PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

DISAGIO SCOLASTICO di Calogero Bontempo

Le categorie per identificare il disagio scolastico

Esiste un’ampia letteratura di pedagogia, di psicologia e disociologia dell’educazione che dimostra come il concetto ricorrente di “disagio scolastico” sia estremamente complesso e ricco di sfumature: termine contenitore, esso si riferisce ad una vasta gamma di problematiche, spesso diverse tra loro e non sovrapponibili.
Mancini e Gabrielli lo definiscono come <<uno stato emotivo, non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali>>[1].
L’eziologia del disagio non è univoca, ma racchiude una serie sconfinata di variabili dipendenti e indipendenti dal soggetto stesso. Ogni alunno in situazione di disagio deve potersi integrare nell’esperienza educativa. L’inserimento, ovvero l’integrazione nel mondo scuola, richiede al bambino la capacità di accomodarsi ad uno spazio ignoto in cui dominano nuove figure adulte di riferimento. Le disuguaglianze nella facilità o difficoltà di adattamento all’ambiente e alla vita scolastica, dipendono dal tipo di personalità del bambino, dunque dal modo di essere di quest’ultimo. E’ pertanto necessario stabilire specifici punti di arrivo, percorsi metodologici e adeguate opportunità in modo da valorizzare le capacità e le potenzialità individuali.
Le categorie fondamentali per identificare il disagio scolastico sono:

In ambito socio-educativo si parla di "difficoltà d'apprendimento" per riferirsi a mancanze nell'apprendimento della lettura e/o della scrittura oppure in aritmetica o nell'acquisizione delle nozioni logiche, matematiche, scientifiche, storiche e geografiche. L'espressione "difficoltà relazionali" è complementare a quella precedente, perché è utilizzata per soggetti che manifestano difficoltà a livello emotivo, affettivo e sociale.
Possiamo rappresentare il rapporto fra le due categorie nel modo indicato nella figura seguente:

Mentre il termine difficoltà si riferisce agli "effetti", con "svantaggio socio-culturale" ci si riferisce a possibili cause di difficoltà. Lo svantaggio socio-culturale è una condizione (di tipo culturale, affettivo, linguistico, socio-relazionale) in cui si trova un determinato alunno. Si tratta di una categoria che può sovrapporsi alle precedenti.

Un alunno è in situazione di disagio quando:

Per quanto riguarda poi l’alunno extracomunitario in condizione di disagio sono state identificati tre tipi di problematiche che emergono con sistematicità nelle ricerche di settore:

La conoscenza delle cause del disagio scolastico è utile per agire in maniera mirata e soprattutto per comprendere meglio le problematiche che l’alunno presenta e conseguentemente sostenerlo con cognizione di causa.

Gli indicatori di disagio scolastico in classe sono:

Per quanto riguarda gli strumenti e le procedure per la rilevazione del disagio scolastico sono:

L’osservazione intenzionale e sistematica è composta dalle seguenti fasi:

L’osservazione non può prescindere dall’utilizzazione di uno strumento di registrazione, costruito dal docente per il monitoraggio dei comportamenti dell’alunno (lo strumento più in uso è un “prospetto” in cui registrare le date di osservazione e la presenza/assenza/intensità/ripetitività di quel determinato comportamento o prestazione.
Infine tramite il colloquio con l’allievo che avviene mediante l’uso di una check-list mentale adoperata dal docente nell’ambito di un’occasione apparentemente informale e, magari, impostata non a livello dualico bensì durante l’espletamento di altre attività, onde evitare che la cosa possa essere vissuta dall’allievo come un interrogatorio, chiaramente le domande devono essere poche e ben camuffate.
Anche attraverso il disegno, con l’aiuto e la consulenza di esperti in psicologia scolastica, si possono conoscere le diverse tipologie di test adoperabili medianteil disegno e saper leggere effettivamente i risultati. Spesso infatti i docenti presumono di saper interpretare elementi di matrice psicoanalitica presenti nel disegno, la qualcosa, invece, richiede una particolare competenza professionale.
In una realtà in cui i problemi dell’insuccesso e del disagio scolastico si presentano in tutta la loro evidenza, è più che mai necessario fornire risposte didattiche e pedagogiche originali, efficaci, creative e flessibili, che rispondano ai reali bisogni degli alunni, prendendo in considerazione anche l’intero sistema: gruppo classe, scuola, famiglia, extrascuola.

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[1]
Mancini G. e Gabrielli G., TVD Test di valutazione del disagio e della dispersione scolastica, Trento, Erickson, Trento, 1998

15 gennaio 2009

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