PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

ADOLESCENZA - Strategie di coping maschili e femminili
di Maria Antonietta Crea

Il coping (questo termine in lingua italiana compare spesso non tradotto oppure tradotto con le espressioni “fronteggiamento” o, più raramente, “gestione attiva”) è un concetto strettamente connesso con quello di stress. Esso, infatti, come definitivamente chiarito, indica l’insieme delle strategie cognitive o mentali e comportamentali messe in atto da una persona per fronteggiare una situazione di stress. In altre parole, si riferisce sia a ciò che un individuo fa effettivamente per affrontare una situazione difficile, fastidiosa, dolorosa o a cui, comunque, non è preparato, sia al modo in cui si adatta emotivamente a tale situazione. Dalle numerose ricerche e dalla lettura dei numerosi articoli pubblicati (negli anni sessanta usciva un articolo il mese, alla metà degli anni novanta ve ne sono dai 3 agli 8 ogni mese) emerge che maschi e femmine affrontano gli eventi in modo diverso, e ciò deriva anche dai modelli diversi, tuttora utilizzati per educarli. Per esempio, ancora alle femmine s’insegna ad esprimere le emozioni, mentre ai maschi si dice, al minimo accenno di lacrime: "I maschi non devono piangere. Smettila di piagnucolare! Non sei una femminuccia!”.
Maschi e femmine imparano, dunque, che diverse sono le attese su di loro, sui loro comportamenti di risposta nelle varie situazioni (Frydenberg, 1995).
I maschi riportano un punteggio più elevato nelle misure dell'autostima rispetto alle femmine e affrontano i problemi in modo più diretto rispetto alle coetanee. La valutazione dell'evento spinge, cioè, il sesso forte all'azione diretta, all'uso di strategie di problem solving, mentre non sembrano esserci differenze di genere nell'uso di strategie centrate sulle emozioni (Folkman e Lazarus, 1984).
Invece, nelle situazioni sociali o eventi scolastici i maschi usano maggiormente la strategia del diniego o dell’ “evitamento”, nel senso di preferire strategie volte a sopprimere o evitare il problema. Questo li rende più a rischio di abuso di sostanze o li induce a comportamenti pericolosi. (Petersen et al, 1991; Ravenna, 1997).
Differenze emergono anche a proposito dei valori ritenuti fondamentali dagli adolescenti: armonia e amicizia sono scelti soprattutto dalle femmine; popolarità e vitalità dai maschi.
Le femmine riferiscono più episodi stressanti che sono in genere associati alle relazioni familiari ed interpersonali; ne sono colpite più dei maschi, soprattutto con il passare del tempo (Zani e Cicognani, 1999). Le maggiori differenze di genere si sono riscontrate nella valutazione diversa che viene fatta a proposito di analoghe richieste normative ad esempio, le femmine considerano una valutazione scolastica negativa o un conflitto con un familiare più minaccioso rispetto ai maschi (Seiffge-Krenke, 1995).Un identico problema è percepito come più difficile e complicato dalle femmine, rispetto ai maschi. Le femmine tengono maggiormente in conto le approvazioni o disapprovazioni che provengono dalla famiglia. Ricorrono, inoltre, più dei maschi al sostegno emotivo e sociale e cercano maggiormente di rispondere alle aspettative riposte su di loro.
Le adolescenti si percepiscono in modo più negativo e pessimistico: spesso sono insoddisfatte del loro aspetto fisico o delle loro forme. Mentre i maschi considerano i cambiamenti fisici come una sfida (Petersen et al. 1991) e sviluppano uno stile attivo di coping e strategie di azione finalizzate al risultato, le femmine spesso si ritraggono e assumono atteggiamenti passivi.
Le femmine sono in genere più fataliste e ricorrono alla strategia del pensiero velleitario (wishful thinking, ovvero voler credere che una cosa andrà bene solo perché si vuole che vada bene), cioè a sogni ad occhi aperti, fantasie e speranze nel miracolo (Zani e Cicognani, 1999).
Alcuni sottolineano come lo stereotipo della ragazza che aspetta l'arrivo del principe azzurro sia ormai nel dimenticatoio; altri rilevano che questa strategia può essere dovuta anche a un sentimento d’impotenza, per cui la speranza viene considerata un sostituto dell'azione (Frydenberg,1998). Il maggior ricorso, inoltre, da parte delle femmine, alla strategia della riduzione della tensione (come piangere o sfogarsi) è connesso ad un sentimento d’impotenza di fronte agli eventi.
Sebbene le femmine riconoscano di sentirsi discriminate o con meno opportunità, non fanno ricorso a strategie attive più di quanto facciano i maschi. La ricerca di un sostegno sociale suggerisce, infine, che le femmine accettano maggiormente l’aiuto degli altri a cui esprimono più facilmente i loro sentimenti (Zani e Cicognani, 1999).

Cosa concludere da tutto questo?
1. Innanzi tutto le diversità negli stili di coping adottati dai maschi e dalle femmine non sono dovute solo alla differenza di genere, ma anche a modi diversi di comunicare i propri problemi (Tannen, 1990). Le femmine usano di più la conversazione, le parole, mentre i maschi usano di più l'azione, il fare le cose. Gli esponenti dei due generi partono quindi da premesse diverse su di sé, sugli altri e sulle relazioni sociali.
2. C’è un intreccio complesso tra i fattori personali, situazionali e di mediazione che incidono non solo sulle strategie usate, ma anche sui risultati.
3. Si possono dare diverse valutazioni di una strategia. Ad esempio, della “ricerca sociale”, considerata una strategia più “femminile", è possibile dare valutazioni diverse sulla base della contestualizzazione dei significati attribuiti. In alcuni casi, ad esempio, tale strategia può essere considerata un segno di dipendenza dai genitori, mentre in altri casi può costituire, al medesimo tempo, un segnale d’indipendenza dagli stessi.
Al contrario, l'uso limitato del sostegno sociale può riflettere la convinzione del soggetto d’essere autosufficiente e fiducioso nelle proprie capacità, ma può anche indicare una modalità di negazione e di evitamento nel confrontarsi con problemi seri o nel percepire la gravità di certe situazioni. Il non uso del sostegno sociale, in alcuni casi, può nascondere una mancanza di fiducia negli altri, specie in un ge­nitore (come mostrano le ricerche su figli di genitori separati, cfr. Frydenberg, 1998).
4. I maschi sembrano avere meno fiducia negli altri e sono riluttanti a chiedere sostegno, ma ciò è legato anche a come sono stati educati, almeno nella nostra cultura: in pratica, sono stati abituati a porre più fiducia in sé e nelle proprie capacità e ad essere meno dipendenti rispetto alle femmine.

BIBLIOGRAFIA
Frydemberg E., (1995), Adolescent Coping, Theoretical and Research Perspective, Routledge, London.
Frydenberg E. (1998), Coping Scale for Adults (CSA), Manual, Australian Council for Educational Research, Camberwell.outledge, London.
Lazarus r. s., Folkman S. (1984), Stress, Appraisal and Coping, Springer, New York.
Petersen A. C., Sarigiani P. A., Kennedy R. E. (1991), Adolescent Depression: Why More Girls? in “Journal of Youth and Adolescence”, 20, pp. 247-271.
Zani B., Cicognani E. ( 1999), Le vie del benessere, Carocci, Milano.

30 giugno 2008

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