HomePage

PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

ADOLESCENZA, UN'ETA' A RISCHIO
di Maria Antonietta Crea

Gli adolescenti vanno incontro, più che in altre età dello sviluppo, ad eventi potenzialmente sgradevoli, quali sono le trasformazioni fisiche e psichiche in cui sono coinvolti, e quindi sono soggetti anch'essi a stress.
Innanzi tutto l'adolescenza è l'età del cambiamento, come la stessa etimologia della parola implica: "adolescere" significa in latino "crescere". Secondo molte definizioni l'adolescenza va dall'inizio dei cambiamenti puberali fino al completamento della crescita corporea, compresa fra gli 11 e i 18 anni (Brooks-Gunn e Ruble, 1993). Ma il termine dell'adolescenza, attualmente, viene soprattutto posto nel raggiungimento di un ruolo lavorativo adulto (Palmonari, 1997) Così nei paesi occidentali moderni l'adolescenza è diventata via via più lunga. Infatti, finisce, per motivi sociali, più tardi ma comincia anche prima sul piano bioIogico: l'età media del menarca era di 16,5 anni nel 1860, ed ora invece è di 12,5 anni.
Questo periodo, dunque, è una fase necessaria, una “moratoria” psicosociale che la società offre ai giovani perché possano sperimentare ruoli diversi e integrare le identificazioni degli anni precedenti con i modelli genitoriali in una prospettiva più vasta di quella familiare, quella del gruppo sociale in cui inserirsi con una propria personale identità. Solo l'individuo che ha un'identità sociale ha raggiunto, infatti, la maturità (Erikson, 1950). Possiamo rappresentare la precarietà sospesa e, insieme, lo slancio di tale periodo evolutivo, ricorrendo all'immagine del trapezista che ha già lasciato il primo trapezio ma non ha ancora afferrato il secondo. La conquista graduale dell'autonomia e il superamento dei bisogni infantili di dipendenza sono fra i compiti complessi di questo periodo.
La Dolto (1988) ritiene l'adolescenza la fase di passaggio che divide l’infanzia dall'età adulta e ha come momento centrale la pubertà. Per lei, l'adolescenza è come una seconda nascita che si realizzerà in tappe progressive. Durante l'adolescenza, è necessario abbandonare a poco a poco la protezione familiare, proprio come un tempo si è abbandonata la placenta.
È una mutazione veloce, in alcuni casi troppo veloce. La natura lavora secondo i ritmi propri. Bisogna sopravvivere e non sempre si é preparati. Nulla è più come prima, ma si tratta di uno stato davvero indefinibile. C'è insicurezza nell'aria, ci sono il desidero di venirne fuori e la mancanza di fiducia in se stessi. Si ha contemporaneamente bisogno di essere controllati e bisogno di libertà e non è facile trovare il giusto equilibrio tra queste due esigenze. Insomma, ce n'è più che a sufficienza per ritrovare tutte le condizioni (da noi descritte) predisponerti allo stress. Inoltre Coleman (1974) sottolinea che nel corso dell'adolescenza esistono vari periodi in cui il soggetto è posto dinanzi a diverse alternative e deve scegliere tra queste assumendosi degli impegni precisi. Dunque, conflitti decisionali, impegni che incombono, scelte inevitabili, non fanno che sovraccaricare di tensioni un periodo già di per sé, esposto ad ansie e preoccupazioni per il futuro. Per quanto riguarda il primo tipo di trasformazione che comporta l’adolescenza, ovverossia quella relativa allo sviluppo psicosessuale e all'evento della pubertà, c’è da dire che la maturazione non è uguale per tutti gli individui e questo può avere conseguenze di tipo psicologico e comportamentale. I ragazzi e le ragazze che maturano in ritardo potrebbero trovarsi a fronteggiare un periodo ancora più difficile che di norma in quanto, sentendosi respinti o dominati dai loro compagni più sviluppati, potrebbero subire delle ripercussioni a livello di autostima e generare ansia.
Ancora nell'adolescenza i giovani si trovano a fronteggiare due grandi ordini di problemi: il passaggio dal controllo parentale all'autonomia e la consapevolezza della maturazione sessuale raggiunta (Savin-Williams e Weisfeld, 1989).
Più in generale l'adolescente deve scegliere quale persona intende diventare e cerca di aderire o si crea dei valori e degli ideali in cui credere (Coleman, 1974).
La situazione personale e sociale, dunque, è cambiata rispetto alla generazione precedente e i principi e i comportamenti accolti dai genitori devono essere confrontati con la nuova realtà e subire una rielaborazione autonoma.
L’emancipazione dal controllo dei genitori e dalla dipendenza emotiva da questi dipende dall'atteggiamento assunto dai genitori stessi durante l'infanzia. Se la famiglia ha abituato il ragazzo ad una certa autonomia ed il controllo è avvenuto prevalentemente con il convincimento e l'affetto, è più probabile che l‘adolescente sviluppi un atteggiamento di fiducia in se stesso.
Al contrario una famiglia autoritaria può più facilmente produrre un adolescente meno equilibrato e propenso ai conflitto (Scabini e Galimberti, 1994).
Alcuni studi hanno dimostrato che la ribellione ed il rifiuto dell’autorità parentale è un problema più diffuso per i ragazzi che per le ragazze (Weiss , 1979). Comunque sia, in generale per ambo i sessi sono le forti relazioni con ragazzi della stessa età che aiutano l'adolescente ad emanciparsi dalla famiglia. Si formano dei "gruppi” con dei valori comuni. Così l'adolescente, aderendo al gruppo, soddisfa il bisogno di sicurezza e d'identità con un modello che può essere diverso, anche solo in parte, da quello proposto dai genitori (Scarpati, 1973).
In genere c’è una forte distinzione e autoconsapevolezza tra chi è "dentro" e chi è "fuori" dal gruppo. E talvolta i genitori interpretano l'adesione del figlio al gruppo come un conformismo assoluto ai valori comunitari, che spesso s’identificano in larga misura con i valori dominanti (di “moda”) imposti dai mass-media. In realtà gli adolescenti mantengono sempre un certo senso critico, anche se non manifesto, che permette loro di garantirsi una certa autonomia ed uno spazio libero di movimento all'interno del gruppo.
Generalmente le ragazze vivono il “gruppo" in modo differente dai maschi; mentre questi ultimi lo vedono più come sostegno rispetto al senso di ribellione all'autorità dei genitori, le adolescenti lo vivono più come un mezzo per allacciare relazioni personali importanti.
Dunque, e riassumendo, il dover crescere negoziando un percorso fra indipendenza e ricorso ad altri è un commercio duro, e per questo la vita di molti adolescenti può divenire oltremodo stressante. Non a caso è in questo periodo che aumentano le depressioni, gli insuccessi scolastici, gli abbandoni scolastici, gli atti di vandalismo, le fobie, gli usi e abusi di sostanze psicotiche, i tentati suicidi o i suicidi, soluzioni finali di stress complessi.
Sono molteplici, infatti, gli eventi psicologici e sociali che contribuiscono all’accumulazione dei problemi e generano stress negli adolescenti, e sono sia life events, sia daily hasseles. La gamma come per gli adulti è ampia:

