali strategie di apprendimento sono descritte dalla seguente mappa concettuale”.[6]


Figura 1- Strategie didattiche metacognitive [7]

Nel sistema scolastico italiano, negli ultimi anni, con le sollecitazione proveniente dall’ultima riforma della scuola (L. 53/2003) le strategie didattiche metacognitive sono state riscoperte come strategie specifiche di sviluppo delle competenze. Il ruolo dell'insegnante deve essere quello di formare, ossia costruire e potenziare le capacità che le persone useranno domani.
In conclusione l'approccio metacognitivo riserva un ruolo fondamentale all'insegnante: quello di "facilitatore" di cambiamenti strutturali nei discenti, laddove con questo termine si intende un processo complesso che non riguarda la compensazione di particolari comportamenti, singole abilità o specifiche competenze, ma qualcosa che interessa direttamente la struttura dei processi mentale e, proprio per questo, rimane stabile nel tempo.
Per tutti i docenti che operano in modo metacognitivo si profila quindi una grossa opportunità di ritagliare per sé un ruolo formativo di non poco conto verso le nuove generazioni.

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[1] La prima definizione risale agli anni ’70 con Flavell, ma  sarà verso gli anni ’80, che la metacognizione verrà utilizzata come strategie di intervento specifica nei casi di difficoltà di apprendimento. Ben presto ne è stato apprezzato il valore di potenziamento cognitivo anche nei casi cosiddetti “normodotati” e si è cominciata a delineare quella che oggi chiamiamo prospettiva metacognitiva, ossia la capacità di un individuo di saper osservare e riflettere su ambiti specifici del proprio funzionamento psicologico, per cui non si fa più riferimento soltanto ai processi cognitivi, ma si spazia dalla sfera affettiva a quella sociale. 
[2] Cornoldi C. (1995), Metacognizione e apprendimento,Il Mulino, Bologna.
[3] Giuseppe Valitutti, La scuola del successo e la metacognizione, in http://wwwcsi.unian.it/educa/index.html.
[4] Giuseppe Valitutti, La scuola del successo e la metacognizione, in http://wwwcsi.unian.it/educa/index.html.
[5] Giuseppe Valitutti, La scuola del successo e la metacognizione, in http://wwwcsi.unian.it/educa/index.html.
[6] Giuseppe Valitutti, La scuola del successo e la metacognizione, in http://wwwcsi.unian.it/educa/index.html.
[7] Giuseppe Valitutti, La scuola del successo e la metacognizione, in http://wwwcsi.unian.it/educa/index.html.

16 gennaio 2009

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