Tutti questi stressori possono generare la depressione o i comportamenti autodistruttivi, di cui si parlava sopra. Questo avviene anche, e soprattutto, quando i genitori sono assenti o poco attenti ai figli, perché loro sono il modello importante per l'acquisizione delle abilità di affrontare lo stress. Attraverso il loro sostegno e il loro esempio, gli adolescenti imparano a far fronte ad un evento stressante in vario modo, ma se questi non si accorgono, o sottovalutano lo stress adolescenziale, è facile immaginare quali deficit o carenze, nell'abilità di fronteggiare certi eventi e situazioni, si ripercuotano su svariati atteggiamenti e comporamenti .
Alcuni autori (Seiffge-Krenke I., Shulman S.,1993), sostengono. infatti, che i ragazzi che non hanno avuto l'opportunità di apprendere delle abilità sociali appropriate, hanno minori possibilità di acquisire abilità adattive e sono perciò in condizione di maggior rischio. Altri ragazzi, invece, imparano che occorre fronteggiare gli eventi, accettare le sfide, pianificando delle strategie per superare ciò che mette in discussione il loro benessere.

BIBLIOGRAFIA
Brooks-Gunn J., Ruble d.n. (1993), The experience of menarche from a developmental perspective, in girls at puberty: biological and psychosocial perspectives, Plenum, New York.
PALMONARIA. (a cura di ) (1997), Psicologia dell’Adolescenza, Il Mulino, Bologna.
ERIKSON E.H. (1950), Childhood and society, Norton, New York ( trad. it, Infanzia e società, Armando, Roma, 1968).
Dolto F. (1988), La cause des adolescents, ed. Robert-Laffort, Paris (trad. it., Adolescenza, Oscar Mondadori,Milano, 1995).
Coleman J. C. (1974),Relationships in Adolescence, Routledge, London.
SAVIN-WILLIAMS R. C., WIESFELD G. E. (1989), an ethological perspective on adolescence, in G. R. Adams, R. Montemayor e T. Gullotta (eds), Biology of adolescentbehaviour and development, Sage, Newbury Park (Calif.).
SCABINI E., GALIMBERTI c. (1994), adolescenti e giovani adulti: una transizione familiare, in “ Ricerche di Psicologia”, 18, pp. 61-79.
SCARPATI R. (1973),La condizione giovanile in Italia, Angeli, Milano.
Seiffge-Krenke I. (1995), Stress, Coping and Relationship in Adolescence, Erlbaum, Mahwah (NJ).

18 giugno 2008

HomePage